Appelli dei sindacati per sicurezza, pace e democrazia

3 - democrazie e giustizia sociale

Iniziative sociali delle Confederazioni sindacali europea e internazionale

«La Ces sottolinea la necessità di sostenere un diritto internazionale basato sul multilateralismo e sulla diplomazia come strumenti per risolvere le controversie internazionali piuttosto che sull’escalation militare», per questo «nell’attuale scenario in rapida evoluzione l’Unione europea è chiamata a rinvigorire il suo ruolo di pacificatore e di mantenimento della pace». È quanto afferma la Confederazione europea dei sindacati (Ces) in una Risoluzione sulla pace e la sicurezza, adottata dal Comitato esecutivo lo scorso 15 aprile, con cui ribadisce il suo appello «per una pace giusta e duratura».

Ricordando come, con la guerra in Ucraina, la Russia abbia riportato la guerra in Europa e, allo stesso tempo, «la democrazia e i diritti fondamentali siano oggetto di crescenti attacchi da parte di regimi autoritari in tutto il mondo, amplificati dall’elezione di Donald Trump», la Ces riafferma il ruolo del movimento sindacale quale «forza trainante per la pace e la giustizia sociale». Pur considerando necessario garantire la sicurezza in Europa «in un contesto di crescenti minacce e sfide», i sindacati europei ritengono che l’Ue, in quanto unione politica, debba «contribuire a garantire la pace, lo stato di diritto, i diritti umani e il progresso sociale, anche attraverso politiche di sicurezza coordinate e migliorate». Anche perché, sottolinea la Ces, «la sicurezza collettiva europea globale comprende ben più della semplice preparazione militare», non si crea cioè «investendo sempre più denaro per sempre più armi», bensì «dando priorità alla diplomazia, alla prevenzione dei conflitti e delle crisi e all’impegno attivo per nuove iniziative di disarmo e controllo degli armamenti». Secondo la Ces, dunque, sicurezza significa «prima di tutto una democrazia forte e un progresso sociale, migliori condizioni di vita e di lavoro, non lo status quo».

Inoltre, la Confederazione europea dei sindacati ritiene che una vera strategia di sicurezza dell’Ue debba essere integrata in una «strategia di pace globale per l’intera Europa, nonché in un rinnovato impegno a sostegno della pace in altre aree di conflitto nel mondo». Una strategia di pace europea, secondo la Ces, deve perciò basarsi sulla difesa, «con una voce unita e forte», dei principi dell’ordinamento giuridico internazionale multilaterale.

Preservare i fondi per gli obiettivi sociali

L’Ue dovrebbe concentrarsi su un concetto di sicurezza «più ampio», sostiene la Ces, che tenga conto cioè della «necessità di resilienza sociale, uguaglianza e sicurezza economica» e affronti le minacce alla democrazia, la disinformazione, gli attacchi alla libertà accademica, gli effetti dei cambiamenti climatici e dei rischi per la salute globale. Per fare ciò sono però necessarie autonomia strategica e autosufficienza dell’Ue nei vari settori relativi alla sicurezza, osserva la Ces, come il digitale, la salute, l’alimentazione, la scienza, l’energia, l’acqua, l’industria, i trasporti, ecc., rafforzando i servizi e le infrastrutture pubbliche. Oltre a questo, secondo i sindacati europei l’Ue deve garantire l’aumento degli aiuti allo sviluppo e la promozione della giustizia sociale nei Paesi terzi, nonché sostenere attivamente la non proliferazione delle armi di distruzione di massa e dei loro vettori.

Altro punto fondamentale secondo la Ces è che i finanziamenti per obiettivi sociali siano preservati dalla riallocazione a iniziative di difesa o sicurezza, anzi dovrebbero essere incrementati: «Riorientare i fondi di coesione verso altre finalità sarebbe miope non solo dal punto di vista economico, ma anche politico, minacciando il senso di appartenenza di cui l’Europa ha più bisogno che mai». La Ces si oppone quindi all’utilizzo di risorse della coesione sociale per spese di difesa.

I sindacati europei ritengono poi che le regole fiscali dell’Ue debbano essere sospese per consentire investimenti in posti di lavoro di qualità, politica industriale, transizione giusta e azione per il clima, servizi pubblici, sanità e istruzione, parità di genere, sicurezza e altri obiettivi. Il piano ReArm Europe infatti, sostiene la Ces, «non garantisce contro il rischio di un compromesso tra spesa per la difesa e spesa sociale e non assicura sostegno a tutti i Paesi, compresi quelli con un margine di manovra fiscale limitato». Oltre a richiedere maggior impegno per l’integrazione europea, «in particolare nella politica estera e di difesa dell’Ue», la Ces ritiene che a tutti i fondi pubblici, compresi quelli per sicurezza e difesa, debbano essere applicate «rigorose condizionalità sociali al fine di preservare le sedi aziendali e l’occupazione, garantire posti di lavoro di qualità, migliori condizioni di occupazione e di lavoro, la contrattazione collettiva, il pieno rispetto dei lavoratori, dei diritti sindacali e dei contratti collettivi. Dovrebbero essere applicate anche condizionalità fiscali e ambientali».

Mobilitazione internazionale per la democrazia

Oltre a sicurezza e pace, c’è poi un altro importante valore messo sempre più a rischio e per il quale si sta mobilitando il movimento sindacale internazionale. «In un mondo in cui la sopravvivenza stessa della democrazia è minacciata, i lavoratori di tutto il mondo subiscono le conseguenze di politiche che erodono i loro diritti, peggiorano la loro qualità di vita e minacciano il tessuto delle nostre società» sostiene la Confederazione sindacale internazionale (Csi-Ituc), che ha lanciato una campagna Per una democrazia che dà risultati. La Csi ritiene che, essendo il più grande movimento democratico al mondo, i sindacati dei lavoratori siano nella posizione per «definire, difendere ed espandere la democrazia» alle urne, ma anche sul lavoro, nella società e nelle istituzioni globali: «Sappiamo che il modo migliore per ripristinare la fiducia nella democrazia è garantire che le istituzioni riflettano la volontà e soddisfino i bisogni della maggioranza dei lavoratori in tutto il mondo». Secondo la Csi serve un «nuovo contratto sociale, che garantisca pace e potere collettivo, giustizia sociale e prosperità per tutti, nonché una transizione giusta e una trasformazione digitale incentrata sui lavoratori».

Per questo i sindacati affiliati alla Csi si stanno mobilitando in tutto il mondo con azioni, petizioni, incontri e webinar pubblici, in coordinamento con i movimenti sociali, per sostenere le loro campagne.