Private della libertà, ma anche dei diritti
Consiglio d’Europa: troppe violazioni nelle carceri e nei centri per migranti
Il trattamento e le condizioni di vita delle persone private della libertà in Europa sono preoccupanti, con problemi «persistenti ed emergenti» che riguardano le stazioni di polizia, le carceri, i centri di detenzione amministrativa per immigrati, gli istituti di salute mentale e le case di accoglienza. La denuncia è contenuta nell’ultimo Rapporto del Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (Cpt), organo del Consiglio d’Europa che nel 2025 ha effettuato 22 visite in 20 Paesi visitando 182 luoghi di detenzione, tra cui 74 carceri, 69 stazioni di polizia, 17 ospedali psichiatrici, 11 centri di detenzione amministrativa per immigrati e 10 case di accoglienza. Sono stati rilevati «segnali preoccupanti» in tutta Europa, dove «i maltrattamenti hanno iniziato a riemergere in luoghi che in precedenza avevano compiuto progressi concreti» ha dichiarato il presidente del Cpt, Alan Mitchell, osservando che «allo stesso tempo, l’efficacia di numerosi meccanismi di controllo è diminuita e si diffonde un senso di impunità per le azioni abusive». Per questo, ha aggiunto, «la perdita del controllo istituzionale, unita a infrastrutture sotto pressione, sta creando, in alcuni Stati membri del Consiglio d’Europa, condizioni tali da indebolire le garanzie e consentire il riemergere di pratiche dannose».
Il Comitato richiama l’attenzione sulle sue raccomandazioni «di lunga data» che non sono state ancora attuate, chiedendo ai governi soprattutto di migliorare le condizioni di detenzione e di prendere misure urgenti per prevenire i maltrattamenti da parte delle forze di polizia. «Il modo in cui le società trattano le persone in stato di detenzione, anche nelle carceri, è essenziale per rafforzare la protezione dei diritti umani» ricorda il Cpt.
Grave sovraffollamento nelle carceri europee
Il continuo aumento della popolazione carceraria, registrato dalla pandemia di Covid in poi soprattutto rispetto alle persone in custodia cautelare, ha causato un diffuso sovraffollamento delle carceri che «rischia di diventare la norma» in molti sistemi penitenziari d’Europa. «Il sovraffollamento sta compromettendo il funzionamento di queste complesse strutture e occorre trovare soluzioni, altrimenti aumenterà il rischio di un collasso dell’intero sistema di giustizia penale» sostiene il Cpt, sottolineando come non solo ciò esponga le persone a trattamenti inumani e degradanti, ma favorisca anche attività criminali all’interno delle carceri, corroda le relazioni tra personale penitenziario e detenuti e accresca il rischio di violenze, di tensioni e di deterioramento della salute mentale sia per i detenuti sia per il personale.
Il sovraffollamento, insieme alla carenza di personale e alla mancanza di una formazione adeguata «minano il corretto funzionamento delle carceri e la reintegrazione dei detenuti nella società» sostiene il Cpt, secondo cui i governi dovrebbero prendere «misure decise» per risolvere il problema del sovraffollamento nelle carceri e assicurare il rispetto della dignità umana delle persone detenute. Il Comitato considera necessario attivare approcci multidimensionali per contrastare il sovraffollamento, che includono «la revisione delle politiche di condanna, la promozione di alternative alla detenzione e l’introduzione di un limite al numero di detenuti che può ospitare ogni carcere». Il Cpt condanna anche i regimi di custodia cautelare e di alta sicurezza, che in diversi Paesi vedono i detenuti in custodia preventiva rinchiusi in cella per più di 22 ore al giorno, talvolta per mesi. Pur riconoscendo le necessità rispetto ad alcuni condannati per criminalità organizzata, il Cpt ritiene necessario assicurare garanzie e una supervisione adeguate per evitare isolamento e restrizioni eccessive.
Detenzioni amministrative e respingimenti dei migranti
Gravi lacune sono state riscontrate dal Cpt anche nel corso delle 11 visite effettuate nel 2025 presso i centri di detenzione amministrativa per migranti, dopo le 14 strutture visitate nel 2024. Il monitoraggio del Comitato europeo per la prevenzione della tortura continua a rilevare come migranti, richiedenti asilo e anche minori vengano spesso detenuti «senza un adeguato accesso alle garanzie fondamentali contro i maltrattamenti». Situazioni, queste, riscontrate in vari contesti, quali centri di detenzione aeroportuali, stazioni di polizia, centri di accoglienza e centri di detenzione preventiva.
Forti preoccupazioni sono state avanzate dal Cpt anche per il trattamento di migranti in situazioni di vulnerabilità, ad esempio i minori e le madri con bambini piccoli, per i quali dovrebbero essere previste alternative alla detenzione. Si continua invece a «incontrare persone vulnerabili, tra cui minori non accompagnati e separati, o vittime di violenza sessuale e tratta di esseri umani, che sono detenute in condizioni inadeguate e senza accesso a un supporto specializzato». Una questione preoccupante, oltre che per le persone detenute, anche per il personale delle strutture, chiamato ad assumersi responsabilità di cura senza avere competenze specialistiche. «È fondamentale che i centri di detenzione per immigrati forniscano condizioni materiali dignitose, attività significative, assistenza sanitaria adeguata e reali opportunità di contatto con il mondo esterno» osserva il Cpt, che invece in diverse strutture visitate ha riscontrato lunghe detenzioni in regimi restrittivi per molti cittadini stranieri, senza accesso ad attività significative e strutturate. Carenze spesso aggravate da «sovraffollamento, locali inadeguati e scarse condizioni materiali», tanto da indurre il Cpt a segnalare in alcuni casi «trattamenti inumani e degradanti».
Abusi verso i migranti compiuti non solo in situazioni di detenzione, ma anche nel corso dei respingimenti, cioè quando le persone fermate dalle forze dell’ordine vengono «sommariamente e forzatamente» rimandate oltreconfine, via terra o via mare, al di fuori di qualsiasi quadro giuridico e in cui talvolta vengono commesse gravi violenze fisiche, incluso l’uso di cani di servizio senza museruola. Secondo il Cpt «affrontare queste problematiche richiede di garantire che il personale di polizia e delle guardie di frontiera sia adeguatamente formato, equipaggiato e gestito, e che vi siano meccanismi efficaci di monitoraggio e supervisione, comprese le indagini e il perseguimento dei casi di maltrattamento».