pensioni tra sostenibilità economica e sociale

«Gli Stati membri dell’Ue si stanno impegnando per garantire l’adeguatezza dei rispettivi sistemi pensionistici. Nel contempo, in molti Stati membri con le attuali politiche si profilano aumenti molto elevati della spesa pensionistica, ma non si sono ancora prese le misure necessarie per far fronte a queste sfide finanziarie senza pregiudicare l’adeguatezza delle pensioni. Gli aumenti della spesa potrebbero seriamente compromettere la sostenibilità delle finanze pubbliche nel lungo periodo. In ogni caso, la sostenibilità finanziaria a lungo termine, oltre ad essere importante di per sé, è anche un presupposto necessario per garantire pensioni adeguate in futuro. L’equilibrio tra preoccupazioni sociali e finanziarie è la chiave per il successo politico delle riforme previdenziali; i tre grandi obiettivi dell’adeguatezza, della sostenibilità finanziaria e della modernizzazione sono inscindibili». E’ quanto si leggeva in una Relazione congiunta delComitato di politica economica (Cpe) e del Comitato per la protezione sociale (Cps) europei presentata a Commissione e Consiglio nel marzo 2003. Nell’anno trascorso da questa Relazione, i sistemi previdenziali sono stati al centro del dibattito nella maggior parte degli Stati membri dell’Ue, e alcuni di essi hanno anche introdotto significative riforme. E’ il caso, ad esempio, di Francia e Germania. Con non poche difficoltà e vaste proteste sociali, nell’estate 2003 la Francia ha adottato la sua prima riforma pensionistica del dopoguerra, il cui punto centrale è costituito dall’innalzamento del periodo di contribuzione a 40 anni e la parificazione tra i dipendenti pubblici e privati, mentre il periodo minimo per ritirarsi dall’attività lavorativa salirà a 41 anni nel 2012 per poi passare a 42 nel 2020. La Germania ha introdotto una riforma delle pensioni nell’ambito del “pacchetto” di riforme economiche e sociali denominato dal governo “Agenda 2010”. La nuova legge, approvata dalla Camera bassa del parlamento tedesco (Bundestag) l’11 marzo 2004, introduce il cosiddetto «fattore sostenibilità», misura che limita le erogazioni previdenziali in modo da garantire che non superino i contributi versati. Anche in Germania, come già in Francia, decine di migliaia di persone sono scese nelle piazze delle maggiori città per protestare contro la riforma, a dimostrazione di quanto le riforme previdenziali decise per questioni di bilancio economico siano decisamente impopolari, indipendentemente dal carattere politico del governo che le adotta. Un’ulteriore riforma è allo studio anche del governo italiano, e su questa materia è in corso un duro scontro con le organizzazioni sindacali.

Dunque, alcune cose sono cambiate rispetto ai contenuti del documento che proponiamo in parte in queste pagine e che si riferisce alla situazione europea di un anno fa. Ma riteniamo comunque utile riproporne alcuni estratti (ricordando gli undici obiettivi prefissati e riportando alcune tabelle comparative), perché si tratta della più aggiornata comparazione europea su una materia assolutamente attuale e che riguarda milioni di cittadini europei.

prevenire l’esclusione

Il primo obiettivo indicato da Cpe e Cps era quello di prevenire l’esclusione sociale:«Garantire che gli anziani non siano soggetti al rischio della povertà e possano godere di un tenore di vita decente, condividere il benessere economico del loro Paese e partecipare attivamente alla vita pubblica, sociale e culturale».

Secondo la Relazione, rendendo obbligatorie alcune pensioni di vecchiaia e promuovendo il più ampio accesso ai regimi pensionistici, tutti gli Stati membri garantiscono ai propri cittadini la possibilità di acquisire i diritti a ricevere una pensione che contribuirà, dove possibile, alla loro autonomia finanziaria nella vecchiaia. Inoltre, tutti gli Stati membri prevedono dei meccanismi per fornire un reddito minimo agli anziani che per un qualsiasi motivo non hanno maturato autonomamente sufficienti diritti alla pensione. Grazie ai sistemi pensionistici, la vecchiaia non è più sinonimo di povertà per una vasta percentuale della popolazione.

Dai dati sui redditi forniti dal gruppo “nuclei famigliari” della Comunità europea (Echp) risulta che nel 1998 il rischio della povertà (ossia di vivere con un reddito inferiore al 60% del reddito medio) per gli ultrasessantacinquenni era solo leggermente superiore rispetto alle persone sotto i 65 anni di età. Tuttavia, in alcuni Paesi persistono rischi di povertà più elevati per gli anziani, in particolare le donne.

Le relazioni strategiche nazionali presentano una serie di misure intese a ridurre il rischio della povertà, tra cui redditi minimi garantiti e vari sussidi in contanti e in natura. Inoltre, è probabile che i futuri pensionati, e in particolare le donne, acquisiscano più diritti a pensione durante la vita lavorativa.

tenore di vita adeguato

«Garantire che tutti i cittadini possano accedere a regimi pensionistici adeguati, pubblici o privati, onde maturare diritti alla pensione che consentano di mantenere, in misura ragionevole, lo stesso tenore di vita anche dopo il pensionamento». Questo il secondo obiettivo indicato dalla Relazione, secondo cui i sistemi pensionistici, attraverso i regimi pubblici basati sul reddito o forfetari (primo pilastro), i regimi professionali privati (secondo pilastro) e i piani pensionistici individuali (terzo pilastro) offrono alla maggior parte degli europei buone opportunità di mantenere invariato il proprio tenore di vita dopo il pensionamento (i redditi medi degli ultrasessantacinquennisi avvicinano al 90% dei redditi medi della popolazione sotto i 65 anni). Nonostante siano le pensioni pubbliche la principale fonte di reddito degli anziani in gran parte degli Stati membri, le relazioni strategiche nazionali presentano diverse misure di riforma attuate nell’intento di contenere la futura crescita della spesa pensionistica pubblica, lasciando più spazio alle prestazioni private. Si individua nel posticipo del pensionamento un modo per garantire la futura adeguatezza delle pensioni, ma si nota che consentendo la maturazione di ulteriori diritti individuali si limita la possibilità di ridurre l’onere fiscale/contributivo complessivo. Inoltre, in molti Stati membri si stanno sviluppando le pensioni professionali e personali, che permettono di integrare i sistemi pubblici con prestazioni superiori dei regimi privati, ma, sottolinea la Relazione, non è detto che le pensioni private volontarie riescano automaticamente a compensare la riduzione delle prestazioni pubbliche. Per questo, un numero crescente di Paesi ha consentito alle parti sociali di istituire regimi pensionistici di categoria, basati su accordi collettivi obbligatori, che rendono possibili tassi elevati di copertura, mentre altri cercano di agevolare l’accesso ai piani previdenziali personali e di migliorare il quadro dei regimi volontari dei datori di lavoro.

promuovere la solidarietà

La solidarietà tra generazioni e all’interno delle generazioni stesse è il terzo obiettivo indicato dalla Relazione. Gli Stati membri - si legge nel testo - hanno inserito forti elementi redistributivi nei sistemi pensionistici del primo pilastro, in particolare sotto forma di pensioni minime garantite o di crediti per i periodi privi di un reddito pensionabile (ad esempio disoccupazione, studio, congedo parentale, ecc.). Queste misure non sono incompatibili con il rafforzamento dei legami tra contribuzioni e prestazioni, in particolare se gli elementi di solidarietà sono finanziati dai bilanci statali. Forti componenti di solidarietà si possono riscontrare anche nei regimi pensionistici professionali basati su accordi collettivi. Va però ricordato come l’aumento delle adesioni a regimi pensionistici privati potrebbe aumentare le disuguaglianze, in quanto le prestazioni private sono più strettamente collegate al reddito e tendenzialmente sono più accessibili per le persone con redditi elevati. Secondo il Cpe, dalle ultime rilevazioni disponibili emerge che nell’Ue le differenze di reddito sono meno accentuate tra gli anziani rispetto alla popolazione in generale.

aumentare i livelli di occupazione

Per tutti gli Stati membri, le misure volte ad aumentare i tassi di occupazione sono un elemento importante delle strategie a lungo termine mirate alla sostenibilità delle pensioni e vengono individuate dalla Relazione come il quarto obiettivo. Con l’aumento dei tassi di occupazione, infatti, un maggior numero di lavoratori può contribuire a finanziare le prestazioni e quindi a mantenere le pensioni a livelli adeguati. Le proiezioni sulla spesa pensionistica pubblica indicano che, se si realizzassero gli obiettivi di occupazione stabiliti a Lisbona, con una crescita costante dell’occupazione oltre il 2010 l’aumento della spesa pensionistica pubblica in percentuale sul Pil si potrebbe ridurre di circa un terzo nel 2050. Perciò, pur sottolineando l’importanza di elevare i livelli di occupazione per conseguire gli obiettivi di adeguatezza e sostenibilità previdenziale, il Cpe constata che il solo aumento dei tassi di occupazione non risolverà il problema della sostenibilità finanziaria dei sistemi pensionistici.

prolungare la vita lavorativa

E’ il quinto obiettivo indicato dalla Relazione di Cpe e Cps. Attualmente la maggior parte degli europei si ritira dal lavoro prima di raggiungere l’età di pensionamento obbligatoria. Se si potesse innalzare di un anno l’età di pensionamento effettiva senza aumentare i diritti a pensione maturati, sostiene la Relazione, l’atteso incremento della spesa pensionistica nel 2050 risulterebbe ridotto di 0,6-1% del Pil. Ciò significa che aumentando di un solo anno l’età di pensionamento effettiva si assorbirebbe il 20% circa dell’incremento atteso della spesa pensionistica nel 2050. Gli Stati membri hanno dichiarato il loro impegno a ritardare la riscossione anticipata delle pensioni e stanno riformando i sistemi di pensionamento anticipato e le politiche sul mercato del lavoro e promuovendo l’invecchiamento attivo. Tuttavia, sostiene il Cpe, in molti casi il ritmo delle riforme è più lento di quello necessario per realizzare gli obiettivi di Stoccolma e Barcellona in merito al tasso di occupazione dei lavoratori anziani (50% entro il 2010 rispetto all’attuale 38,5%) e all’innalzamento dell’età di pensionamento effettiva (cinque anni entro il 2010).

sistemi pensionistici sostenibili

«Promuovere un’adeguata riforma dei sistemi pensionistici tenendo conto dell’obiettivo generale di mantenere la sostenibilità delle finanze pubbliche. Nel contempo, la sostenibilità dei regimi pensionistici deve essere accompagnata da valide politiche fiscali, ivi compresa, ove necessario, una riduzione del debito. Le strategie adottate per raggiungere questo obiettivo possono comprendere anche la creazione di appositi fondi di riserva». Questo il sesto obiettivo indicato nella Relazione, dove si registra come alcuni Stati membri hanno già varato, o stanno mettendo in atto, strategie globali per garantire la sostenibilità dei sistemi pensionistici e delle finanze pubbliche, in linea con la triplice strategia contenuta negli Orientamenti generali di politica economica (Bepg). Tuttavia, la maggior parte degli Stati membri prevedono consistenti aumenti della spesa pensionistica pubblica e alcuni sono frenati da un elevato indice di indebitamento e dalla necessità di risanare il bilancio. Secondo Cpe e Cps occorrono riforme aggiuntive in tutti e tre i settori, in particolare ulteriori misure di riforma delle pensioni negli Stati membri che non hanno ancora provveduto a salvaguardare la sostenibilità a lungo termine dei sistemi pensionistici.

equilibrio tra prestazioni e contributi

Gli Stati membri si sono impegnati a mantenere le pensioni a livelli adeguati nonostante l’invecchiamento demografico, ma sono anche consapevoli del fatto che non possono realizzare questo obiettivo facendo gravare un onere eccessivo sulle future generazioni attive. Al fine di prevenire effetti negativi sull’occupazione, sostiene la Relazione indicando questo settimo obiettivo, sarebbe opportuno evitare l’aumento del carico fiscale complessivo, in particolare sul lavoro, e perseguire un equilibrio sostenibile tra le imposte sul lavoro da un lato e altre forme di tassazione, ivi comprese le imposte sul capitale, dall’altro. Nessuno Stato membro prevede di finanziare l’aumento della spesa pensionistica esclusivamente con l’aumento delle aliquote di contribuzione, molti hanno fissato un tetto massimo per i contributi. Nel caso dei nuovi sistemi pensionistici figurativi a contribuzione definita, le prestazioni si adeguano automaticamente per mantenere l’equilibrio finanziario dei sistemi, soprattutto a fronte dell’aumento della speranza di vita. In vista dell’impatto finanziario del pensionamento della generazione del boom demografico sui sistemi pensionistici nei prossimi decenni, molti Stati membri hanno istituito fondi di riserva nei sistemi pensionistici pubblici che dovrebbero consentire di evitare aumenti rilevanti dei contributi. Alcuni ritengono di essere in grado di effettuare maggiori trasferimenti dal bilancio generale grazie alla riduzione del debito nei prossimi anni e al conseguente calo degli interessi passivi futuri, ovvero grazie all’aumento delle entrate fiscali derivanti dalle future prestazioni pensionistiche soggette a tassazione differita. Numerosi Stati membri hanno poi preso misure per ridurre gradualmente i tassi di sostituzione forniti dai regimi pubblici, offrendo migliori opportunità per le pensioni integrative private.

Il problema della sostenibilità finanziaria non riguarda solo i sistemi pensionistici pubblici a ripartizione. La sostenibilità delle pensioni a capitalizzazione dipende dall’andamento dei mercati finanziari. I rischi per i sistemi a capitalizzazione si possono ridurre in larga misure grazie a una efficace supervisione e a una gestione prudente delle attività. In tutta l’UE si registrano progressi significativi verso l’istituzione di validi quadri normativi per le pensioni a capitalizzazione. Per questo ottavo obiettivo la Relazione segnala inoltre alcuni progressi anche nella riduzione dei costi di gestione dei regimi privati, di solito molto più elevati di quelli dei regimi pubblici: questa tendenza - si legge nel testo - può produrre notevoli vantaggi in termini di costo dei regimi privati e quindi anche di accesso agli stessi.

modelli occupazionali più flessibili

Secondo Cpe e Cps, i regimi obbligatori in linea di massima sono in grado di rispondere bene alla sfida di corrispondere una pensione ai lavoratori atipici (a tempo parziale, temporanei, autonomi) e mobili. Per contro, la situazione dei regimi del secondo pilastro è ancora problematica su entrambi i fronti. Gli Stati membri dove i sistemi pensionistici professionali sono molto sviluppati sono consapevoli del problema e hanno cominciato ad affrontarlo con misure legislative o la contrattazione collettiva. Tuttavia, sottolinea la Relazione indicando il nono obiettivo, nonostante i miglioramenti ottenuti in molti Stati membri, la situazione non si può ancora considerare soddisfacente: i lavoratori atipici continuano a essere discriminati nei regimi professionali e in molti Stati membri chi cambia frequentemente lavoro tende a concludere la carriera maturando meno diritti a pensione rispetto ai lavoratori che rimangono con lo stesso datore di lavoro.

uguaglianza tra donne e uomini

«Riesaminare i sistemi pensionistici nell’intento di garantire l’applicazione del principio della parità di trattamento tra donne e uomini, tenendo conto degli obblighi previsti dal diritto comunitario» è il decimo obiettivo indicato da Cpe e Cps.

Gli Stati membri stanno gradualmente adeguando i sistemi pensionistici all’evoluzione del ruolo sociale ed economico di uomini e donne, passando dalla discriminazione diretta (a favore delle casalinghe a carico) a nuove norme intese ad agevolare l’assunzione di responsabilità famigliari e lavorative da parte di entrambi i genitori. Nonostante queste misure e l’aumento della partecipazione femminile alla forza lavoro, sottolinea la Relazione, persisteranno ancora per molto tempo notevoli differenze tra le pensioni delle donne e degli uomini. Per questo, lo studio segnala che occorre una valutazione più approfondita delle tematiche di genere per comprendere gli effetti delle recenti riforme, e in particolare dello sviluppo delle pensioni integrative, sulla situazione relativa di uomini e donne.

dimostrare capacità di affrontare le sfide

Secondo Cpe e Cps, la realizzazione dei 10 obiettivi indicati dovrebbe garantire la sostenibilità futura dei sistemi pensionistici europei, ma in assenza di una guida politica determinata e di un forte sostegno dell’opinione pubblica non sarà possibile costruire regimi pensionistici solidi. Così è indicato l’undicesimo obiettivo: «Rendere i sistemi pensionistici più trasparenti e adattabili alle circostanze in evoluzione, affinché i cittadini possano continuare a riporvi fiducia. Fornire informazioni affidabili e di facile comprensione circa le prospettive a lungo termine dei sistemi pensionistici, in particolare riguardo alla possibile evoluzione dei livelli delle prestazioni e delle aliquote di contribuzione. Promuovere il più ampio consenso possibile in merito alle politiche e alle riforme in materia previdenziale e migliorare la base metodologica per un monitoraggio efficiente di tali riforme e politiche».

Nella maggior parte degli Stati membri, rileva la Relazione, sono state adottate misure per migliorare la trasparenza dei sistemi pensionistici, fornendo informazioni sistematiche ai cittadini in merito ai diritti acquisiti ed effettuando un monitoraggio periodico dell’andamento complessivo e della sostenibilità dei sistemi pensionistici nel loro complesso. Si tratta di misure importanti per consentire ai singoli di pianificare il proprio pensionamento e prendere provvedimenti in modo da ottenere il tenore di vita desiderato, e anche per garantire la sostenibilità e stabilità del sistema nel lungo periodo e, di conseguenza, la fiducia dei cittadini nel futuro dei sistemi pensionistici. Inoltre, un’informazione di qualità sui sistemi previdenziali dovrebbe agevolare la costruzione del consenso necessario per le riforme: l’informazione periodica in merito ai diritti a pensione maturati crea un senso di proprietà nei singoli individui, che possono assumersi in prima persona la responsabilità della loro pensione; potrebbe cambiare la natura stessa di certi regimi pensionistici e accelerare la transizione verso sistemi dove l’acquisizione dei diritti è più lineare e più strettamente connessa ai contributi versati o ad altre attività che possono essere remunerate con diritti a pensione (ad esempio le funzioni di assistenza). I politici, conclude la Relazione, dovrebbero cercare di fornire ai cittadini un’idea chiara di quello che si possono aspettare dai rispettivi sistemi previdenziali e di che cosa devono fare in prima persona per prepararsi al pensionamento.

 

Spesa pensionistica pubblica (prima delle imposte) in percentuale sul PIL*

 

2000

2010

2020

2030

2040

2050

Variazione
massima

B

10.0

9.9

11.4

13.3

13.7

13.3

3.7

DK 1)

10.5

12.5

13.8

14.5

14.0

13.3

4.1

D 2)

11.8

11.2

12.6

15.5

16.6

16.9

5.0

GR

12.6

12.6

15.4

19.6

23.8

24.8

12.2

E

9.4

8.9

9.9

12.6

16.0

17.3

7.9

F

12.1

13.1

15.0

16.0

15.8

4.0

IRL 3)

4.6

5.0

6.7

7.6

8.3

9.0

4.4

I

13.8

13.9

14.8

15.7

15.7

14.1

2.1

L

7.4

7.5

8.2

9.2

9.5

9.3

2.2

NL 4)

7.9

9.1

11.1

13.1

14.1

13.6

6.2

A

14.5

14.9

16.0

18.1

18.3

17.0

4.2

P

9.8

11.8

13.1

13.6

13.8

13.2

4.1

FIN

11.3

11.6

12.9

14.9

16.0

15.9

4.7

S

9.0

9.6

10.7

11.4

11.4

10.7

2.6

UK

5.5

5.1

4.9

5.2

5.0

4.4

-1.1

UE15

10.4

10.4

11.5

13.0

13.6

13.3

3.2

* Proiezioni CPE nel 2001, che non tengono conto della legislazione introdotta dopo il 2000.Una serie di Paesi, infatti, hanno introdotto importanti riforme dopo il 2000, o effettuato nuove proiezioni demografiche nazionali che il CPE non ha potuto valutare in dettaglio. Occorre quindi essere prudenti nell’interpretare le cifre e nel confrontarle con i risultati di altri Paesi.

 

1) Per la Danimarca, i dati comprendono i regimi pensionistici integrativi obbligatori per i lavoratori (ATP, SAP e SP);

2) Un aggiornamento dei dati della Germania sulla base delle ipotesi comuni del CPE indicherebbe la seguente evoluzione della spesa pensionistica:

2000

2010

2020

2030

2040

2050

Var.max

10.8

11.1

12.1

13.8

14.4

14.9

4.1

3) Nel caso dell’Irlanda, i dati sono espressi in % sul PNL.

4) Nei Paesi Bassi il secondo pilastro è ben sviluppato. Questo ha un impatto positivo diretto sul sistema pensionistico pubblico, poiché riduce l’onere dell’invecchiamento demografico sul primo pilastro. Tuttavia, esiste anche un’importante implicazione indiretta: è prevedibile che le imposte sulle future prestazioni previdenziali (prelevate dai fondi privati) saranno piuttosto elevate e compenseranno in parte l’aumento delle prestazioni pensionistiche pubbliche.

Fonte:Comitato di Politica Economica (CPE), 2001

Tassi di occupazione e età media di ritiro dal mercato del lavoro (2001)

 

 

Tassi di occupazione
(% 2001, secondo trimestre)

Età media di ritiro dal mercato del lavoro 2000/2001
(tra parentesi: normale età di pensionamento)

 

50-54

55-59

60-64

65-69

70-74

Donne

Uomini

Totale

B

64.6

38.1

12.1

3.0

1.2

55.9(62)

57.8(65)

57.0

DK

80.9

73.5

33.7

11.6

4.3

61.1(65)

62.2(65)

61.9

D

74.5

57.7

20.8

5.3

2.6

60.4(65)

60.9(65)

60.7

GR

61.3

47.7

29.7

10.6

3.6

57.7(65)

61.2(65)

59.6

E

60.1

47.3

29.5

3.9

1.0

60.2(65)

60.7(65)

60.6

F

75.8

49.3

9.9

2.1

0.9

58.0(60)

58.2(60)

58.1

IRL

65.0

54.4

37.1

14.9

7.7

62.2(66)

63.2(66)

63.1

I

60.5

36.2

18.0

6.2

2.5

59.2(65)

59.6(60)

59.4

L

66.1

39.3

8.9

nd

nd

55.3(65)

57.5(65)

56.8

NL

73.7

56.9

18.5

6.0

4.2

60.3(65)

61.1(65)

60.9

A

74.7

43.8

14.0

7.2

4.2

58.6(60)

60.0(65)

59.6

P

74.0

56.7

44.8

28.2

20.2

61.5(65)

62.0(65)

62.0

FIN

80.2

62.4

25.2

5.7

1.9

61.4(65)

61.6(65)

61.6

S

84.7

77.9

50.2

13.3

6.1

61.9(65)

62.1(65)

62.0

UK

77.3

64.7

37.6

10.7

4.4

61.0(65)

63.1(60)

62.1

UE15

71.3

52.9

23.4

6.7

3.1

59.1

60.5

59.9

nd: non disponibile
Fonte: Eurostat, Indagine europea sulle forze di lavoro (IFL) 2001

 

Strategie nazionali per la sostenibilità finanziaria dei sistemi pensionistici (marzo 2003)

 

Principali elementi della strategia intesa a garantire la sostenibilità dei regimi pensionistici

Osservazioni

B

 

L’elemento centrale della strategia è il risanamento delle finanze pubbliche, basato su un costante avanzo di bilancio e una riduzione consistente del debito pubblico.
I risparmi derivanti dal calo degli interessi passivi saranno trasferiti al ‘Fondo invecchiamento’. La riduzione degli interessi passivi dovrebbe essere superiore all’aumento della spesa pubblica per gli anziani.

La sovvenzione dal bilancio statale al sistema previdenziale dovrebbe salire dal 2,6% del PIL nel 2000 al 5,5% nel 2050 e sarà gestibile purché si riescano a mantenere consistenti avanzi primari per diversi anni come previsto nel programma di stabilità.L’indice di indebitamento pubblico nel 2001 era pari al 108% del PIL.

DK

E’ stato fissato l’ambizioso obiettivo di realizzare unavanzo tra l’1,5% e il 2,5% annuo fino al 2010, nell’intento di ridurre il debito pubblico e aumentare l’occupazione di 87 000 unità entro il 2010. Non sono previste modifiche significative dei regimi pensionistici.

L’aumento della spesa pensionistica (4 punti percentuali sul PIL) è gestibile purché il bilancio risulti in attivo e la base contributiva si rafforzi grazie all’aumento dell’occupazione.

D*

La riforma delle pensioni del 2001 dovrebbe ridurre l’aumento della spesa pensionistica pubblica (stimata a 4,1 punti percentuali sul PIL rispetto alla stima pre-riforma di 5 punti) e aumentare le sovvenzioni ai regimi pensionistici privati. La sostenibilità finanziaria sarà rafforzata dal fatto che il calcolo delle pensioni e i relativi adeguamenti annuali sono stati modificati in modo tale da rallentare l’aumento della spesa pensionistica totale. Dal 2011, l’aumento delle aliquote di contribuzione avrà un effetto ammortizzatore ancora più forte sul livello delle pensioni. Il governo punta al pareggio del bilancio federale nel 2006. E’ stato definito un tetto per le aliquote di contribuzione, e il governo ha l’obbligo di proporre al parlamento misure appropriate se dalle proiezioni a 15 anni emerge il rischio di dover aumentare l’aliquota di contribuzione sopra il 20% (2020) o il 22% (2030).

Il sostegno fiscale al regime previdenziale copre il 37% dell’attuale spesa pensionistica. Secondo stime recenti, il livello del sostegno fiscale scenderà a circa 31% nel 2030. Sono necessarie ulteriori misure per garantire la sostenibilità finanziaria a lungo termine nel contesto del processo in atto per modernizzare e adeguare il sistema pensionistico all’evoluzione della situazione. Il deficit delle finanze pubbliche nel 2002 è stimato al 3,8% del PIL.

GR

La riforma delle pensioni del 2002 ha posto le basi per un regime pensionistico più equo e credibile (equiparazione dei tassi di sostituzione per le diverse generazioni). L’equità tra le generazioni e la sostenibilità nel medio termine sono state perseguite riducendo i tassi di sostituzione per le generazioni più vecchie e aumentandoli per la forza lavoro post-1993. Le misure di finanziamento comprendono la creazione di un fondo di riserva e il rafforzamento della base contributiva, ad esempio allungando il periodo di contribuzione richiesto. Le misure di ammodernamento sono studiate per aprire la strada alle pensioni del secondo pilastro che così potranno assorbire una parte dell’onere pensionistico.

Le sovvenzioni fiscali al sistema pensionistico dovrebbero mantenersi al di sotto del livello del 2000, pari al 4,8% del PIL, fino a dopo il 2020, ma in seguito potrebbero aumentare fino all’8,4% del PIL nel 2030 e al 15,5% del PIL nel 2050. Occorrono ulteriori riforme per garantire la sostenibilità finanziaria del sistema pensionistico. Il deficit delle finanze pubbliche nel 2002 è stimato all’1,3% del PIL, con un indice di indebitamento pari al 107% del PIL nel 2001.

E

Occorre applicare la disciplina di bilancio in tutti i sottosettori del governo, ai sensi della legge sulla stabilità di bilancio. E’ stato creato un fondo di riserva per la futura spesa previdenziale e la base contributiva dovrebbe risultare rafforzata dall’aumento dell’occupazione. Il settore previdenziale dovrebbe registrare un attivo fino al 2015; successivamente, se non si attueranno le misure pianificate o non se ne prenderanno di nuove, l’impatto dell’invecchiamento demografico provocherà un deficit del sistema previdenziale.

L’aumento della spesa pensionistica pubblica atteso tra il 2020 e il 2050 è uno dei più alti dell’UE (tra 5 e 8 punti percentuali sul PIL). Occorrono ulteriori riforme per garantire la sostenibilità finanziaria dei sistemi pensionistici.

F**

Recentemente è stato creato un fondo di riserva per la futura spesa pensionistica. Il calo della disoccupazione avrà un effetto piuttosto limitato sul previsto aumento della spesa pensionistica.

A partire dal 2010 il sistema pensionistico rischia un deficit che dovrebbe arrivare al 3,8% del PIL nel 2040. L’entità del fondo di riserva è limitata (meno dell’1% del PIL) e può coprire solo parte dell’aumento della spesa derivante dall’invecchiamento demografico. La riforma annunciata è necessaria. Il disavanzo delle finanze pubbliche è stimato al 2,7% del PIL nel 2002.

IRL

L’elemento centrale è l’obbligo del governo di versare al fondo di riserva per le pensioni un contributo annuo pari all’1% del PNL. Secondo le stime le riserve dovrebbero ammontare al 45% del PIL nel 2025 e potranno essere utilizzate solo a partire dal 2026.

Il fondo coprirà parzialmente i costi pensionistici relativi all’evoluzione demografica. Il sistema sembra finanziariamente sostenibile agli attuali livelli di prestazioni.

I

La strategia governativa si basa sul miglioramento delle condizioni per la crescita economica e dell’occupazione; la stabilizzazione della spesa pensionistica ai livelli attuali in relazione al PIL richiederebbe un tasso di crescita del 2-2,2% annuo. Il governo ha presentato al parlamento una legge che autorizza la preparazione di ulteriori riforme, tra cui lo sviluppo delle pensioni integrative.

Le sovvenzioni fiscali al sistema pensionistico nel 2000 erano pari al 3% del PIL. Sembrano necessarie ulteriori riforme. Il disavanzo delle finanze pubbliche nel 2002 è stimato al 2,4% del PIL, con l’indice di indebitamento pubblico al 110% del PIL nel 2001.

L

La strategia si basa sul meccanismo di finanziamento delle pensioni pubbliche. L’aliquota di contribuzione viene fissata per un periodo di sette anni, in modo tale da mantenere il fondo di riserva almeno ad un livello che superi il 150% delle erogazioni previdenziali annue.

Il sistema appare sostenibile in presenza di una crescita economica almeno pari al 4% annuo. Una crescita modesta del 2% annuo tra il 2000 e il 2050 imporrebbe un aumento dell’aliquota di contribuzione dal 24% al 46%.

NL

La strategia governativa si basa sull’eliminazione del debito pubblico nel giro di una generazione (entro il 2025), che richiede in media un avanzo di bilancio annuale superiore all’1% del PIL. Inoltre, le entrate fiscali dai regimi del secondo pilastro contribuiscono all’aumento del gettito, a partire dal 2020. E’ prevista una riforma delle pensioni di invalidità, nell’intento di aumentare il tasso di occupazione e ridurre la possibilità di ricorrere alle pensioni di invalidità come strumento di pensionamento anticipato.

Il sistema sembra finanziariamente sostenibile, nonostante il consistente aumento (6 punti percentuali sul PIL) previsto per la spesa pensionistica, purché si realizzino avanzi di bilancio. Secondo le stime, le finanze pubbliche dovrebbero registrare un disavanzo pari allo 0,8% del PIL nel 2002.

A

Nel 2003 è prevista una proposta di riforma dei sistemi pensionistici. Inoltre, il governo mira ad aumentare il tasso di occupazione in generale, e per quanto concerne i lavoratori più anziani in particolare.

L’attuale spesa pensionistica pubblica è la più elevata dell’UE a causa della notevole rilevanza del primo pilastro e dovrebbe aumentare di circa il 4,2% entro il 2040 (attorno alla punta massima). Occorrono ulteriori riforme. Secondo le stime, le finanze pubbliche dovrebbero registrare un deficit dell’1.8% del PIL nel 2002.

P

Nel 1989 è stato istituito un fondo di riserva e nel 2002 è stata attuata una riforma dei regimi pensionistici pubblici. Le eccedenze del sistema previdenziale, che dovrebbero continuare fino al 2016, e il 2% dei contributi previdenziali dei dipendenti vengono accantonati nel fondo di riserva. Le riserve accumulate nel fondo dovrebbero essere sufficienti per coprire l’aumento della spesa fino al 2035 circa.

Attorno al 2016 emergerà un deficit nel sistema previdenziale che raggiungerà l’1,5% del PIL nel 2050. Potranno rendersi necessarie ulteriori misure. Il disavanzo delle finanze pubbliche è stimato al 3,4% del PIL nel 2002.

FIN

La strategia governativa si basa su misure intese a garantire la crescita economica e dell’occupazione, a ridurre il debito pubblico e aumentare i fondi di riserva per le pensioni, al di là del finanziamento obbligatorio, che ammonta a circa un quarto della spesa pensionistica. Nel 2001 e 2002 i regimi pensionistici sono stati oggetto di importanti modifiche.

Nonostante le recenti riforme delle Pensioni e l’aumento stimato dei fondi di riserva è necessario aumentare l’aliquota di contribuzione di 5 punti percentuali sui salari. Potrebbero rendersi necessarie ulteriori misure.

S

La riforma del 1998 entra in vigore a pieno titolo nel 2003 e introduce un sistema a contribuzione definita a due livelli, con una componente a pre-capitalizzazione e un sistema figurativo a contribuzione definita. Il sistema risponde agli sviluppi economici e demografici. Inoltre, il governo si è impegnato a realizzare avanzi di bilancio nell’arco del ciclo economico.

Il sistema sembra finanziariamente sostenibile poiché le prestazioni vengono adeguate automaticamente in base agli sviluppi demografici o economici.

UK

I recenti interventi di modifica dei sistemi pensionistici pubblici consentiranno di mantenere costante la quota di spesa sul PIL, che era prevista in calo prima delle riforme.

Il governo si è impegnato a garantire la solidità delle finanze pubbliche e condizioni stabili e sicure per lo sviluppo dei regimi professionali e privati. Il sistema appare finanziariamente sostenibile.

* l’11 marzo 2004 il Bundestag (Camera bassa del parlamento tedesco) ha approvato una nuova riforma delle pensioni nell’ambito del pacchetto di riforme economiche e sociali denominato dal governo “Agenda 2010”. La nuova legge introduce il cosiddetto «fattore sostenibilità», misura che limita le erogazioni previdenziali in modo da garantire che non superino i contributi versati (ndr).

**Nell’estate 2003 è stata adottata in Francia la prima riforma pensionistica del dopoguerra. Il punto principale della riforma è l'innalzamento del periodo di contribuzione a 40 anni e la parificazione tra i dipendenti pubblici e privati. Il periodo minimo per ritirarsi dall'attività lavorativa salirà a 41 anni nel 2012 per poi passare a 42 nel 2020 (ndr).

Strategie nazionali mirate a garantire l’adeguatezza delle pensioni (marzo 2003)

 

Elementi principali della strategia mirata a garantire l’adeguatezza delle pensioni

Osservazioni

B

Le prestazioni previdenziali continueranno ad essere garantite prevalentemente attraverso il sistema pensionistico obbligatorio basato sul reddito. Il sistema sarà integrato da regimi professionali istituiti mediante accordi collettivi, al fine di impedire una riduzione significativa dei tassi di sostituzione. I redditi minimi sono garantiti dal sistema previdenziale e da un programma speciale di assistenza sociale per gli anziani (GRAPA).

 

L’assistenza sociale agli anziani è indicizzata ai prezzi, con la possibilità di aggiustamenti aggiuntivi ogni due anni, in assenza dei quali potrebbe aumentare il rischio di povertà. I tassi di sostituzione del primo pilastro tendono a diminuire e resta da vedere se i sistemi del secondo pilastro si svilupperanno in misura sufficiente per compensare il calo. Inoltre, occorre migliorare le prestazioni previdenziali per i lavoratori autonomi.

DK

Tutte le persone di età superiore a 65 anni percepiscono una pensione forfetaria universale, basata sulla residenza. Sono disponibili integrazioni soggette all’accertamento del reddito. Un regime integrativo obbligatorio (ATP) fornisce una piccola integrazione su base contributiva a prescindere dal reddito. I regimi pensionistici professionali basati su accordi collettivi si sono diffusi rapidamente dalla fine degli anni ’80 e ora coprono oltre l’80% della popolazione attiva.

Essendo basata sul reddito, la pensione forfetaria dovrebbe continuare a prevenire con efficacia condizioni di grave povertà. Il reddito relativo degli anziani è moderato, ma migliorerà in conseguenza del massiccio sviluppo delle pensioni professionali.

D

La principale fonte di reddito degli anziani è il regime pensionistico obbligatorio basato sul reddito. Un leggero calo nel tasso di sostituzione dovrà essere compensato dall’aumento delle prestazioni private che ricevono un sostegno finanziario sostanziale attraverso riduzioni d’imposta e sovvenzioni (per le fasce a reddito più basso). Il meccanismo del reddito minimo garantito dal sistema di assistenza sociale è stato reso più efficace prescindendo dalla situazione reddituale dei discendenti.

Il rischio di povertà in vecchiaia è basso e il reddito relativo degli anziani è elevato. Le recenti riforme dovrebbero migliorare la situazione dei pensionati a basso reddito e il tasso di sostituzione del reddito dovrebbe mantenersi adeguato, purché le pensioni integrative sostenute dal governo si sviluppino positivamente.

GR

La principale fonte di reddito sono le pensioni pubbliche basate sul reddito erogate da una serie di enti previdenziali (assicurazione primaria e fondi ausiliari). Un gran numero di pensionati percepisce la pensione minima (di tipo non contributivo dall’OGA e contributivo dai vari fondi). Una pensione integrativa soggetta all’accertamento delle condizioni economiche (EKAS) è concessa su base uniforme per portare i redditi al di sopra della pensione minima. I fondi ausiliari devono essere trasformati in regimi pensionistici professionali.

Per il sistema previdenziale greco l’adeguatezza delle pensioni rappresenta una sfida: sono presenti rischi elevati di povertà, tenori di vita relativamente bassi e forti disuguaglianze, tutti problemi attualmente mitigati dalla solidarietà in ambito famigliare. L’adeguatezza delle pensioni dovrebbe migliorare con l’aumento del numero di persone che si ritirano dal lavoro dopo aver completato il periodo contributivo e grazie all’unificazione dei regimi e all’equiparazione dei diritti tra le varie generazioni.

E

La principale fonte di reddito è il regime pensionistico pubblico basato sul reddito. Una base di reddito è garantita da pensioni minime di tipo contributivo (dopo 15 anni di contribuzione) e pensioni sociali, più basse. Occorre promuovere lo sviluppo di pensioni professionali, in particolare nelle PMI, attraverso la contrattazione collettiva.

I rischi di povertà sono limitati e i tenori di vita degli anziani sono relativamente elevati. Il regime pensionistico pubblico offre tassi di sostituzione teorici elevati. E’ probabile che questo si traduca in un aumento delle pensioni medie, poiché cresce il numero di pensionati che completano il periodo di contribuzione.

F

Un primo pilastro a due livelli offre tassi di sostituzione elevati. Il primo livello è il regime pubblico con maggiori componenti di solidarietà; il secondo livello è basato su accordi collettivi e presenta un forte collegamento tra contributi e prestazioni. Esiste poco spazio per le prestazioni del secondo pilastro. Il reddito minimo è garantito con l’erogazione di una pensione minima o una pensione sociale più bassa definita in base alle condizioni economiche.

I rischi di povertà sono scarsi e i redditi relativi elevati. Gli adeguamenti nei livelli delle prestazioni intesi a mantenere la sostenibilità finanziaria non dovrebbero minacciare l’adeguatezza delle pensioni, soprattutto se prolungando la vita lavorativa le persone possono migliorare il reddito da pensione.

IRL

Il primo pilastro fornisce prestazioni forfetarie su base contributiva, leggermente superiori alle pensioni sociali per i meno abbienti, studiate per coprire le spese di sussistenza e da aumentare in misura sostanziale nei prossimi anni. Ai fini del mantenimento del reddito è previsto il ricorso a regimi volontari professionali e privati incoraggiati da un trattamento fiscale favorevole. Tuttavia, se la copertura di questi regimi non aumenta in misura sostanziale nei prossimi tre anni, si prenderanno in considerazione altre misure.

Gli annunciati incrementi nelle prestazioni pensionistiche pubbliche dovrebbero ridurre i rischi di povertà, in particolare tra le donne anziane. Sarà necessaria una maggiore copertura dei regimi del secondo e terzo pilastro al fine di aumentare il reddito relativo dei pensionati nel lungo periodo. L’Irlanda è l’unico Stato membro privo di una pensione obbligatoria basata sul reddito per la maggioranza dei lavoratori.

I

E’ in corso di graduale introduzione un nuovo regime pensionistico figurativo a contribuzione definita, che provocherà una riduzione dei tassi di sostituzione rispetto all’attuale sistema a prestazione definita, ma offrirà l’opportunità di ottenere lo stesso livello di prestazioni prolungando la vita lavorativa. Inoltre il governo promuove i regimi pensionistici professionali, in particolare con la trasformazione dei trattamenti di fine rapporto in piani pensionistici. Una base di reddito è garantita dalla pensione minima.

Il rischio di povertà per gli anziani è basso e i redditi relativi sono elevati. La riduzione dei tassi di sostituzione in conseguenza dell’introduzione del nuovo regime pensionistico può essere compensata lavorando più a lungo e con il probabile aumento del contributo al reddito fornito dai regimi integrativi. Per un gran numero di lavoratori atipici le prestazioni pensionistiche sono minime.

L

Il regime pensionistico obbligatorio basato sul reddito offre un elevato tasso di sostituzione del reddito, limitando la necessità di pensioni integrative, il cui sviluppo è comunque promosso dal governo. La pensione minima è proporzionale al numero di anni di contribuzione. L’assistenza sociale è disponibile come ultima istanza.

Se le pensioni si mantengono sui livelli attuali e se un numero crescente di donne matura diritti a pensione di entità significativa non dovrebbero verificarsi problemi di adeguatezza.

NL

E’ prevista una pensione forfetaria universale erogata in base alla residenza, il cui ammontare è collegato al salario minimo netto obbligatorio, basato sui redditi medi. Al mantenimento di un tenore di vita adeguato provvedono i regimi pensionistici professionali che grazie a contratti collettivi vincolanti coprono oltre il 90% della forza lavoro.

Il sistema olandese protegge più gli anziani dei giovani dal rischio di povertà e garantisce tenori di vita relativamente elevati, più per gli uomini che per le donne. Tuttavia, i diritti a pensione delle donne dovrebbero aumentare nel quadro dei regimi professionali.

A

Il regime pensionistico pubblico basato sul reddito garantisce un tasso elevato di sostituzione del reddito. Tuttavia, il governo intende promuovere lo sviluppo di regimi pensionistici integrativi trasformando il trattamento di fine rapporto in una pensione di vecchiaia. Una pensione minima è garantita con l’integrazione dei diritti accumulati in misura insufficiente.

Il sistema è studiato per fornire pensioni adeguate a persone con un buon livello di contribuzione. Con il pensionamento di un numero crescente di donne con una carriera professionale più completa, i rischi di povertà si dovrebbero ridurre e i tenori di vita relativi potrebbero aumentare anche a fronte di un lieve calo delle pensioni pubbliche.

P

Il regime pensionistico pubblico basato sul reddito offre tassi di sostituzione teoricamente elevati. Tuttavia, a causa dei redditi bassi e delle carriere brevi le pensioni effettive in media sono basse. Recentemente è calata l’importanza dei regimi del secondo e terzo pilastro. La priorità del governo è quella di innalzare le pensioni minime al livello dei salari minimi, in modo da combattere la povertà tra gli anziani.

Il Portogallo deve affrontare la sfida del rischio della povertà e di tenori di vita relativamente bassi. Le misure previste per aumentare le pensioni minime dovrebbero attenuare i problemi a breve termine. A più lungo termine, la situazione dovrebbe migliorare con il pensionamento di un maggior numero di persone che completano la carriera professionale e il periodo di contribuzione.

FIN

Il regime pensionistico obbligatorio basato sul reddito mira a fornire un tasso di sostituzione del 60% anche per i redditi più alti. Le pensioni integrative svolgono un ruolo minore. E’ prevista una pensione nazionale di base a favore di chi percepisce una pensione inferiore a circa €1000. L’ammontare dipende anche dalla durata del periodo di residenza in Finlandia.

Il sistema sembra offrire una tutela efficace contro la povertà, purché il valore della pensione nazionale non si riduca in misura significativa in relazione al reddito. Le opportunità di percepire una pensione più elevata miglioreranno grazie all’aumento del coefficiente di maturazione dei diritti a pensione per i lavoratori più anziani.

S

Il nuovo sistema pensionistico basato sul reddito collega strettamente le prestazioni ai contributi versati. L’ammontare della pensione si ridurrà con l’aumento della longevità o con il calo dei redditi medi. Le pensioni più basse vengono aumentate a un livello minimo garantito, indicizzato all’inflazione. L’importo garantito dipende dalla durata del periodo di residenza. Le pensioni professionali coprono circa il 90% della popolazione attiva.

Il sistema sembra offrire una tutela efficace contro la povertà e opportunità di mantenere un livello di vita adeguato. Il sistema pensionistico basato sul reddito, comprensivo di un meccanismo automatico di stabilizzazione, è strutturato in modo tale da spostare tutti i rischi finanziari sui beneficiari e la pensione garantita aumenta solo in linea con i prezzi. L’adeguatezza futura dipenderà quindi dalla posticipazione del pensionamento.

UK

Il diritto a una pensione forfetaria di base legata ai prezzi si acquisisce versando contributi calcolati in base al reddito. Il primo pilastro comprende anche una componente obbligatoria basata sul reddito, che offre migliori coefficienti di maturazione per i contribuenti a reddito più basso; è possibile anche optare per un piano pensionistico professionale o personale. A parte questo caso specifico, l’adesione a pensioni integrative è volontaria. Sono state introdotte le “pensioni integrative settoriali” per promuovere l’accesso a pensioni private integrative. Sono state rafforzate le garanzie di una pensione minima collegata al reddito e il nuovo credito pensionistico fornirà importi aggiuntivi a favore di chi percepisce redditi modesti da piani pensionistici professionali e personali.

Il miglioramento del reddito minimo garantito dovrebbe ridurre i rischi di povertà per gli anziani. Le pensioni professionali e personali sono ben consolidate per molti, ma occorrerebbe aumentare la copertura per assicurarsi che le persone risparmino in misura sufficiente per soddisfare le proprie aspettative dopo il pensionamento.

Pensionamento flessibile nei regimi della previdenza pubblica (2002)

Pensionamento anticipato*

Pensionamento normale

Pensionamento posticipato

Cumulo con i redditi

B

Da 60 anni (con 28 anni di occupazione, che saliranno a 35 entro il 2005).

Uomini: 65 anni
Donne: 62 anni
(65 nel 2009).

Non previsto

La pensione viene ridotta se il reddito annuo supera un certo importo, più elevato dopo i 65 anni.

DK

Pensione pubblica di vecchiaia: non è previsto il pensionamento anticipato. Pensione integrativa (ATP): da 65 anni (con riduzione attuariale).

Pensione pubblica di vecchiaia: 65 anni Pensione integrativa (ATP): 67 anni.

Pensione pubblica di vecchiaia: non sono possibili posticipazioni.

Pensione integrativa (ATP): fino a 3 anni. Riduzione graduale oltre € 30.000 l’anno.

D

A condizioni severe fino al 2011 da 60 anni, con 35 anni di contribuzione da 63 anni con una riduzione attuariale di 0,3% al mese da 63 anni (invalidi gravi).

65 anni (invalidi gravi: 63 anni).

Nessun limite superiore di età; aumento attuariale del diritto a pensione di 0,5% al mese.

Sì, dopo i 65 anni. La pensione viene ridotta se il reddito annuo supera un certo importo fino all’età di 65 anni.

GR

Pensione intera: da 60 anni (lavoro logorante) Pensione ridotta: da 60 anni.

65 anni

Non previsto

Pensione ridotta

E

Pensione ridotta: da 60 anni (persone assicurate prima dell’1.1.1967).

Da 61 anni (persone con almeno 30 anni di contribuzione e disoccupati non volontari).

65 anni

Nessun limite superiore di età

Pensione sospesa in caso di attività remunerativa. E’ possibile combinare una parte della pensione con un lavoro a tempo parziale a partire da 60 anni. Gli ultra-65enni possono combinare pensione e reddito da lavoro.

F

Non previsto

60 anni (sono richiesti 40 anni di contribuzione per percepire la pensione intera.

Nessun limite superiore di età

Condizionato. Pensione sospesa in caso di occupazione fornita dall’ultimo datore di lavoro.

IRL

Non previsto.

Pensione: 65 anni Pensione contributiva di vecchiaia: 66 anni.

Non previsto

Sì, dopo i 66 anni.

I

Dopo 37 anni di contribuzione o all’età di 57 anni con 35 anni di contribuzione (per i dipendenti del settore privato).

Vecchio sistema basato sul reddito: uomini: 65 anni donne: 60 anni

Nuovo sistema a contribuzione definita: prestazioni attuariali dall’età di 57 anni per uomini e donne.

Nessun limite superiore di età

Possibile dopo 40 anni di contribuzione o al raggiungimento della normale età di pensionamento. Non possibile altrimenti (salvo per i lavoratori autonomi con una pensione ridotta).

L

60 anni (480 mesi di assicurazione o periodi assimilabili)

57 anni (480 mesi di assicurazione).

65 anni

Fino a 65 anni

Sì, per la normale pensione di vecchiaia.

Pensionamento anticipato: reddito fino a un 1/3 del salario minimo.

NL

Non previsto

65 anni

Non previsto

A

Uomini: 61½

Donne: 56 ½ (61½ entro il 2029).

Uomini: 65

Donne: 60 (65 entro il 2033).

Possibilità illimitata

Pensione normale: Sì

Pensionamento anticipato: pensione sospesa se il reddito mensile supera € 302

P

55 anni (a prestazione ridotta dopo 30 anni di contribuzione)

60 (disoccupati)

55 (disoccupati, a prestazione ridotta)

55 (attività usuranti in certe professioni).

65 anni

Possibile fino a un massimo di 5 anni

FIN

60 anni

65 anni

Nessun limite superiore di età

S

Da 61 anni con riduzione attuariale

65 anni con il diritto di restare fino a 67 anni.

Nessun limite superiore di età

UK

Non previsto

Uomini: 65

Donne: 60 (65 entro il 2020).

Massimo 5 anni. Illimitato dal 2010

* riferito solo ai regimi pensionistici pubblici.

Fonte: Commissione europea, MISSOC 2002