Fermare il conto alla rovescia

85 secondi

Solo 85 secondi: mai così vicino alla mezzanotte l’Orologio dell’Apocalisse

«Un anno fa avevamo lanciato l’allarme: il mondo era pericolosamente vicino a un disastro globale e qualsiasi ritardo nell’invertire la rotta avrebbe aumentato la probabilità di una catastrofe. Invece di prestare attenzione a questo avvertimento, Russia, Cina, Stati Uniti e altri grandi Paesi sono diventati sempre più aggressivi, antagonisti e nazionalisti». Inizia così la dichiarazione con cui il Bulletin of the Atomic Scientists Science and Security Board in questi giorni ha spostato avanti le lancette del Doomsday Clock (Orologio dell’Apocalisse), indicatore universalmente riconosciuto della vulnerabilità del mondo alla catastrofe globale. Secondo il Bulletin ora mancano solo più 85 secondi alla mezzanotte, cioè il mondo si trova nel momento più vicino alla catastrofe che si sia mai verificato.

Questo perché, spiegano gli studiosi del Science and Security Board del Bulletin, «le intese globali duramente conquistate stanno crollando, accelerando una competizione tra grandi potenze in cui il vincitore prende tutto e minando la cooperazione internazionale fondamentale per ridurre i rischi di una guerra nucleare, dei cambiamenti climatici, dell’uso improprio delle biotecnologie, della potenziale minaccia dell’intelligenza artificiale e di altri pericoli apocalittici». Rischi esistenziali che vengono accelerati, anziché mitigati, dalle politiche e dalle pratiche di troppi leader politici, e non solo, che «sono diventati compiacenti e indifferenti», mentre l’ascesa di autocrazie nazionalistiche aggrava ulteriormente la situazione: «Un mondo che si frantuma in un “noi contro loro” renderà tutta l’umanità più vulnerabile».

Da nucleare e AI i rischi maggiori

Il Bulletin of the Atomic Scientists fu fondato nel 1945 da Einstein, Oppenheimer e gli scienziati dell’Università di Chicago che contribuirono allo sviluppo delle prime armi atomiche nell’ambito del Progetto Manhattan, quindi la questione nucleare è sempre al centro dell’attenzione. Secondo i membri del Science and Security Board (Sasb) del Bulletin, nell’ultimo anno il problema nucleare è indubbiamente peggiorato: «Un numero sempre maggiore di Stati fa affidamento sulle armi nucleari, diversi Stati parlano apertamente di utilizzarle non solo a scopo di deterrenza, ma anche di coercizione. Centinaia di miliardi vengono spesi per modernizzare ed espandere gli arsenali nucleari in tutto il mondo e sempre più Stati non nucleari stanno valutando se dotarsi di armi nucleari proprie». La Guerra Fredda ha insegnato che l’unico modo per ridurre i pericoli nucleari è un accordo vincolante che limiti le dimensioni e la forma degli arsenali nucleari, per questo gli Stati dovrebbero «impegnarsi nuovamente a prevenire la diffusione delle armi nucleari, astenersi dalle minacce nucleari e perseguire un sistema di sicurezza globale più prevedibile e stabile». Altro elemento di rischio potenziale individuato dal Sasb riguarda l’uso che può essere fatto dell’intelligenza artificiale: «L’enfasi sulla competizione tecnologica sta rendendo sempre più difficile promuovere la cooperazione necessaria per identificare e mitigare i rischi» derivanti dall’espansione degli utilizzi dell’IA, mentre l’amministrazione Usa «ha vietato agli Stati di elaborare una propria regolamentazione in materia» e sta «erodendo la capacità di trovare soluzioni efficaci».

Cambiamento climatico e minacce biologiche

Anche il cambiamento climatico in corso aumenta la vulnerabilità del pianeta, osservano i membri del Sasb: «Per ridurre la minaccia di una catastrofe climatica sono necessarie azioni volte sia ad affrontare la causa sia a fronteggiare i danni del cambiamento climatico». I governi dovrebbero quindi incentivare le tecnologie per le energie rinnovabili, «ormai mature ed economicamente vantaggiose», e rilanciare l’affidamento alla scienza «che monitora e guida gli sforzi di riduzione e mitigazione delle emissioni», con politiche climatiche che invece tardano drammaticamente ad essere attuate.

Così come preoccupano le minacce biologiche: «Quest’anno è stato caratterizzato da una ridotta capacità di risposta agli eventi biologici, da un ulteriore sviluppo e ricerca di armi biologiche, da attività di biologia sintetica scarsamente controllate, da una sempre maggiore convergenza tra intelligenza artificiale e biologia e dallo spettro di una biologia speculare che potrebbe porre fine alla vita».

È necessaria un’azione rapida

Secondo la presidente del Bulletin of the Atomic Scientists, Alexandra Bell, «il messaggio dell’Orologio dell’Apocalisse non potrebbe essere più chiaro. I rischi catastrofici sono in aumento, la cooperazione è in declino e il tempo stringe. Il cambiamento è necessario e possibile, ma la comunità globale deve esigere dai propri leader un’azione rapida». Un’azione che, sostengono i membri del Bulletin, dovrebbe basarsi su alcune iniziative prioritarie e urgenti. Ad esempio, Stati Uniti e Russia dovrebbero riprendere il dialogo sulla limitazione dei loro arsenali nucleari, mentre tutti gli Stati dotati di armi nucleari potrebbero evitare investimenti nella difesa missilistica e rispettare l’attuale moratoria sui test nucleari esplosivi. Inoltre, osserva il Sasb, attraverso accordi multilaterali e normative nazionali la comunità internazionale può collaborare a misure che riducano la possibilità che l’intelligenza artificiale venga utilizzata per creare minacce biologiche. E ancora, «il Congresso degli Stati Uniti può ripudiare la guerra del presidente Trump contro le energie rinnovabili, fornendo invece incentivi e investimenti che consentiranno una rapida riduzione dell’uso dei combustibili fossili», mentre Stati Uniti, Russia e Cina «possono avviare un dialogo bilaterale e multilaterale su linee guida significative riguardanti l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei loro eserciti, in particolare nei sistemi di comando e controllo nucleare».

Certo, colpisce il fatto che l’Unione europea non venga mai citata in questa analisi del Bulletin, a dimostrazione di come siano percepiti il ruolo e, soprattutto, l’attuale incidenza europea sullo scenario internazionale.