L’Ue vuole ridurre sprechi alimentari e rifiuti

L’Europarlamento aumenta gli obiettivi migliorativi proposti dalla Commissione

Ogni anno nell’Ue vengono generati 60 milioni di tonnellate di rifiuti alimentari, con una media di 131 kg a persona, e 12,6 milioni di tonnellate di rifiuti tessili. Solo abbigliamento e calzature rappresentano 5,2 milioni di tonnellate di rifiuti, equivalenti a 12 kg di rifiuti pro capite annui. A livello globale si stima che meno dell’1% di tutti i prodotti tessili vengano riciclati in nuovi prodotti. In ambito alimentare gli scarti domestici stimati rappresentano il 54% del totale, mentre quasi il 30% del cibo prodotto va perso o sprecato, soprattutto durante il trasporto.

Si tratta di sprechi eccessivi, che per motivi ambientali, economici, sociali e anche etici devono essere assolutamente ridotti, direzione verso cui si stanno muovendo le istituzioni europee. La commissione per l’ambiente del Parlamento europeo ha infatti adottato il 14 febbraio, senza voti contrari, degli obiettivi di riduzione più ambizioni rispetto a quelli contenuti nella proposta di revisione della direttiva quadro sui rifiuti, pubblicata dalla Commissione europea nel luglio scorso. Gli eurodeputati chiedono di aumentare gli obiettivi vincolanti di riduzione dei rifiuti proposti dalla Commissione ad almeno il 20% nella trasformazione e produzione alimentare (invece del 10%) e al 40% pro capite nella vendita al dettaglio, nei ristoranti, nei servizi di ristorazione e nelle famiglie (invece del 30%), rispetto alla media annuale generata tra il 2020 e il 2022. Obiettivi che dovrebbero essere raggiunti dagli Stati membri dell’Ue entro la fine del 2030, ma che la Commissione è invitata a innalzare ulteriormente (almeno 30% e 50% rispettivamente) in prospettiva 2035.

Per i prodotti tessili, abbigliamento e calzature sono invece richiesti regimi di responsabilità estesa del produttore (Epr), attraverso cui gli operatori economici che mettono i prodotti sul mercato dell’Ue coprirebbero i costi per la loro raccolta differenziata, cernita e riciclaggio. Gli Stati membri dovrebbero istituire questi regimi 18 mesi dopo l’entrata in vigore della nuova direttiva (anziché i 30 mesi proposti dalla Commissione) e, parallelamente, dovrebbero garantire entro il 1° gennaio 2025 la raccolta separata dei tessili per il riutilizzo e il riciclaggio.

«Forniamo soluzioni mirate per ridurre gli sprechi alimentari, come promuovere frutta e verdura “brutte”, tenere d’occhio le pratiche di mercato sleali, chiarire la data di etichettatura e donare alimenti invenduti ma consumabili» ha spiegato la relatrice europarlamentare, Anna Zalewska, sottolineando anche l’importanza di una raccolta differenziata più efficiente dei rifiuti urbani, in modo che gli elementi che possono essere riciclati vengano estratti prima di essere inviati all’inceneritore o alla discarica.

La posizione su sprechi e rifiuti espressa dalla commissione per l’ambiente del Parlamento europeo sarà votata dall’aula durante la sessione plenaria del marzo prossimo, ma date le prossime elezioni europee che si svolgeranno dal 6 al 9 giugno il dossier sarà poi  preso in carico dal nuovo Parlamento.

L’enorme impatto degli sprechi alimentari

Nella proposta presentata nel luglio 2023 dalla Commissione europea per la revisione della direttiva sui rifiuti del 2008, riveduta nel 2018, si rileva come i rifiuti alimentari rappresentino una delle principali fonti di inefficienza della filiera agroalimentare, provocando impatti ambientali e climatici negativi. Infatti, spiega la Commissione, «quando gli alimenti vengono gettati via, tutte le risorse e l’energia intrinseche così come i loro impatti ambientali, ad esempio le emissioni di gas a effetto serra che si accumulano lungo la catena alimentare, continuano a essere presenti, senza alcun beneficio per l’alimentazione umana». Nel 2020 i 58,5 milioni di tonnellate di rifiuti alimentari prodotti nell’Ue hanno causato emissioni per 252 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti, ossia il 16% dell’impatto totale delle emissioni di gas a effetto serra derivante dal sistema alimentare europeo. L’acqua consumata per produrre alimenti che vengono poi buttati è quantificata in 342 miliardi di m3, pari al 12% dell’impatto totale della produzione e dei consumi alimentari dell’Ue. I rifiuti alimentari sono anche responsabili del 16% degli impatti sul suolo provocati dalle attività di uso del suolo, mentre le ripercussioni sull’eutrofizzazione marina sono pari al 15% del totale.

C’è poi un impatto economico importante dei rifiuti alimentari, stimato in 132 miliardi di euro all’anno, costi che comprendono sia la perdita di risorse nelle varie fase della filiera alimentare, sia la spesa superflua da parte delle famiglie. A ciò va aggiunto il costo della raccolta e del trattamento dei rifiuti alimentari, stimato in ulteriori 9,3 miliardi di euro.

Infine, ma non meno importanti, ci sono le conseguenze sociali dello spreco di risorse che potrebbero essere utilizzate diversamente. Le famiglie nell’Ue destinano mediamente alla spesa alimentare (agroalimentare e servizi di ristorazione) il 19% circa della spesa totale. Sebbene in Europa sia garantita la disponibilità dei prodotti alimentari, osserva la Commissione europea, la loro accessibilità economica rappresenta una preoccupazione per un numero crescente di cittadini: sono 32,6 milioni le persone che non possono permettersi un pasto con carne, pesce o un equivalente vegetariano ogni due giorni.

Rifiuti urbani in diminuzione nel 2022

Intanto Eurostat segnala che nel 2022 è leggermente diminuita la quantità di rifiuti urbani generati per persona nell’Ue: è stata di 513 kg, cioè 19 kg o il 4% in meno per persona rispetto al 2021 (532 kg), seppur ancora 46 kg in più rispetto a quanto avveniva nel 1995 (467 kg).

I cittadini austriaci (827 kg a persona), danesi (787 kg) e lussemburghesi (720 kg) sono stati i principali produttori di rifiuti urbani, mentre le quantità più basse sono state prodotte in Romania (301 kg), Polonia (364 kg) ed Estonia (373 kg). Le variazioni tra Paesi, osserva Eurostat, riflettono differenze nei modelli di consumo, nella ricchezza economica e nella raccolta e gestione dei rifiuti urbani. In termini di riciclaggio, invece, è stata registrata una media di 249 kg pro capite, in calo rispetto ai 264 kg del 2021. Austria (516 kg), Danimarca (411 kg) e Germania (409 kg) i Paesi più virtuosi nell’Ue per il riciclo; Romania (36 kg), Malta (75 kg) e Grecia (90 kg) i peggiori.