La disuguaglianza che erode la democrazia
Il nuovo Rapporto Oxfam denuncia lo squilibrio globale della “legge del più ricco”
«La disuguaglianza non è un fenomeno casuale e ineluttabile, è frutto di scelte politiche» e «in un mondo lacerato da conflitti, crisi climatica e tensioni geopolitiche, la disuguaglianza corre più veloce che mai». È quanto afferma l’organizzazione internazionale Oxfam, che come di consueto ormai da molti anni pubblica il suo Rapporto annuale, quest’anno intitolato Nel baratro della disuguaglianza, in occasione del World Economic Forum di Davos.
I dati raccolti mostrano come la concentrazione delle ricchezza sia in continuo aumento e i divari economici si acuiscono in molti Paesi. Guerre, tensioni commerciali e shock climatici hanno portato la ricchezza dell’élite globale a raggiungere livelli record. Una ricchezza in mano a pochi individui che, secondo Oxfam, sta alimentando un «circolo vizioso di indebita influenza politica a vantaggio di interessi economici particolari, mentre miliardi di persone languiscono nella povertà e il godimento dei diritti fondamentali è sempre più compromesso». Così, mentre si assiste a processi di autocratizzazione «rapidi e virulenti» e spesso inattesi, com’è il caso attuale degli Usa, in molti Paesi del mondo si sta verificando un progressivo deterioramento dei principi democratici e un’«avanzata di un potere oligarchico governato secondo la legge del più ricco».
Super ricchi in un mondo sempre più povero
Anche nell’edizione 2026 del suo Rapporto, Oxfam evidenzia alcuni dati significativi dello stato di disuguaglianza globale. La ricchezza dei miliardari è cresciuta del 16% in termini reali nel 2025, con un ritmo tre volte superiore alla media degli ultimi cinque anni. Per la prima volta nel mondo ci sono più di 3.000 miliardari e, complessivamente, i patrimoni miliardari hanno toccato il livello record di 18.300 miliardi di dollari, segnando un aumento dell’81% rispetto al 2020. Una quantità di ricchezza che, per rendere l’idea della sua grandezza, equivalente a 8 volte il Pil dell’Italia e a 26 volte le risorse necessarie per riportare alla soglia di 3 dollari al giorno chiunque viva in povertà estrema. In questo squilibrio vergognoso, i 12 miliardari più ricchi del mondo possiedono più ricchezza della metà più povera dell’umanità, ovvero più di quattro miliardi di persone. Oltretutto, sottolinea Oxfam, se l’incremento di ricchezza dei miliardari globali registrato nel 2025 venisse “virtualmente” distribuito tra tutti i cittadini del pianeta (con 250 dollari a persona), i miliardari sarebbero comunque di oltre 500 miliardi di dollari più ricchi rispetto al 2024. A fronte di questa incredibile concentrazione di ricchezza, corrisponde d’altro canto un tasso di riduzione della povertà globale sostanzialmente invariato negli ultimi 6 anni: oggi quasi la metà della popolazione mondiale vive in povertà e un quarto degli abitanti del pianeta soffre di insicurezza alimentare. Eppure, calcola Oxfam, basterebbe il 65% della ricchezza accumulata dai miliardari solo nell’ultimo anno per porre fine alla povertà globale (cioè raggiungere la soglia di 8,30 dollari al giorno). Invece l’enorme squilibrio è sempre più grande: in media, una persona appartenente all’1% più ricco del pianeta possiede una ricchezza 8.251 volte superiore a quella di una persona appartenente al 50% più povero. La metà più povera dell’umanità detiene solo lo 0,52% della ricchezza mondiale, mentre l’1% più ricco ne possiede il 43,8%. Tra i super ricchi si registra però una forte disuguaglianza di genere: solo il 13% della ricchezza complessiva dei miliardari è in mano a donne.
Regole dettate da pochi e autocrazie in forte aumento
Dove la disuguaglianza è più elevata poi, osserva Oxfam citando alcuni studi, il rischio di erosione democratica è fino a sette volte più alto rispetto ai Paesi più egalitari, mentre in generale i miliardari hanno una probabilità superiore di oltre 4.000 volte rispetto alle persone comuni di ricoprire cariche politiche. «Il divario tra ricchi e poveri sta alimentando la disuguaglianza politica, sta creando una classe di individui con un accesso smisurato al potere e un diretto controllo sulle nostre economie e società, accanto a una maggioranza politicamente povera i cui diritti e la cui voce sono soppressi in molti Paesi» si legge nel Rapporto, che cita due dati significativi. Nell’Ue 14 delle 20 organizzazioni che hanno avuto più incontri con i rappresentanti politici europei hanno interessi commerciali, mentre negli Usa le aziende associate ai 10 uomini più ricchi del mondo hanno speso 88 milioni di dollari in attività di lobbying nel 2024. Il caso Trump/Musk evidenzia come i super ricchi utilizzino la loro ricchezza per «assicurarsi il potere politico necessario a plasmare le regole che guidano le nostre economie e a governare», spesso imposte con strumenti coercitivi e autoritari. Inoltre, la proprietà dei principali media e social network consente a pochi soggetti di condizionare il discorso pubblico, «supportando ricette politiche da cui le élite traggono vantaggio e screditando alternative egalitarie». Le elevate disuguaglianze rappresentano di fatto il fallimento della democrazia, sostiene Oxfam: «Corrodono il tessuto morale della società e lacerano il patto civico, il senso di appartenenza, la capacità di riconoscersi parte di un destino comune. Minacciano la coesione, disintegrando i legami sociali, la corresponsabilità morale e la fiducia reciproca». Così, la percentuale della popolazione mondiale che vive in autocrazie è aumentata di quasi il 50% tra il 2004 e il 2024, mentre solo tre persone su dieci vivono oggi in democrazie, rispetto a una su due nel 2004.
Promuovere dignità umana e valori condivisi
«Opporsi a tale deriva è oggi più che mai un imperativo categorico che richiede lo sviluppo di un’offerta politica, incardinata su istanze condivise di uguaglianza sostanziale e sulla promozione della dignità umana, frutto di ascolto e confronto su valori, interessi e conoscenze» afferma Oxfam, che chiede di attuare provvedimenti e promuovere iniziative che possano ridurre gli squilibri economici, incidendo sui processi Onu e G20. Tra queste, la riduzione e cancellazione del debito dei Paesi a basso reddito, una vera cooperazione allo sviluppo, l’istituzione di «uno standard globale di tassazione dell’estrema ricchezza» e di un Panel Internazionale sulla Disuguaglianza.