Pace in Medio Oriente solo riconoscendo la Palestina
Lo pensa oltre l’80% degli Stati membri dell’Onu e quasi due terzi di quelli dell’Ue
«Quando la notte è più buia, dobbiamo tenere saldamente la bussola. E la nostra bussola è la soluzione dei due Stati. (…) Porre fine alla guerra potrebbe non essere sufficiente, se non esiste una via per la pace, se la prospettiva dei due Stati non è più praticabile. (…) Perché l’unico piano di pace realistico si basa su due Stati». Sono alcuni passaggi del discorso tenuto dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, alla Conferenza Internazionale di alto livello per la risoluzione pacifica della questione palestinese, svoltasi a New York presso le Nazioni Unite il 22 settembre. Una posizione, quella dell’Ue, sottolineata anche dall’intervento del presidente del Consiglio europeo, Antonio Cósta, secondo il quale «c’è una sola via da percorrere: la soluzione dei due Stati, con uno Stato di Israele sicuro e riconosciuto e uno Stato di Palestina indipendente, democratico e vitale che vivono fianco a fianco».
Con i nuovi riconoscimenti dello Stato di Palestina annunciati in sede Onu da Francia, Belgio, Portogallo, Lussemburgo e Malta, diventerebbero così 17 gli Stati membri dell’Ue ad aver assunto una posizione chiara a favore della soluzione a due Stati, cioè quasi i due terzi dei Paesi dell’Unione europea. Restano ancora incerte Italia e Germania, con quest’ultima che attraverso le dichiarazioni del ministro degli Esteri, Johann Wadephul, ritiene che «il conflitto non può essere né vinto né gestito. È necessario risolverlo». Si attendono dunque proposte e indicazioni tedesche sul “come” risolverlo, così come si auspica una presa di posizione meno ambigua da parte del governo italiano, in modo da rafforzare ulteriormente una posizione europea che era stata sollecitata anche dall’Europarlamento, con una risoluzione adottata l’11 settembre scorso. Ribadendo il proprio impegno a favore di una «soluzione fondata sulla coesistenza di due Stati negoziata, sulla base dei confini del 1967, che preveda la convivenza, all’insegna della pace e della sicurezza garantita, di due Stati sovrani e democratici, nel pieno rispetto del diritto internazionale», l’Europarlamento ha insistito sulla necessità di una «tabella di marcia concreta» per l’attuazione di questa soluzione, invitando gli Stati membri e le istituzioni dell’Ue ad «adottare tutte le misure diplomatiche possibili per garantire l’impegno dell’Ue a favore di una soluzione fondata sulla coesistenza di due Stati». Secondo gli eurodeputati, «la creazione di uno Stato palestinese rappresenta uno strumento fondamentale per promuovere la pace e rafforzare la sicurezza dello Stato di Israele», per questo il Parlamento europeo ha invitato gli Stati membri dell’Ue «a valutare la possibilità di riconoscere lo Stato di Palestina».
Stato di Palestina riconosciuto da 157 dei 193 Paesi dell’Onu
Intanto, nei giorni della Conferenza dell’Onu co-presieduta da Francia e Arabia Saudita e organizzata nell’ambito dell’ottantesima sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, lo Stato di Palestina è stato riconosciuto anche da Australia e Nuova Zelanda e, per la prima volta, da due Paesi membri del G7: Regno Unito e Canada. Così, tra gli Stati che lo hanno già fatto formalmente e quelli che hanno annunciato di farlo, attualmente sono 157 su 193 gli Stati membri dell’Onu a riconoscere il diritto dei palestinesi di esistere come entità geografica e politica, cioè oltre l’80% di tutti i Paesi dell’Onu.
Aprendo la sessione il presidente della Francia, Emmanuel Macron, ha detto che il riconoscimento dello Stato di Palestina rappresenta «un modo per affermare che il popolo palestinese non è un popolo di troppo» e che riconoscere i legittimi diritti al popolo palestinese «non toglie nulla ai diritti del popolo di Israele», osservando: «Alcuni potrebbero dire che è troppo tardi, altri potrebbero dire che è troppo presto, ma non possiamo più aspettare». Inoltre, ha sottolineato il presidente del Portogallo, Marcelo Rebelo de Sousa, senza azioni concrete la crisi di Gaza lascerà cicatrici per generazioni alimentando l’estremismo, per questo «il nostro messaggio è chiaro: il riconoscimento dello Stato di Palestina è il riconoscimento della pace stessa, ora, oggi. Domani sarebbe stato troppo tardi».
Ammettere la Palestina all’Onu per la soluzione del conflitto
In agosto era stata preparata la Dichiarazione di New York, documento conclusivo di questa Conferenza Internazionale dell’Onu, elaborata come risultato di otto gruppi di lavoro per una risoluzione pacifica della questione palestinese e l’attuazione della soluzione dei due Stati. Considerando tutte le dimensioni narrative, politiche, di sicurezza, umanitarie, economiche, legali e strategiche, la Dichiarazione costituisce un piano d’azione concreto e vincolante per orientare l’attuazione internazionale e il coordinamento verso la soluzione dei due Stati. «In assenza di misure decisive per la soluzione dei due Stati e di solide garanzie internazionali, il conflitto si aggraverà e la pace regionale rimarrà irraggiungibile» si legge nella Dichiarazione, secondo cui «la fine del conflitto israelo-palestinese e l’attuazione della soluzione dei due Stati sono l’unico modo per soddisfare le legittime aspirazioni, in conformità con il diritto internazionale, sia di israeliani che palestinesi, e il modo migliore per porre fine alla violenza in ogni sua forma e garantire la sicurezza di entrambi i popoli e la sovranità dei due Stati».
L’obiettivo dell’iniziativa è «raggiungere, attraverso azioni concrete, il più rapidamente possibile, la realizzazione di uno Stato indipendente, sovrano, economicamente sostenibile e democratico di Palestina che viva fianco a fianco, in pace e sicurezza, con Israele, consentendo così la piena integrazione regionale e il reciproco riconoscimento». Per fare ciò, Gaza deve essere considerata «parte integrante dello Stato palestinese e deve essere unificata con la Cisgiordania», quindi «non devono esserci occupazione, assedio, riduzione territoriale o sfollamento forzato».
L’Onu sottolinea come il riconoscimento e la realizzazione dello Stato di Palestina siano «una decisione sovrana di ogni singolo Stato», ma d’altro canto rappresentino una componente essenziale e indispensabile per il raggiungimento della soluzione dei due Stati, aggiungendo di conseguenza che «la piena ammissione dello Stato di Palestina alle Nazioni Unite è un elemento indispensabile per la soluzione politica che ponga fine al conflitto».