È tempo di un reddito minimo

Novembre 2020

Lo chiedono all’Ue in modo congiunto le maggiori organizzazioni sociali europee

«È tempo che l’Unione europea abbia il coraggio di proporre un quadro giuridicamente vincolante per il reddito minimo» sostiene una dichiarazione comune delle principali organizzazioni della società civile tra le quali Social Platform, Confederazione europea dei sindacati (Ces), European Anti-Poverty Network (Eapn) e Caritas Europa. Prima della crisi pandemica una persona su cinque era a rischio di povertà ed esclusione sociale nell’Ue, cioè quasi 110 milioni di persone non disponevano di un reddito dignitoso. Si tratta di un fallimento dell’obiettivo sulla riduzione della povertà contenuto nella strategia Europa 2020 che minaccia la credibilità dell’Europa sociale, ancor più oggi con altri milioni di persone che rischiano di essere trascinate in povertà dalle conseguenze della pandemia, dichiarano le organizzazioni europee, secondo le quali «non è il momento di proseguire come al solito» e servono invece iniziative nuove e forti. Uno dei modi individuati per costruire la necessaria resilienza individuale e sociale è la creazione di sistemi di reddito minimo adeguati e accessibili, cosa riconosciuta anche dal Consiglio dell’UE che lo scorso 12 ottobre ha invitato la Commissione europea ad «avviare un aggiornamento del quadro dell’Ue per sostenere e integrare efficacemente le politiche degli Stati membri sulla protezione del reddito minimo nazionale». La politica europea ha infatti avuto finora un impatto limitato, non riuscendo a fornire redditi adeguati per rispettare i diritti e la dignità di milioni di persone. Solo due Stati membri dell’Ue erogano prestazioni vicine alla soglia di povertà, mentre in molti Paesi i regimi sono molto inferiori. Serve allora una direttiva quadro giuridicamente vincolante sul reddito minimo, «che garantirebbe il diritto di tutti a un reddito minimo adeguato e consentirebbe la piena partecipazione alla società per tutto l’arco della vita» sostengono le grandi organizzazioni sociali europee, chiedendo alla Commissione di presentare una proposta di direttiva come iniziativa chiave nel prossimo piano d’azione dell’Ue per attuare il pilastro europeo dei diritti sociali. Si tratterebbe di una proposta giuridicamente e politicamente fattibile, basata sulle competenze dell’Ue nei settori della politica sociale e di coesione, quindi nel pieno rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità e delle competenze nazionali, specificano gli autori dell’iniziativa aggiungendo: «È una proposta che potrebbe riunire gli Stati membri dell’Ue attorno a un impegno politico e morale condiviso per porre fine alla povertà e all’esclusione sociale, verso un’Europa che promuove una vita dignitosa, condizioni di lavoro dignitose e diritti sociali. È una proposta che potrebbe aiutare a ripristinare la fiducia nel progetto europeo».

Eapn: urgente un adeguato sostegno al reddito

Uno studio europeo di esperti, commissionato dall’Eapn, ha fornito recentemente gli argomenti legali e politici sulla fattibilità e sul valore aggiunto dell’introduzione di un quadro europeo vincolante per adeguati regimi nazionali di reddito minimo, raccomandando l’adozione di una direttiva quadro dell’Ue sul reddito minimo dal momento che gli strumenti di “soft law” si sono rivelati insufficienti per garantire che gli Stati membri compiano progressi sostanziali nella prevenzione e riduzione della povertà e dell’esclusione sociale. Così, sottolinea lo studio, un approccio a base giuridica duplice, europea e nazionale, sarebbe non solo possibile ma auspicabile al fine di adottare uno strumento sul reddito minimo che sia veramente compatibile con il principio 14 del pilastro europeo dei diritti sociali, secondo cui: «Chiunque non disponga di risorse sufficienti ha diritto a prestazioni di reddito minimo adeguate ad assicurare una vita dignitosa in tutte le sue fasi». In un Position Paper pubblicato nel giugno scorso, poi, l’Eapn ha evidenziato come sia fondamentale sviluppare e promuovere un approccio globale e coerente per garantire che le persone dispongano di risorse adeguate, «siano esse lavoratrici o disoccupate, che non abbiano ancora svolto o non abbiano più un’occupazione», perché molte persone escluse dal mercato del lavoro fanno affidamento sui benefici sociali e «senza un reddito adeguato la povertà non sarà sradicata». La pandemia Covid-19 poi, che ha colpito in modo particolare le persone più povere e vulnerabili e le loro famiglie, ha reso ancora più evidente la necessità di un adeguato sostegno al reddito per chi è senza lavoro e protezione sociale o inabile al lavoro. La pandemia, osserva l’Eapn, ha anche messo in luce la vulnerabilità dei lavoratori atipici e precari, per cui «la necessità di posti di lavoro di qualità e occupazione con salari equi e adeguati per consentire un tenore di vita dignitoso non può che essere ovvia e urgente».

Ces: reddito minimo, lavoro di qualità e inclusione attiva

Garantire il diritto ad adeguati, accessibili ed efficaci regimi di reddito minimo è stato anche il tema di una risoluzione  adottata a settembre dal Comitato esecutivo della Ces. I sindacati europei annunciavano l’intenzione di fare pressioni sulla presidenza dell’Ue e sulle istituzioni europee per un’azione europea efficace di lotta alla povertà. Regimi adeguati di reddito minimo, sostiene la Ces, dovrebbero basarsi su una direttiva quadro europea che stabilisca principi comuni vincolanti e standard minimi per l’inclusività, l’adeguatezza e l’accessibilità di tali regimi. L’iniziativa avrebbe l’obiettivo di garantire la piena attuazione del principio 14 del pilastro europeo dei diritti sociali e il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030. Attuato in modo partecipativo attraverso il dialogo sociale e contenente un meccanismo di monitoraggio, il reddito minimo dovrà essere combinato con sistemi di welfare solidi, inclusivi, accessibili e ben progettati, spiegano i sindacati europei, in grado di fornire una protezione adeguata ed efficace a tutti i cittadini. Inoltre, regimi di reddito minimo coordinati a livello europeo dovranno essere sostenuti da adeguate risorse finanziarie fornite dai fondi dell’Ue e anche da strumenti di ripresa che investono nella creazione di posti di lavoro di qualità e misure di inclusione attiva. A fianco e a sostegno di sistemi di reddito minimo, aggiunge la Confederazione europea dei sindacati, servono poi salari equi, contrattazione collettiva e salari minimi dignitosi, condizioni di lavoro eque, sicure e di alta qualità.

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