La lotta alla povertà secondo l’Europarlamento

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L’Aula ha segnalato alla Commissione la necessità di una strategia «ambiziosa»

Le azioni attuate finora dall’Ue per contrastare la povertà in Europa sono state un totale fallimento. Adottando il piano d’azione del Pilastro europeo dei diritti sociali, nel 2021, l’Ue si era prefissata di ridurre il numero di persone a rischio di povertà o di esclusione sociale di almeno 15 milioni entro il 2030, rispetto ai dati del 2019, compresi almeno 5 milioni di bambini. Ebbene, cinque anni dopo la percentuale di persone a rischio di povertà è rimasta pressoché uguale, intorno al 21%, il che equivale a oltre 93 milioni di persone nell’Ue. Anche gli Stati membri si erano impegnati a raggiungere obiettivi nazionali per raggiungere questo obiettivo, ma la tendenza è opposta in quasi la metà dei Paesi dell’Ue. Di fronte a questa situazione, la Commissione europea ha proposto la definizione di una strategia europea contro la povertà, che sarà presentata a maggio e sulla quale si è pronunciato nei giorni scorsi il Parlamento europeo. «La strategia contro la povertà deve essere ambiziosa. Deve affrontare le cause strutturali della povertà, promuovere una più equa distribuzione della ricchezza, migliorare le condizioni di lavoro, garantire solidi investimenti nei servizi pubblici e garantire a tutti l’accesso a un alloggio dignitoso. La partecipazione attiva delle persone in povertà alla definizione delle politiche, nonché un bilancio adeguato, sono essenziali per raggiungere questo obiettivo» ha dichiarato l’eurodeputato relatore del testo approvato a larga maggioranza, con cui il Parlamento europeo chiede di stanziare risorse di bilancio adeguate per le misure anti-povertà e di strutturare un coordinamento efficace tra l’Ue e i suoi Stati membri.

Una violazione della dignità umana

«La povertà costituisce una violazione della dignità umana che mina la piena realizzazione dei diritti umani e riflette la distribuzione iniqua della ricchezza» sostiene l’Europarlamento, secondo cui per sradicare la povertà sono necessari parità di accesso all’occupazione e ai servizi, nonché «politiche che garantiscano la natura indivisibile e universale dei diritti politici, economici, sociali e culturali». La povertà, hanno ricordato gli europarlamentari, è un fenomeno multiforme che va oltre la privazione materiale e comprende barriere all’istruzione, all’assistenza sanitaria, alla partecipazione sociale e democratica e alle opportunità economiche. Ragioni per cui, «senza un cambiamento di approccio all’eradicazione della povertà a livello dell’Ue, non sarà possibile invertire la tendenza e garantire che ogni individuo abbia pari opportunità di partecipare alla società» ha ribadito l’Aula europarlamentare, sottolineando la necessità di «un approccio coordinato e olistico» e di politiche integrate, con l’obiettivo di conseguire la coesione sociale e impedire l’aggravarsi delle disuguaglianze.

Una strategia globale, però, richiede il «coinvolgimento degli Stati membri, delle autorità locali e regionali, delle parti sociali e della società civile» ha osservato l’Europarlamento.

Povertà infantile e gruppi più vulnerabili

Un’azione urgente deve contrastare la povertà infantile, dato che la percentuale di bambini a rischio di povertà è aumentata dal 23,6% del 2019 al 24,2% del 2024. Secondo il Parlamento europeo, le risorse europee e nazionali impiegate sono insufficienti: la povertà infantile deriva spesso dalla povertà familiare e l’assenza di una risposta globale fa sì che la povertà si riproduca. «Per eliminare lo svantaggio intergenerazionale l’attenzione deve essere rivolta all’intera famiglia in povertà», mentre in ottica preventiva è necessario investire nell’istruzione e nella cura. La povertà è anche causa e conseguenza della discriminazione intersezionale, osserva l’Europarlamento, «che colpisce in modo sproporzionato individui e comunità, in particolare donne, famiglie, persone di diversa estrazione razziale ed etnica, Rom e nomadi, persone senza fissa dimora, bambini in istituti, persone Lgbtqia+, anziani e giovani, persone con disabilità, vittime di discriminazione per religione o credo, persone con malattie croniche e dipendenze». In questi casi, «la politica anti-povertà più sostenibile è quella che previene la povertà», per questo il Parlamento europeo chiede un approccio globale alla prevenzione, che affronti le cause profonde e gli aspetti multidimensionali della povertà e dell’esclusione sociale.

Il problema della povertà lavorativa

Un forte impatto sul rischio di povertà è determinato poi dalla situazione occupazionale: oltre l’8% di tutte le persone occupate nell’Ue ha sperimentato la povertà lavorativa a causa di bassi salari, precarietà del lavoro e condizioni di lavoro precarie, con i lavoratori part-time che hanno dovuto affrontare «livelli sproporzionatamente più elevati di povertà lavorativa (13,5%) rispetto ai lavoratori a tempo pieno (7,1%)». Affrontare la povertà lavorativa è dunque «essenziale per promuovere un’occupazione equa, ridurre le disuguaglianze e garantire uno sviluppo economico sostenibile e inclusivo in tutta l’Ue» osserva l’Europarlamento, sottolineando che «la contrattazione collettiva, i sindacati e il dialogo sociale svolgono un ruolo fondamentale nel migliorare le condizioni di lavoro e di occupazione e, di conseguenza, nel migliorare le condizioni di vita». Per questo ritiene che la piena occupazione e la protezione sociale dovrebbero essere «obiettivi standard per le politiche economiche e sociali».

Le critiche della Coalizione di Ong

Pur considerando la relazione del Parlamento europeo «un passo fondamentale nella definizione della strategia anti-povertà dell’Ue», la Coalizione di Ong europee costituitasi proprio per monitorare la definizione di tale strategia ritiene che il testo sia indebolito dalla creazione di divisioni tra le persone in povertà che dovrebbero essere coperte dalla strategia. In particolare, la Coalizione deplora l’esclusione dei migranti e delle persone senza documenti dall’elenco dei gruppi vulnerabili, sollecitando anche progressi in materia di senzatetto. La Coalizione si oppone quindi all’idea che alcune persone in povertà meritino sostegno e altre no: «Ogni persona in povertà conta. Una strategia anti-povertà dell’Ue che escluda determinati gruppi di persone in povertà o a rischio di povertà è inaccettabile».