L’Ue cerca soluzioni alla crisi energetica
AccelerateEU propone misure per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili
«Le scelte che facciamo oggi determineranno la nostra capacità di affrontare le sfide di oggi e le crisi di domani. (…) Dobbiamo accelerare il passaggio a energie pulite e autoctone. Ciò ci garantirà indipendenza e sicurezza energetica e ci consentirà di resistere meglio alle tempeste geopolitiche». Così la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha presentato l’iniziativa AccelerateEU, che consiste in una serie di azioni attraverso cui l’Ue intende aiutare famiglie e imprese europee ad affrontare l’attuale difficile situazione energetica ed economica causata dalla guerra nel Golfo Persico. La Commissione ha così risposto al Consiglio europeo, che lo scorso 19 marzo le aveva chiesto di presentare «un pacchetto di misure temporanee mirate, per far fronte ai recenti picchi dei prezzi dei combustibili fossili importati derivanti dalla crisi in Medio Oriente». In meno di due mesi, infatti, cioè dall’inizio della guerra scatenata il 28 febbraio scorso dagli eserciti israeliano e statunitense contro l’Iran, l’Ue ha speso 24 miliardi di euro in più per le importazioni di energia solo a causa dell’aumento dei prezzi conseguente al conflitto. «L’attuale situazione geopolitica ricorda con forza che accelerare la transizione verso un’energia pulita, sicura e a prezzi accessibili è un imperativo economico e di sicurezza» sostiene l’Ue, proponendo misure strutturali e a breve termine per ridurre la dipendenza dagli instabili mercati dei combustibili fossili e rafforzare la resilienza europea, puntando «sull’energia pulita e sull’elettrificazione prodotte in loco».
Questa ennesima crisi energetica deve costituire «un campanello d’allarme e un punto di svolta» per l’Ue, ha osservato il commissario europeo per l’Energia, Dan Jørgensen, secondo cui con AccelerateEU l’Europa «si allontana dalla dipendenza dai combustibili fossili e si avvia verso l’autonomia in materia di energia pulita, (…) l’unico modo duraturo per garantire un approvvigionamento energetico stabile, sicuro, pulito e a prezzi accessibili a tutti gli europei».
Azioni per garantire le scorte e favorire l’energia pulita
Le azioni proposte dalla Commissione europea nell’ambito di AccelerateEU prevedono un «pieno coordinamento» tra gli Stati membri per i rifornimenti e le scorte di petrolio e gas. Per monitorare la produzione, le importazioni e le esportazioni sarà istituito un Osservatorio sui combustibili, che dovrebbe permettere di individuare potenziali carenze e mantenere una «distribuzione equilibrata» del carburante. Sono previste poi misure «tempestive, mirate e temporanee», per ridurre l’impatto sui consumatori provocato da aumenti improvvisi dei prezzi, compreso un quadro temporaneo per gli aiuti di Stato che offrirà flessibilità ai governi nazionali per misure di emergenza.
Allo stesso tempo la Commissione propone di «accelerare il passaggio all’energia pulita autoctona per sostituire petrolio, gas e combustibili fossili per il trasporto», annunciando la presentazione entro l’estate di un piano per l’elettrificazione e per rimuovere gli ostacoli all’elettrificazione dei settori industriale, dei trasporti e dell’edilizia. Così come dovranno essere massimizzate le infrastrutture esistenti per le energie rinnovabili, con il potenziamento dei parchi eolici, degli impianti rinnovabili e delle centrali idroelettriche, nonché una minor tassazione dell’elettricità rispetto ai combustibili fossili.
La Commissione si rende disponibile anche ad aiutare gli Stati membri a sfruttare al massimo i finanziamenti europei disponibili ma, osserva, «il denaro pubblico da solo non coprirà il notevole fabbisogno di investimenti» per la transizione energetica, stimato in 660 miliardi di euro all’anno fino al 2030. È quindi previsto un Vertice sugli investimenti nell’energia pulita, «che riunirà il settore dei servizi finanziari, compresi i principali investitori istituzionali, i leader industriali, i promotori di progetti e i finanziatori pubblici, per accelerare i finanziamenti privati».
Ces: misure europee utili, ma insufficienti
L’iniziativa della Commissione europea contiene «solo una serie incompleta di strumenti» secondo la Confederazione europea dei sindacati (Ces), perché «molti Stati membri non dispongono del margine di manovra fiscale o della capacità di indebitamento necessari per raggiungere gli obiettivi della Commissione».
Modificando le norme sugli aiuti di Stato la Commissione ha riconosciuto la necessità di tutelare i lavoratori e investire nelle energie rinnovabili, tuttavia «la portata delle misure proposte dalla Commissione non è commisurata alla crisi che i lavoratori e le nostre industrie si trovano ad affrontare. Gli Stati membri devono colmare le lacune nelle proposte della Commissione e fornire garanzie per i posti di lavoro e i redditi dei lavoratori» ha dichiarato la segretaria generale della Ces, Esther Lynch. La Commissione ha quindi fornito agli Stati membri solo una parte degli strumenti a disposizione, sostiene la Ces, secondo cui «le modifiche alle norme sugli aiuti di Stato aiuteranno i Paesi che già dispongono delle capacità necessarie per salvare posti di lavoro e investire nelle energie rinnovabili».
Servirebbe invece un ritorno alle normative europee «utilizzate con successo durante la pandemia», così da garantire a tutti gli Stati membri di poter adottare le misure necessarie per impedire che l’attuale crisi energetica diventi poi una crisi sociale ed economica. Affrontare la dipendenza dell’Europa dai combustibili fossili «richiederà investimenti massicci e continuativi nelle energie rinnovabili, cosa incompatibile con le misure di austerità imposte a molti Stati membri dalle regole fiscali dell’Ue» osservano i sindacati europei. Diminuire o addirittura porre fine alla dipendenza dai combustibili fossili, inoltre, non sarà possibile senza investimenti nella forza lavoro, avverte la Ces: «La Commissione afferma che il settore energetico europeo avrà bisogno di almeno 145.000 lavoratori qualificati aggiuntivi entro il 2030. Ma i lavoratori non ricevono una formazione adeguata e le ricerche dimostrano che i lavori nel settore verde offrono spesso condizioni peggiori rispetto ai lavori industriali tradizionali. Migliorare la qualità dei posti di lavoro è essenziale per attrarre e trattenere i lavoratori di cui avremo bisogno per raggiungere l’indipendenza energetica».