Lesa la reputazione del Parlamento europeo

Europarlmento

Lo ha dichiarato la presidente, Metsola, dopo i cori a favore della “remigrazione”

«Send them back» è lo slogan ripetuto, con cori da stadio, durante la sessione plenaria del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo lo scorso 17 giugno. A urlarlo erano stati vari eurodeputati dell’estrema destra, fautori dell’idea di “remigrazione”, che intendevano così esprimere la loro soddisfazione per l’approvazione del nuovo regolamento dell’Ue sui rimpatri. Una normativa che, secondo le molte voci critiche sia politiche che della società civile europea, accelererà l’esclusione, la detenzione di massa e l’espulsione di richiedenti asilo e migranti verso Paesi extraeuropei.

In occasione della seduta plenaria successiva, sempre a Strasburgo nei giorni 6-9 luglio, un’ampia coalizione di organizzazioni europee della società civile ha inviato una lettera aperta  alla presidente dell’Europarlamento, Roberta Metsola, chiedendole di condannare pubblicamente quanto avvenuto nella sessione precedente e di avviare azioni più incisive per contrastare la crescente normalizzazione della retorica discriminatoria all’interno del Parlamento europeo. «Siamo profondamente preoccupati, anche perché non si tratta di un episodio isolato. Dall’inizio di questa legislatura, abbiamo assistito a un netto aumento di discorsi d’odio misogini e sessisti, omofobi, razzisti e antisemiti» hanno denunciato le Ong europee. Preoccupazione derivante soprattutto dal fatto che ciò avviene «in un momento di crescente polarizzazione politica e di tensioni sociali acuite in tutta Europa», ed è quindi «particolarmente importante che i disaccordi sulle politiche vengano espressi in modo da preservare il rispetto della dignità, dei diritti e dell’umanità di ogni individuo» sostiene la coalizione di Ong.

Anche perché, osservano le organizzazioni della società civile, «dato che i lavori delle plenarie e delle commissioni vengono trasmessi e rimangono accessibili al pubblico, le espressioni espresse in aula hanno un significato che va oltre l’immediato momento politico e contribuiscono a plasmare il dibattito pubblico più ampio».

Spetta dunque alle istituzioni pubbliche svolgere «un ruolo cruciale nel definire questo standard» concludono le Ong europee nel loro appello.

In apertura della seduta plenaria, il 6 luglio, la presidente dell’Europarlamento ha quindi risposto a questa sollecitazione. «Esiste un limite, oltrepassato durante la scorsa sessione plenaria» ha detto Metsola, sottolineando che «comportamenti aggressivi ledono la reputazione di questa Istituzione e minano i valori che ci impegniamo con tanta dedizione a difendere» e affermando l’impegno del Parlamento europeo per evitare il ripetersi di simili penosi comportamenti da parte di eurodeputati: «Reagiremo di conseguenza, applicando le regole con imparzialità e adottando le misure necessarie affinché scene come quelle a cui abbiamo assistito non si ripetano mai più».

Valori dell’Ue ancora ampiamente condivisi?

Che esista una preoccupazione diffusa sul rispetto dei valori fondamentali dell’Ue da parte di esponenti e gruppi politici europei, anche presenti nel Parlamento europeo, è confermato dal fatto che lo stesso Europarlamento ha deciso di avviare una procedura di verifica sul rispetto dei valori dell’Ue nei confront del partito dell’estrema destra europea Europa delle nazioni sovrane (Esn). Con 414 voti favorevoli, 224 contrari e 18 astensioni, il Parlamento ha infatti approvato la richiesta all’Autorità per i partiti politici europei e le fondazioni politiche europee (Appf) di verificare se l’Esn rispetti le condizioni previste dal regolamento sullo statuto e sul finanziamento dei partiti politici europei e delle fondazioni politiche europee.

Si tratta della prima volta che questa procedura viene attivata, cosa resa possibile dal fatto che  il regolamento riveduto sui partiti politici europei e le fondazioni politiche europee, approvato dal Parlamento nell’ottobre 2025, ha rafforzato le norme in materia di trasparenza, interferenze straniere e tutela dei valori europei. Il procedimento di verifica è stato avviato dopo che l’Appf, competente per la registrazione, il controllo e l’eventuale irrogazione di sanzioni nei confronti dei partiti politici europei e delle fondazioni politiche europee, ha informato le istituzioni dell’Ue di dubbi sul rispetto dei valori dell’Unione da parte di Esn. Valori fondamentali che riguardano la democrazia, lo Stato di diritto e la tutela dei diritti umani, il cui rispetto è un requisito necessario per la registrazione come partito politico europeo (art. 13 del regolamento).

Il partito Europa delle nazioni sovrane (Esn), a cui aderiscono tra gli altri i partiti di estrema destra tedesco Alternative für Deutschland (Afd), francese Reconquête, italiano Futuro Nazionale, olandese Forum voor Democratie e altri partiti dell’Europa orientale, era stato riconosciuto e registrato dall’Appf come partito politico europeo il 30 settembre 2024, diventando così il dodicesimo partito politico europeo riconosciuto e per questo autorizzato a presentare domanda di sovvenzioni europee per attuare il proprio programma politico.

Le priorità politiche indicate dall’Esn sul proprio sito web  riguardano: Stati nazionali sovrani; autodeterminazione democratica; conservazione dell’identità; decentramento dell’Ue; pace in Europa; confini esterni; migrazione restrittiva. «Riprendere il controllo delle frontiere esterne dell’Europa e adottare una politica migratoria restrittiva sono obiettivi che perseguiamo insieme nei nostri rispettivi Stati membri» spiega l’Esn nel suo programma politico, aggiungendo che il partito «tutela la famiglia tradizionale quale nucleo di un’Europa di popoli liberi fondata sull’identità e sulla sovranità. La salvaguardia delle peculiarità di origine e di cultura deve essere la massima priorità, affinché l’Europa come la conosciamo possa continuare a esistere in futuro. La migrazione deve pertanto essere controllata e ridotta a livelli accettabili». Secondo l’Esn, inoltre, «la libertà di espressione comprende il diritto inalienabile di esprimere opinioni e idee che offendono, scioccano o turbano» (Berlin Declaration, 26 giugno 2026).

Il Parlamento europeo, dal canto suo, ricorda che la registrazione e il finanziamento dei partiti politici europei sono subordinati al «rispetto di condizioni volte a tutelare la democrazia e il bilancio dell’Ue».