Riscaldamento europeo veloce e pericoloso

2 - rapporto clima 2024

Dagli anni ʼ80 l’Europa si è riscaldata il doppio più in fretta della media globale

Negli ultimi mesi i media hanno trattato sempre meno di cambiamenti climatici, occupati dagli eventi geopolitici e dalle destabilizzanti iniziative dell’amministrazione Usa. Ma omettere il problema non significa averlo risolto, come evidenzia il Rapporto sullo Stato del Clima in Europa 2024, redatto dal Copernicus Climate Change Service (C3S) e dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale (Omm-Wmo), reso noto il 15 aprile scorso.

Ne emerge infatti che il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato a livello globale e il primo con una temperatura media superiore a 1,5°C rispetto al livello preindustriale. Lo scorso anno ha rappresentato però solo il punto più alto di un andamento piuttosto chiaro, dal momento che gli ultimi dieci anni sono stati i dieci anni più caldi mai registrati, con concentrazioni di gas serra e anidride carbonica in aumento. Ed è soprattutto in Europa che gli impatti del cambiamento climatico sono evidenti. Dagli anni Ottanta, osserva il Rapporto, l’Europa si è riscaldata a una velocità doppia rispetto alla media globale, diventando il continente con il riscaldamento più rapido. Una situazione dovuta in parte alla porzione di territorio europeo nell’Artico, la regione terrestre che si sta riscaldando più rapidamente, e poi alle ondate di calore estive sempre più frequenti e intense. Tra i messaggi chiave del Rapporto emerge che l’Europa ha vissuto nel 2024 il suo anno più caldo, con il secondo più alto numero di giorni di stress termico e notti tropicali mai registrati. L’area europea con giornate a temperature sotto lo zero sta diminuendo e lo scorso anno si è registrata l’area più grande di sempre con meno di 90 giorni di gelo. Il numero di giorni di “stress da freddo” è stato il più basso mai registrato, mentre la temperatura superficiale del Mediterraneo è stata la più alta mai rilevata. I ghiacciai in Scandinavia e alle isole Svalbard hanno registrato i più elevati tassi annuali di perdita di massa, segnando anche la maggiore perdita di qualsiasi altra regione glaciale a livello globale. L’Europa occidentale ha vissuto nel 2024 uno dei dieci anni più piovosi mai registrati, subendo le inondazioni più diffuse dal 2013.

Aumentano temperature e alluvioni

Nel 2024 si sono avute temperature annuali record nelle regioni europee centrali, orientali e sud-orientali, complessivamente in quasi metà del continente (circa il 48%). Mediamente il 45% dei giorni è stato molto più caldo della media e circa il 12% dei giorni è stato il più caldo mai registrato. L’area con temperature record copriva soprattutto l’Europa centrale, orientale e sud-orientale, ma anche la Scandinavia settentrionale e la Spagna sud-orientale. In altre parti d’Europa, le temperature sono state generalmente più calde o molto più calde della media. Quasi il 70% del territorio europeo ha fatto registrare meno di tre mesi di gelo, cioè l’area europea più grande di sempre a registrare un periodo così breve di freddo intenso. Le maggiori anomalie di temperatura, con 2-3°C sopra la media, si sono verificate nelle parti orientali e sud-orientali dell’Europa. L’osservazione delle temperature mostra tendenze di riscaldamento a lungo termine in Europa ma acuitesi a partire dagli anni ʼ80, mentre i tre anni più caldi mai registrati si sono verificati tutti dal 2020 e i dieci più caldi dal 2007.

Altro fenomeno ambientale del 2024 europeo è quello delle alluvioni, le più diffuse dal 2013, con portate che nel 30% della rete fluviale hanno superato la soglia di piena “elevata” e nel 12% quella di piena “grave”. A settembre, in seguito alla tempesta Boris che ha colpito gran parte dell’Europa centrale e orientale, le portate lungo 8500 km di fiumi hanno raddoppiato il loro massimo medio annuo, mentre a ottobre si sono verificate le gravi alluvioni che hanno colpito la regione spagnola di Valencia. Gran parte dell’Europa occidentale ha registrato condizioni di umidità superiori alla media, con alcune aree in cui si è trattato dell’anno più piovoso da quando si svolgono rilevazioni. Precipitazioni intense o prolungate hanno causato varie inondazioni e le portate fluviali sono state superiori alla media in gran parte dell’Europa centrale e nord-occidentale.  Il risultato di tale situazione è stato che circa 413.000 persone sono state colpite da alluvioni e inondazioni, mentre 335 hanno perso la vita. Si stimano inoltre in almeno 18 miliardi di euro i danni causati da tali fenomeni in Europa lo scorso anno.

Differenze climatiche e resilienza europea

Gli eventi climatici verificatisi nel corso del 2024 non hanno però colpito tutta l’Europa allo stesso modo differenziandosi tra regioni orientali e occidentali, con le aree dell’est europeo generalmente soleggiate e calde, mentre quelle a ovest più nuvolose e umide. «Sebbene l’Europa nel suo complesso abbia raggiunto una temperatura annuale record, ciò è stato in parte determinato dalle condizioni nell’Europa orientale» osserva il Rapporto, segnalando come in quell’area europea gran parte dell’anno abbia fatto registrare temperature record o comunque superiori alla media, mentre in particolare in Europa sud-orientale si sia verificata la più lunga ondata di calore mai registrata. Tutto ciò ha causato per l’Europa orientale portate fluviali inferiori alla media per gran parte dell’anno, raggiungendo un minimo record a novembre.

Per l’Europa occidentale, invece, l’anno è stato uno dei dieci più piovosi dal 1950, cosa che ha provocato le portate dei fiumi più elevate mai registrate durante la primavera e l’autunno. Secondo il Rapporto sullo Stato del Clima in Europa 2024, gli eventi meteorologici estremi presentano rischi crescenti per l’ambiente edificato europeo, per le infrastrutture e i servizi che supportano. Quindi, nonostante le città europee siano diventate più resilienti, sono necessari interventi urgenti, in particolare rispetto ai rischi di alluvione, per migliorare ulteriormente la capacità di affrontare efficacemente le sfide climatiche. «Le aree urbane densamente popolate sono i principali fattori di degrado ambientale. Tuttavia, circa il 70% della mitigazione dei cambiamenti climatici e il 90% degli sforzi di adattamento si svolgono nelle aree urbane europee, rendendole leader chiave nella lotta ai cambiamenti climatici» sostengono gli autori dello studio, segnalando la previsione secondo cui «i danni all’ambiente edificato causati da eventi meteorologici estremi aumenteranno fino a dieci volte entro la fine del secolo, a causa dei soli cambiamenti climatici».