Ridurre lo spreco alimentare: questione morale e ambientale
Ogni giorno si sprecano oltre un miliardo di pasti, 132 kg pro capite all’anno
La perdita e lo spreco di cibo compromettono la sostenibilità dei sistemi alimentari, perché quando il cibo viene perso o sprecato vanno sprecate con esso tutte le risorse utilizzate per produrlo, quindi acqua, terra, energia, manodopera e capitale. A ciò si deve aggiungere il fatto che lo smaltimento dello spreco alimentare nelle discariche porta a emissioni di gas serra che contribuiscono al cambiamento climatico, mentre la perdita e lo spreco di cibo possono anche avere un impatto negativo sulla sicurezza alimentare e sulla disponibilità di cibo nonché contribuire ad aumentarne i costi.
Tutte motivazioni, queste, che evidenziano l’importanza della Giornata internazionale di sensibilizzazione sulla riduzione delle perdite e degli sprechi alimentari, giunta il 29 settembre 2024 alla sua quinta edizione caratterizzata da una situazione globale in peggioramento, con il numero di persone colpite dalla fame in aumento dal 2014 e tonnellate di cibo commestibile perse e/o sprecate ogni giorno. Secondo l’Onu, infatti, a fronte di circa 735 milioni di persone che soffrono la fame nel mondo, le famiglie sprecano ogni giorno oltre 1 miliardo di pasti di cibo commestibile. Si stima che ogni anno circa il 13,2% del cibo prodotto, l’equivalente di 931 milioni di tonnellate o di 120 kg pro capite, venga perso tra il raccolto e la vendita al dettaglio, mentre 1,05 miliardi di tonnellate di cibo, pari al 19% della produzione alimentare totale, siano sprecato nelle famiglie, nei servizi di ristorazione e nella vendita al dettaglio, l’equivalente di ben 132 kg pro capite.
Le perdite e gli sprechi alimentari, ricorda la Food and Agricolture Organization (Fao), si traducono anche in una sostanziale perdita economica: «Ciò ha un impatto non solo sui produttori, ma anche sui consumatori e sulle nazioni, per non parlare dei mezzi di sussistenza e della stabilità economica. Inoltre, lo spreco alimentare nelle discariche contribuisce all’8-10% delle emissioni totali del sistema agroalimentare, incidendo sui cambiamenti climatici e sulla sostenibilità ambientale». Per questo la Fao lancia alcuni messaggi chiave.
Il primo riguarda la necessità di un «aumento significativo della qualità e della quantità di finanziamenti accessibili per il clima», al fine di migliorare il supporto di progetti e programmi per ridurre la perdita e lo spreco di cibo. Tali investimenti, poi, devono contribuire a «migliorare la sicurezza alimentare, a ridurre le emissioni di gas serra, a consentire diete sane e a garantire un futuro in cui la disponibilità di cibo non sia minacciata dal clima». Inoltre, sostiene la Fao, si deve investire nell’economia circolare per ridurre la perdita e lo spreco di cibo, perché «contribuisce a ridurre le emissioni di gas serra generando al contempo rendimenti per gli investitori e benefici che superano i costi». L’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura ritiene fondamentale anche un profondo cambiamento nella prevenzione dello spreco, che «può verificarsi solo quando i Paesi sviluppano e assegnano una capacità umana, organizzativa e istituzionale sufficiente per affrontare i problemi dalla produzione al consumo».
Lo spreco alimentare in Europa
Naturalmente l’Europa non è esente da questo spreco globale di cibo. Secondo Eurostat, nel 2022 sono stati sprecati circa 132 kg di cibo per abitante nell’Ue, dove sono stati generati 59,2 milioni di tonnellate di rifiuti alimentari, che includono parti commestibili e non commestibili. Tre soli Paesi, Germania, Francia e Italia, hanno prodotto 28,4 milioni di tonnellate di rifiuti alimentari essendo quindi responsabili di quasi la metà dello spreco alimentare prodotto a livello europeo. I rifiuti domestici, pari a 32 milioni di tonnellate, hanno rappresentato il 54% di tutti i rifiuti alimentari, l’equivalente di 72 kg per abitante, mentre il restante 46% è stato generato verso l’alto nella filiera alimentare: il 19% dalla produzione di prodotti alimentari e bevande (11 milioni di tonnellate o 25 kg per abitante), l’11% da ristoranti e servizi di ristorazione (meno di 7 milioni di tonnellate o 15 kg per abitante), l’8% nella vendita al dettaglio e in altre distribuzioni di cibo (poco meno di 5 milioni di tonnellate o 11 kg per abitante) e un po’ meno dell’8% nella produzione primaria (meno di 5 milioni di tonnellate o 10 kg per abitante). Lo spreco alimentare domestico è quindi poco più del doppio dello spreco alimentare derivante dai settori della produzione primaria e della fabbricazione di prodotti alimentari e bevande (10 kg e 25 kg per abitante; rispettivamente l’8% e il 19%), settori in cui esistono strategie di riduzione, ad esempio con l’uso di parti scartate come sottoprodotti.
Eurostat stima che lo spreco alimentare generato può rappresentare il 10% del cibo fornito ai consumatori dell’Ue nei settori dell’approvvigionamento e del consumo (Commercio al dettaglio e altra distribuzione di cibo, Ristoranti e servizi di ristorazione e Famiglie).
Un imperativo morale ed ecologico
Al fine di ridurre lo spreco alimentare nell’Ue, la Commissione europea aveva presentato nel luglio 2023 una proposta di revisione della direttiva sui rifiuti, proponendo nuovi obiettivi vincolanti di riduzione dei rifiuti entro il 2030: il 10% nella lavorazione e produzione di cibo, il 30% nel commercio al dettaglio, nei servizi di ristorazione e nelle famiglie. Obiettivi resi più ambiziosi nel marzo 2024 dall’Europarlamento, che ha proposto un innalzamento rispettivamente al 20% e al 40% e che dovrà ora negoziare con Stati membri e Consiglio.
«È un nostro imperativo morale ed ecologico agire» ha dichiarato Stella Kyriakides, commissaria europea uscente per la Salute e sicurezza alimentare, ricordando che l’Ue si è impegnata a dimezzare lo spreco alimentare pro capite nella vendita al dettaglio e nel consumo entro il 2030, in linea con l’Obiettivo di sviluppo sostenibile 12.3 dell’Onu che richiede un consumo e una produzione responsabili. «Raggiungere questo obiettivo comporta uno sforzo collettivo di tutti i settori della società: governi, aziende e individui – ha aggiunto –. La lotta contro lo spreco alimentare dipende molto dalle nostre scelte e azioni quotidiane. È tempo di migliorare il modo in cui acquistiamo e mangiamo cibo, ripensare il nostro sistema alimentare e incoraggiare abitudini di consumo sostenibili. Vedremo gli effetti positivi di questo anche nei nostri portafogli, con meno soldi spesi in cibo sprecato. Agiamo insieme ora per trasformare questa visione in realtà e per far sì che tutti siano parte della soluzione».