Fermare la militarizzazione del bilancio dell’Ue
L’appello di oltre 50 Ong europee che chiedono di investire nella sicurezza umana
La svolta militarista dei governi europei e delle istituzioni dell’Ue è ormai nota da mesi, con investimenti sempre più ingenti nel settore della difesa che hanno incrementato la produzione europea ma soprattutto le importazioni di armamenti, facendo diventare l’Europa il primo importatore di armamenti tra le regioni mondiali. L’ultima iniziativa in questa direzione intrapresa da alcuni governi europei è la creazione di una «nuova alleanza anti-missilistica», nata nell’ambito della cosiddetta “coalizione di volenterosi” che si è impegnata con una dichiarazione congiunta a sviluppare nuove strategie per la sicurezza.
Uno spostamento di risorse economiche, quello europeo, testimoniato anche dalle proposte avanzate finora per il Quadro finanziario pluriennale (Qfp) 2028-2034, attualmente in discussione e che sarà definito entro fine anno, in cui «il sostegno alla difesa è una delle priorità» e i 131 miliardi di euro previsti per investimenti nel settore difesa e sicurezza rappresentano una cifra cinque volte superiore a quella destinata nell’attuale Qfp 2021-2027.
Al fine di provare a contrastare questa deriva militarista, attraverso una lettera aperta una cinquantina di reti e organizzazioni della società civile europea hanno recentemente esortato i decisori europei a «respingere l’aumento del bilancio militare e a investire invece nella sicurezza umana». L’iniziativa avanzata dall’ampia coalizione di Ong, promossa da Stop ReArm Europe, European network against arms trade (Enaat) e Transnational Institute (Tni), chiede a governi e istituzioni dell’Ue di evitare l’aumento della spesa militare e invece «di garantire che il denaro dei contribuenti sia investito in ciò che protegge realmente le persone: salute, alloggio, istruzione, diritti umani, consolidamento della pace, ambiente e welfare».
L’aumento della spesa militare causa austerità e tagli ai servizi
Le organizzazioni nazionali ed europee della società civile osservano che, mentre il Fondo per la competitività proposto nell’ambito del prossimo Qfp quintuplica gli stanziamenti destinati agli armamenti e allo spazio, la spesa specifica per la sanità e l’ambiente viene eliminata e il Fondo sociale europeo, la politica di coesione e la politica agricola comune subiscono tagli. Intanto i fondi civili e regionali dell’Ue vengono sempre più dirottati per scopi militari già nell’attuale Qfp, «una tendenza che si intensificherà nel prossimo Quadro finanziario pluriennale, con un accesso più agevole per l’industria degli armamenti ad altri fondi civili». A tutto ciò si aggiungono gli aumenti della spesa militare a livello nazionale, «che in molti Paesi dell’Ue vanno di pari passo con misure di austerità, tagli ai servizi pubblici e allo stato sociale e sforzi per attrarre investimenti privati nei servizi essenziali».
Una tendenza generale pericolosa che va contrastata, per questo le Ong europee esortano i decisori dell’Ue «a preservare e destinare fondi civili» alle sfide sempre più urgenti da affrontare, in Europa e non solo: «La policrisi ambientale (cambiamenti climatici, perdita di biodiversità e inquinamento), l’aumento della povertà, la discriminazione e la disuguaglianza, anche nell’accesso ai servizi pubblici che vanno dall’istruzione alla sanità e all’alloggio».
«Il prossimo bilancio dell’Ue tuteli le persone e il pianeta»
Per evidenziare quanto lo stanziamento di 131 miliardi di euro per difesa e sicurezza proposto nel Qfp 2028-2034 sia rilevante e potrebbe invece avere un impatto positivo se utilizzato diversamente, le Ong europee riportano alcuni dati significativi.
Ad esempio, con 131 miliardi si potrebbe finanziare un anno e mezzo del deficit annuale di investimenti climatici del settore energetico dell’Ue (87 miliardi/anno), oppure oltre un anno del deficit di investimenti climatici dell’Ue relativi all’edilizia (120 miliardi di euro/anno). Oppure, la cifra prevista per difesa e sicurezza equivale a: quasi 12 anni di investimenti aggiuntivi necessari per raggiungere gli obiettivi europei in materia di assistenza all’infanzia entro il 2030 (11 miliardi/anno); più di 13 volte il bilancio complessivo stanziato nel periodo 2021-2027 nell’ambito delle linee tematiche di cooperazione internazionale per la pace, i diritti umani, la società civile e le questioni globali, nonché per le azioni di risposta rapida dell’Ue; più di cinque volte il budget minimo di 25 miliardi di euro per gli aiuti umanitari che la società civile chiede di garantire per il periodo 2028-2034.
«Non si tratta di compromessi astratti» sostengono le Ong europee, «influiscono sui posti disponibili negli asili nido, sui tempi di attesa negli ospedali, sul costo degli alloggi e sulle bollette energetiche. Ogni euro vincolato in questo bilancio settennale è un euro non investito nei servizi che i vostri elettori vi chiedono di tutelare». Oltretutto, l’aumento della spesa militare non risolverà i problemi sociali, economici, ambientali e politici, ma li aggraverà: «Dirottando la forza lavoro e le risorse finanziarie, consolidando le politiche autoritarie e alimentando la corsa agli armamenti che a sua volta porta a conflitti, violazioni dei diritti umani e sfollamenti». Inoltre, aggiungono le Ong, l’aumento della spesa militare «accelererà la distruzione ambientale e imprigionerà ulteriormente l’Europa in una pericolosa dipendenza dai combustibili fossili, con conseguenze negative sulla nostra sicurezza energetica».
Ricordando che, secondo studi di Onu, Banca Mondiale e Fmi, ogni euro investito nella costruzione della pace può far risparmiare 16 euro in costi dovuti ai conflitti e che ogni dollaro speso per la prevenzione dei conflitti consente di risparmiare fino a 103 dollari in potenziali costi per interventi umanitari e di sicurezza, le Ong europee chiedono ai membri del Parlamento europeo e ai governi dell’Ue di respingere la proposta di spesa di 131 miliardi di euro per difesa e sicurezza e fermare la militarizzazione del bilancio dell’Ue, riorientando invece le risorse europee verso la sicurezza umana. L’appello delle organizzazioni della società civile europea è chiaro: «Il prossimo bilancio dell’Ue rappresenta un’opportunità per scegliere una strada diversa, fondata sulla democrazia, la diplomazia, la costruzione della pace e la prevenzione dei conflitti, la giustizia sociale, la tutela dei diritti umani, la sicurezza ambientale e gli investimenti nella dignità umana. Vi chiediamo di garantire che il prossimo bilancio tuteli le persone e il pianeta, anziché condannare l’Europa a un futuro di militarizzazione, austerità e insicurezza».