Crisi climatica segnata da aumento delle temperature, alluvioni, siccità e incendi

Dagli anni Ottanta l’Europa ha registrato un riscaldamento del suo clima due volte più veloce della media a livello globale, diventando così il continente con il riscaldamento più rapido della Terra. I motivi e i fattori di questo andamento sono vari: dalla percentuale di “terra europea” nell’Artico, che è la regione con il riscaldamento più rapido sulla Terra, ai cambiamenti nella circolazione atmosferica che favoriscono ondate di caldo estivo più frequenti, così come lo scioglimento dei ghiacciai che sta modificando il modello delle precipitazioni. Le conseguenze sono evidenti, con un aumento delle precipitazioni estreme che ha causato eventi catastrofici, come le diffuse inondazioni registrate in Italia, Grecia, Slovenia, Norvegia e Svezia nel 2023, oppure le diffuse siccità in ampie regioni dell’Europa meridionale. Risulta evidente un generale aumento in frequenza e gravità degli eventi climatici estremi, con un 2023 che è stato per l’Europa l’anno in cui si sono verificati contemporaneamente il più grande incendio mai registrato e uno dei più elevati livelli di piovosità, forti ondate di caldo marino e diffuse e devastanti inondazioni. «La crisi climatica è la sfida più grande della nostra generazione. Potrebbe sembrare alto il costo dell’azione per il clima, ma il costo dell’inazione è molto più elevato. Dobbiamo sfruttare la scienza per fornire soluzioni per il bene della società» sostengono i responsabili dell’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm-Wmo), che insieme al Copernicus Climate Change Service (C3S) ha pubblicato un Rapporto congiunto sullo stato del clima in Europa, presentato in occasione della Giornata mondiale della Terra (22 aprile).

Evidente tendenza al riscaldamento in Europa

Il 2023 è stato l’anno più caldo mai registrato in Europa, insieme al 2020, sostiene il Rapporto. La temperatura è stata infatti di oltre 1°C sopra la media con riferimento al periodo 1991-2020 e di 2,6°C al di sopra del livello preindustriale. Quasi tutta la regione europea ha registrato temperature superiori alla media per l’intero anno, ad eccezione della Scandinavia, dell’Islanda e della Groenlandia sud-orientale, mentre settembre è stato il mese più caldo mai registrato. I tre anni più caldi rilevati finora per l’Europa si sono verificati tutti a partire dal 2020, che è stato l’anno più caldo mai registrato, mentre i dieci più caldi sono stati rilevati dal 2007. Secondo il Rapporto, c’è una tendenza all’aumento del numero di giorni con almeno “forte stress da caldo” in tutta Europa e il 2023 ha visto un numero record di giorni con “stress da caldo estremo”. In gran parte dell’Europa sudoccidentale, centrale e orientale, le temperature massime sono state fino a 2°C sopra la media per l’intero anno, e in alcune aree fino a 3°C. Le anomalie maggiori si sono verificate nelle aree centrali e orientali, con alcune parti dell’Europa orientale che hanno registrato temperature fino a 2,6°C sopra la media e parti delle Alpi fino a 2,3°C sopra la media. In generale, le temperature per l’Europa nel suo insieme mostrano tendenze al riscaldamento a lungo termine: pochi cambiamenti, o un debole raffreddamento, dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta, e poi la maggior parte del riscaldamento verificatosi successivamente. Riscaldamento che ha colpito anche la temperatura media della superficie del mare intorno all’Europa: nel 2023 è stata la più alta mai registrata, con punte di 5°C superiori alla media in alcune aree dell’Oceano Atlantico a ovest dell’Irlanda e intorno al Regno Unito.

Il 2023 è stato poi l’anno più caldo mai registrato a livello globale, di 0,17°C in più rispetto al precedente anno record del 2016: nel 2023 per la prima volta ogni giorno la temperatura ha superato di 1°C il livello preindustriale e due giorni sono stati più di 2°C più caldi.

«La temperatura dell’aria superficiale ha un impatto sia sui sistemi umani che su quelli naturali. Colpisce la salute, l’agricoltura e la domanda di energia, nonché la biodiversità e gli ambienti naturali» sottolinea il Rapporto, evidenziando che negli ultimi 20 anni la mortalità legata al caldo è aumentata di circa il 30% in Europa e si stima che i decessi legati al caldo siano aumentati nel 94% delle regioni. Nel luglio 2023, per la prima volta nella storia, la crisi climatica e i relativi eventi meteorologici estremi sono stati dichiarati un’emergenza sanitaria pubblica dall’Ufficio regionale per l’Europa dell’Organizzazione mondiale della sanità.

Effetti estremi: allagamenti, siccità e incendi

Nel corso del 2023 la maggior parte dell’Europa è stata più umida della media, mentre condizioni più secche della media si sono verificate nei Paesi a ovest del Mar Nero e nella penisola iberica meridionale, dove si sono registrate condizioni di siccità. L’Europa nel suo insieme ha registrato circa il 7% di precipitazioni in più rispetto alla media. In un terzo della rete fluviale, i flussi d’acqua hanno superato la soglia di piena “alta” e nel 16% hanno superato la soglia di piena “grave”. In media su tutta la rete fluviale europea, le portate fluviali sono state le più alte mai registrate nel mese di dicembre, con portate “eccezionalmente elevate” in quasi un quarto della rete fluviale. Una serie di tempeste da ottobre a dicembre ha causato portate fluviali record o quasi nei principali bacini fluviali e a inondazioni in molte aree dell’Europa nordoccidentale.

D’altro canto, condizioni di siccità sono state osservate in bacini come quello dell’Ebro, che ha visto portate basse quasi da record a maggio, e il Po, che ha visto portate fluviali inferiori alla media per l’intero anno e portate basse quasi da record da febbraio ad aprile. Per gran parte dell’anno, poi, il pericolo di incendi in tutta Europa è stato superiore alla media, con livelli elevati riscontrati all’inizio dell’estate nell’Europa settentrionale e più avanti nella stagione nell’Europa sudoccidentale. Dall’inizio dell’anno la superficie bruciata cumulativa è stata superiore alla media. In estate si sono verificati grandi incendi in Portogallo, Spagna, Italia e soprattutto in Grecia, che ha visto il più grande incendio mai registrato in Europa, con una superficie di circa 96.000 ettari. La stagione degli incendi del 2023 ha visto la quarta area bruciata più grande mai registrata nell’Ue, per un totale di circa 500.000 ettari.

Infine i ghiacciai, che hanno registrato una perdita netta di ghiaccio in tutta Europa nel 2023: nei soli ultimi due anni, i ghiacciai delle Alpi hanno perso circa il 10% del loro volume.