Porre fine alla condizione senza dimora

Novembre 2020

Risoluzione dell’Europarlamento a favore dei 4 milioni di senza casa nell’Ue

La questione delle persone senza dimora, mai risolta e aggravatasi con la crisi sanitaria ed economico-sociale degli ultimi mesi, è giunta al Parlamento europeo.  «L’accesso all’alloggio è un diritto umano fondamentale per tutte le persone» ha ricordato l’Europarlamento, invitando quindi l’Ue e i suoi Stati membri «a porre fine al fenomeno dei senzatetto nell’Unione entro il 2030», azione che deve diventare una «priorità nel contesto del piano d’azione sul pilastro europeo dei diritti sociali e in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite». Con una risoluzione approvata quasi all’unanimità il 24 novembre i deputati europei hanno preso atto dei contenuti di alcune petizioni, secondo le quali il numero di persone senzatetto nell’Ue è aumentato di del 70% negli ultimi 10 anni, portando a oltre 4 milioni la stima complessiva delle persone prive di un’abitazione stabile e sicura nei Paesi dell’Ue. Petizioni che hanno chiesto all’Ue di non lasciare indietro nessuno e di adottare urgentemente un’azione concertata per adottare misure preventive al fine di ridurre il rischio e l’entità del problema dei senzatetto in modo sostenibile. Considerando inoltre che il problema delle persone senza dimora è direttamente collegato alla difficoltà di esercitare altri diritti fondamentali, come l’accesso all’assistenza sanitaria, e che i senzatetto sono spesso oggetto di reati, violenze e stigmatizzazione sociale. Le percentuali di persone senzatetto sono aumentate negli anni in diversi Stati membri dell’Ue, per cause riconducibili alla combinazione dell’aumento dei costi abitativi (5,2% in più nel secondo trimestre 2020 rispetto allo stesso trimestre del 2019 nell’Ue), dell’impatto della crisi economica, della riduzione della protezione sociale e dell’inadeguatezza delle politiche in atto. Ciò è avvenuto nonostante la condizione senza dimora sia identificata come «una delle forme più gravi di povertà e deprivazione che deve essere abolita mediante politiche mirate e integrate condotte in modo sostenibile, affrontando i fattori di rischio personali (come le vulnerabilità individuali) e i fattori di rischio strutturali (come gli alloggi e la disoccupazione)» ha dichiarato l’Europarlamento, ricordando che l’Ue non ha competenza diretta sulle politiche abitative «ma può incidere indirettamente attraverso regolamenti quali le leggi in materia di aiuti di Stato, diritto tributario e diritto della concorrenza, nonché misure quali raccomandazioni e orientamenti».

Ogni notte nell’Ue 700.000 senzatetto

Nel Quinto Rapporto sull’esclusione abitativa in Europa 2020 , pubblicato nel settembre scorso da Fondazione Abbé Pierre e Federazione europea degli organismi nazionali che lavorano con persone senza dimora (Feantsa) , si stima che attualmente circa 700.000 persone ogni notte in Europa si trovino ad affrontare la condizione di senzatetto, con un aumento del 70% circa rilevato negli ultimi dieci anni. Se da un lato la crisi sanitaria provocata dalla pandemia Covid-19 ha costretto le autorità ad adottare misure di emergenza per fornire riparo ai più vulnerabili, riducendo così temporaneamente il numero di persone in strada, dall’altro la crisi economico-sociale derivante dall’emergenza sanitaria ha sensibilmente aumentato il numero delle persone a rischio povertà e quindi di potenziali senza dimora. Eppure, sostengono gli autori del Rapporto, mobilitando meno del 3% dei sussidi previsti dal Recovery Plan dell’Ue per la ripresa post-Covid si potrebbero collocare in condizioni dignitose per un anno intero tutte le persone senza dimora d’Europa. Le organizzazioni europee hanno anche indicato alle istituzioni dell’Ue quelli che a loro avviso dovrebbero essere gli elementi chiave di una politica abitativa dignitosa e sostenibile per tutti coloro che rischiano l’esclusione abitativa o sono costretti a rimanere senza casa a causa dei costi abitativi e delle condizioni di povertà.

Le raccomandazioni dell’Europarlamento

Le indicazioni delle Ong europee sulla questione senza dimora hanno così portato il Parlamento europeo a prendere posizione, con l’invito a Commissione e Stati membri di «adottare una definizione quadro condivisa e indicatori coerenti sul problema dei senzatetto nell’Ue, il che consentirebbe un’interpretazione comune, un confronto sistematico e una valutazione della portata del fenomeno». Oltre a un monitoraggio attendibile e costante della situazione, la Commissione europea è invitata a sostenere i Paesi dell’Ue fornendo finanziamenti e a presentare un quadro europeo per le strategie nazionali. Gli Stati membri sono invece invitati a adottare il principio di “Housing First”, che dando priorità assoluta alla soluzione abitativa per le persone senza dimora contribuisce a ridurre significativamente il fenomeno dei senzatetto, introducendo piani d’azione e approcci innovativi basati sul concetto che la casa è un diritto umano fondamentale. Le altre raccomandazioni espresse dall’Europarlamento riguardano: la responsabilità di affrontare il problema dei senzatetto e lavorare sulla prevenzione e sull’intervento precoce; lo scambio di pratiche ottimali tra i Paesi dell’Ue; la depenalizzazione della condizione senzatetto; la parità di accesso a servizi pubblici come l’assistenza sanitaria, l’istruzione e i servizi sociali; l’integrazione nel mercato del lavoro attraverso l’assistenza specializzata, la formazione e programmi mirati. Essendo poi le persone senza dimora o in situazioni abitative precarie particolarmente a rischio a causa della crisi del Covid-19, il Parlamento europeo esorta l’Ue e gli Stati membri ad attuare misure mirate per proteggere i senzatetto, a fornire assistenza finanziaria alle Ong accreditate e ai partenariati pubblico-privato e a sostenere le autorità locali nel garantire spazi sicuri e nel prevenire gli sgomberi. I Paesi europei sono anche invitati a garantire un accesso costante e continuo ai centri di accoglienza per le emergenze ma, sottolineano gli eurodeputati, «ciò dovrebbe essere solo temporaneo e non rappresenta un’alternativa a soluzioni strutturali quali la prevenzione e l’offerta di alloggi adeguati e sostegno sociale in risposta al problema dei senzatetto».

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