Notizie e statistiche sulle problematiche sociali nell'Unione europea

Nell'Unione europea oltre 65 milioni di persone vivono al di sotto della soglia di povertà, fissata convenzionalmente al 60% del reddito medio. Una percentuale di circa il 18% dell'intera popolazione europea, che salirebbe però al 26% se non esistessero i trasferimenti sociali per disoccupazione, malattia, invalidità, aiuti familiari e per la casa. In alcuni Stati membri, poi, la percentuale di popolazione povera sale ulteriormente raggiungendo il 24% in Portogallo, il 21% in Irlanda e Grecia, il 20% nel Regno Unito, il 19% in Spagna e Italia. I nuclei familiari con un genitore single e i disoccupati sono le categorie maggiormente esposte all'esclusione sociale, condizione questa che nei casi più estremi può portare alla vita in strada, senza lavoro e senza casa. Secondo stime dell'Osservatorio europeo sul fenomeno dei senza fissa dimora, infatti, sono circa 3 milioni i cittadini dell'Unione privi di fissa dimora e altri 15 milioni vivono in alloggi degradati o sovraffollati: questo significa che nell'Unione europea una persona su 20 non dispone di un alloggio dignitoso. A vivere in strada e in condizioni di estremo disagio sono persone sempre più giovani e, in alcuni casi, la loro condizione viene aggravata da problemi di alcolismo o tossicodipendenza.
Le varie "facce" del disagio sociale, infatti, non sono mai nettamente separate tra loro e tendono spesso a sovrapporsi.
Si pensi all'immigrazione da Paesi non comunitari, ad esempio, fenomeno importante sotto molti punti di vista (culturale, sociale, economico ecc.) che coinvolge circa 18 milioni di persone nell'Unione europea ma che presenta anche un aspetto molto problematico, seppure nettamente minoritario, e cioè quello dei flussi irregolari. Migliaia di persone che mettono a repentaglio la propria vita (e molte la perdono) pur di raggiungere l'Europa e una volta giuntevi sono totalmente prive di diritti, spesso sfruttate sul lavoro, rischiano di essere reclutate dalle organizzazioni criminali per lo spaccio di droghe o la prostituzione e, se individuate dalle forze dell'ordine, possono essere rinchiuse in attesa dell'espulsione nei centri di detenzione, luoghi di "non diritto" dove in molti casi non vengono garantiti diritti fondamentali come la difesa, la salute, dignitose condizioni igienico-sanitarie.
Altra importante causa di disagio (fisico e/o psicologico) è l'abuso di sostanze, che in generale possono essere definite droghe includendo tra esse anche l'alcool e il tabacco. Sostanze di vario tipo e utilizzate da tutte le classi d'età della popolazione europea, la cui dannosità è generalmente collegata alle quantità e ai modi del consumo. Si va così dal tabacco, l'alcool e le cosiddette droghe leggere, il cui consumo è molto diffuso e interessa cittadini europei dai 15 agli 80 anni, fino alle droghe definite pesanti come la cocaina e l'eroina (con tutti i loro derivati), passando per quelle oggi più "di moda" soprattutto tra i giovani e i ragazzi, cioè le droghe sintetiche (amfetamine, ecstasy, Lsd) che vengono assunte prevalentemente in forma combinata tra loro o con alcolici, cannabis e cocaina accrescendo in questo modo i rischi di effetti collaterali. Oltre al consumo esteso di queste sostanze va poi aggiunto quello sempre più frequente di psicofarmaci, che sta a dimostrare un disagio psicologico diffuso tra la popolazione anche in quelle fasce normalmente non individuate come "a rischio".
A fronte di un vasto panorama di disagio sociale vanno comunque segnalate iniziative che dimostrano come l'Europa sia attivamente impegnata nella ricerca di soluzioni che attenuino in qualche modo le sofferenze delle persone e ne sostengano la dignità. Iniziative che, pur molto differenti da un Paese all'altro, sono frutto dell'impegno sia di soggetti pubblici che del privato sociale. Si pensi ad esempio alle molteplici azioni di "riduzione del danno" rivolte ai tossicodipendenti (soprattutto quelli che assumono le sostanze per via iniettiva) che da anni contribuiscono a migliorare le condizioni di vita dei consumatori diminuendo in modo significativo i rischi per la salute loro e delle persone che sono loro vicine. Oppure alle molte esperienze di case alloggio per l'accoglienza dei malati di Aids, che danno la possibilità a migliaia di persone, tra le quali molti tossicodipendenti o detenuti, di vivere dignitosamente la loro malattia spesso causa di gravi discriminazioni sociali. Anche il panorama delle carceri europee, pur tra molte difficoltà, mostra tentativi diversificati di migliorare le condizioni dei detenuti attraverso una vasta gamma di misure e sanzioni alternative alla detenzione o la ricerca di standard qualitativi più elevati (come previsto dal documento sulle "Regole penitenziarie europee" redatto dal Consiglio d'Europa). Ne sono la prova le diverse esperienze di inserimento di spazi e momenti di affettività per i detenuti all'interno di piani trattamentali di riavvicinamento alle famiglie.
Ad alcuni "volti" del disagio sociale nell'Unione europea dedichiamo questo inserto di "euronote" utilizzando come fonte parte del materiale contenuto nell'"Annuario Sociale 2000" realizzato dal Gruppo Abele e appena pubblicato.


le case alloggio per l'accoglienza dei malati

Di AIDS si parla ormai solo nelle occasioni, a volte significative, a volte rituali, di annunci di nuove scoperte scientifiche; sarebbe necessario invece occuparsene con tenacia e continuità, perché in concreto vuol dire fare i conti con chi soffre a causa della malattia, ma anche delle deboli e precarie prospettive di vita, spesso fonti di nuove angosce. In Europa sono attive esperienze di accoglienza e assistenza molto diverse tra loro.
Uno studio condotto dal Coordinamento italiano delle case alloggio (CICA), aggiornato al 1° gennaio 2000, ha stimato in 69 le strutture residenziali per malati di AIDS presenti in Italia. Dal 1988, nelle strutture di accoglienza sono state ospitate 3653 persone: per il 78% uomini, nel 21% dei casi donne e per l'1% minori. Sono state accolte più di 2000 persone con problemi di tossicodipendenza, oltre 200 detenuti in misura alternativa al carcere e più di 500 persone con problemi di disagio psichico. Nel corso degli anni, più di 800 ospiti hanno lasciato le strutture: per quasi 500 persone è stato possibile il reinserimento in famiglia.
A Berlino le prime case alloggio sono sorte nel 1984, mentre nel 1987 il governo tedesco ha varato un progetto di pronto intervento e di assistenza, che prevedeva finanziamenti anche per le esperienze in atto. A Monaco, il movimento di auto-aiuto Münchener AIDS Hilfe, fondato nel 1984, gestisce due strutture di accoglienza, mentre la Croce rossa di Baviera ne ha attivata una terza. La Förderkreis Pflege und Unterstützung Schwerkranker (Associazione per la promozione della cura e dell'assistenza ai malati gravi) dispone di altre due case che offrono ospitalità, in situazioni di emergenza, anche a malati di AIDS. In Austria esistono appartamenti autogestiti e centri diurni, situati in particolare a Vienna. In Gran Bretagna sono attive realtà di hospice, in linea con la tradizione di assistenza anglosassone. In Svezia i gruppi di auto-aiuto formati da persone sieropositive o ammalate hanno a disposizione degli appartamenti. In Portogallo è in atto un progetto di solidarietà e di integrazione realizzato dal Centro della misericordia di Lisbona, controllato dai ministeri della Solidarietà sociale e della Sanità: l'Associazione gestisce un centro diurno, un'attività ambulatoriale e una struttura residenziale. Nel 1996 il Centro ha firmato un protocollo di cooperazione con il National life committee of Portugal, allo scopo di fornire un'adeguata assistenza domiciliare in alternativa all'ospedalizzazione prolungata. In Francia sono state realizzate sia esperienze di hospice che di residenza in appartamenti, abbastanza diffuse sul territorio: agisce anche un coordinamento degli enti che si occupano di assistenza ai malati di AIDS. In Grecia esiste una sola casa alloggio, ad Atene, gestita dal ministero della Sanità, mentre a Salonicco sono sorte difficoltà per l'ostilità della popolazione del quartiere all'apertura di una casa di accoglienza. A Madrid sono attive 10 realtà, per l'assistenza domiciliare; esistono anche tre strutture di soggiorno diurno e due a carattere residenziale gestite dalla Caritas: le case per malati di AIDS, in Spagna, hanno l'obiettivo di prendersi cura delle persone senza dimora. *

REGIONE EUROPEA DELL'OMS: MORTI PER AIDS SUDDIVISI
PER ANNO DI DICHIARAZIONE DEL DECESSO E PER GRUPPO
DI TRASMISSIONE E TOTALE CUMULATIVO DALL'INIZIO
DELL'EPIDEMIA AL 30 GIUGNO 1999*
ANNO DI DICHIARAZIONE DEL DECESSO**

Gruppo di trasmissione cumulat. 1995 1996 1997 1998 Totale

Omo/bisessuali

6.035

5.053

3.292

1.803

47.169

Tossicodipendenti

8.315

7.574

4.734

3.569

52.186

Omo/bisessuali tossic.

276

211

159

103

2.011

Emofilici

387

247

128

86

2.761

Trasfusi

290

243

152

81

3.098

Eterosessuali

2.753

2.906

1.628

1.363

17.930

Madre a figlio

242

199

134

111

1.729

Infezione ospedaliera

69

109

229

212

1.062

Altro

731

824

1.071

422

6.843

TOTALE

19.098

17.366

11.527

7.750

134.789

* Esclusa l'Olanda, per la quale non vi sono dati disponibili. I dati sono aggiornati
al 30 giugno 1999 tranne che per la Francia (novembre 1998), il Principato di Monaco e la Norvegia (dicembre 1998)
** Dati stimati sul totale cumulativo dei casi dichiarati alla fine di ciascun anno
Fonte: Annuario Sociale 2000 su dati CESES

CASI CUMULATIVI DI AIDS NELLA REGIONE EUROPEA DELL'OMS (AL 30 GIUGNO 1999)

Paesi

N. casi

Paesi

N. casi

Albania

11

Lituania

26

Armenia

14

Lussemburgo

138

Austria

1.883

Macedonia

27

Azerbaigian

11

Malta

46

Bielorussia

19

Repubblica Moldava

21

Belgio

2.476

Monaco**

40

Bulgaria

60

Olanda

5.011

Croazia

142

Norvegia**

628

RepubblicaCeca

125

Polonia

781

Danimarca

2.201

Portogallo

5.957

Estonia

22

Romania

749

Finlandia

292

Fed. Russa

278

Francia*

48.676

San Marino

14

Georgia

27

Slovacchia

22

Germania

18.118

Slovenia

79

Grecia

1.933

Spagna

54.078

Ungheria

319

Svezia

1.642

Islanda

50

Svizzera

6.548

Irlanda

650

Tagikistan

-

Israele

532

Turchia

297

Italia

43.851

Ucraina

981

Kazakistan

24

Regno Unito

16.067

Kirghizistan

-

Uzbekistan

7

Lettonia

37

Rep. Fed. Jugoslava

794

TOTALE Regione europea

215.704

* Dato aggiornato al novembre 1998
** Dato aggiornato al dicembre 1998
Fonte: Annuario Sociale 2000 su dati del Centre Européen pour la Surveillance Epidémiologique du SIDA (CESES)

UNIONE EUROPEA: MORTI PER AIDS SUDDIVISI PER ANNO DI DICHIARAZIONE DEL DECESSO E PER PAESE E TOTALE
CUMULATIVO DALL'INIZIO DELL'EPIDEMIA AL 30 GIUGNO 1999*
ANNO DI DICHIARAZIONE DEL DECESSO**

Paese

1995

1996

1997

1998

Totale cumulativo

Austria

157

93

33

49

1.199

Belgio

145

158

108

50

1.535

Danimarca

257

111

165

31

1.742

Finlandia

39

30

7

11

215

Francia

4.154

3.340

1.612

839

30.190

Germania

1.550

1.138

785

553

11.658

Grecia

217

147

258

79

1.134

Irlanda

46

34

7

20

342

Italia

4.979

4.999

2.259

2.769

30.527

Lussemburgo

7

4

4

5

81

Portogallo

433

561

529

412

3.517

Spagna

4.694

4.206

3.267

1.431

29.527

Svezia

144

177

25

161

1.149

Regno Unito

1.187

1.339

1.293

331

11.526

Ue

18.009

16.337

10.352

6.741

124.342

* Esclusa l'Olanda, per la quale non vi sono dati disponibili. I dati sono aggiornati
al 30 giugno 1999 tranne che per la Francia (novembre 1998)
** Dati stimati sul totale cumulativo dei casi dichiarati alla fine di ciascun anno
Fonte: Annuario Sociale 2000 su dati CESES


L'affettività dei detenuti

I sistemi penitenziari europei devono rispettare le normative internazionali, in particolare le Regole minime per il trattamento dei detenuti elaborate dall'ONU, la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, la Risoluzione sulle condizioni carcerarie nei Paesi dell'UE adottata il 18 dicembre 1998 dal Parlamento europeo; il documento del Consiglio d'Europa dal titolo Regole penitenziarie europee, tra l'altro, prevede la costante evoluzione delle regole stesse, mirata al raggiungimento di «standard qualitativi più elevati». Regole alle quali si attiene il nuovo Regolamento penitenziario italiano, presentato nel settembre 1999 e ora sottoposto all'iter burocratico che precede la sua emanazione. Una delle maggiori innovazioni in esso contenute riguarda l'introduzione di spazi per l'affettività in carcere, prevista, all'interno del trattamento, dall'articolo 61. Avverrà per gradi: dai colloqui alla possibilità di consumare il pasto con la famiglia, fino alla possibilità di trascorrere 24 ore nelle "unità abitative" predisposte in luoghi interni agli istituti dipena, ma staccati dal blocco centrale. Saranno uno strumento per ricostruire clima e legami familiari, lasciando alla polizia penitenziaria il controllo delle strutture. Verranno favoriti quindi non solo i rapporti di coppia, ma anche gli affetti familiari, filiali e fraterni.

Diverse le situazioni negli altri Paesi europei. In Albania sono previste visite non sorvegliate per i detenuti coniugati; in Belgio, in attesa delle decisioni della Commissione incaricata di redigere il nuovo Ordinamento penitenziario, è in atto una sperimentazione in quattro istituti, riguardante i detenuti condannati a pene definitive; in Croazia sono consentiti colloqui non sorvegliati con il coniuge o il partner nell'arco temporale di quattro ore; la Danimarca prevede visite in tutti gli istituti, senza esclusioni relative alla posizione giuridica dei detenuti; in Finlandia il provvedimento vale per coloro che, scontando lunghe pene, non possono usufruire di permessi; in Francia è in atto una sperimentazione in alcune case di reclusione per persone condannate in via definitiva; in Germania alcuni Länder hanno predisposto piccoli appartamenti in cui i detenuti con lunghe pene da scontare possono vedere i familiari o i partner; la Norvegia prevede visite non sorvegliate di un'ora, come per gli altri colloqui; in Olanda è prevista una visita al mese, con un partner fisso; in Spagna, una volta appurata l'esistenza di una relazione affettiva, viene programmata una visita al mese, e un'altra a carattere premiale, per coloro che non possono usufruire di permessi; in Svezia sono stati approntati piccoli appartamenti per gli incontri con il coniuge e con la famiglia; in Svizzera alcuni Cantoni concedono visite non sorvegliate per chi non fruisce di permessi. Nulla è previsto nel Regno Unito.

Come si vede, la panoramica europea oscilla tra l'inesistenza di norme al riguardo, il rispetto limitato del diritto alla sessualità e l'inserimento dei momenti di affettività nel piano trattamentale di riavvicinamento alla famiglia. *

MISURE E SANZIONI ALTERNATIVE ALLA DETENZIONE NEI PAESI EUROPEI (1997)

  

Paese  Rinvio della pronuncia di condanna sotto condizionale Obbligo di trattamento terapeutico  pronunciato in sentenza Obbligo di indennizzo pronunciato in sentenza   Lavoro di pubblica utilità Probation  Monitoraggio elettronico SemilibertÓ pronunciata  in sentenza Liberazione condizionale  Condannati definitivi detenuti al 1° settembre 1997

Austria

-

123

-

-

-

-

-

1.344

4.677

Belgio

6.146

-

-

-

-

-

28

892

5.090

Cipro

-

-

-

-

60

-

-

151

195

Danimarca

-

-

1.884

679

1.748

-

-

1.620

2.393

Estonia

4.000

-

-

-

-

-

-

-

3.136

Finlandia

-

-

-

3.206

1.596

-

-

813

2.485

Francia

5.297

8.052

-

25.557

57.234

-

3.762

5.204

32.171

Germania

-

2.250

3.096

-

87.440

-

-

-

nd

Ungheria

14.782

232

-

1.700

15.272

-

-

4.960

9.544

Irlanda

1.851

-

-

1.119

1.386

-

-

85

9;2.201

Italia

-

-

-

-

-

-

-

80

28.895

Lettonia

576

29

-

-

6.801

-

-

1.098

6.848

Lituania

11.215&

#009;-

-

-

-

-

99

2.990

10.362

Malta

4

2

-

-

47

-

-

-

nd

Paesi Bassi

-

-

3.865

15.896

-

96

-

-

6.073

Norvegia

-

-

-

779

-

-

-

-

1.652

Polonia

21.321

-

-

-

126.679

-

12.306

20.958

42.535

Portogallo

-

-

-

172

707

-

12

1.839

10.033

Romania

-

-

-

-

-

-

-

-

26.596

Rep. Slovacca

14.237

-

-

-

-

-

-

2.793

5.750

Svezia

-

-

-

504

5.656

3.809

-

4.979

9;4.066

Svizzera

-

-

-

2.010

33.978

-

-

2.440

4.033

Turchia

-

-

-

-

-

-

-

-

32.395

Inghilterra + Galles

-

-

6.750

47.120

54.090

430

-

73.550

48.981

Nord Irlanda

-

-

-

598

1.202

-

-

1.628

1.174

Scozia

-

-

-

5.707

6.814

-

-

209

5.161

Legenda: le sanzioni riportate non sono comparabili con le misure alternative italiane sostanzialmente per la ragione che le stesse, essendo appunto sanzioni, sono comminate dal giudice in sentenza, sono applicate cioè in alternativa alla pena detentiva al momento della condanna, e non dopo, in fase esecutiva, come nel caso italiano. La sanzione alternativa più rilevante in Paesi come Francia, Germania, Inghilterra e Galles, è la Probation, che non ha corrispondente italiano. La misura italiana (che pur contiene l'elemento della prova e che si fonda sull'azione di supporto e di supervisione/controllo da parte di un servizio apposito dell'Amministrazione penitenziaria dell'affidamento in prova al servizio sociale), non è comunque raffrontabile con la Probation degli altri Paesi proprio perché non è applicata in sentenza ma, come misura alternativa alla detenzione, può essere concessa, su istanza del condannato e, in presenza di determinati requisiti, all'inizio o nel corso dell'esecuzione della condanna stessa. I dati statistici dell'Italia rispetto alla misura della semilibertà non vengono riportati poiché la nostra misura non corrisponde alla semilibertà ab initio, cioè applicata in sentenza. Infine, la misura alternativa della detenzione domiciliare non risulta nel panorama europeo perché gli altri Paesi non prevedono questa alternativa, né in sentenza né a condanna iniziata.
nd = dato non disponibile
Fonte: Annuario Sociale 2000 su dati del Consiglio d'Europa


Il consumo di droghe sintetiche

Le cosiddette "nuove droghe" sono meglio definite come "droghe di sintesi", cioè chimiche.
* Effetti e rischi
* L'ecstasy ha effetti "empatogeni" (cioè facilita i rapporti interpersonali) ed eccitanti, l'LSD è un allucinogeno, le amfetamine sono energetiche e stimolanti. Il consumo di ecstasy sotto sforzo e in ambienti chiusi può indurre "colpi di calore" e l'uso continuato sembra danneggiare l'attività cerebrale. Il consumo di LSD può causare stati di ansia e di panico e disturbi psichici, e quello di amfetamine depressione. Spesso le droghe di sintesi vengono assunte in forma combinata fra loro o con alcolici, cannabis o cocaina ("cocktail" o "mix"). Questo stile di consumo accresce il rischio di effetti collaterali.
* Il consumo in Italia
* Oggi si stimano circa 400.000 consumatori di ecstasy e altre droghe di sintesi nella fascia d'età tra i 15 e i 25 anni. Si tratta soprattutto di consumatori occasionali e/o sperimentatori; molti vi abbinano altre sostanze, soprattutto l'alcool (la stima è della sociologa Maria Teresa Torti e di Renato Bricolo, presidente della consulta Nuove droghe presso il dipartimento Affari sociali). Gli atti della II Conferenza nazionale sulle droghe (dipartimento Affari sociali, 1997) riportano la stima di 50-80.000 giovani tra i 15 e i 25 anni che utilizzerebbero, con regolarità, ecstasy ogni settimana. Entrambe le stime sono state ricavate proiettando le percentuali riscontrate nell'ambito di varie ricerche sul numero totale dei frequentatori delle discoteche "di tendenza" italiane.

* L'Osservatorio europeo
* Il Rapporto 1999 dello European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction (EMCDDA) riporta le percentuali di ragazzi di 15-16 anni che ammettono di aver provato amfetamine in alcuni Paesi: Finlandia 1%, Olanda 8%, Regno Unito 13%; per la stessa età ammette di aver provato l'ecstasy l'1% in Finlandia, il 5-6% in Belgio e in Spagna, l'8-9% in Irlanda, Olanda e Regno Unito, e di aver provato l'LSD il 13-14% in Irlanda e nel Regno Unito, il 5-6% in Spagna e Italia e il 2% o meno negli altri Paesi membri. La percentuale dei giovani adulti che ha assunto amfetamine o ecstasy oscilla tra il 2% e il 5%, con tassi più elevati per la fascia 18-25 anni; l'uso negli ultimi 12 mesi riguarda, in media, l'1-2%, ma è più alto nel Regno Unito.
* I trend di consumo
* Quello dell'ecstasy sembra stabilizzato se non in declino, benché la sostanza sia ampiamente disponibile in discoteche, feste e altri ambienti privati. Si confermano in crescita la disponibilità e il consumo di amfetamine; in alcuni Paesi del Nord queste continuano a essere adoperate anche da tossicodipendenti cronicizzati ed emarginati. Negli ambienti ricreativi giovanili il consumo continua ad essere associato a quello delle sostanze non sintetiche: l'alcool, la cannabis, la cocaina e, a volte, l'eroina.
* I test "sul posto"
* Il controllo delle pillole nei luoghi di consumo, una pratica di "riduzione del danno", è attuata in pochi Paesi. In Olanda, le nuove sostanze pericolose vengono segnalate in campagne dirette ai potenziali consumatori. A Vienna (Austria) il progetto Check-it è rivolto ai consumatori di ecstasy e ai frequentatori delle feste rave, che vengono intervistati durante i test. In Francia, dove i techno party sono semi-illegali, un gruppo di operatori di Médecins du monde testa le pillole che circolano nei rave, raccoglie informazioni e coinvolge in dibattiti i partecipanti.

la riduzione del danno

L'ultimo Rapporto annuale dell'EMCDDA, il centro di ricerca sulle droghe dell'Unione europea, nel 1999 ha tracciato un sommario bilancio delle classiche iniziative di "riduzione del danno" rivolte ai tossicodipendenti per via iniettiva: lo scambio di siringhe, l'accesso senza restrizioni alle siringhe nelle farmacie, la distribuzione di preservativi, l'offerta di counselling, test e trattamento per l'HIV/AIDS, il vaccino contro l'epatite B, l'azione contro l'epatite C, le terapie "sostitutive". In genere si tratta di misure ormai adottate, sia pure con diverso impegno, in tutti i Paesi dell'UE. Le "centraline" cui fanno capo parte di esse sono le unità di strada o unità mobili (camper, pullman, ecc.), diffuse anche in Italia.
Alcuni Paesi europei hanno avviato, o stanno per avviare, iniziative più avanzate. In Svizzera, grazie ai buoni risultati di una sperimentazione triennale e dopo aver superato l'"esame" di un referendum popolare (giugno 1999), la somministrazione controllata di eroina è divenuta uno degli strumenti della politica elvetica contro le tossicodipendenze. La sperimentazione su un campione di oltre 1000 tossicodipendenti "difficili" ha dimostrato che fra essi è migliorato lo stato di salute, mentre sono diminuiti il consumo illegale di eroina e cocaina, il tasso di disoccupazione e il tasso di reati commessi; il bilancio costi-benefici (che calcola anche i risparmi sulle possibili inchieste penali, periodi di carcerazione e cure sanitarie evitate) presenta un "attivo" di 45 franchi svizzeri per paziente al giorno. Una sperimentazione simile è in corso in Olanda e dovrebbe partire entro il 2000 in Germania; in Spagna si attende il parere del governo per due proposte avanzate dalle regioni della Catalogna e dell'Andalusia.
In alcune città della Germania sono attive le cosiddette drug rooms o safe injection rooms, locali dove i consumatori di eroina possono iniettarsi la sostanza in condizioni di maggiore sicurezza; il governo federale ha predisposto un piano per offrire a queste iniziative una base legale, ad oggi piuttosto precaria. In Spagna viene data per imminente l'apertura di una safe injection room (la traduzione spagnola è narcosala) nella capitale Madrid.

MORTI PER DROGA NEI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA (1985-1997) *

Paesi

1985

1986

1987

1988

1989

1990

1991

1992

1993

1994

1995

1996

1997

Popolazione a rischio(milioni)

Austriaa

nd

nd

nd

nd

20

36

70

121

130

;140

160

179

132

7,9

Belgio

12

20

17

37

49

96

90

75

80

46

48

nd

nd

10,1

Danimarca

150

109

140

135

123

115

188

208

210

271

274

266

275

5,2

Finlandia

nd

nd

3

11

14

17

26

15

17

13

19

45

nd

5,1

Francia

172

185

228

236

318

350

411

499

454

564

465

393

228

58,2

Germaniab

324

348

442

670

991

1.491

2.125

2.099

1.738

1.624

1.565

1.699

1.486

81,8

Grecia

10

28

56

62

72

66

79

79

78

146

176

222

232

10,4

Irlanda

22

8

7

15

8

11

14

17

20

9;19

31

50

52

3,6

Italia

242

292

543

809

974

1.161

1.383

1.217

888

867

1.195

1.566

1.160

57,1

Lussemburgo

1

3

5

4

8

9

17

17

14

29

20

16

9

0,23

Olanda

40

42

23

33

30

43

49

43

38

50

33

61

67

15,6

Portogalloc

nd

18

22

33

52

82

143

155

100

142

145

169

135

9,8

RegnoUnito

nd

nd

nd

1.212

1.191

1.284

1.402

1.450

1.399

1.651

1.805

2.150

2.144

58

Spagnad

143

163

234

337

455

455

579

556

442

388

394

415

347

14,5

Svezia

150

138

141

125

113

143

147

175

181

205

194

250

nd

8,8

nd = dati non disponibili o non comparabili con gli altri anni
* I dati di diversi Paesi non sono sempre direttamente confrontabili. La popolazione a rischio differisce da quella totale soltanto nel caso in cui i casi di morte siano registrati unicamente per un sottoinsieme della popolazione (in Spagna popolazione delle sei maggiori città; in Irlanda e Lussemburgo popolazione tra i 15 e i 49 anni)
a Solo casi di overdose
b Solo casi della Repubblica federale tedesca. I dati della Repubblica democratica tedesca sono 13 nel 1996 e 15 nel 1997
c Solo casi di overdose. Il dato del 1997 potrebbe essere sottostimato
d Solo casi dovuti a oppiacei e cocaina, sebbene dal 1996 siano inclusi anche i casi dovuti ad altre sostanze psicoattive. I casi del 1997 per la città di Siviglia sono stimati in 36
Fonte: Annuario Sociale 2000 su dati EMCDDA, Rapporto annuale 1999

consumo e abuso di tabacco

L'EUROSTAT calcola che nell'Unione europea nel 1997 siano state fumate in media circa 1600 sigarette per persona: 3000 in Grecia, 2100 in Lussemburgo (dato del 1994), 1900 in Spagna, 1800 in Irlanda, Danimarca e Germania, 1700 in Austria e Portogallo, 1600 in Belgio, 1500 in Italia e Regno Unito, 1400 in Francia, 1200 in Olanda, 900 in Svezia e 800 (dato del 1994) in Finlandia. Fuori dall'Unione, l'Istituto statistico dell'UE conta 2200 sigarette in Islanda, 2100 in Svizzera e 600 in Norvegia.
In generale, secondo l'OMS e la European Smoking Association on Smoking or Health (EMASH), la percentuale di fumatori è più elevata nell'Est e nei Paesi mediterranei, più bassa in quelli nordici e intermedia in quelli dell'Europa centrale. Nell'Europa occidentale fuma il 37% degli uomini e il 23% delle donne, in quella orientale rispettivamente il 60% e il 28%. Le percentuali in alcuni Paesi (dati OMS relativi al 1998 o antecedenti): Russia 67% e 30% (la media fra i due sessi è la più alta del mondo), Grecia 52% e 29%, Spagna 48% e 26%, Italia 38% e 27%, Francia 40% e 27%, Germania 39% e 21%, Danimarca 37% per i due sessi, Norvegia 36% per i due sessi, Finlandia 27% e 19% e Svezia 22% e 24% (i due Paesi hanno la media più bassa d'Europa).
L'EMASH diffonde anche i dati più recenti sul calo della percentuale di fumatori fra i medici maschi in vari Paesi. In Finlandia la percentuale è calata dal 34% del 1969 al 7% del 1996, in Francia dal 66% del 1966 al 26% del 1994 e in Italia dal 51% del 1985 al 38% del 1993.

consumo e abuso di alcool

Nel 1999 l'EUROSTAT ha pubblicato una serie di dati sui consumi annui di alcool puro tra le persone sopra i 15 anni d'età in 18 Paesi europei: Belgio 11,7 litri; Danimarca 12,1; Germania 11,8; Grecia 10,4; Spagna 11,4; Francia 14,1; Irlanda 11,5; Italia 9,4; Lussemburgo 14,5 (il dato è apparente, perché gran parte dei "consumi" registrati in questo piccolo Paese di fatto corrispondono ad acquirenti esteri); Olanda 9,8; Austria 11,9; Portogallo 13,6; Finlandia 8,4; Svezia 6,4; Regno Unito 9,4; Islanda 4,8; Norvegia 4,8; Svizzera 11,8. Gli anni di riferimento non sono più recenti del 1997. Mediamente, consumano alcolici il 90% degli uomini e l'80% delle donne che vivono nell'Europa occidentale (Fonti: Advocacy for the Prevention of Alcohol Related Harm in Europe - EUROCARE e Confederation of Family Organizations in the European Union - COFACE).
Proiettando le percentuali del Regno Unito, EUROCARE e COFACE stimano nell'UE 11 milioni di adulti alcoldipendenti (8,5 uomini e 2,5 donne). Il loro disagio si ripercuote sulle famiglie, portando almeno a 22 milioni il numero delle persone danneggiate da questo fenomeno. Gli alcolici sono responsabili di circa il 9% di tutti i casi di malattia nella Regione europea, secondo l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS). *


La "Fortezza Europa"

Sono oltre 18 milioni gli immigrati provenienti da Paesi non comunitari che vivono nell'Unione europea (secondo i dati OCSE del 1999), il che equivale ad un'incidenza di circa il 5% sulla popolazione totale. Il Lussemburgo e l'Austria sono i Paesi che registrano la maggior percentuale di stranieri, mentre la Germania è nettamente lo Stato membro con il numero più elevato di cittadini stranieri immigrati (oltre 7 milioni e mezzo, numero che equivale a circa il 9% della popolazione totale), seguita dalla Francia (oltre 3 milioni, con un incidenza sulla popolazione del 6,3%), dal Regno Unito (circa 2 milioni, cioè una percentuale del 3,6%) e dall'Italia (1.490.000 secondo le ultime stime Caritas, circa il 2,5% della popolazione).
Dal 1993 sono generalmente in diminuzione i flussi d'ingresso regolari (che si attestano su valori di metà anni Ottanta) e le richieste d'asilo, mentre sono aumentati i ricongiungimenti familiari, i flussi temporanei e, soprattutto, quelli irregolari. Negli ultimi anni, i flussi in entrata si sono stabilizzati nella maggior parte degli Stati membri, sono diminuiti in Germania, Francia e Svezia e sono invece leggermente aumentati (specie quelli illegali) nei Paesi mediterranei, di immigrazione più recente, come Italia, Spagna e Grecia. Questo è avvenuto principalmente perché tutti i Paesi europei hanno adottato politiche restrittive sugli ingressi e sull'asilo nell'ambito del cosiddetto Sistema Schengen.
Tali politiche hanno avuto come risultato principale quello di ampliare enormemente la popolazione di immigrati illegali, giunti cioè clandestinamente in territorio europeo. Così, tutti i Paesi dell'UE hanno dovuto ricorrere nel corso degli anni a procedure di regolarizzazione: considerando solo gli ultimi anni, l'Italia nel 1990, 1996 e 1998; la Spagna nel 1991 e 1996; il Portogallo nel 1993 e 1996; la Francia nel 1997 (oltre a numerose procedure, meno vistose, avvenute attraverso varie circolari); la Grecia nel 1998; il Belgio nel 1999. Per un totale di circa 2 milioni di persone regolarizzate.
Per evitare poi che gli immigrati irregolari individuati facciano perdere le loro tracce cercando di non essere espulsi, in tutti i Paesi europei sono stati creati dei luoghi dove queste persone vengono trattenute in attesa dell'espulsione. Denominati centri di trattenimento o permanenza temporanea (a seconda dei diversi Paesi), questi luoghi non vengono definiti in alcuna disciplina comunitaria e nemmeno nelle normative di Schengen. A livello comunitario, cioè, tranne un generico riferimento nell'art. 63 del Trattato UE alla possibilità di adottare misure nel settore del soggiorno irregolare e del rimpatrio, non ci si occupa direttamente della materia. Dal canto suo, poi, il Sistema Schengen dà un preciso orientamento sulla lotta all'immigrazione illegale ma lascia ad ogni Stato membro la scelta sulle misure da adottare. Fin dai primi anni '70, dunque, i Paesi di "antica" immigrazione decisero di "trattenere" gli immigrati illegali in attesa di eseguirne l'espulsione definendo metodi e regole del trattenimento. Così, nel 1971 la Gran Bretagna istituì i "detention center" dove il periodo medio di detenzione è di 5 mesi, nel 1975 la Francia diede vita ai "céntres de rétention", più volte accusati di violare i diritti umani dei detenuti, e via via tutti gli altri Paesi si dotarono di questi centri: da Germania, Paesi Bassi, Austria, Belgio negli anni '80 fino all'Italia nel 1998. Queste strutture, fortemente contestate dalle associazioni per i diritti umani e da molti giuristi di tutta Europa, introducono un concetto pericoloso: la libertà delle persone può essere limitatacome conseguenza di un provvedimento amministrativo, senza cioè l'esistenza di un reato. In molti casi, poi, i centri diventano luoghi di "non diritto", dove diritti fondamentali come la difesa, la salute, i rapporti con l'esterno, condizioni igienico-sanitarie dignitose non vengono garantiti.

STRANIERI IN ALCUNI PAESI OCSE (1987-1997)

VALORE ASSOLUTO (in migliaia)  % SULLA POPOLAZ.

Paesi

1987

1997

1987

1997

Austria

326

733

4,3

9,1

Belgio

863

903

8,7

8,9

Danimarca

136

250

2,7

4,7

Finlandia

18

81

0,4

1,6

Francia

3.714

3.597

6,8

6,3

Germania

4.421

7.336

6,9

9,0

Irlanda

77

114

2,2

3,1

Italia

572

1.241

1,0

2,2

Lussemburgo

103

148

26,8

34,9

Olanda

592

678

4,0

4,4

Norvegia

124

158

2,9

3,6

Portogallo

95

175

1,0

1,8

Regno Unito

1.839

2.066

3,2

3,6

Spagna

335

610

0,9

1,5

Svezia

401

522

4,8

6,0

Svizzera

979

1.341

14.9

19.0

Giappone

884

1.483

0,7

1,2

Australia *

3.247

3.908

20,8

21,1

Canada *

3.908

4.971

15,4

17,4

Stati Uniti **

14.080

24.600

6,2

9,3

* Dati riferiti al 1986 e al 1996
** Dati riferiti al 1980 e al 1996
Fonte: Annuario Sociale 2000 su dati OCSE, 1999


Le tre tendenze politiche europee

Nell'approccio alla prostituzione si distinguono tre tendenze che riflettono altrettante posizioni etico-politiche: il proibizionismo, il regolamentarismo e l'abolizionismo (Rapporto I colori della notte, Associazione Parsec 1998, edizioni Franco Angeli, 2000).
*
Il proibizionismo vieta la prostituzione e punisce i clienti. È attualmente praticato in gran parte degli USA, in alcuni Paesi dell'Est (in misura sempre minore dopo il 1989) e in Cina. La Svezia, dove la parità tra uomo e donna è difesa da una legislazione molto avanzata, si è avviata verso una legislazione proibizionista in nome della dignità della persona umana; all'inizio del 1999 nel Paese è entrata in vigore una legge che punisce con multe e fino a sei mesi di reclusione il cliente sorpreso a richiedere prestazioni sessuali.
*
Il regolamentarismo consiste in una regolamentazione dell'esercizio della prostituzione. Il sistema era diffuso in tutta Europa nel XIX secolo, quando le "case di tolleranza" rispondevano a esigenze di controllo da parte dei poteri pubblici. Oggi resta in vigore in due Paesi dell'Unione europea: la Germania e la Grecia. In Germania le competenze normative spettano ai singoli Länder, che possono, teoricamente, vietare la prostituzione sul territorio dei Comuni con meno di 50.000 abitanti «per proteggere la gioventù e il benessere pubblico». I Länder più conservatori, come la Baviera, proibiscono alle prostitute affette da AIDS di esercitare la professione, pena l'internamento. In Grecia il controllo è previsto da una legge del 1981 sulla protezione dalle malattie veneree. Sono incaricati della sua applicazione i prefetti, in collaborazione con le questure e i servizi di polizia. L'Olanda costituisce un caso a parte: è il Paese più liberale d'Europa in materia, e punisce con pene leggere solo gli sfruttatori. L'esercizio della prostituzione appare alquanto libero. Ma, nell'autunno 1999, con un approccio "neo-regolamentarista" il Parlamento ha legalizzato le "case chiuse" (ufficialmente vietate da una legge dell'inizio del secolo e disapplicata da anni), sottoponendole al controllo pubblico con l'obiettivo di contrastare lo sfruttamento. In Germania e in Olanda, in parte proprio per l'approccio regolamentarista, la prostituzione di strada è poco praticata e particolarmente "povera": a prevalere è la prostituzione in "eros center", bar, caffè, sale massaggi, saune e alberghi.
*
L'abolizionismo, che considera le case di tolleranza luoghi di sfruttamento, ha influenzato la Convenzione per la tratta degli esseri umani, votata dalle Nazioni Unite nel 1949 (talvolta il documento è definito Convenzione del 1950 perché è stato aperto alla firma in quell'anno). Il testo, ratificato da 69 Stati, costituisce il documento base del sistema abolizionista, che ammette (tollera) la prostituzione come un'attività libera se svolta individualmente e punisce gli sfruttatori. Nell'Unione europea è ormai il sistema prevalente. Danimarca, Irlanda e Gran Bretagna, pur essendo Paesi abolizionisti, mantengono forme di regolamentazione indirette.


I poveri nell'Unione

Nel 1995 (sono gli ultimi dati disponibili, pubblicati da EUROSTAT nel 1999) vivevano sotto la soglia di povertà, fissata al 60% del reddito medio, il 18% dei cittadini dell'UE. In Portogallo la percentuale di poveri era il 24% dei cittadini, in Irlanda e Grecia il 21%, nel Regno Unito il 20%, in Spagna e in Italia il 19%, in Belgio e in Germania il 18%, in Austria il 17%, in Francia il 16%, in Lussemburgo il 14%, in Danimarca l'11% e in Olanda il 10%. Se non esistessero i "trasferimenti sociali" (per disoccupazione, malattia, invalidità, aiuti familiari e per la casa, ma escluse le pensioni) nel 1995 sarebbe stato povero il 26% dei cittadini dell'UE. I Paesi dove i "trasferimenti sociali" sono più efficienti nel ridurre la povertà iniziale sono la Danimarca e l'Olanda, quelli meno efficienti la Grecia, l'Italia e il Portogallo.
Sempre secondo l'EUROSTAT (gennaio 2000) le categorie più esposte all'esclusione sociale nell'UE sono i nuclei familiari con un genitore single e i disoccupati. La presenza di genitori single fra i cittadini a basso reddito è tripla rispetto alla loro incidenza in tutta la popolazione (sestupla in Irlanda e quintupla nel Regno Unito; solo in Italia e in Danimarca la presenza era inferiore rispetto alla popolazione generale). Quasi la medesima proporzione di 3 a 1 si riscontra fra le persone senza lavoro nell'UE (soprattutto nel Regno Unito, 4 a 1, ma il fenomeno è accentuato anche in Italia, Irlanda e Francia).
Lo United Nations Development Programme (UNDP) ha elaborato uno speciale "indice di povertà umana" per i Paesi industrializzati, che tiene conto dell'incidenza dei cittadini con scarsa speranza di vita, analfabeti, indigenti e disoccupati di lungo periodo. Secondo l'ultimo aggiornamento, relativo al 1997, i Paesi nei quali la povertà umana è più ridotta sono nell'ordine la Svezia (indice 7%), l'Olanda (8,3%), la Germania (10,4%), la Norvegia (11,3%, l'Italia (11,6%), la Finlandia e la Francia (11,9%), quelli dove è più elevata l'Irlanda (15,3%), il Regno Unito (15,1%) e la Spagna (13%).

STIME DELLA PRESENZA DEGLI ZINGARI NELL'UNIONE EUROPEA
E INCIDENZA PERCENTUALE SULLA POPOLAZIONE
      

Paese  Stima minima Stima massima  Popolazione residente Stima % minima Stima % massima

Austria

15.000

20.000

8.106.000

0,19

0,25

Belgio

10.000

15.000

10.159.000

0,10

0,15

Danimarca

2.500

4.500

5.237.000

0,05

0,09

Spagna

500.000

600.000

39.700.000

1,26

1,51

Finlandia

5.000

8.000

5.126.000

0,10

0,16

Francia

200.000

300.000

58.300.000

0,34

0,51

Grecia

140.000

200.000

10.490.000

1,33

1,91

Irlanda

20.000

27.000

3.554.000

0,56

0,76

Italia

85.000

120.000

57.560.000

0,15

0,21

Olanda

30.000

40.000

15.575.000

0,19

0,26

Portogallo

50.000

100.000

9.808.000

0,51

1,02

Regno Unito

80.000

100.000

58.144.000

0,14

0,17

Svezia

15.000

20.000

8.819.000

0,17

0,23

Lussemburgo

200

500

412.000

0,05

0,12

Germania

85.000

120.000

81.922.000

0,10

0,15

TOTALE UE

1.237.700

1.675.000

372.912.000

0,33

0,45

TOTALE Europa 10.000.000 TOTALE mondo 12.000.000

Fonte: Annuario Sociale 2000 su dati Union Romani, 1999

senza fissa dimora

L'Osservatorio europeo sul fenomeno dei senza dimora (creato dalla Federazione europea delle organizzazioni nazionali che lavorano con persone senza dimora, FEANTSA) stima che nell'Unione europea (UE) circa 3 milioni di persone siano prive di fissa dimora e altri 15 milioni vivano in alloggi degradati o sovraffollati. La somma di questi dati indica che nell'UE una persona su 20 non ha accesso a un alloggio dignitoso.

Non sono disponibili dati certi, ma esiste la percezione che nella maggior parte degli Stati dell'UE il numero delle persone senza dimora (SD: la definizione comprende anche le persone con sistemazioni precarie e inadeguate) si sia accresciuto negli ultimi 20 anni.

Sono particolarmente a rischio di esclusione abitativa i giovani, le persone con particolari bisogni individuali, con problemi di salute mentale, droga o alcool, le donne separate e le famiglie monogenitoriali.

Fra le cause: negli ultimi 20 anni si è verificata una tendenza generale verso la limitazione dei benefici della previdenza sociale, e la disoccupazione giovanile è particolarmente elevata in molti Paesi dell'UE. *


Gli infortuni sul lavoro

I dati più recenti relativi all'Unione Europea, pubblicati dal ministero del Lavoro italiano su fonte EUROSTAT nel dicembre 1999, riguardano gli infortuni con esiti superiori a tre giorni avvenuti nel 1996 e poi indennizzati: circa 4.800.000 casi, di cui 5549 mortali. La media UE risulta di 4229 infortuni ogni 100.000 addetti, mentre gli infortuni mortali sono 3,6 ogni 100.000 addetti. Tenendo conto che il paragone tra singoli Paesi dell'UE è possibile soltanto dove esiste un sistema assicurativo autonomo rispetto alla tutela degli altri rischi sociali, la frequenza maggiore si ha in Portogallo (7214 infortuni e 9,6 morti per 100.000 addetti), Spagna (6736 e 5,9) e Belgio (5059 e 5,5). L'Italia (4179 e 4,1) per quanto riguarda gli incidenti ha una situazione di poco migliore rispetto alla media, ma per quanto riguarda gli incidenti mortali si trova in condizioni più gravi. Nell'UE i settori a maggiore incidenza di infortunio sono le costruzioni (8023 infortuni e 13,3 infortuni mortali per 100.000 addetti), seguite dall'agricoltura (7662 e 12,9) e dai trasporti, magazzinaggio e comunicazioni (6018 e 12).
Una missione all'estero nell'ambito dell'Indagine conoscitiva sulla sicurezza della commissione Lavoro del Senato italiano (relazione conclusiva approvata nel febbraio 2000) ha rilevato che in Finlandia, Svezia e Danimarca gli indici di frequenza di infortunio sono tra i più bassi d'Europa. In questi Paesi è ormai diffusa l'idea che la prevenzione costa meno della riparazione postuma, ed è elevata la partecipazione di tutti i soggetti coinvolti. La normativa di questi Paesi in genere poggia su una legge quadro, prevede chiare sanzioni penali ma, soprattutto, è centrata sulla prevenzione e sulla cultura della legalità. Il sistema di vigilanza è "robusto" e progettuale. Inoltre sanzioni "non scritte" ("morali" ma con conseguenze pratiche) disincentivano l'incuria nel campo della sicurezza.

EUROPA: INFORTUNI SUL LAVORO E INFORTUNI MORTALI
AVVENUTI NEL 1996 E POI INDENNIZZATI
(TASSO DI FREQUENZA PER 100.000 ADDETTI)

TOTALE INFORTUNI INFORTUNI MORTALI

   

Paesi Tutte le età Più di 44 anni Tutte le età

 Più di 44 anni

Media UE

4.229

3.735

3,6

5,1

Media UEM*

4.966

4.432

4,1

5,9

Austria

4.554

6.028

5,4

10,7

Belgio

5.059

3.666

5,5

7,9

Finlandia

3.372

3.004

1,7

1,8

Francia

4.964

4.279

3,6

5,9

Germania

5.098

4.276

3,5

4,6

Grecia

3.783

4.242

3,7

5,4

Italia

4.179

4.328

4,1

6,2

Lussemburgo

4.741

3.869

nd

nd

Portogallo

7.214

6.379

9,6

15,8

Spagna

6.736

5.449

5,9

7,4

nd = dato non disponibile
* Unione economica e monetaria, 11 Paesi
Nota: vengono riportati solo i Paesi UE per i quali esiste, per gli infortuni sul lavoro, un sistema assicurativo autonomo della tutela degli altri rischi sociali.
I Paesi che non hanno un tale sistema (Regno Unito, Paesi Bassi, Danimarca, Irlanda e Svezia) hanno dati statistici sull'argomento troppo incompleti per un confronto con quelli prodotti dai Paesi riportati in tabella
Fonte: Annuario Sociale 2000. Elaborazione ministero del Lavoro e della previdenza sociale su dati EUROSTAT, 1999


Il no profit e il volontariato in Europa

Svezia

* Ruolo del Terzo settore storicamente limitato dal forte welfare pubblico.
*
Forte presenza di organismi per la tutela dei diritti (pensionati, disabili, immigrati, etc.) e nel settore ricreativo.
*
Negli ultimi anni il settore pubblico, a seguito delle crescenti difficoltà economiche, ha iniziato a considerare l'associazionismo come potenziale fornitore di servizi.

Gran Bretagna

* Dopo la svolta conservatrice (fine anni Settanta), il welfare state ha delegato sempre più funzioni al Terzo settore.
*
Non esiste una legislazione specifica per il no profit (a differenza che negli USA) o per il volontariato (a differenza che in Italia): gli organismi rientrano sotto il concetto legale di charity (opera caritativa).
* A differenza che in Scandinavia, le charities giocano un ruolo innovativo nell'erogazione dei servizi.
* Ma il passaggio dal finanziamento sulla base di sovvenzioni (grants) a quello sulla base di convenzioni (contracts) sembra mettere a rischio la sopravvivenza delle charities (in genere medio-piccole) a vantaggio degli Enti privati, dotati di maggiori risorse e organizzazione.

Germania

* Welfare caratterizzato dalla "sussidiarietà": favorisce cioè le forme di solidarietà familiare, ecclesiale e associativa prima di quella statale.
* Il no profit, finanziato dal pubblico, è il principale fornitore di servizi sociali.
* Sei organizzazioni "di secondo livello" rappresentano la quasi totalità del Terzo settore.
* Ruolo di primo piano delle istituzioni ecclesiali.
* Le associazioni di volontariato offrono, in particolare, supporto informativo e attività ricreativo-relazionali.

Francia

* Servizi sociali pubblici per l'intera popolazione o categorie consistenti (il 60% delle case di riposo è statale), e prevalenza del Terzo settore in altri campi (ad esempio, nel 90% dei servizi per l'handicap e nell'87% dei servizi per gli adulti in difficoltà).
* Una federazione, l'UNIOPS, raccoglie la maggior parte del no profit impegnato in campo sociale e sanitario.
* Il volontariato è simile a quello tedesco: piccole realtà, servizi "leggeri" di supporto al pubblico e alle altre realtà no profit.

Spagna e Italia

* Livello medio del welfare inferiore rispetto ai Paesi più settentrionali: privilegiati i trasferimenti monetari a scapito della creazione di servizi, persistenza di relazioni clientelari.
* Terzo settore meno sviluppato, anche se ha fatto un balzo in avanti negli ultimi decenni.
* Crescente impiego di organismi no profit in campo socio-assistenziale, in un contesto di mutuo accomodamento ("partnership non programmata").
* Fino a pochi anni fa, assenza di canali formali di rappresentanza.
* Volontariato: notevole ruolo pionieristico-innovativo, servizi "leggeri" e di ascolto.
* Il progressivo passaggio alla cultura del "contratto" tende a privilegiare gli organismi con maggiori risorse.

Fonte: Annuario Sociale 2000. Elaborazione Ufficio Stampa Gruppo Abele da Le dimensioni della solidarietà, FIVOL, 1999.