Arretramento dell’Ue sul diritto d’asilo
Ong europee: è in corso una preoccupante erosione della protezione dei rifugiati
Le proposte dell’Ue su migrazione e asilo «rischiano di compromettere seriamente l’accesso delle persone a procedure di asilo eque e complete in Europa» e «sembrano essere componenti di una strategia per esternalizzare la gestione delle migrazioni». È quanto affermano in una Dichiarazione congiunta una cinquantina di organizzazioni europee della società civile, secondo le quali l’Ue cerca di trasferire la responsabilità della protezione dei rifugiati al di fuori dei suoi confini e di eludere gli obblighi giuridici previsti dalla Convenzione sui rifugiati e dal diritto comunitario. Il cartello di Ong si riferisce in particolare alla proposta di revisione delle norme in materia di rimpatrio o espulsione presentata nel marzo scorso, all’elenco dei Paesi di origine sicuri proposto in aprile e alla revisione del concetto di Paese terzo sicuro avanzata in maggio. Sulla base dell’analisi di questi provvedimenti, le Ong europee invitano la Commissione, il Parlamento, il Consiglio e gli Stati membri dell’Ue a rispettare i propri obblighi in materia di diritto internazionale e a respingere fermamente qualsiasi tentativo di indebolire la protezione dei richiedenti asilo ai confini e all’interno dell’Ue, nonché di migliorare la cooperazione con i Paesi terzi sulle pratiche concernenti la migrazione e l’asilo.
Davvero “sicuri” i Paesi di origine e i Paesi terzi?
Rispetto all’elenco dei cosiddetti “Paesi di origine sicuri”, ad esempio, il fatto che circa il 20% delle persone provenienti da tali Paesi ottenga poi la protezione internazionale nell’Ue indica come questi luoghi non siano sicuri per tutti, osservano le Ong europee, sottolineando come nonostante ciò l’Ue preveda un trattamento accelerato delle richieste d’asilo presentate da cittadini di questi Paesi, presupponendo che le domande siano infondate. Secondo le Ong, «l’applicazione della regola del “Paese di origine sicuro” compromette la valutazione individuale delle domande di asilo e aumenta il rischio che vengano trascurate le vulnerabilità e i bisogni di protezione individuali». Procedure accelerate che limitano anche le garanzie, con tempi ridotti e accesso limitato a supporto legale e di altro tipo.
I “Paesi sicuri” proposti dalla Commissione sono Egitto, Tunisia, Bangladesh, Colombia, India, Kosovo e Marocco, oltre ai Paesi candidati all’Ue. Eppure, denunciano le Ong europee, la stessa Relazione esplicativa elenca i rischi di violazioni dei diritti in tutti i Paesi elencati. Gli attivisti per i diritti umani denunciano ad esempio la repressione dell’opposizione politica con arresti di massa e attacchi alla società civile in Tunisia; molestie e lunghe detenzioni per oppositori e membri di minoranze religiose in Egitto; violenze diffuse e forti discriminazioni contro attivisti e minoranze in Colombia, uno dei Paesi più pericolosi al mondo; frequenti molestie, arresti e detenzioni arbitrarie contro attivisti, giornalisti e minoranze anche in Marocco. «Le agenzie nazionali per l’asilo confermano che le persone provenienti da questi Paesi continuano ad aver bisogno di protezione internazionale» dichiarano le Ong europee.
Un’altra proposta legislativa mira inoltre a eliminare il legame tra la persona richiedente asilo e un Paese terzo in cui si ritiene che avrebbe dovuto cercare protezione, vanificando cioè il principio secondo cui gli Stati membri dell’Ue possono evitare di esaminare una domanda di asilo solo se si può dimostrare che il richiedente ha un «legame significativo» con un Paese terzo sicuro. Eliminando questo criterio obbligatorio, la proposta aprirebbe al trasferimento dei richiedenti asilo in vari Paesi, dal momento che il semplice transito o un’intesa tra uno Stato membro dell’Ue e un Paese terzo sarebbero considerati sufficienti per il trasferimento di un richiedente asilo al di fuori dell’Ue. Proposta che rimuoverebbe anche l’effetto sospensivo automatico del ricorso, causando possibili trasferimenti forzati in Paesi terzi prima che il ricorso del richiedente asilo sia stato esaminato, aumentando il rischio di respingimento e di violazioni dei diritti previsti dalla Convenzione sui rifugiati del 1951 e dal diritto internazionale sui diritti umani. «Lo smantellamento di questo criterio di collegamento sembra mirare ad aumentare l’uso del concetto di Paese terzo sicuro e a spostare ulteriormente la responsabilità sui Paesi terzi» sostengono le Ong, osservando come ciò contraddica e danneggi il funzionamento del sistema di asilo dell’Ue e il regime di protezione globale.
Esternalizzazione come obiettivo politico
«L’elenco dei Paesi di origine sicuri e la proposta di ampliare l’uso delle norme sui Paesi terzi sicuri sono chiaramente collegati al Sistema europeo comune per i rimpatri recentemente proposto» dichiarano le Ong europee, osservando che la proposta di regolamento sui rimpatri del marzo 2025 mira a semplificare e accelerare le procedure di rimpatrio e include un quadro giuridico per l’istituzione di “centri di rimpatrio” nei Paesi terzi, dove i migranti possono essere trasferiti e trattenuti forzatamente sulla base di accordi tra uno Stato membro e un Paese terzo. Centri che «rischiano di causare violazioni dei diritti umani, detenzione automatica arbitraria e respingimento». Complessivamente, si legge nella Dichiarazione, queste diverse proposte della Commissione «riflettono la determinazione dell’Ue a esternalizzare ulteriormente la sua politica di asilo e migrazione», a scapito dell’offerta di protezione e accoglienza delle persone con dignità e rispetto: «Non si è tratto alcun insegnamento dagli accordi migratori esistenti con Paesi terzi, spesso con una scarsa reputazione in materia di diritti umani, che si sono rivelati costosi, crudeli e controproducenti, come quelli con Turchia, Libia, Tunisia o Egitto. Affidarsi a Paesi terzi per l’assunzione degli obblighi di protezione rende l’Europa dipendente da Stati terzi, consentendo loro di influenzare la migrazione in linea con la propria agenda politica».
Risulta così sempre più evidente l’incapacità dell’Ue di monitorare e far rispettare efficacemente i diritti umani nei partenariati con i Paesi terzi, come dimostra il continuo aumento delle segnalazioni di violazioni. «Questo sottrarsi alle responsabilità ha portato migliaia di persone a essere esposte a violenze, abusi, sfruttamento e morte» denunciano le Ong europee, secondo le quali «anziché promuovere la solidarietà, queste politiche sembrano segnalare un arretramento dell’impegno dell’Europa in materia di asilo e rischiano di contribuire a una preoccupante erosione della protezione dei rifugiati a livello globale».