Europa nella morsa del caldo, ma non è casuale
Effetto dei cambiamenti climatici determinati dal riscaldamento globale
L’Europa è la regione mondiale che si sta riscaldando più velocemente, con temperature doppie rispetto alla media globale. Dopo il 2023 e il 2024, il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato a livello mondiale, mentre nei mesi di maggio e giugno 2026 le ondate di calore che hanno colpito il territorio europeo hanno battuto tutti i record precedenti. Secondo i principali osservatori internazionali, il fenomeno delle ondate di calore che in passato avveniva una volta ogni generazione si sta ormai verificando quasi ogni anno, effetto evidente dei cambiamenti climatici determinati dal riscaldamento globale. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms-Who) ritiene che negli ultimi dieci giorni di giugno ci siano stati «oltre 1.300 decessi in eccesso legati alle alte temperature» in Europa, regione mondiale dove almeno 150 milioni di persone stavano vivendo in «condizioni di caldo estremo». Il caldo estremo, sostiene l’Oms, è responsabile di circa il 95% di tutti i decessi legati al clima in Europa, ma non minaccia solo la salute dal momento che compromette anche la produttività del lavoro e quindi la competitività dell’economia europea: si stima che entro il 2050 le perdite di produttività raggiungeranno quasi l’1% del Prodotto interno lordo complessivo, con perdite maggiori nell’Europa meridionale. Per l’Europa, avverte l’Oms, «la crisi climatica non è più una minaccia lontana, è una cruda realtà e la sua manifestazione più immediata e letale è il caldo estremo».
Cambiamenti climatici, urbanizzazione e invecchiamento
Il caldo estremo rappresenta una «minaccia urgente e crescente per la salute pubblica», causata dai cambiamenti climatici e aggravata dall’urbanizzazione e dall’invecchiamento della popolazione, osserva l’Ufficio regionale dell’Oms per l’Europa nelle Linee guida per la salute in caso di caldo. «Aumenta la morbilità e la mortalità, mette a dura prova i sistemi sanitari e di assistenza sociale e colpisce in modo sproporzionato le popolazioni a maggior rischio» sostiene l’Oms, ricordando come le proiezioni indicano che i futuri eventi di calore estremo potrebbero diventare da 2 a 5°C più caldi e che, in molti contesti, la stagione del calore non è più limitata a un periodo estivo prevedibile: «Nell’emisfero settentrionale, il calore estremo può verificarsi prima in primavera e protrarsi fino all’autunno inoltrato, aumentando l’esposizione cumulativa e richiedendo la preparazione anche al di fuori dei tradizionali mesi di picco. Il cambiamento climatico sta quindi influenzando i tempi e la finestra operativa per le azioni contro il caldo». C’è poi un problema di urbanizzazione nella regione europea, che rimane elevata ed è destinata ad aumentare: nel 2025 circa il 75% della popolazione viveva in aree urbane, percentuale che secondo le previsioni supererà l’80% entro il 2050. Un aumento della popolazione urbana che comporta la crescente domanda di alloggi, trasporti ed energia, contribuendo a un aumento delle emissioni di gas serra: «L’urbanizzazione aggrava l’impatto dell’aumento delle temperature, trasformando le città in focolai di caldo estremo» osserva l’Oms.
Altro elemento che influenza fortemente gli effetti sanitari del caldo estremo è quello dell’invecchiamento della popolazione. Le persone anziane, sottolinea l’Oms, sono più vulnerabili agli effetti del calore per la ridotta mobilità, problemi di salute preesistenti, una minore capacità di regolare la temperatura corporea e, in alcuni casi, l’isolamento sociale e la deprivazione economica che possono sfociare in “povertà energetica”. Si prevede che in Europa il numero di over 65 che vivono nelle città triplicherà, riflettendo gli effetti combinati dell’invecchiamento della popolazione e dell’urbanizzazione, tendenze che con l’intensificarsi degli eventi estremi di calore potrebbero aumentare di oltre 10 volte l’esposizione delle popolazioni a maggior rischio agli eventi di calore più pericolosi entro il 2050. Così, secondo l’Oms, «l’interazione tra i cambiamenti climatici, l’invecchiamento della popolazione e l’urbanizzazione crea una “tempesta perfetta” di vulnerabilità al calore estremo, mettendo sotto pressione i sistemi sanitari e aumentando i costi per la società».
Impatto delle emissioni sulle ondate di calore
Particolarmente allarmante anche l’analisi compiuta dagli scienziati del World Weather Attribution (Wwa), che hanno valutato in che misura i cambiamenti climatici di origine antropica abbiano modificato la probabilità e l’intensità delle ondate di calore estreme in Europa. Le alte temperature verificatesi nella seconda metà di giugno hanno rappresentato, secondo il Wwa, la più intensa ondata di calore mai registrata nella regione europea. «Nel 1976, quando furono stabiliti alcuni dei precedenti record europei, temperature come quelle del 2026 sarebbero state praticamente impossibili da raggiungere a giugno, oltre che altamente improbabili in qualsiasi altro periodo dell’anno» sostiene il Wwa, secondo cui «durante la prima grande ondata di calore di questo secolo, nel 2023, un caldo diurno di questo tipo sarebbe stato comunque molto raro, circa 10 volte meno probabile di oggi, mentre temperature notturne come quelle di questo giugno sarebbero state più di cento volte meno probabili». In Europa le temperature giornaliere più elevate stanno aumentando a un ritmo circa triplo rispetto al riscaldamento globale e le temperature notturne a un ritmo circa doppio, ma, osservano gli studiosi del Wwa, «a causa del riscaldamento globale queste temperature molto elevate sono ormai previste regolarmente durante i mesi estivi». Oltretutto, sottolineano, l’ondata di calore del giugno 2026 si è verificata in presenza di una circolazione atmosferica sostanzialmente simile a quelle storiche, «tuttavia una circolazione analoga oggi produce temperature significativamente più elevate rispetto alla metà del XX secolo, poiché il clima di riferimento si è riscaldato». Secondo il Wwa l’estate in corso dimostra che, con un riscaldamento globale di 1,4°C, il caldo estremo sta già raggiungendo i limiti della capacità di resistenza delle nostre società: «La nostra analisi mostra che il caldo intenso sta aumentando rapidamente, persino in tempi recenti, con eventi di questo tipo da decine a centinaia di volte più probabili dal 2003 a oggi, mentre erano praticamente impossibili solo 50 anni fa». Così, conclude il gruppo di scienziati, «un rapido abbandono dei combustibili fossili è fondamentale se vogliamo evitare temperature ancora più elevate e le loro conseguenze in futuro».