La pericolosa normalità della disuguaglianza

Il Rapporto annuale di Oxfam lancia l’allarme sul “decennio di grandi divari”

«Elevate e crescenti disuguaglianze rappresentano un tratto tristemente distintivo dell’epoca in cui viviamo. Le recenti gravi crisi hanno ampliato disparità e fratture sociali, inaugurando quello che non stentiamo a definire come il “decennio di grandi divari”, con miliardi di persone costrette a vedere crescere le proprie fragilità e a sopportare il peso di epidemie, carovita, conflitti, eventi metereologici estremi sempre più frequenti e una manciata di super-ricchi che moltiplicano le proprie fortune a ritmi parossistici». L’organizzazione internazionale Oxfam  introduce così il suo Rapporto annuale 2024, intitolato Disuguaglianza: il potere al servizio di pochi, che come consuetudine è stato presentato in occasione dell’apertura dei lavori del World Economic Forum in corso a Davos (Svizzera) dal 15 al 19 gennaio 2024.

Dopo aver denunciato per anni l’estremizzazione della disuguaglianza, a inizio 2024 Oxfam ritiene che il vero pericolo sia rappresentato dal fatto che questa grave e crescente divaricazione diventi la normalità. Il potere economico e la sua concentrazione estrema, con le varie rendite di posizione ad esso associate, favoriscono infatti l’accumulazione di enormi fortune nelle mani di pochi generando ampi divari nella società. «Il potere politico e l’uso che ne viene fatto costituiscono una leva potentissima per contrastare o al contrario alimentare le disuguaglianze» sostiene Oxfam, secondo cui si è giunti ormai di fronte a un bivio decisivo: «Tra un’era di incontrollata supremazia oligarchica o un’era in cui il potere pubblico riacquista centralità, promuovendo società più eque e coese ed un’economia più giusta ed inclusiva».

Alcuni numeri della disuguaglianza globale

Secondo l’analisi effettuata da Oxfam, oggi i miliardari globali sono più ricchi, in termini reali, di 3.300 miliardi di dollari rispetto al 2020 e il valore dei loro patrimoni è cresciuto tre volte più velocemente del tasso di inflazione. Dall’inizio della pandemia i 5 uomini più ricchi al mondo hanno più che raddoppiato le proprie ricchezze (a un ritmo di 14 milioni di dollari all’ora), mentre quella aggregata di quasi 5 miliardi delle persone più povere è rimasta praticamente invariata. Ai ritmi attuali, osserva Oxfam, entro un decennio potrà esserci il primo trilionario della storia dell’umanità, ma ci vorranno oltre due secoli (230 anni) per portare l’incidenza della povertà globale sotto l’1%. A livello mondiale gli uomini detengono una ricchezza superiore di 105.000 miliardi di dollari a quella delle donne, una differenza pari a 4 volte la dimensione dell’economia statunitense. Per una donna che lavora nei settori sociale o sanitario sarebbero necessari 1.200 anni per guadagnare quanto percepito in un solo anno da un alto responsabile di una delle 100 imprese più grandi. Colpisce il fatto che l’anno appena conclusosi sarà ricordato come quello più redditizio di sempre per le grandi corporation: complessivamente, 148 tra le più grandi aziende al mondo hanno realizzato profitti per circa 1.800 miliardi di dollari tra giugno 2022 e giugno 2023, con un aumento del 52,5% degli utili rispetto alla media del quadriennio 2018-21. Per ogni 100 dollari di profitti generati da 96 tra i maggiori colossi globali, 82 dollari sono andati ai ricchi azionisti sotto forma di dividendi o riacquisti delle azioni. D’altro canto, invece, per quasi 800 milioni di lavoratori occupati in 52 Paesi i salari non hanno tenuto il passo dell’inflazione: il relativo monte salari è sceso in termini reali di 1.500 miliardi di dollari nel biennio 2021-2022, una perdita equivalente a quasi uno stipendio mensile (25 giorni) per ciascun lavoratore. Tra le 1.600 aziende più grandi del mondo, solo lo 0,4% si è impegnato per riconoscere un salario dignitoso ai propri lavoratori e a quelli impegnati lungo le proprie catene di valore.

Viviamo in un’era di immenso potere monopolistico. I cinque colossi globali più grandi al mondo per capitalizzazione hanno un valore di mercato complessivo superiore al Pil di tutte le economie di Africa, America Latina e Caraibi messe insieme. La concentrazione di mercato si osserva in ogni settore economico. In appena due decenni (1995-2015) 60 aziende farmaceutiche si sono fuse in 10 colossi del “Big Pharma”; due multinazionali controllano oggi più del 40% del mercato globale delle sementi (erano 10); le “Big Tech” dominano i mercati: tre quarti dei ricavi globali dalla pubblicità online fluiscono a Meta, Alphabet e Amazon e oltre il 90% delle ricerche online avviene tramite Google.

«È necessario cambiare rotta»

Tuttavia, osserva Oxfam, «non c’è nulla di più erroneo nel normalizzare le persistenti disparità e nel considerarle come un fenomeno casuale ed ineluttabile», dal momento che le disuguaglianze sono il risultato di «scelte politiche che hanno prodotto negli ultimi decenni profondi mutamenti nella distribuzione di risorse, dotazioni, opportunità e potere tra gli individui». Il risultato è stata una «redistribuzione alla rovescia», con un trasferimento di risorse da lavoratori e consumatori a titolari e manager di grandi imprese monopolistiche e una conseguente accumulazione di enormi fortune nelle mani di pochi. Ricompensando la ricchezza e non il lavoro, eludendo i propri obblighi fiscali, beneficiando della privatizzazione dei servizi pubblici e alimentando la crisi climatica (con la ricerca di profitti a breve termine), «le grandi imprese utilizzano il proprio potere di mercato agendo con modalità che generano e aumentano ulteriormente le disuguaglianze» denuncia Oxfam, secondo cui «è necessario cambiare rotta». Al fine di garantire un futuro più equo e dignitoso per tutti, sostiene Oxfam, «il potere pubblico deve riacquistare centralità e i governi devono usare il proprio potere per promuovere società più eque e coese, investendo in beni e servizi pubblici di qualità accessibili a tutti, ridando potere, dignità e valore al lavoro, agendo sulla leva fiscale per appianare le disuguaglianze».

Per contribuire a questo obiettivo Oxfam ha lanciato una campagna a favore di un’imposta europea sui grandi patrimoni, per sostenere la transizione ecologica giusta e l’inclusione sociale nei Paesi dell’Ue. Si tratta di un’Iniziativa dei cittadini europei (Ice), istituto che permette di avanzare proposte per nuovi atti legislativi o modifiche ad atti giuridici europei che, in caso di raggiungimento di almeno un milione di firme in almeno 7 Paesi dell’Ue, la Commissione europea è tenuta a prendere in considerazione.