13 Paesi si preparano ad entrare nell'Unione europea

Il Consiglio europeo di Helsinki, tenutosi nei giorni 10 e 11 dicembre 1999, ha deciso di ampliare il gruppo dei Paesi candidati a far parte nei prossimi anni dell'Unione europea, portando a 13 il numero degli Stati candidati. Due anni prima, nel dicembre 1997, il Consiglio europeo di Lussemburgo aveva deciso di avviare negoziati con 6 Paesi: Cipro, Estonia, Polonia, Repubblica ceca, Slovenia e Ungheria. A questi, se ne aggiungono ora altri 6: Bulgaria, Lettonia, Lituania, Malta, Romania e Slovacchia; più la Turchia, inserita tra i Paesi candidati ma con la quale i negoziati di adesione saranno avviati solo dopo un periodo di "osservazione" durante il quale il Paese dovrebbe adeguarsi ai criteri politici ed economici di Copenaghen. I 6 Paesi del cosiddetto "primo tempo di adesione" e i 7 del cosiddetto "secondo tempo" formano ora un quadro unico di Paesi che saranno "giudicati in base ai propri meriti" e che avranno quindi le stesse possibilità di trovarsi pronti all'appuntamento del 2003, quando cioè si prevede che verrà avviato il processo di allargamento dell'Unione europea. La decisione di velocizzare tale processo estendendolo fin da subito a tutti i Paesi che avevano presentato domanda di adesione, deriva dalla consapevolezza da parte dell'Unione che solo un ampliamento a Est dei propri confini può portare alla stabilizzazione dell'Europa orientale e, in particolare, dell'area balcanica (in attesa che i Paesi balcanici si avvicinino agli standard europei, anche grazie all'aiuto dell'Ue).

Tutti e 13 gli Stati beneficeranno quindi di una strategia di preadesione messa in atto dall'Ue volta ad incentivare e sostenere le riforme necessarie a permettere un loro adeguamento agli standard europei. Sarà elaborato un partenariato per l'adesione che definirà le priorità sulle quali occorre incentrare i preparativi per l'adesione tenuto conto dei criteri politici ed economici e degli obblighi di uno Stato membro, partenariato che si accompagnerà a programmi nazionali per l'adozione dell'acquis comunitario. Saranno inoltre istituiti adeguati meccanismi di sorveglianza.

 

criteri di Copenaghen

Nel 1993, il Consiglio europeo riunitosi a Copenaghen definì i criteri che ogni Paese candidato a far parte dell'Unione europea doveva soddisfare se voleva diventare uno Stato membro:

  • il conseguimento di una stabilità istituzionale in grado di garantire la democrazia, la giustizia, i diritti umani, il rispetto e la protezione delle minoranze;

  • l'esistenza di una buona economia di mercato e la conseguente capacità di affrontare la competizione all'interno del mercato comune europeo;

  • la possibilità di farsi carico di tutti gli obblighi previsti per gli Stati membri, compresa l'adesione agli obiettivi ed ai parametri dell'Unione politica, economica e monetaria.

pari opportunità per tutti i candidati

Le decisioni in merito all'allargamento dell'Ue prese dal Consiglio europeo di Helsinki sono maturate sulla base di un rapporto elaborato dalla Commissione europea e reso noto il 13 ottobre 1999. Tale rapporto analizza la situazione di tutti i Paesi che hanno presentato finora domanda di adesione all'Unione europea (vedi schede nelle pagine seguenti dell'inserto) e propone la nuova strategia da adottare rispetto agli aspiranti Stati membri.

Il metodo proposto dalla Commissione, che accorpa tutti e 13 i Paesi candidati, non dovrà assolutamente rallentare le riforme in atto nei Paesi "del primo tempo di adesione" e l'Ue dovrà assicurarsi che tutti i Paesi in questione adempiano ai criteri di Copenaghen (vedi scheda a fianco) prima di poter divenire Stati membri.

I negoziati seguiranno infatti percorsi differenti per ogni Paese candidato, a seconda della capacità dimostrata da ognuno di essi di avvicinarsi alle condizioni necessarie per l'ingresso nell'Ue: invece di aprire un eguale numero di capitoli per tutti gli aspiranti, l'Unione deciderà infatti di avviare negoziati su capitoli particolari con ogni candidato dopo aver verificato i progressi riportati da questi nei settori più importanti secondo i criteri di Copenaghen.

Il forte legame che deve esistere tra i negoziati ed i processi preparatori sarà applicato anche ai negoziati già in corso, riaprendo i capitoli provvisoriamente chiusi che verranno rivisti alla luce dei nuovi provvedimenti adottati. La chiusura dei capitoli avverrà d'ora in poi solo in base ad un'analisi dei risultati dei negoziati e del grado di adempimento degli impegni assunti da ogni Paese candidato.

Uno dei vantaggi di questa nuova procedura sarà che ogni Paese verrà giudicato esclusivamente in base a quanto riuscirà a fare, dando così la possibilità a quelli che iniziano solo ora i negoziati di raggiungere quelli già al lavoro da due anni.

democrazia ed economia: resta ancora molto da fare

Il rapporto sottolinea come tutti i Paesi candidati dell'Europa centrale ed orientale, e in particolare la Slovacchia, hanno continuato a rafforzare le loro democrazie e a perseguire il rispetto dei diritti umani. Esistono comunque alcune eccezioni. Su tutte il problema dell'assistenza ad oltre 100 mila bambini in Romania, la cui situazione si è deteriorata seriamente causa il fallimento dell'azione del governo. Si tratta di un'importante questione di diritti umani che la Romania deve considerare prioritaria e alla quale deve porre rimedio urgentemente.

Anche le condizioni delle minoranze richiedono un'attenzione particolare in tutti i Paesi candidati. Estonia e Lettonia, ad esempio, devono assicurare che le loro legislazioni in materia di minoranze linguistiche rispettino gli standard internazionali. Pregiudizi e discriminazioni persistono in molti Paesi candidati nei confronti delle popolazioni rom, con conseguenze sulla loro vita sociale ed economica. Si registra poi un leggero miglioramento in Turchia per ciò che riguarda il rispetto dei diritti umani e delle minoranze, anche se molto deve essere ancora fatto dalle autorità di Ankara per soddisfare i criteri politici previsti dall'Unione europea. Tutti i Paesi candidati devono poi continuare nella riforma dei sistemi giudiziari e perseverare nella lotta alla corruzione.

Dal punto di vista economico, invece, vengono registrati miglioramenti nella maggior parte dei Paesi candidati e sottolineata l'importanza di questa tendenza nonostante la difficile situazione economica e finanziaria mondiale, con le crisi asiatica e russa, e la crisi della vicina area balcanica. Ungheria e Polonia presentano i tassi di crescita più elevati (rispettivamente del 5,1% e del 4,8%) in un contesto che vede comunque i 10 Paesi dell'Europa centrale ed orientale far registrare un tasso di crescita medio del 2,2%, una generale diminuzione dell'inflazione e un incremento degli investimenti esteri. Ad eccezione di Estonia e Repubblica ceca, tutti questi Paesi registrano un ampliamento dei loro rapporti commerciali e tutti, tranne Slovacchia, Lituania, Bulgaria e Romania, presentano economie di mercato funzionanti. Tra i quattro Stati in difficoltà, la Bulgaria ha fatto notevoli progressi pur essendo ancora indietro, Slovacchia e Lituania presentano economie ancora eccessivamente chiuse, mentre in Romania la situazione economica è preoccupante e saranno necessari sforzi sostanziali per mettere in moto un'economia di mercato. La Turchia presenta molte caratteristiche dell'economia di mercato ma deve concentrarsi sull'acquisizione di una stabilità macroeconomica, riducendo la pressione inflazionistica, il disavanzo pubblico e continuando le riforme strutturali.

 

protezione sociale nei Peco

L'Istituto sindacale europeo (Ise) ha pubblicato recentemente uno studio sui sistemi di protezione sociale nei Paesi dell'Europa centrale e orientale (Peco) dal titolo "Livre Blanc sur la protection sociale dans les pays d'Europe centrale et orientale". Il rapporto, realizzato grazie alla cooperazione delle organizzazioni sindacali di questi Paesi, è diviso in due parti. La prima propone un panorama delle disposizioni di ordine generale dei sistemi di protezione sociale e della presa in carico delle diverse problematiche, mentre la seconda parte presenta le posizioni assunte in questi Paesi dai sindacati in materia di protezione sociale. In allegato si trovano tavole comparative con informazioni dettagliate e complementari.

INFORMAZIONI: Alfons Grundheber, Unité des publications et des relations publiques; tel. +32 2 2240486; fax +32 2 2240502; e-mail: agrundhe@etuc.org; sito Internet: http://www.etuc.org/etui

 

in attesa dei Paesi balcanici

Per quanto riguarda il grado di preparazione legale e istituzionale, il rapporto mostra progressi di livello diverso tra i Paesi candidati. Così, Ungheria, Lettonia e Bulgaria mantengono un ritmo di avvicinamento relativamente stabile, Slovenia e Slovacchia hanno incrementato in modo significativo i loro sforzi, Estonia, Lituania e Romania presentano progressi in alcune materie e ritardi in altre, mentre per Polonia e Repubblica ceca il ritmo di adeguamento legislativo resta ancora troppo lento. Nessun Paese ha fatto progressi significativi nella messa in atto di sistemi per il controllo dell'assistenza pubblica e per ciò che riguarda l'adozione e l'applicazione di leggi per la tutela ambientale. Anche sulla sicurezza nucleare l'Unione è molto vigile e mantiene un dialogo costante con tutti i Paesi candidati, lavoro che ha portato alla decisione concordata di chiudere nei prossimi anni alcuni reattori non sicuri in Lituania e Slovacchia. D'altro canto viene però sottolineato il diverso atteggiamento della Bulgaria, le cui autorità oppongono molte resistenze in proposito.

L'adempimento delle priorità di breve e medio termine fissate dall'Ue come condizioni necessarie per i Paesi candidati saranno supportate con oltre 3 miliardi di euro all'anno stanziati da Bruxelles a partire da quest'anno. E' stato inoltre adottato il nuovo programma Phare 2000-2006 che conferma l'attenzione su un numero limitato di priorità di preadesione che assicurino l'adeguamento all'acquis comunitario dei Paesi candidati. Al Phare si aggiungono altri due strumenti di preadesione: l'Ispa, che prevede cofinanziamenti di investimento per le infrastrutture ambientali e del trasporto, e il Sapard, che riguarda invece un supporto per l'agricoltura e lo sviluppo rurale.

La Commissione propone inoltre di confermare la volontà dell'Unione europea di estendere l'allargamento anche ai Paesi dell'ex Jugoslavia e all'Albania, ma solo dopo il soddisfacimento di condizioni rigide. Oltre ai criteri di Copenaghen, infatti, questi Paesi dovranno riconoscere reciprocamente i loro rispettivi confini, definire e stabilizzare tutte le questioni relative alle minoranze nazionali e perseguire l'integrazione economica in un contesto regionale.

 

 

Cipro
Richiesta di adesione: 3 luglio 1990
superficie: 9251 km2
popolazione: 663.000
capitale: Nicosia
speranza di vita: 75 (M), 80 (D)
mortalità infantile: 8
%
saldo migratorio: 2,1
%
disoccupazione: 3,3%
tasso di attività (su pop. attiva): 61,5%
inflazione: 2,2%
PIL pro capite: 12.200 euro
connessioni Internet: 50
%

Soddisfa i criteri politici di Copenaghen. La questione interna, che crea da anni problemi diplomatici tra Turchia e Grecia, non ha fatto registrare grossi miglioramenti, sebbene la recente decisione del governo di non dispiegare nuovi armamenti abbia diminuito la tensione. Cipro presenta un'economia di mercato funzionante e dovrebbe essere in grado di competere all'interno dell'Ue. Negli ultimi mesi c'è stata una rapida crescita economica e l'inflazione è stata contenuta, ma sono evidenti squilibri finanziari e macroeconomici. La stabilità macroeconomica dovrebbe essere aiutata da importanti misure fiscali, così come dovrebbero essere rinnovati gli sforzi per una riforma strutturale e un'accelerazione del processo di privatizzazione. L'integrazione della parte settentrionale dell'isola, pur comportando alcuni costi a breve termine, migliorerebbe le prospettive di crescita e aumenterebbe la sua capacità attrattiva per gli investimenti stranieri. Pur se necessari, non vi sono stati nuovi provvedimenti legislativi miranti alla normalizzazione verso il mercato comune, il processo di liberalizzazione dei movimenti dei capitali dovrebbe essere accelerato, mentre buoni risultati si sono ottenuti rispetto all'antitrust anche se le imprese pubbliche non ne sono ancora soggette. Finora è stato adottato solo il 15% degli standard europei esistenti. L'assistenza pubblica non è soggetta ad un controllo sistematico e una legge in merito dovrebbe essere prioritaria. Alcuni progressi in direzione comunitaria si sono avuti nel settore agricolo, mentre vanno intensificati i controlli doganali e sanitari sul bestiame. Il settore dei trasporti va migliorato, soprattutto per quanto concerne la sicurezza marittima, mentre l'allineamento della legislazione in materia ambientale è per ora sospeso. Per quanto riguarda la giustizia e gli affari interni, Cipro ha fatto pochi progressi in materia di immigrazione e asilo. Particolare attenzione dovrebbe essere rivolta al settore del controllo dei visti e ad un ulteriore informatizzazione del sistema dei controlli.

 

Estonia
Richiesta di adesione: 24 novembre 1995
superficie: 45.227 km2
popolazione: 1.450.000
capitale: Tallinn
speranza di vita: 64,7 (M), 76 (D)
mortalità infantile: 9,3
%
saldo migratorio: -0,7
%
disoccupazione: 9,6%
tasso di attività (su pop. attiva): 61,2%
inflazione: 10,5%
PIL pro capite: 3200 euro
connessioni Internet: 13,2
%

L'Estonia soddisfa i criteri di Copenaghen, tuttavia l'adozione di una legge che limita l'accesso alla vita economica e politica delle minoranze linguistiche rappresenta un passo indietro, dovrebbe essere modificata e in ogni caso sarà tenuta sotto controllo dalla Commissione. Nonostante sia necessario un rafforzamento della lotta alla corruzione, l'Estonia è un mercato funzionante che dovrebbe essere in grado di competere a livello europeo nel medio termine se completerà le riforme strutturali in corso, che hanno leggermente migliorato la stabilità macroeconomica e iniziato un percorso di riduzione del deficit pubblico ancora molto alto. La situazione finanziaria è in miglioramento e sono aumentati gli investimenti esteri così come le esportazioni verso i Paesi dell'Unione europea. Andrebbero completate le riforme nei settori pensionistico, sanitario e del controllo finanziario. Dovrebbe inoltre essere accelerata la privatizzazione dei terreni per incoraggiare lo sviluppo agricolo. Maggiori investimenti dovrebbero essere attuati nelle infrastrutture e nella formazione professionale, così da sostenere una crescita della produttività a lungo termine e facilitare gli investimenti esteri. E' necessario un maggiore controllo sulle spese pubbliche a medio termine per ottimizzare le riforme avviate sulla politica fiscale, l'amministrazione pubblica e la sanità. Notevoli progressi si sono registrati nei settori dell'energia e dei trasporti grazie ai processi di liberalizzazione. Va migliorato l'adattamento legislativo in tema di politiche ambientali, mentre alcuni moderati progressi si sono registrati rispetto ad agricoltura, pesca e sviluppo regionale. Ulteriori sforzi sono necessari nel sistema doganale, ancora piuttosto arretrato, e in materia di giustizia e affari interni sono state seguite le indicazioni della Commissione anche se va migliorato il sistema di controllo dell'ordine pubblico. Miglioramenti complessivi in direzione comunitaria si sono registrati per quanto concerne la capacità amministrativa e giudiziaria, anche se le priorità sono state soddisfatte solo parzialmente. La difficoltà di reperire personale qualificato sta ritardando la capacità di sviluppo del Paese. Sforzi ulteriori sono necessari per il libero movimento delle merci, l'assistenza pubblica, l'agricoltura, il sistema doganale, la politica regionale, l'ambiente, il controllo finanziario e le politiche sociali.

 

Polonia
Richiesta di adesione: 5 aprile 1994
superficie: 312.690 km2
popolazione: 38.666.000
capitale: Varsavia
speranza di vita: 68,9 (M), 77,3 (D)
mortalità infantile: 9,5
%
saldo migratorio: -0,3
%
disoccupazione: 10,6%
tasso di attività (su pop. attiva): 57,3%
inflazione: 11,8%
PIL pro capite: 3600 euro
connessioni Internet: 2,57
%

Soddisfa i criteri di Copenaghen ma sono necessari ulteriori sforzi per migliorare l'efficienza del settore giudiziario e della lotta alla corruzione. L'economia di mercato è funzionante e presenta un settore privato sempre più prospero nonché un ambiente legale e istituzionale appropriato per l'attività economica, così da permettere al Paese di competere con gli Stati dell'Unione europea a patto che mantenga l'andamento di ristrutturazione economica attuale e proceda nella liberalizzazione del commercio. Si registra una buona stabilità macroeconomica che non è stata danneggiata dalla crisi russa. Deve essere tenuto sotto controllo l'ampliamento del deficit della bilancia commerciale e devono progredire le privatizzazioni in molti settori, soprattutto in quello della produzione dell'acciaio e dell'agricoltura, così come va perseguito un consolidamento fiscale a medio termine. Il percorso registrato nella libera circolazione dei servizi e dei capitali è buono, così come dimostrano buone intenzioni i provvedimenti adottati in materia di approvvigionamento pubblico e concorrenza, anche se globalmente i progressi sono stati pochi in campi fondamentali per l'attività del mercato interno. Preoccupante risulta essere la politica industriale data la mancanza di una strategia per la ristrutturazione delle acciaierie e del settore automobilistico. In generale, la Polonia non ha ancora intrapreso la necessaria trasformazione sostanziale in termini di politica, acquis comunitario e strutture nei settori dell'agricoltura e delle pesca, molto importanti per l'economia nazionale. Alcuni progressi sono stati fatti nel settore energetico, mentre in quello ambientale la legislazione europea non è ancora stata ratificata. Buoni progressi si registrano per quanto riguarda la rete stradale e i trasporti su strada. In campo sociale, invece, gli sforzi sono stati limitati e il rafforzamento legislativo è un motivo di preoccupazione soprattutto per ciò che concerne l'impiego. Maggiori sforzi sono necessari in materia di controllo delle frontiere e controllo finanziario, soprattutto per ciò che concerne il confine orientale. Globalmente, la Polonia non ha ottenuto grossi risultati nell'allineamento comunitario della sua legislazione e nel rafforzamento delle strutture necessarie ad un Paese così grande che intende entrare a far parte dell'Ue.

 

Rep. Ceca
Richiesta di adesione: 17 gennaio 1996
superficie: 78 870 km2
popolazione: 10.295.000
capitale: Praga
speranza di vita: 71,1 (M), 78,1 (D)
mortalità infantile: 5,2
%
saldo migratorio: 0,9
%
disoccupazione: 6,5%
tasso di attività (su pop. attiva): 61%
inflazione: 10,7%
PIL pro capite: 4900 euro
connessioni Internet: 7,9
%

Il Paese è in linea con i criteri di Copenaghen, ma deve essere migliorato il settore della giustizia e soprattutto la condizione dei rom attraverso politiche adeguate che combattano le tendenze discriminatorie della società. Occorrerebbe anche maggiore attenzione per lo sviluppo di una politica efficace contro il crimine economico e la corruzione. Nonostante la recessione economica, si registrano sviluppi macroeconomici positivi, compreso la diminuzione del debito estero e la diminuzione dell'inflazione. Progressi si registrano anche nella privatizzazione del settore bancario. Priorità dovrebbe essere data ai processi di ristrutturazione e privatizzazione, alla liberalizzazione dei prezzi e al miglioramento della legislazione per le attività aziendali. Maggiore trasparenza è necessaria nelle pubbliche finanze così da assicurarne la sostenibilità. In generale, l'allineamento legislativo non è migliorato significativamente e il progresso è irregolare nei vari settori. Sostanziali progressi si sono registrati nel settore doganale e del controllo delle frontiere rispetto alle merci, soprattutto nei confronti dei beni contraffatti e abusivi. Piccoli miglioramenti si sono registrati per quanto riguarda i beni intellettuali, l'approvvigionamento pubblico, la protezione dei dati, le assicurazioni, l'antitrust, l'assistenza pubblica. In materia ambientale è stata adottata una politica generale, sono state ratificate alcune convenzioni e sono state approvate alcune leggi, tuttavia non è ancora stata adottata una legislazione efficace e manca una pianificazione degli investimenti a proposito. A parte il trasporto aereo, non è progredito l'allineamento nel settore dei trasporti, così come in agricoltura, nella legislazione del lavoro, della sicurezza sul lavoro e della salute pubblica. Nel settore giustizia e affari interni i progressi sono in una fase di stallo, se si esclude qualche intervento in materia di droghe. Progressi limitati sono stati fatti nella riforma generale della pubblica amministrazione, mentre alcuni provvedimenti sono stati recentemente adottati dal governo per la riforma dell'apparato giudiziario. Buoni progressi invece si sono registrati nel settore bancario e nella supervisione dei sevizi finanziari.

La differenza tra le intenzioni del governo e la loro realizzazione pratica possono essere in parte spiegate dalla lentezza dell'iter parlamentare e dal fatto che alcuni ambiti fondamentali non hanno ricevuto sufficiente attenzione da parte dei governi precedenti.

Riforma economica, sviluppo regionale, zootecnia sono i settori che si sono avvicinati maggiormente agli standard europei, mentre carenze si riscontrano nelle aree della ristrutturazione industriale, della funzione amministrativa (in particolare nel settore agricolo e ambientale), del mercato interno, della giustizia e affari interni (rafforzamento delle frontiere, lotta alla corruzione e al crimine organizzato).

 

Slovenia
Richiesta di adesione: 10 giugno 1996
superficie: 20.270 km2
popolazione: 1.982.000
capitale: Lubiana
speranza di vita: 71,1 (M), 78,7 (D)
mortalità infantile: 5,2
%
saldo migratorio: -2,7
%
disoccupazione: 7,9%
tasso di attività (su pop. attiva): 59,4%
inflazione: 7,9%
PIL pro capite: 8800 euro
connessioni Internet: 9,85
%

Soddisfa i criteri di Copenaghen. Devono essere migliorati i tempi e l'efficienza dell'azione giudiziaria e dei processi parlamentari. Caratterizzata da un'economia di mercato funzionante, la Slovenia è in grado di competere nel medio periodo all'interno del mercato europeo purché continui a portare avanti le riforme strutturali. Questo, soprattutto per quanto riguarda i servizi pubblici e le privatizzazioni del patrimonio statale, così come dovrebbe essere rafforzata la struttura legale per le imprese. Ha mantenuto una buona stabilità macroeconomica e il processo di riforma è stato rinvigorito negli ultimi mesi con l'adozione di alcune leggi importanti nel settore finanziario e fiscale. Il governo ha inoltre raggiunto un accordo con le parti sociali sulla riforma del sistema pensionistico. In generale sono stati accelerati gli sforzi legislativi nell'avvicinamento agli standard comunitari, con buoni risultati. Importanti progressi sono stati fatti nella liberalizzazione dei capitali e nei settori bancario e azionario, mentre alcune riforme hanno rimosso molte restrizioni per le aziende straniere. Nel settore giustizia e affari interni sono state varate leggi in materia di asilo e immigrazione e presi provvedimenti per combattere il crimine organizzato e la corruzione. Sforzi sono stati sostenuti nei settori dell'impiego e degli affari sociali dove il livello dell'acquis è già alto. Leggi sono state adottate anche in campo ambientale per quanto riguarda l'aria, l'acqua, le zone improduttive e la protezione della natura. Un impegno ulteriore è invece necessario nel settore agricolo, nella struttura legale per l'assistenza pubblica, nella libera circolazione delle persone, dei capitali e dei servizi (soprattutto in campo assicurativo), nel controllo dei confini e in materia di droghe. Buoni progressi si sono registrati nella riforma della pubblica amministrazione e in campo giudiziario, così come rispetto alla competizione, all'impiego, agli affari sociali, all'agricoltura e nel sistema doganale, al punto che la Slovenia ha soddisfatto la maggior parte delle priorità a breve termine indicate dalla Commissione. Progressi ancora parziali sono stati fatti invece nei settori bancario, assicurativo, dell'amministrazione pubblica e della giustizia (soprattutto per quanto riguarda il controllo finanziario).

 

Ungheria
Richiesta di adesione: 31 marzo 1994
superficie: 93.030 km2
popolazione: 10.114.000
capitale: Budapest
speranza di vita: 66,4 (M), 75,1 (D)
mortalità infantile: 9,7
%
saldo migratorio: 0
%
disoccupazione: 7,8%
tasso di attività (su pop. attiva): 51,7%
inflazione: 14,3%
PIL pro capite: 4200 euro
connessioni Internet: 8,2
%

E' in linea con i criteri di Copenaghen, ma deve accrescere l'impegno in due aree. Innanzitutto rispetto alla situazione dei rom, a proposito della quale il governo sta iniziando arealizzare un piano d'azione a medio termine che necessita di adeguate risorse finanziarie. Poi per quanto riguarda la lotta alla corruzione, per la quale i recenti sforzi messi in atto devono essere intensificati. L'economia di mercato è funzionante e le strutture legali e istituzionali che la sostengono sono state ulteriormente rafforzate. E' stata mantenuta la stabilità macroeconomica, l'inflazione è scesa e la crescita economica è continuata. Progressi si sono registrati nei campi finanziario, pensionistico e delle privatizzazioni. Resta prioritaria la riforma del settore sanitario che continua a costituire una voce di uscita rilevante per le finanze pubbliche. L'Ungheria continua a progredire nell'allineamento comunitario nella maggior parte dei settori. Meritoria la nuova legislazione adottata in materia di lavoro autonomo che rimuove le limitazioni per i cittadini dell'Ue che vogliano svolgere attività nel Paese. Pur necessitando di ulteriori sforzi, l'Ungheria è ben avviata nel processo di adattamento agli standard europei. Sono buone le condizioni dei trasporti, sebbene si registrino ritardi per quanto concerne la rete ferroviaria. In campo economico e finanziario si è attuata una buona suddivisione delle competenze e delle responsabilità a livello istituzionale. Ad eccezione della lotta al crimine organizzato, lento risulta l'allineamento in materia di giustizia e affari interni, soprattutto per quanto concerne il controllo delle frontiere e la regolamentazione dell'asilo. Pochi i progressi nei settori dell'impiego, della sicurezza sul lavoro e della sanità. C'è stato un notevole rallentamento nell'adozione di una politica ambientale e non sono stati fatti progressi nella politica doganale. E' necessario che siano velocemente realizzati i piani strategici elaborati nei settori ambientale ed energetico. Passi in avanti sono stati fatti nella riforma dell'amministrazione pubblica e nell'adattamento legislativo in ambito giudiziario. L'amministrazione deve essere ulteriormente rafforzata per quanto riguarda il controllo dell'assistenza pubblica, la sorveglianza del mercato, l'ambiente e lo sviluppo regionale, mentre deve migliorare la capacità di utilizzare in modo corretto ed efficace i finanziamenti europei.

 

Bulgaria
Richiesta di adesione: 14 dicembre 1995
superficie: 110.990 km2
popolazione: 8.257.000
capitale: Sofia
speranza di vita: 67,1 (M), 74,3 (D)
mortalità infantile: 14,4
%
saldo migratorio: 0
%
disoccupazione: 16%
tasso di attività (su pop. attiva): 50,4%
inflazione: 22,3%
PIL pro capite: 1300 euro
connessioni Internet: 0,8
%

Pur soddisfacendo i criteri politici di Copenaghen, la Bulgaria deve rafforzare le sue leggi per proteggere i diritti umani e delle minoranze, soprattutto quelli della popolazione rom rispetto alla quale le recenti decisioni del governo devono essere seguite da misure concrete e da appropriate risorse finanziarie. Particolare attenzione deve essere rivolta alla lotta alla corruzione e al miglioramento del sistema giudiziario. Progressi sono stati fatti nella direzione di un'economia di mercato, ma il Paese non è ancora in grado di competere all'interno dell'Ue. E' stata mantenuta la stabilità macroeconomica grazie a valide politiche fiscali e dei redditi. Priorità dovrebbe essere data al completamento delle privatizzazioni e alla ristrutturazione dei sistemi bancario e imprenditoriale. La situazione del mercato interno è migliorata grazie a recenti provvedimenti, così come quella delle telecomunicazioni. Non si sono registrati miglioramenti significativi invece nell'area della pubblica assistenza, dove dovrebbero essere definite meglio le responsabilità e rafforzati i controlli. Permangono problemi nel settore agricolo, specie per quanto riguarda la restituzione dei terreni e il controllo zootecnico. E' stata stabilita una base nel settore della politica regionale mentre non ci sono stati progressi in campo sociale, e la mancanza di una strategia globale in campo ambientale continua a destare preoccupazione. Non sono stati presi impegni al fine di rispettare una tabella di marcia realistica per la chiusura delle unità 1 e 4 della centrale nucleare di Kosloduy, sebbene questa fosse una delle priorità a breve termine per l'accesso al partenariato. In materia di giustizia e affari interni sono stati fatti alcuni passi in avanti, in particolare rispetto all'immigrazione e alla giustizia, mentre un maggior investimento in risorse umane ed economiche è necessario per la lotta alla corruzione. La carenza di risorse ha impedito alla Bulgaria di realizzare effettivamente l'acquis, mentre devono essere rafforzati i controlli finanziari e sistemi trasparenti di approvvigionamento pubblico, soprattutto in vista del flusso di finanziamenti europei.

 

Lettonia
Richiesta di adesione: 13 ottobre 1995
superficie: 64.589 km2
popolazione: 2.449.000
capitale: Riga
speranza di vita: 63,8 (M), 74,9 (D)
mortalità infantile: 15
%
saldo migratorio: -1,3
%
disoccupazione: 13,8%
tasso di attività (su pop. attiva): 59,7%
inflazione: 4,7%
PIL pro capite: 2300 euro
connessioni Internet: 3,40
%

Soddisfa i criteri politici di Copenaghen. Sebbene sia stato raggiunto un progresso significativo nell'integrazione dei non-cittadini, sarà necessario assicurare che il testo finale della legge sulle minoranze linguistiche sia compatibile con gli standard internazionali ed europei. Le aree che necessitano di maggior attenzione sono quelle dell'apparato giudiziario (che deve essere rafforzato e reso più efficiente), della lotta contro la corruzione e della promozione del linguaggio lettone tra tutta la cittadinanza. L'economia di mercato è funzionante e in grado di competere nel medio termine all'interno dell'Ue, ammesso che mantenga la stabilità macroeconomica e si impegni a completare la riforma strutturale. L'attività economica è stata rallentata significativamente dalla crisi russa che non ha però influito sulla stabilità macroeconomica grazie ad una risposta appropriata da parte delle autorità. Le difficili condizioni esterne sono servite come catalizzatore per gli sviluppi nei settori finanziario ed imprenditoriale, e inoltre il Paese ha continuato ad incrementare le sue esportazioni verso l'Ue. Le autorità lettoni dovrebbero lavorare per un effettivo controllo delle finanze pubbliche e per eliminare i vincoli nel settore imprenditoriale e degli investimenti, così come occorrerebbe incrementare la privatizzazione delle poche grandi imprese rimaste. Progressi sono stati fatti nell'allineamento del mercato interno, soprattutto per la libera circolazione delle merci e dei servizi, per la concorrenza e l'assistenza pubblica, così come in campo fiscale, nel settore energetico e nel trasporto ferroviario. Miglioramenti si sono registrati anche in campo ambientale e in materia di giustizia e affari interni, in particolare per quanto riguarda i visti e l'asilo, ma vanno comunque rafforzati così come il funzionamento della polizia e il coordinamento della lotta al crimine organizzato. Pur avendo perseguito l'allineamento nella maggior parte delle aree, i ritardi nella realizzazione di una riforma generale della pubblica amministrazione ne hanno indebolito i risultati. Un maggior impegno deve riguardare telecomunicazioni, agricoltura, sistema doganale, amministrazione fiscale, sicurezza marittima e controllo finanziario.

 

Lituania
Richiesta di adesione: 8 dicembre 1995
superficie: 65.301 km2
popolazione: 3.702.000
capitale: Vilnius
speranza di vita: 65,9 (M), 76,8 (D)
mortalità infantile: 9,3
%
saldo migratorio: 0,2
%
disoccupazione: 13,3%
tasso di attività (su pop. attiva): 61,4%
inflazione: 5,1%
PIL pro capite: 2600 euro
connessioni Internet: 2,87
%


Soddisfa i criteri politici di Copenaghen. I settori che necessitano ancora di attenzione sono quelli della lotta alla corruzione e della riforma dell'apparato giudiziario. Il Paese è progredito verso un'economia di mercato funzionante e dovrebbe essere in grado di competere all'interno dell'Ue se completerà il processi di riforma in corso. La stabilità macroeconomica è stata preservata sebbene sia stata resa più vulnerabile dalle conseguenze della crisi russa. I tentativi del governo di tamponare la crisi esterna hanno provocato un deterioramento degli equilibri interni ad un livello che potrebbe diventare insostenibile. Andrebbe data priorità alla diminuzione del deficit del bilancio commerciale completando le riforme strutturali in corso, come la privatizzazione del settore finanziario e la ristrutturazione del settore energetico. Maggiori investimenti dovrebbero essere effettuati nelle infrastrutture e nello sviluppo della formazione professionale, così da poter sostenere a lungo termine la crescita produttiva e mantenere il Paese un'area attraente per gli investitori stranieri. Miglioramenti si sono registrati per quanto riguarda l'approvvigionamento pubblico, i beni intellettuali e industriali, la libera circolazione dei capitali e dei servizi e la legislazione antitrust. Il controllo dell'assistenza pubblica continua a destare preoccupazione e sono necessari un maggior allineamento della legislazione ed un maggior controllo delle procedure. Alcuni progressi sono stati effettuati in agricoltura e nei trasporti, sforzi che dovrebbero essere sostenuti, mentre molto resta da fare per la pesca e in campo ambientale. Positiva è stata la decisione governativa di chiudere la centrale nucleare di Ignalina, perché ha rappresentato un segno significativo dell'impegno verso l'integrazione europea. Molto resta da fare per la politica regionale mentre dovrebbero essere sostenuti gli sforzi fatti in campo sociale. Desta preoccupazione il controllo doganale nonostante siano stati fatti buoni progressi in materia di giustizia e affari interni. Particolare attenzione deve essere rivolta al controllo dell'assistenza pubblica, all'ambiente, alle dogane, alla politica regionale, al controllo finanziario e alla politica sociale. La nuova legge sull'amministrazione pubblica e la continuativa riforma dell'apparato giudiziario rappresentano due sviluppi positivi a questo riguardo. 

 

Malta
Richiesta di adesione: 16 luglio 1990
superficie: 315,6 km2
popolazione: 378.000
capitale: La Valletta
speranza di vita: 74,4 (M), 80,1 (D)
mortalità infantile: 5,3%
saldo migratorio: 1,6%
disoccupazione: 5,1%
tasso di attività (su pop. attiva): 48,6%
inflazione: 2,4%
PIL pro capite: 8276 euro
connessioni Internet: 3%

Soddisfa i criteri politici di Copenaghen ed è un'economia di mercato funzionante. Potrà competere all'interno dell'Ue a patto che crei le condizioni adeguate per una continua ristrutturazione industriale. Negli ultimi mesi la sua crescita economica è rallentata, la disoccupazione è aumentata, mentre è leggermente diminuita l'inflazione. La sfida più grande dei prossimi anni a livello economico è quella di far diminuire il deficit e rafforzare le entrate per le casse pubbliche. Dovrebbe inoltre essere intensificata l'apertura della sua economia rafforzando la liberalizzazione del commercio. Occorre accelerare l'allineamento per quanto riguarda la protezione dei beni intellettuali e la protezione dei dati. La continua imposizione di tributi sulle importazioni dall'Unione europea è un'anomalia che dovrebbe essere rimossa immediatamente. Mancano inoltre un controllo sistematico sull'assistenza pubblica e un'adeguata struttura legale, nonché una strategia complessiva in materia ambientale. Dovrebbe essere adottata una legge sull'asilo e dovrebbero essere rafforzati i settori del controllo sull'immigrazione, la lotta contro la droga e il crimine organizzato. Ulteriori norme devono essere prodotte per quanto concerne l'ambiente, il sistema doganale, la politica dei consumi, della pesca, del trasporto marittimo e la politica regionale.

 

Romania
Richiesta di adesione: 22 giugno 1995
superficie: 238.390 km2
popolazione: 22.507.000
capitale: Bucarest
speranza di vita: 65,5 (M), 73,3 (D)
mortalità infantile: 20,5%
saldo migratorio: -0,3%
disoccupazione: 6,3%
tasso di attività (su pop. attiva): 63,6%
inflazione: 59,1%
PIL pro capite: 1500 euro
connessioni Internet: 0,62%

Secondo la Commissione, al momento la Romania soddisfa i criteri di Copenaghen ma le autorità dovranno continuare a dare priorità al grave problema dell'assistenza infantile nel Paese. La Commissione controllerà attentamente le decisioni che il governo prenderà per procurarsi le risorse necessarie a portare a termine la riforma strutturale che deve porre l'assistenza infantile su basi sicure, dignitose e nel pieno rispetto dei diritti umani. Desta inoltre preoccupazione l'utilizzo crescente dello strumento dei decreti e sono necessari ulteriori provvedimenti per assicurare l'indipendenza e l'efficienza dell'apparato giudiziario. Altri settori che necessitano di attenzione sono quelli che riguardano la lotta alla corruzione e, nonostante alcuni sviluppi positivi, la situazione dei rom per la quale dovrebbero essere disponibili ulteriori risorse necessarie per combattere le attitudini discriminatorie nella società. La Romania non può ancora essere considerata un'economia di mercato funzionante e non è in grado al momento di competere all'interno dell'Unione. Gli squilibri macroeconomici restano problematici e i problemi finanziari sono aumentati. Alcuni progressi sono stati fatti nella privatizzazione di alcune grandi compagnie e nella ristrutturazione e privatizzazione del settore finanziario statale, tuttavia l'instabilità macroeconomica e l'incertezza legale costituiscono un impedimento agli investimenti privati stranieri. La riduzione delle esportazioni, nonostante una grande svalutazione della moneta nazionale, è preoccupante. Gli accordi raggiunti con le istituzioni finanziarie internazionali sono stati importanti ma è troppo presto per giudicare se il nuovo programma porterà l'economia rumena sulla strada di uno sviluppo sostenuto e verso il miglioramento degli standard di vita. Occorre dare priorità alla materia finanziaria e a l ripristino delle enormi perdite causate dalle imprese pubbliche, adottando una chiara strategia economica a medio termine che deve essere perseguita con determinazione. L'allineamento nel settore del mercato interno è solo parziale, mentre un passo importante è stato fatto con l'adozione di una nuova legge per il controllo dell'assistenza pubblica. Nonostante alcuni progressi in agricoltura la regolamentazione del settore rimane lenta e sta frenando il suo sviluppo. Problemi seri si riscontrano nel campo della salvaguardia di aria e acqua e in tutto il settore delle politiche ambientali. Qualche progresso si è registrano in materia di giustizia, di gestione dei confini, di immigrazione e di ordine pubblico, mentre devono essere intensificati gli sforzi per quanto riguarda l'asilo e il controllo delle droghe.

 

Slovacchia
Richiesta di adesione: 27 giugno 1995
superficie: 49.030 km2
popolazione: 5.391.000
capitale: Bratislava
speranza di vita: 68,6 (M), 76,7 (D)
mortalità infantile: 8,8%
saldo migratorio: 0,2%
disoccupazione: 12,5%
tasso di attività (su pop. attiva): 59,9%
inflazione: 6,7%
PIL pro capite: 3400 euro
connessioni Internet: 2,65%

Grazie ai cambiamenti introdotti nel settembre 1998, la Slovacchia ora soddisfa i criteri politici di Copenaghen. L'indipendenza del sistema giudiziario è migliorata ma deve essere rafforzata modificando le norme relative alla nomina e alla rimozione dei giudici. Sforzi continuativi sono necessari per uno stabile funzionamento delle istituzioni democratiche, per proseguire la lotta contro il crimine e la corruzione e per proteggere le minoranze etniche. Particolare attenzione va rivolta alla situazione dei rom, con un maggiore impegno nella lotta alle attitudini discriminatorie della società. La Slovacchia è vicina ad essere un'economia di mercato funzionante grazie all'impegno dimostrato dal governo, il cui progetto di riforma dovrebbe essere realizzato nell'anno in corso, e questo dovrebbe permetterle di competere nell'Ue. Sono stati adottati dei piani per la privatizzazione delle banche e delle restanti imprese statali. La stabilità macroeconomica dovrebbe essere consolidata con una riforma fiscale più incisiva da realizzare nel medio termine. Approvvigionamento pubblico e mercato interno sono stati allineati all'acquis, così come si sono registrati miglioramenti nel settore della concorrenza e dell'assistenza pubblica. In campo energetico ed ambientale c'è stato un impegno a chiudere i reattori nucleari di Bohuncie e sono state adottate alcune regolamentazioni relative all'aria e all'acqua, ma sono necessari ulteriori sforzi. In materia di giustizia e affari interni, sebbene siano stati fatti alcuni progressi con l'introduzione di nuove tipologie di crimini nel codice penale e la ratifica di alcune convenzioni internazionali, molto resta da fare per quanto riguarda le legislazioni relative all'asilo e all'immigrazione e nel consolidare la lotta al crimine organizzato e alla corruzione. Pochi progressi sono stati fatti nei settori della sanità, della sicurezza sul lavoro e dell'agricoltura. In altre aree-chiave come quelle dello sviluppo regionale, del controllo finanziario, della giustizia e affari interni, è stata ritardata l'adozione di provvedimenti rilevanti. Maggior indipendenza deve essere accordata agli organismi della supervisione e della regolamentazione, così come deve essere potenziato e formato professionalmente l'apparato amministrativo.

 

Turchia
Richiesta di adesione: 14 aprile 1987
superficie: 774.815 km2
popolazione: 63.451.000
capitale: Ankara
speranza di vita: 66,5 (M), 71,2 (D)
mortalità infantile: 37,9%
saldo migratorio: n.d.
disoccupazione: 6,4%
tasso di attività (su pop. attiva): 51,3%
inflazione: 84,6%
PIL pro capite: 2770 euro
connessioni Internet: 3,6%

I recenti sviluppi hanno dimostrato che, nonostante esistano le basi di un sistema democratico in Turchia, il Paese non soddisfa i criteri politici di Copenaghen. Si registrano infatti gravi difetti in termini di diritti umani e protezione delle minoranze. Il ricorso alla tortura non è sistematico ma piuttosto diffuso e la libertà d'espressione regolarmente limitata dalle autorità. Il Consiglio per la sicurezza nazionale continua a giocare un ruolo primario nella vita politica. Nonostante vi siano stati alcuni miglioramenti per quanto riguarda l'indipendenza del sistema giudiziario, sono ancora attivi i tribunali d'emergenza. Qualche piccolo passo in senso democratico è stato fatto negli ultimi mesi da parte del governo e del parlamento turchi che hanno adottato alcune leggi per la regolamentazione della vita politica, del sistema giudiziario e dei diritti umani, ma è ancora troppo presto per valutare l'impatto di tali misure anche se questi sforzi dovrebbero essere perseguiti ed estesi a tutta la cittadinanza, compresa quella di etnia curda. La Commissione si augura che il positivo impatto di questi nuovi provvedimenti adottati non venga vanificato nel caso del leader curdo Abdullah Ocalan, condannato a morte il 29 giugno 1999 dalla Corte per la sicurezza nazionale di Ankara (condanna per ora sospesa). La Turchia presenta molte caratteristiche di un'economia di mercato e dovrebbe essere in grado di far fronte alle pressioni competitive all'interno dell'Ue, ammesso che venga realizzata una stabilità macroeconomica adeguata. Sono stati ridotti il deficit pubblico e l'inflazione, nonostante quest'ultima resti ancora molto alta, il parlamento ha approvato una riforma del sistema pensionistico, la costituzione è stata cambiata per permettere l'arbitraggio internazionale e questo dovrebbe eliminare molti impedimenti agli investimenti stranieri. In vista dei finanziamenti necessari per far fronte ai danni del terremoto occorrerebbe prestare particolare attenzione all'intera disciplina fiscale facilitandone un'ulteriore riforma. La distribuzione irregolare del reddito e le enormi disparità regionali impediscono un reale sviluppo economico. L'istruzione andrebbe valorizzata come elemento di una strategia di sviluppo socio-economico globale. La libera circolazione delle merci è soddisfacente e il Paese ha raggiunto un buon livello nell'adozione degli standard europei, sebbene non abbia ancora adottato una legge strutturata, mentre la libera circolazione dei capitali è in fase di stallo anche se la nuova legislazione del sistema bancario va nella giusta direzione. Sono sotto l'esame della Commissione i piani per l'assistenza pubblica, l'agricoltura è ancora soggetta ad un sistema eccessivamente protezionistico e il Paese deve modernizzare le sue strutture amministrative e migliorare la preparazione del personale.