Follia e paradosso del riarmo nucleare
È in atto una assurda corsa agli armamenti nucleari, esclusiva e autodistruttiva
Con l’intervento diretto dell’esercito degli Usa a fianco di quello israeliano contro gli impianti nucleari iraniani è evidente la pericolosa escalation bellica, con il rischio di estensione del conflitto. Come già fatto dai “responsabili” politici e militari israeliani, anche quelli statunitensi hanno giustificato gli attacchi ai siti iraniani con la necessità di bloccare il programma nucleare iraniano, nonostante l’Aiea avesse affermato che l’Iran non stava sviluppando armi nucleari. Attacchi effettuati dalla più grande potenza militare atomica globale, quali sono gli Usa, e dall’unico Paese mediorientale in possesso di armi nucleari com’è Israele: oltre 90 testate secondo la Federazione degli Scienziati Americani (Fsa), mai dichiarate ufficialmente. Vari osservatori internazionali hanno sollevato il legittimo dubbio che l’Iran sia stato attaccato proprio perché privo di armi nucleari, il che non fa che rafforzare la corsa agli armamenti nucleari e, di conseguenza, i rischi per la sicurezza globale. Dopo il bombardamento subito dalle forze israeliane e statunitensi, l’Iran ha annunciato che rinuncerà ai negoziati sul suo programma nucleare, che alcuni leader europei avevano tardivamente tentato di riaprire, e che si ritirerà dal Trattato di non proliferazione. Si ha quindi l’ennesima conferma di quanto la guerra non risolva nulla, crei distruzione e alimenti solo il riarmo: se si temeva che l’Iran mirasse all’armamento nucleare ora è certo che cercherà di farlo, oppure sarà distrutto con una guerra devastante e pericolosissima non solo per quella regione ma per l’intera stabilità globale.
Oltre 100 miliardi di dollari all’anno per gli arsenali nucleari
Il folle e crescente investimento in armamenti nucleari è stimato da un recente Rapporto pubblicato dalla International Campaign to Abolish Nuclear Weapons (Ican), secondo cui nel 2024 i nove Stati dotati di armi nucleari hanno speso più di 100 miliardi di dollari per i loro arsenali nucleari, con un aumento di circa l’11% rispetto all’anno precedente. Il rapporto mostra che la spesa combinata di Stati Uniti, Cina, Russia, Regno Unito, Francia, India, Pakistan, Israele e Corea del Nord, cioè i Paesi attualmente dotati di armamenti nucleari, è aumentata di quasi 10 miliardi di dollari rispetto alla spesa del 2023, con un settore industriale privato che ha guadagnato solo lo scorso anno almeno 42,5 miliardi di dollari dai contratti per gli arsenali nucleari. Gli Usa hanno speso più di tutti gli altri Paesi “nucleari” messi insieme: 56,8 miliardi di dollari. La Cina si colloca al secondo posto con 12,5 miliardi di dollari, meno di un quarto della spesa statunitense. Al terzo posto in Regno Unito, con 10,4 miliardi di dollari, pari al 10% della cifra totale. Complessivamente, osserva l’Ican, negli ultimi cinque anni la spesa globale per armamenti nucleari è aumentata di oltre il 47%, passando da 68 a 100 miliardi di dollari annui: una cifra che equivale a 3.169 dollari al secondo, 274 milioni di dollari al giorno e ben 1,9 miliardi di dollari per ogni settimana dell’anno.
Finita l’era di riduzione delle armi nucleari
«Sta emergendo una nuova pericolosa corsa agli armamenti nucleari, in un momento in cui i controlli sono gravemente indeboliti» sostiene lo Stockholm International Peace Research Institute (Sipri), lanciando la sua valutazione annuale sullo stato degli armamenti, del disarmo e della sicurezza internazionale. Quasi tutti i nove Stati dotati di armi nucleari, osserva il Sipri, nel 2024 hanno proseguito intensivi programmi di modernizzazione. Delle circa 12.241 testate nucleari stimate a inizio 2025, circa 9.614 si trovavano in scorte militari per un potenziale utilizzo. Si stima che 3.912 di queste testate fossero dispiegate su missili e aerei, mentre le restanti si trovavano in depositi centrali. Circa 2.100 delle testate dispiegate erano tenute in stato di massima allerta operativa su missili balistici. Russia e Stati Uniti possiedono insieme circa il 90% di tutte queste armi nucleari ed entrambi stanno implementando programmi che potrebbero aumentare le dimensioni e la diversificazione dei loro arsenali: «Se non verrà raggiunto un nuovo accordo per limitare le loro scorte, il numero di testate installate sui missili strategici sembra destinato ad aumentare» osserva il Sipri. La Cina si stima che possieda attualmente almeno 600 testate nucleari, ma il suo arsenale nucleare sta crescendo più rapidamente di qualsiasi altro, con circa 100 nuove testate all’anno dal 2023, sostiene il Sipri, sottolineando però che «anche se la Cina raggiungesse il numero massimo previsto di 1500 testate entro il 2035, ciò ammonterebbe comunque a circa un terzo di ciascuno degli attuali arsenali nucleari russi e statunitensi». In generale, «l’era della riduzione del numero di armi nucleari nel mondo, che durava dalla fine della Guerra Fredda, sta volgendo al termine» osserva lo studio, secondo cui «assistiamo a una chiara tendenza alla crescita degli arsenali nucleari, all’inasprimento della retorica nucleare e all’abbandono degli accordi sui controlli».
Solo più 89 secondi alla mezzanotte
E intanto l’orologio dell’Apocalisse si avvicina sempre più alla mezzanotte: mancano solo 89 secondi, il che significa che non si è mai stati così vicini alla catastrofe globale nei 78 anni di storia di questo misuratore della follia umana, creato dal Bulletin of the Atomic Scientists’ Science and Security Board, in consultazione con vari Premi Nobel. Tra i fattori che influenzano l’orologio, le cui lancette erano state spostate nel 2023 a 90 secondi e ora a 89 secondi alla mezzanotte, figurano le armi nucleari e i conflitti che dilagano, la crisi climatica, ma anche l’intelligenza artificiale e le malattie infettive. L’analisi del Bulletin è chiara: «Il rischio di un uso nucleare continua a crescere a causa dell’aumento delle capacità e della rottura dei trattati. La Russia ha sospeso l’adesione al nuovo trattato Start e ha ritirato la ratifica del Trattato sulla messa al bando degli esperimenti nucleari. La Cina sta rapidamente aumentando il suo arsenale nucleare. Gli Stati Uniti hanno abdicato al loro ruolo di portavoce della cautela. Sembrano inclini ad espandere il loro arsenale nucleare nella convinzione che l’uso “limitato” di armi nucleari possa essere gestito. Una fiducia così mal riposta potrebbe farci inciampare in una guerra nucleare. Stati Uniti, Cina e Russia hanno la responsabilità primaria di salvare il mondo dall’orlo del baratro. Il mondo dipende da un’azione immediata».