l'Unione divisa

Pochi mesi dopo i bombardamenti sull'Afghanistan ecco risuonare forti i proclami di guerra, questa volta contro l'Iraq. Guerra preventiva, dissuasiva, contro un pericoloso regime che minaccia l'intero pianeta, ci informa la propaganda bellica, e non contro la popolazione di quel Paese. Già, come se non si sapesse che nelle guerre moderne, preventive o meno che siano, il 90% circa delle vittime sono civili; che quel regime e il suo dittatore Saddam Hussein sono utili "per tutte le stagioni" belliche e che le pericolose basi militari al centro dell'attenzione vengono bombardate quasi quotidianamente da 10 anni dagli aerei della flotta anglo-statunitense (qualcuno potrebbe spiegare a che scopo, dal momento che si è giunti alla situazione attuale?); e che la popolazione irachena è afflitta da un embargo decennale che ha già causato decine di migliaia di vittime. Altro "piccolo" particolare, non trascurabile, è che l'Iraq è tra i maggiori produttori mondiali di petrolio (attualmente fornisce indirettamente agli Usa circa 800.000 barili al giorno, cioè il 9% delle importazioni statunitensi di greggio) e, soprattutto, il secondo per riserve stimate dopo l'Arabia Saudita (Fonte: Agenzia internazionale dell'energia). Ma, sorvolando su tutto ciò, il presidente degli Stati Uniti, George Bush, informa il mondo che Hussein rappresenta «il male», esattamente come Bin Laden, e per questo va eliminato. Così, di fronte a questa dura e netta posizione assunta dall'amministrazione statunitense l'Europa si spacca, dimostrando ancora una volta quanto sia lontana l'Unione politica. Opportunismo politico, interessi economici e geopolitici, etica differente? Qualsiasi siano le motivazioni che dividono gli Stati membri dell'Ue rispetto alla situazione internazionale il risultato è uno solo: l'Unione europea in quanto tale non avrà un peso determinante nella risoluzione di questa crisi internazionale e, anche in sede ONU, si presenterà "in ordine sparso". Il presidente della Commissione europea, Romano Prodi, ha dichiarato lo scorso 24 settembre (dopo il Vertice Asem tenutosi a Copenaghen) che sull'Iraq esistono tra i Paesi europei «divergenze di punti di vista che riguardano però esclusivamente i mezzi e non gli obiettivi». Sì, ma in questo caso "mezzi" significa essere a favore o contro la guerra, cioè divergenze non di poco conto. E non sarà certo una guerra "preventiva", ai danni di una popolazione innocente, a risolvere il grave problema del terrorismo internazionale e dei regimi che lo sostengono. Dunque, mentre la Convenzione è al lavoro per costruire le basi dell'Europa di domani (e a questo argomento dedicheremo l'inserto del prossimo numero di euronote), l'Europa di oggi mostra tutti i suoi limiti politici, messi in evidenza dal difficile quadro internazionale e dai rapporti che i singoli Stati hanno o intendono avere con gli Usa.

In questo numero di euronote pubblichiamo un inserto speciale (multilingue e di 16 pagine) dedicato ai cosiddetti "4 Motori" dell'Europa, cioè le 4 regioni considerate "motori" dell'economia europea: Baden Württemberg (Germania), Rhône-Alpes (Francia), Cataluña (Spagna) e Lombardia (Italia).


la spesa per la protezione sociale nell'Ue

Secondo l'ultimo Rapporto sulla protezione sociale in Europa curato da Eurostat (Statistiche in breve 1/2002), le spese sostenute nei Paesi dell'Unione europea nel 1999 (ultimo anno per cui è disponibile la comparazione dei dati) per la protezione sociale ammontavano ad un valore pari al 27,6% del Prodotto interno lordo (Pil) europeo (media dell'Ue).

I valori di spesa variano naturalmente da Paese a Paese, passando da un minimo rappresentato dall'Irlanda, che spende il 14,7% del suo Pil, ad un massimo raggiunto dalla Svezia con il 32,9% del Pil.

In termini reali, si constata un'accelerazione della crescita di queste spese per abitante nel 1999, mentre si può notare come le spese previdenziali rimangano predominanti nell'Europa dei 15.

Nel lungo periodo, le spese legate alla famiglia, all'alloggio e all'esclusione sociale sono aumentate a scapito di quelle relative alla salute, all'invalidità e allo stato di disoccupazione.

Anche il sistema di finanziamento delle spese per la protezione sociale presenta forti differenze a seconda dei Paesi, ma nel corso degli ultimi anni si assiste comunque ad un riequilibrio delle due principali fonti di finanziamento della protezione sociale, che sono i contributi pubblici e le quote sociali, con una crescita della prima rispetto alla seconda. n

FONTI DI FINANZIAMENTO DELLA PROTEZIONE SOCIALE PER TIPOLOGIA (IN % SUL TOTALE DELLE FONTI)  

 

contributi pubblici

Quote sociali (contributi dal mondo del lavoro) 

altre fonti

totale

datore di lavoro

persone protette(1)

 

1990

1999

1990

1999

1990

1999

1990

1999

1990

1999

EU-15

28,8

35,7

67,1

60,6

42,5

37,9

24,6

22,7

4,1

3,7

EUR-12

24,8

31,9

70,9

64,0

46,1

40,9

24,8

23,1

4,3

4,2

B

23,8

25,7

67

71,8

41,5

49,4

25,5

22,4

9,2

2,5

DK

80,1

65,2

13,1

28,5

7,8

9,2

5,3

19,2

6,8

6,4

D

25,2

32,8

72,1

65,0

43,7

36,9

28,4

28,1

2,7

2,3

EL

33,0

28,6

59,0

61,1

39,4

37,7

19,6

23,4

8,0

10,3

E

26,2

26,8

71,3

69,2

54,4

52,2

16,9

17,0

2,5

4,0

F

17,0

30,4

73,5

66,8

51,0

46,5

28,5

20,3

3,5

2,8

IRL

58,9

59,8

40,0

39,0

24,5

24,2

15,6

14,8

1,0

1,2

I

27,2

38,9

70,3

58,0

54,9

43,6

15,5

14,4

2,5

3,1

L

41,5

46,9

50,5

49,1

29,5

24,7

21,0

24,4

8,1

40,0

NL

25,0

15,3

59,0

65,8

20,0

28,4

39,1

37,4

15,9

18,9

A

35,9

35,0

63,1

64,3

38,1

37,4

25,1

26,9

0,9

0,7

P

33,8

40,9

57,0

44,4

36,9

27,6

20,1

16,8

9,2

14,7

FIN

40,6

43,4

52,1

50,0

44,1

37,2

8,0

12,8

7,3

6,6

S

:

48,9

:

45,9

:

36,3

:

9,6

:

5,2

UK

42,6

47,3

55,0

51,8

28,1

27,7

26,9

24,0

2,4

0,9

IS

67,8

50,2

32,2

49,8

24,9

41,3

7,3

8,5

0,0

0,0

NO

63,1

59,8

36,4

38,8

24,0

24,6

12,5

14,2

0,5

1,4

EEE

29,4

36,1

66,6

60,2

42,2

37,6

24,4

22,5

4,0

3,7

CH

19,3

21,0

64,1

58,7

32,6

28,4

31,6

30,3

16,5

20,3

SK

:

30,1

:

64,5

:

46,7

:

17,8

:

5,4

SI

:

32,3

:

66,8

:

28,4

:

38,4

:

0,9

(1) salariati, lavoratori indipendenti, pensionati o altre persone
Fonte: Eurostat - SESPROS 2002

 

ABBREVIAZIONI

  • La zona euro (EUR-12) comprende Belgio (B), Germania (D), Grecia (EL), Spagna (E), Francia (F), Irlanda (IRL), Italia (I), Lussemburgo (L), Paesi Bassi (NL), Austria (A), Portogallo (P) e Finlandia (FIN).

  • L'Unione europea (EU-15) consta dei Paesi della zona euro oltre la Danimarca (DK), la Svezia (S) e il Regno Unito (UK).

  • Lo Spazio economico europeo (EEE) riguarda i Paesi dell'Unione europea oltre l'Islanda (IS), la Norvegia (NO) e il Liechtenstein (i cui dati non sono disponibili).

  • Le altre abbreviazioni riguardano la Svizzera (CH), la Slovacchia (SK) e la Slovenia (SI).

METODI E CONCETTI

Le spese e fonti di protezione sociale sono state calcolate secondo la metodologia del Sistema europeo di statistiche integrate di protezione sociale "Manuale SESPROS 1996".

Le spese includono gli assegni mutualistici, le spese di funzionamento e le altre spese dei regimi di protezione sociale.

Il "Manuale SESPROS 1996" classifica gli assegni mutualistici nelle otto seguenti funzioni: Malattia/cure di salute, Invalidità, Vecchiaia, Sopravvivenza, Famiglia/infanzia, Disoccupazione, Alloggio, Esclusione sociale non classificata altrove (n.c.a.).

 

SPESA PER LA PROTEZIONE SOCIALE (IN % SUL PIL)

 

1990

1993

1996

1997

1998

1999

EU-15

25,5

28,8

28,5

28,0

27,6

27,6

EUR-12

25,5

28,3

28,2

27,8

27,5

27,5

B

26,4

29,5

28,7

28,1

28,2

28,2

DK

28,7

31,9

31,4

30,4

29,9

29,4

D

25,4

28,4

30,0

29,5

29,3

29,6

EL

22,9

22,0

22,9

23,3

24,3

25,5

E

19,9

24,0

21,8

21,1

20,6

20,0

F

27,9

30,7

31,0

30,8

30,5

30,3

IRL

18,4

20,2

17,8

16,7

15,5

14,7

I

24,7

26,4

24,8

25,5

25,0

25,3

L

22,1

23,9

24,0

22,9

22,4

21,9

NL

32,5

33,6

30,1

29,4

28,5

28,1

A

26,7

28,9

29,6

28,8

28,3

28,6

P

15,2

20,7

21,3

21,6

22,4

22,9

FIN

25,1

34,6

31,6

29,3

27,3

26,7

S

33,1

38,6

34,5

33,6

33,2

32,9

UK

23,0

29,1

28,3

27,7

27,2

26,9

IS

16,9

18,8

18,8

18,5

18,6

19,1

NO

26,3

28,4

26,2

25,6

27,5

27,9

EEE

25,5

28,8

28,4

28,0

27,6

27,6

CH

19,9

24,8

26,9

28,0

28,0

28,3

SK

:

:

21,7

21,4

21,5

21,2

SI

:

:

26,0

26,5

26,5

26,5

Fonte: Eurostat-SESPROS

 

PRESTAZIONI SOCIALI PER FUNZIONI (1999 IN % SUL TOTALE DELLE PRESTAZIONI SOCIALI)

  

 

Previdenza
(vecchiaia +
reversibilità)

Malattia, spesa sanitarie + invalidità Famiglia e infanzia Disoccupazione

 Alloggio + esclusione sociale n.c.a.*

EU-15

46,0

34,9

8,5

6,8

3,8

EUR-12

46,5

34,9

8,2

7,4

2,9

B

43,0

33,6

9,1

12,1

2,2

DK

38,0

31,7

13,0

11,2

6,1

D

42,1

36,0

10,5

8,8

2,6

EL

50,7

31,0

7,6

5,7

5,0

E

46,2

37,0

2,1

12,9

1,9

F

44,2

34,0

9,8

7,4

4,6

IRL

25,2

45,3

13,0

11,1

5,4

I

64,0

30,0

3,7

2,2

0,2

L

41,4

39,5

15,5

2,5

1,1

NL

41,5

40,7

4,3

6,2

7,4

A

47,4

35,4

10,3

5,4

1,6

P

43,7

45,6

5,2

3,7

1,8

FIN

35,1

37,2

12,8

11,3

3,7

S

39,5

36,9

10,5

8,1

4,9

UK

46,1

34,8

8,8

3,2

7,0

IS

31,2

51,8

12,1

1,8

3,0

NO

31,2

49,7

13,2

2,5

3,3

EEE

45,8

35,2

8,6

6,8

3,7

CH

50,7

36,4

5,2

4,0

3,7

SK

36,5

40,6

11,1

5,7

6,1

SI

45,4

39,6

8,7

4,7

1,6

* Non classificata altrove
Fonte: Eurostat-SESPROS

 

SPESA PER LA PROTEZIONE SOCIALE PER ABITANTE
A PREZZI COSTANTI (INDICE 1990=100)

 

1993

1996

1997

1998

1999

EU-15

113

118

119

121

124

EUR-12

111

116

117

119

122

B

115

117

118

122

125

DK

113

122

121

122

123

D

104

114

112

114

117

EL

96

104

111

120

130

E

124

122

123

125

127

F

110

114

115

118

120

IRL

119

130

137

142

150

I

108

108

113

113

116

L

120

135

138

141

149

NL

104

102

103

103

105

A

110

118

118

120

125

P

144

163

174

189

201

FIN

116

122

120

120

120

S

108

106

106

110

113

UK

129

136

136

136

139

IS

104

113

118

127

135

NO

112

119

122

130

137

EEE

113

118

119

121

124

CH

117

125

131

135

136

SK

:

:

:

:

:

SI

:

:

:

:

:

Fonte: Eurostat-SESPROS

 

PRECISAZIONI SUI DATI

  • I dati concernenti le prestazioni e le fonti di finanziamento non sono disponibili per la Svezia per il periodo 1990-1992, di conseguenza i valori corrispondenti per l'UE-15 e per l'EEE sono stati stimati da Eurostat.

  • La Francia, l'Irlanda e il Portogallo registrano le pensioni di invalidità dei beneficiari che hanno raggiunto l'età della pensione tra le prestazioni della funzione Invalidità anziché della Vecchiaia.

  • Per B, DK, D (a partire da 1991), EL, E (a partire dal 1995), F, IRL, I, L (a partire dal 1995), NL (a partire dal 1994), P, FIN, S (a partire dal 1993), UK, ISL, N, SK e SI le cifre sono calcolate secondo la nuova metodologia dei conti nazionali SEC95; le altre cifre dei Paesi sono ancora calcolate secondo il SEC79.

  • I dati del 1999 sono provvisori per B, D, EL, E, F, I, NL, P, FIN, S, UK e SK.

 

LEGENDA

  • Malattia/cure di salute: include, tra l'altro, i congedi di malattia pagati, le spese mediche e la fornitura di prodotti farmaceutici.

  • Invalidità: include, tra l'altro, le pensioni di invalidità e la fornitura di beni e servizi, diversi dalle cure mediche, alle persone invalide.

  • Vecchiaia: include, tra l'altro, le pensioni di vecchiaia e la fornitura di beni e servizi, diversi dalle cure mediche, alle persone anziane.

  • Sopravvivenza: mantenimento di reddito e assistenza in rapporto al decesso di un membro della famiglia (ad es. reversibilità pensionistica).

  • Famiglia e infanzia: include l'assistenza, salvo le spese mediche, in rapporto alla gravidanza, al parto, alla maternità, alla cura dei bambini e altri membri della famiglia.

  • Disoccupazione: include, tra l'altro, l'indennità di disoccupazione e la formazione professionale finanziata da organismi pubblici.

  • Alloggio: include gli interventi pubblici che mirano ad aiutare le famiglie a far fronte al costo dell'alloggio.

  • Esclusione sociale non classificata altrove (n.c.a.): include le prestazioni complementari, il riadattamento di alcolisti e tossicodipendenti e altre prestazioni diverse (escluse le cure mediche).


dialogo sociale e partecipazione finanziaria dei lavoratori

Nei mesi scorsi la Commissione europea ha presentato due Comunicazioni riguardanti una il dialogo sociale (giugno 2002) e l'altra la promozione della partecipazione finanziaria dei lavoratori (luglio 2002). Ne indichiamo in estrema sintesi i punti principali.

importanza del dialogo sociale

Nel sottolineare che il dialogo sociale e la qualità delle relazioni industriali sono al centro del modello sociale europeo e come, in occasione dei Consigli europei di Laeken e Barcellona e dei vertici sociali che li hanno preceduti, i capi di Stato e di governo, le parti sociali e la Commissione abbiano rilevato l'importanza che il dialogo sociale a tutti i livelli riveste nella promozione della modernizzazione e del cambiamento all'interno dell'Unione e nei Paesi candidati, la Commissione ricorda che il Trattato dell'Ue le conferisce la responsabilità di promuovere e sostenere il dialogo sociale a livello comunitario. Con questa Comunicazione, dunque, la Commissione intende dare corpo alle proprie idee sul futuro del dialogo sociale come strumento per una migliore governance dell'Unione allargata e forza motrice delle riforme economiche e sociali.

gli auspici

In questo contesto, la Comunicazione:

le proposte

Secondo la Commissione, una migliore governance dell'Unione allargata richiede il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati al processo decisionale e a quello di attuazione. Le parti sociali, sostiene l'Esecutivo dell'Ue, hanno una posizione unica all'interno della società civile, e risultano nella posizione più adatta per affrontare i temi connessi col lavoro; possono inoltre negoziare accordi vincolanti. Per promuovere il ruolo del dialogo sociale nel quadro della governance europea, rafforzare il nesso fra livello nazionale e livello europeo e rendere più noti i risultati del dialogo sociale europeo, in particolare nell'ottica dell'allargamento, la Comunicazione presenta alcune proposte concrete:

La Comunicazione sottolinea poi il ruolo vitale e la debolezza del dialogo sociale nei Paesi candidati. Negli ultimi dieci anni, ricorda la Commissione, si sono ottenuti molti risultati, grazie al sostegno dei programmi e delle iniziative comunitari, ma resta moltissimo da fare per rafforzare le capacità delle parti sociali e coinvolgerle nel processo di adesione. La Comunicazione individua così una serie di misure, nuove o già in corso, per sostenere tale processo.

migliorare la consultazione

La Commissione intende consultare le parti sociali sulle principali iniziative con implicazioni sociali.

Dal canto loro, le parti sociali sono invitate a:

aumentare la visibilità

A questo scopo la Commissione:

La Commissione europea ha inoltre elaborato una proposta di Decisione del Consiglio dell'Ue per l'istituzione di un "Vertice sociale trilaterale per la crescita e l'occupazione", che dovrebbe essere composto dalla presidenza in carica del Consiglio a livello dei capi di Stato e di governo e dalle due presidenze successive, dalla Commissione e dai rappresentanti delle parti sociali. Questi ultimi dovrebbero essere al massimo 20, divisi in due delegazioni uguali comprendenti 10 rappresentanti dei lavoratori e 10 dei datori di lavoro.

partecipazione finanziaria dei lavoratori

La Comunicazione sul tema "Quadro per la promozione della partecipazione finanziaria dei lavoratori dipendenti" è stata invece emanata nel mese di luglio. In questa Comunicazione la Commissione dà ampio rilievo al positivo ruolo che la parti sociali possono svolgere in tale ambito. In particolare, la Commissione afferma che «sosterrà le iniziative delle parti sociali in materia di partecipazione finanziaria, tra cui: lo scambio di informazioni e di esperienze; la costituzione di reti; ricerche e studi». La Comunicazione impegna inoltre la Commissione a promuovere «conferenze nazionali che riuniscano i principali soggetti interessati del settore della partecipazione finanziaria».

obiettivi

Questa Comunicazione intende:

azioni

INFORMAZIONI:

Il testo della Comunicazione sul dialogo sociale è disponibile all'indirizzo web http://europa.eu.int/eur-lex/it/com/pdf/2002/com2002_0341it01.pdf

La Comunicazione sulla partecipazione finanziaria dei lavoratori si trova su http://europa.eu.int/eur-lex/it/com/cnc/2002/com2002_0364it01.pdf


cresce l'inflazione

Il tasso di inflazione annuale della zona euro è aumentato tra i mesi di luglio e agosto scorsi passando dall'1,9% di luglio al 2,1% di agosto, mentre quello dell'UE-15 è cresciuto nello stesso periodo dall'1,8% all'1,9%. Nell'agosto 2001 il tasso era del 2,4%. E' quanto emerge dalle rilevazioni statistiche di Eurostat, che evidenziano come lo scorso mese di agosto i tassi annuali d'inflazione più elevati si siano registrati in Irlanda (4,5%), Portogallo (3,9%), Grecia e Paesi Bassi (entrambi 3,8%). D'altro canto, i tassi più bassi sono stati quelli della Germania e del Regno Unito (entrambi 1%). Rispetto a un anno fa, gli aumenti relativi più elevati si sono verificati in Spagna (da 2,1% a 3,7%), Italia (da 2% a 2,6%) e Irlanda (da 3,7% a 4,5%)

INFLAZIONE ANNUALE NEL MESE DI AGOSTO 2002 (%)

D

UK

B

S

F

FIN

EU15

L

A

zona 
euro

DK

I

E

EL

NL

P

IRL

1,0

1,0

1,3

1,7

1,8p

1,8

1,9p

2,0

2,1p

2,1p

2,4

2,6p

3,7

3,8

3,8p

3,9

4,5

p = dato provvisorio
Fonte: Eurostat, settembre 2002

aumentata nel 2002 la disoccupazione

I dati forniti da Eurostat mostrano come il tasso di disoccupazione medio europeo sia rimasto pressoché invariato tra giugno e luglio di quest'anno: 8,3% nella zona euro e 7,7% nell'UE-15. Nel luglio scorso, i tassi più bassi sono stati registrati in Lussemburgo (2,4%), Paesi Bassi (2,8%), Austria (4,1%), Danimarca (4,3%), Irlanda e Portogallo (entrambi 4,5%), mentre il più elevato resta quello della Spagna (11,3%). Tra i Paesi per cui sono disponibili i dati relativi agli ultimi dodici mesi, si può notare come gli aumenti del tasso di disoccupazione siano stati particolarmente rilevanti in Irlanda (passata dal 3,8% del luglio 2001 al 4,5% del luglio 2002), Paesi Bassi (dal 2,4% del giugno 2001 al 2,8% del giugno 2002), Lussemburgo (dal 2% al 2,4%) e Austria (dal 3,6% al 4,1%). Confrontando i tassi di luglio 2002 con quelli di un anno prima si registra un aumento della disoccupazione sia maschile che femminile: la prima è passata dal 6,7% al 7,2% nella zona euro e dal 6,4% al 6,9% nell'UE-15, mentre quella femminile è cresciuta in misura minore passando dal 9,7% al 9,8% nella zona euro e dall'8,5% all'8,7% nell'UE-15. E' aumentata anche la disoccupazione giovanile (sotto i 25 anni), il cui tasso è passato dal 15,7% al 16,4% nella zona euro e dal 14,6% al 15,3% nell'UE-15, con valori compresi tra il minimo registrato nei Paesi Bassi (5,7%) e il massimo della Spagna (22,2%).

TASSO DI DISOCCUPAZIONE (%) A LUGLIO 2002

UE-15

7,7

Portogallo

4,5

zona euro

8,3

Svezia

4,9

Lussemburgo

2,4

Belgio

6,9

Paesi-Bassi

:

Germania

8,3

Austria

4,1

Francia

8,9

Danimarca

4,3

Finlandia

9,3

Irlanda

4,5

Spagna

11,3

Fonte : Eurostat, settembre 2002

 

fondi Ue contro l'Aids

L'Unione europea e la Norvegia hanno deciso di stanziare 200 milioni di euro per far fronte al grave problema dell'Hiv-Aids e per combattere le malattie legate alla povertà nei cosiddetti Paesi in via di sviluppo. Il finanziamento servirà alla ricerca di nuove medicine e di vaccini contro l'Aids, la malaria e la tubercolosi, che causano oltre cinque milioni di vittime ogni anno, di cui il 95% vive nei Paesi più poveri. La proposta, presentata al summit di Johannesburg, rientra nel quadro della collaborazione tra Europa e Paesi in via di sviluppo in campo medico. Il finanziamento costituisce il primo passo di un programma che porterà complessivamente ai Paesi poveri 600 milioni di euro: gli altri 400 milioni arriveranno dall'attività dei programmi nazionali di ricerca dei Paesi partecipanti e da altri donatori pubblici e privati.

(Fonte: Ansa)

Convenzione: più poteri ai parlamenti nazionali?

Nuovi poteri di controllo sulla legislazione Ue ai parlamenti nazionali, che in determinate circostanze potrebbero ricorrere contro i "disegni di legge" europei davanti alla Corte di giustizia di Lussemburgo: è la proposta formulata da uno dei gruppi di lavoro della Convenzione europea in un documento che sarà sottoposto alla plenaria in ottobre.

Nelle conclusioni, il gruppo di lavoro "sussidiarietà" della Convenzione, presieduto dallo spagnolo Inigo Mendez de Vigo (Ppe), ha proposto di introdurre un sistema di "primo allarme" (early warning) nella procedura legislativa europea. In base a tali proposte, ai parlamenti nazionali dei Paesi membri verrebbe data la facoltà, nel quadro della futura riforma delle istituzioni europee, di contestare le proposte di nuove normative rese pubbliche dalla Commissione di Bruxelles. Se un "numero significativo" di parlamenti nazionali (almeno un terzo) dovesse formulare obiezioni, sostiene la proposta, l'esecutivo Ue dovrà rivedere le proprie proposte. Se, nonostante tutto, i parlamenti nazionali che in un primo tempo avevano formulato obiezioni saranno contrari alla normativa adottata definitivamente, potranno fare ricorso alla Corte di giustizia Ue per "violazione della sussidiarietà", cioè del principio in base al quale le decisioni devono essere sempre prese al livello più vicino possibile ai cittadini.

La stessa facoltà di fare ricorso alla Corte di giustizia dovrebbe essere concessa anche, secondo la proposta del gruppo "sussidiarietà", al Comitato delle regioni.

INFORMAZIONI: http://european-convention.eu.int/default.asp?lang=IT
(Fonte: Ansa)

chieste nuove misure contro la "tratta"

Ogni anno sono vittime della "tratta" di esseri umani circa 700.000 donne e bambini, introdotti dai trafficanti nei Paesi più ricchi per essere sfruttati sessualmente e non solo. Il dato è emerso nel corso della Prima conferenza europea sulla lotta contro la tratta di esseri umani organizzata dal Parlamento europeo a Bruxelles e conclusasi il 20 settembre scorso con una Dichiarazione, sottoscritta dai circa 1000 partecipanti, che esorta i governi e le istituzioni europee ad adottare misure legislative e operative più efficaci e coordinate per combattere il grave fenomeno. Nella Dichiarazione finale si sottolinea come le persone costrette a queste pratiche sono vittime di crimini e perciò «non devono essere criminalizzate, perseguite o detenute per fatti dovuti alla loro situazione di vittime dei trafficanti»: a loro va garantita piuttosto una maggior protezione. L'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) ha proposto l'estensione a tutti i Paesi europei delle misure in vigore al momento solo in Italia e Belgio, che prevedono la concessione di permessi di soggiorno a tutte le vittime di tratta che collaborano con la giustizia nella lotta al traffico. A questo proposito la Commissione europea ha fatto sapere che si potrà giungere a iniziative europee solo dopo aver valutato i risultati delle esperienze italiana e belga.

INFORMAZIONI: www.iom.int

Hiv-Aids: nel 2001 meno infezioni nell'Unione

Sono stati 8210 i nuovi casi di infezione da Hiv-Aids registrati nell'Ue nel 2001, con un calo dell'11% rispetto al 2000. Negli ultimi dieci anni il virus ha contagiato oltre 234.000 persone nell'Unione europea, con un picco massimo di 63.000 casi registrati in Spagna (seguita dalla Francia, con 55.000, e dall'Italia con 50.000). Lo scorso anno sono stati registrati 2297 nuovi casi in Spagna, 1681 in Italia, 1527 in Francia e 1044 in Portogallo.

I dati sono stati resi noti lo scorso 10 settembre da Eurostat e mostrano come dalla metà degli anni Novanta al 2001 il numero di nuove infezioni Hiv-Aids abbia fatto segnare una sensibile riduzione in tutti gli Stati membri ad eccezione del Portogallo.

Il tasso d'incidenza medio dell'Ue è stato di 21,8 nel 2001, con forti differenze però tra gli Stati membri: dai tassi più elevati di Portogallo (105,8 casi per milione di abitanti) e Spagna (58), ai più bassi registrati in Finlandia (3,3) e nei Paesi Bassi (2,8).

Tra le categorie di trasmissione, il 39,4% del totale dei casi d'infezione registrati nell'Ue negli ultimi 20 anni ha riguardato persone consumatrici di droghe per via endovenosa, il 32,6% uomini omosessuali e bisessuali e il 17,6% contatti tra persone eterosessuali. Negli ultimi anni si è però registrata una notevole diminuzione di infezioni causate da rapporti omosessuali e bisessuali, mentre sono aumentate considerevolmente quelle provocate da rapporti eterosessuali.

Le categorie di trasmissione presentano caratteristiche differenti nei vari Paesi. I consumatori di droghe per via endovenosa rappresentano il 63,4% del totale dei casi nel periodo 1981-2001 in Spagna e il 59,2% in Italia, ma solo il 3,8% in Grecia e il 3,9% in Finlandia. I contatti tra omosessuali e bisessuali sono all'origine di oltre il 60% dei casi registrati nei Paesi Bassi (67,4%), in Danimarca (64,2%), in Germania (63,5%), nel Regno Unito (63,4%) e in Finlandia (62,7%), mentre riguardano solo il 15,6% dei casi in Italia e Portogallo e il 13,7% in Spagna. I rapporti eterosessuali hanno causato il 45,4% delle infezioni in Belgio e il 27,8% in Portogallo, ma solo il 13,3% in Spagna e l'8,6% in Germania.

Circa due terzi del totale dei casi di infezione da Hiv-Aids nell'Ue riguarda persone di età compresa tra i 25 e i 39 anni (19,1% nella fascia 25-29 anni; 26,6% nella fascia 30-34 anni e 18,9% in quella da 35 a 39 anni). L'età media di diagnosi del virus è cresciuta, passando da 30 anni nel 1988 a 38,7 anni nel 2001.

HIV-AIDS: CASI DICHIARATI E TASSI DI INCIDENZA  

 

Casi dichiarati per anno di diagnosi*

Tassi di incidenza**

1990

1994

1995

2000

2001

Totale
1981-2001

1990

1994

1995

2000

2001

UE-15

15752

24886

24151

9197

8210

234513

43,3

67,2

65,0

24,4

21,8

Belgio

205

258

248

118

107

2814

20,6

25,5

24,5

11,5

10,5

Danimarca

197

236

214

58

73

2358

38,4

45,4

41,0

11,0

13,9

Germania

1539

2044

1872

685

558

21210

19,5

25,1

23,0

8,3

6,8

Grecia

143

213

215

125

86

2260

14,1

20,5

20,6

11,9

8,1

Spagna

3909

7354

7061

2565

2297

63067

100,7

188,0

180,2

65,0

58,0

Francia

4319

5763

5289

1735

1527

54947

76,3

99,7

91,2

29,3

25,0

Irlanda

68

75

53

13

15

713

19,4

20,9

14,7

3,5

4,2

Italia

3134

5524

5662

1907

1681

49713

55,3

96,7

98,9

33,1

29,4

Lussemburgo

9

13

15

10

4

153

23,7

32,4

36,9

23,2

9,5

Paesi Bassi

419

488

538

105

44

5416

28,1

31,8

34,9

6,7

2,8

Autricha

165

167

206

84

43

2120

21,5

20,8

25,6

10,5

5,3

Portogallo

254

670

775

922

1044

9159

25,6

67,7

78,2

92,3

105,8

Finlandia

15

43

41

16

17

326

3,0

8,5

8,0

3,1

3,3

Svezia

132

187

195

55

41

1782

15,5

21,4

22,1

6,3

4,7

Regno Unito

1244

1851

1767

793

666

18455

21,7

31,8

30,2

13,3

11,3

* Dati aggiornati entro i termini della dichiarazione. Totali cumulativi non aggiornati.
** Tasso d'incidenza per milione d'abitanti, per anno di diagnosi. Dati aggiornati entro i termini della dichiarazione
Fonte: Eurostat, n° 18/2002, "Le SIDA dans l'Union européenne: incidence et mortalité", settembre 2002

CASI DI HIV-AIDS PER CATEGORIE DI TRASMISSIONE (%) SUL TOTALE CUMULATIVO DEI CASI*, 1981-2001 

  Consumatori di droghe per via endovenosa (UDVI) Contatti eterosessuali Uomini omosessuali e bisessuali Da madre a figlio Uomini omosessuali e bisessuali Emofilia e problemi di coagulazione e UDVI Trasfusioni

UE-15

39,4

17,6

32,6

1,3

1,4

1,5

1,6

Belgio

6,5

45,4

36,3

3,8

0,5

0,5

4,4

Danimarca

8,1

18,7

64,2

0,8

0,8

1,8

1,3

Germania

14,1

8,6

63,5

0,5

1,4

2,8

1,5

Grecia

3,8

18,1

56,5

0,9

0,8

5,2

2,7

Spagna

63,4

13,3

13,7

1,4

1,5

1,2

0,6

Francia

22,6

21,8

42,9

1,2

1,1

1,1

3,4

Irlanda

39,4

14,0

34,8

3,5

1,4

4,6

0,4

Italia

59,2

17,6

15,6

1,4

1,8

0,7

0,9

Lussemburgo

16,7

19,2

50,6

0,6

0,6

2,6

3,2

Paesi Bassi

0,8

16,1

67,4

0,7

0,8

1,3

1,0

Austria

24,6

15,3

37,2

1,2

0,9

3,8

2,1

Portogallo

49,9

27,8

15,6

0,8

1,0

0,7

1,4

Finlandia

3,9

26,2

62,7

0,9

:

0,3

2,4

Svezia

11,2

25,2

55,8

0,9

:

2,3

3,0

Regno Unito

6,2

20,7

63,4

2,3

1,7

3,7

0,9

* Totali non aggiornati entro i termini della dichiarazione. Alcune categorie di trasmissione, meno frequenti, non sono presenti nella tabella: per questo il totale delle percentuali per Stato membro non equivale al 100%
Fonte: Eurostat, n° 18/2002, "Le SIDA dans l'Union européenne: incidence et mortalité", settembre 2002