L’Unione europea alla ricerca di unità
Presentato all’Europarlamento da Ursula von der Leyen lo stato dell’Ue 2025
Un’Europa «impegnata in una lotta», che «deve combattere e conquistarsi un posto in un mondo ostile», che deve essere ripensata e rinascere per rendersi «indipendente», ma tutto ciò può avvenire solo attraverso l’unità «tra gli Stati membri, tra le istituzioni dell’Ue e tra le forze democratiche europeiste del Parlamento». Questo il quadro della situazione illustrato dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nel corso della presentazione presso l’aula europarlamentare di Strasburgo, dello stato dell’Unione europea. E il suo appello all’unità, rivolto soprattutto ai gruppi politici del Parlamento piuttosto critici rispetto al suo operato, è stato supportato da un’analisi e da iniziative annunciate che sono sembrate tendere ad accontentare un po’ tutti, ma nessuno in particolare. Un appello all’unità aperto però a nuovi scenari: «Ritengo che sia necessario passare alla maggioranza qualificata in alcuni ambiti, ad esempio in politica estera. È arrivato il momento di liberarci delle catene dell’unanimità».
La difesa prima di tutto
Prioritaria, per la presidente della Commissione, la questione della difesa europea. L’Europa, ha detto von der Leyen, «deve essere pronta ad assumersi la responsabilità della propria sicurezza. Naturalmente, la Nato resterà sempre fondamentale, ma solo una posizione di difesa europea forte e credibile può garantire la nostra sicurezza». Per questo si considera fondamentale una “Sorveglianza del versante orientale” (Eastern Flank Watch) e la dotazione per l’Europa di mezzi strategici indipendenti. «Dobbiamo rispondere all’appello dei nostri amici baltici e costruire un muro di droni» ha dichiarato, definendo questa non «un’ambizione astratta» bensì «il fondamento di una difesa credibile». Oltre agli 800 miliardi di euro in investimenti per la difesa previsti dal piano “Prontezza 2030”, che comprende anche il programma Safe con 150 miliardi di euro per acquisti congiunti, la Commissione propone ulteriori investimenti per 6 miliardi di euro al fine di creare una “Alleanza per i droni” (Drone alliance) con l’Ucraina. Per il prossimo Consiglio europeo è stata annunciata la presentazione di una tabella di marcia sui nuovi progetti comuni in materia di difesa e la creazione di un Semestre europeo della difesa. Putroppo ancora nessun riferimento concreto ad azioni diplomatiche per cercare di porre fine al conflitto russo-ucraino, ma in ogni caso questo non frenerebbe gli enormi investimenti dell’Ue per la difesa perché, ha osservato von der Leyen, «l’economia di guerra di Putin continuerà anche se la guerra finisce».
Misure contro il governo di Israele
Altro tema delicato, che ha provocato forti discussioni tra le forze politiche europarlamentari, è quello relativo alla drammatica situazione di Gaza. «Per il bene dei bambini come per il bene dell’umanità, si deve porre fine a queste atrocità. Atrocità sintomo di un cambio di rotta divenuto sistematico negli ultimi mesi, che ha portato a una situazione inaccettabile. Quello che sta accadendo a Gaza è inammissibile» ha dichiarato la presidente della Commissione, sostenendo che «l’Europa deve assumere un ruolo guida, come ha già fatto in passato». A tale proposito è stato annunciato un pacchetto di misure, che prevede la sospensione del sostegno europeo a Israele con l’interruzione di «tutti i pagamenti nei settori interessati, senza compromettere la collaborazione con la società civile israeliana». Poi saranno proposte al Consiglio sanzioni «da comminare ai ministri estremisti e ai coloni violenti» e la «sospensione parziale» dell’accordo di associazione sulle questioni commerciali. «So che i provvedimenti proposti risulteranno eccessivi per alcuni, insufficienti per altri. Ma è giunto il momento di assumerci le nostre responsabilità» ha aggiunto la presidente dell’esecutivo europeo, annunciando anche l’istituzione di un Palestine Donor Group per la ricostruzione di Gaza.
La proposta di sospendere il sostegno bilaterale dell’Ue a Israele e di sospendere parzialmente l’accordo Ue-Israele in materia commerciale è poi stata approvata da una risoluzione dell’Europarlamento, che ha chiesto inoltre indagini complete su crimini di guerra e violazioni.
Mercato unico, economia circolare, povertà e democrazia
Tra gli altri temi affrontati nel discorso sullo stato dell’Ue, la questione del mercato unico ancora incompleto per servizi finanziari, energia e telecomunicazioni e che necessita una tabella di marcia da qui al 2028. Così come la Commissione ritiene «essenziale» istituire un’IA europea, «che contribuirà a potenziare le nostre industrie e le nostre società», investendo nelle «gigafabbriche di IA europee». Con il patto per l’industria pulita, ha poi osservato von der Leyen, si sono individuati i principali ostacoli da eliminare, mentre sul versante dell’offerta sarà varato un pacchetto di sostegno per le batterie (Battery Booster) al fine di potenziarne la produzione in Europa, ma perché questo accada va creata «un’economia davvero circolare», mantenendo gli obiettivi climatici e ambientali. Un’economia competitiva non può prescindere però da posti di lavoro di qualità, per i quali sarà proposto un atto legislativo, e da «un’ambiziosa strategia europea contro la povertà, in cui definiremo il nostro piano per contribuire a eradicare la povertà entro il 2050». Iniziativa fortemente collegata alla crisi degli alloggi, che «è una crisi sociale» e per contrastare la quale sarà presentato nei prossimi mesi «il primo piano europeo per alloggi a prezzi accessibili» e sarà convocato il primo Vertice dell’Ue sugli alloggi: «Otto anni fa il pilastro europeo dei diritti sociali ha sancito il diritto sociale all’alloggio in Europa. È tempo di concretizzare questa promessa».
Infine, dopo un cenno alla politica migratoria limitato ancora una volta unicamente al controllo delle frontiere a ai rimpatri, la presidente della Commissione ha lanciato un monito sugli attacchi al sistema democratico, dichiarando l’intenzione di istituire «un nuovo centro europeo per la resilienza democratica» (European Centre for Democratic Resilience), nonché avviare «un nuovo programma per la resilienza dei media» (Media Resilience Programme), che sosterrà il giornalismo indipendente e l’alfabetizzazione mediatica. Allo studio anche possibili restrizioni ai social media.