Un piano per l’integrazione e l’inclusione

Novembre 2020

La proposta della Commissione per valorizzare milioni di cittadini dell’Ue

«Il migrante è “uno di noi”, non “uno di loro”», con questa frase pronunciata dalla commissaria europea per gli Affari interni, Ylva Johansson, è stato presentato il 24 novembre scorso il nuovo Piano d’azione per l’integrazione e l’inclusione 2021-2027.

È riconosciuto l’importante contributo dei migranti alla società europea e sono proposte azioni che si fondano sui risultati conseguiti dal precedente piano d’azione del 2016, cercando di contrastare le barriere che ancora ostacolano la partecipazione attiva e l’inclusione delle persone provenienti da un contesto migratorio, dai nuovi arrivati ai cittadini. Il nuovo piano dell’Ue, sarà attuato mobilitando finanziamenti dell’Ue e creando partenariati con tutti i soggetti coinvolti: migranti, comunità di accoglienza, parti economiche e sociali, società civile, autorità locali e regionali e settore privato. Cercherà di potenziare e sostenere il ruolo delle comunità locali nella formulazione e nell’attuazione delle misure e dei programmi di integrazione, accentuando allo stesso tempo le responsabilità delle persone interessate alla loro partecipazione. Il tutto dovrebbe avvenire modernizzando l’accesso ai servizi e migliorando le conoscenze, per favorire le politiche e assicurare il monitoraggio dei risultati.

Non sprecare un enorme potenziale

Nell’Ue circa 34 milioni degli attuali residenti sono nati in Paesi non comunitari (circa l’8% della popolazione), mentre il 10% circa dei giovani di 15-34 anni nati negli Stati membri hanno almeno un genitore nato in un Paese terzo. Mentre la percentuale di abitanti nati al di fuori dell’Ue è complessivamente aumentata negli ultimi anni, essa varia ampiamente tra i Paesi dell’Ue, con quote al di sopra del 10% in alcuni e al di sotto del 3% in altri. I migranti e i cittadini dell’Ue provenienti da un contesto migratorio «svolgono un ruolo cruciale nella società europea e in vari settori della nostra economia», sottolinea la Commissione europea, ma nonostante ciò «continuano a sperimentare difficoltà nell’accesso all’istruzione, all’occupazione, all’assistenza sanitaria e all’inclusione sociale». Così, mentre oltre un quarto dei migranti è altamente istruito, quasi il 40% è troppo qualificato per il lavoro che svolge: «Non possiamo permetterci di sprecare questo potenziale» osserva l’esecutivo dell’Ue. Il ruolo chiave svolto nella società e nell’economia dell’Ue da molti migranti e cittadini con background migratorio è stato ulteriormente evidenziato dall’attuale crisi pandemica, dove molti hanno contribuito ad affrontare le difficoltà impiegati come lavoratori nei servizi essenziali, medici e infermieri. Allo stesso tempo, i migranti e le minoranze etniche sono più esposti agli effetti e alla crisi della pandemia. Dal momento che l’Ue avrà bisogno del contributo di tutti per la ripresa post Covid-19, «non è solo un dovere morale in linea con i valori fondamentali dell’Ue, ma anche un imperativo economico intensificare l’azione per promuovere l’integrazione e l’inclusione» sostiene la Commissione.

Istruzione, lavoro e casa al centro del piano d’azione

Pur essendo i governi nazionali i principali responsabili della creazione e dell’attuazione di politiche sociali, l’Ue svolge un ruolo importante nel sostenere gli Stati membri erogando finanziamenti, elaborando linee guida e favorendo partenariati. Per questo il nuovo piano d’azione europeo per l’integrazione e l’inclusione indica vari interventi da adottare in diversi campi. Ad esempio, un’istruzione e formazione più inclusiva dalla prima infanzia all’istruzione superiore, con particolare attenzione alla facilitazione del riconoscimento delle qualifiche e all’apprendimento linguistico, tramite il sostegno dei fondi europei. Poi, in ambito occupazionale, è indicata la necessità di maggiori opportunità di impiego e un migliore riconoscimento delle competenze, al fine di valorizzare pienamente il contributo delle comunità di migranti, in particolare delle donne, e fare in modo che siano aiutate a esprimere al massimo il loro potenziale. La Commissione dichiara dunque l’intenzione di collaborare con le parti sociali ed economiche e con i datori di lavoro per «promuovere l’integrazione sul mercato del lavoro, sostenere l’imprenditorialità e agevolare il riconoscimento e la valutazione delle competenze da parte dei datori di lavoro».

Altro aspetto importante riguarda l’accesso ai servizi sanitari, anche per la salute mentale, per le persone provenienti da un contesto migratorio: oltre a finanziamenti appositi, il piano d’azione intende garantire che le persone siano informate sui loro diritti e riconosce le specifiche difficoltà incontrate dalle donne, specialmente durante la gravidanza e dopo il parto. Sul fronte abitativo, poi, l’obiettivo è l’accesso ad alloggi adeguati a prezzi accessibili, con il contributo finanziario dell’Ue, e lo scambio di esperienze a livello locale e regionale sulla lotta contro la discriminazione nel mercato degli alloggi.

Ces: integrazione minata da norme su migrazione e asilo

«In un momento in cui alcuni politici scelgono di soffiare sul fuoco della divisione culturale, è importante che la Commissione abbia invece fatto di questioni concrete come l’accesso dei migranti al mercato del lavoro, l’istruzione e la formazione le priorità del nuovo piano di integrazione e inclusione» ha commentato la Confederazione europea dei sindacati (CES) attraverso le dichiarazioni del segretario confederale Ludovic Voet.

Il lavoro resta un primo passo fondamentale nel processo di integrazione, osserva la Ces sottolinenado però come troppi migranti siano intrappolati in forme di impiego precario perché il loro diritto a rimanere dipende dal mantenere un lavoro o perché sono privi di documenti. Per questo, sostengono i sindacati europei, l’Ue ha bisogno di estendere le rotte legali della migrazione per lavoro, «necessarie per impedire lo sfruttamento dei migranti da parte di alcuni datori di lavoro spudorati che creano una concorrenza sleale con i lavoratori locali». Purtroppo però, conclude amaramente il rappresentante della Ces, «il piano sensato proposto dalla Commissione è minato dal suo nuovo patto per la migrazione e l’asilo, basato più su detenzioni e deportazioni che sull’integrazione».

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