Armamenti e guerra, un redditizio circolo vizioso

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Trasferimenti di armi in forte aumento, con l’Europa primo importatore globale

Tanto tuonò che piovve, verrebbe da dire constatando la situazione attuale dei conflitti in corso. La retorica della deterrenza e del «si vis pacem, para bellum», che ha accompagnato la corsa globale al riarmo degli ultimi anni, nasconde un’amara verità: gli armamenti sono prodotti per essere usati e sperimentati, così da poterne produrre di nuovi. È il mercato più florido del pianeta, la cui domanda è alimentata da guerre e conflitti, per il quale la diplomazia e il diritto internazionale rappresentano solo un ostacolo e le vittime sono semplici effetti collaterali.

Gli ultimi dati sui trasferimenti di armi pubblicati dallo Stockholm International Peace Research Institute (Sipri) confermano le dimensioni di questo mercato della morte in pieno sviluppo, dove l’Europa sta diventando protagonista. Tra il 2016-20 e il 2021-25, il volume di armi di grandi dimensioni trasferite tra gli Stati è aumentato del 9,2%, con i Paesi europei che hanno più che triplicato le loro importazioni di armi, diventando così la principale regione destinataria. L’aumento del 27% delle esportazioni totali del principale fornitore di armi al mondo, cioè gli Stati Uniti, è stato alimentato fortemente dall’aumento del 217% delle esportazioni di armi statunitensi verso l’Europa. «Sebbene le aziende europee abbiano incrementato la produzione di armi e il nuovo sostegno dell’Ue per le industrie belliche degli Stati membri abbia portato a una serie di ordini intra-Ue, gli Stati europei hanno continuato a importare armamenti dagli Usa nel periodo 2021-2025» osserva il Sipri, sottolineando che «le consegne all’Ucraina dal 2022 sono il fattore più evidente, ma anche la maggior parte degli altri Stati europei ha iniziato a importare armi in quantità significativamente maggiori per rafforzare le proprie capacità militari contro una minaccia crescente percepita dalla Russia».

Europa primo importatore mondiale di armamenti

Con un aumento del 210% tra il 2016-20 e il 2021-25, l’Europa è così diventata la regione mondiale principale importatrice di armi: gli Stati europei hanno ricevuto il 33% delle importazioni globali di armamenti. Negli ultimi cinque anni il primo importatore europeo di armamenti è stato chiaramente l’Ucraina, alle prese con la guerra d’invasione della Russia, seguita da Polonia e Regno Unito. L’analisi del Sipri evidenzia come quasi la metà degli armamenti trasferiti agli Stati europei proveniva dagli Stati Uniti (48%), seguiti da Germania (7,1%) e Francia (6,2%). «La percezione di una minaccia nei confronti della Russia, aggravata dalle incertezze sull’impegno degli Stati Uniti nella difesa dei propri alleati europei, ha fatto aumentare la domanda di armi tra gli Stati membri europei della Nato» osserva il Sipri, indicando come le importazioni complessive di armi dei 29 attuali membri europei della Nato siano cresciute del 143% tra i due periodi presi in esame, cioè il 2016-20 e il 2021-25. Negli ultimi cinque anni, il 58% di queste importazioni è stato fornito dagli Stati Uniti, mentre gli altri maggiori fornitori sono stati la Corea del Sud (8,6%), Israele (7,7%) e la Francia (7,4%). Va segnalato come, nello stesso periodo, i principali fornitori europei di armamenti abbiano comunque continuato a inviare la maggior parte delle loro esportazioni al di fuori dell’Europa.

Supremazia degli Usa nelle esportazioni di armi

Gli Stati Uniti continuano a rafforzare il loro predominio globale nell’esportazione di armamenti, cosa che spiega perché, al di là dei proclami “pacifisti” di facciata, l’amministrazione Trump continui ad alimentare le tensioni internazionali e la conseguente corsa al riarmo. Negli ultimi cinque anni gli Usa hanno fornito il 42% di tutti i trasferimenti internazionali di armi, con un aumento rilevante rispetto al 36% del quinquennio precedente. L’ampia gamma di Paesi acquirenti è dimostrata dal fatto che nel periodo 2021-2025 gli Stati Uniti hanno esportato armi in 99 Stati, di cui 35 in Europa, 18 nelle Americhe, 17 in Africa, 17 in Asia e Oceania e 12 in Medio Oriente. La strategia statunitense in ambito Nato, insieme alla non risoluzione del conflitto russo-ucraino, hanno dato i frutti sperati per l’amministrazione Usa dal momento che, per la prima volta in due decenni, la quota maggiore delle esportazioni di armamenti statunitensi è stata destinata all’Europa (38%) anziché al Medio Oriente (33%).

«Per gli importatori, le armi statunitensi offrono capacità avanzate e un modo per promuovere buoni rapporti con gli Usa, che a loro volta considerano le esportazioni di armi uno strumento di politica estera e un modo per rafforzare la propria industria bellica, come dimostra la nuova strategia “America First Arms Transfer” dell’amministrazione Trump» osserva il Sipri.

Esportazioni in crescita per Francia, Germania e soprattutto Italia

Dopo gli Usa, il secondo principale fornitore di armamenti nel periodo 2021-2025 è stata la Francia, con il 9,8% delle esportazioni globali e un aumento del 21% rispetto ai cinque anni precedenti. Le esportazioni di armi della Francia all’interno dell’Europa sono più che quintuplicate (+452%), ma quasi l’80% è ancora destinato all’estero, indirizzato in 63 Stati e soprattutto in India (24%), Egitto (11%) e Grecia (10%). Il terzo esportatore globale di armamenti è la Russia, anche l’unico tra i primi 10 fornitori a registrare una diminuzione delle proprie esportazioni di armi (-64%). La sua quota di esportazioni globali di armamenti si è così ridotta dal 21% nel 2016-20 al 6,8% nel 2021-25. Pur avendo fornito armamenti a 30 Stati, quasi tre quarti (74%) delle esportazioni di armi russe negli ultimi cinque anni sono andate a soli tre Paesi: India (48%), Cina (13%) e Bielorussia (13%). Con il 5,7% delle esportazioni mondiali di armamenti, la Germania ha superato la Cina diventando il quarto maggiore esportatore globale, con quasi un quarto di tutte le esportazioni tedesche di armi (24%) destinato all’Ucraina e un altro 17% ad altri Stati europei. Un forte incremento del 157% negli ultimi cinque anni ha portato l’Italia dal decimo al sesto posto tra i principali esportatori di armamenti, con oltre la metà delle esportazioni italiane destinata al Medio Oriente (59%), il 16% in Asia e il 13% in Europa. Israele, con una quota di esportazioni di armi salita dal 3,1% al 4,4%, per la prima volta ha superato il Regno Unito (3,4%) posizionandosi come settimo maggiore fornitore globale di armamenti.