La disuguaglianza non va in crisi

Denuncia dell’organizzazione Oxfam in occasione del World Economic Forum

Le molteplici crisi che il mondo sta vivendo, da quella pandemica alla crisi energetica, fino alle pressioni inflazionistiche e i rischi di una nuova recessione, si sono innestati su divari socio-economici strutturali, di lungo corso, e li hanno ulteriormente esacerbati in «un’esplosione di disuguaglianza», che ha portato per la prima volta in 25 anni la ricchezza e la povertà estreme ad aumentare «drasticamente e contemporaneamente». È quanto afferma un nuovo Rapporto di Oxfam, organizzazione internazionale con sedi in 21 Paesi e impegnata in tutto il mondo nella lotta alle disuguaglianze, uno studio presentato come consuetudine degli ultimi 10 anni in occasione del World Economic Forum di Davos. Dal 2020, afferma Oxfam, l’1% più ricco del pianeta si è accaparrato quasi il doppio dell’incremento della ricchezza netta globale rispetto alla quota andata al restante 99% della popolazione mondiale. Nel biennio pandemico 2020-2021 il valore dei patrimoni dell’1% più ricco della popolazione è cresciuto di 26.000 miliardi di dollari, il che equivale al 63% dell’incremento complessivo della ricchezza netta globale (42.000 miliardi di dollari). È così stato battuto il record del decennio 2012-2021, in cui l’1% più ricco aveva beneficiato di poco più della metà (il 54%) dell’incremento della ricchezza planetaria. Oggi l’1% più ricco detiene il 45,6% della ricchezza globale, mentre la metà più povera appena lo 0,75%; 81 miliardari detengono più ricchezza di metà della popolazione mondiale e i patrimoni di appena 10 miliardari superano la ricchezza di 200 milioni di donne africane. «Crisi dopo crisi i molteplici divari si sono acuiti, rafforzando le iniquità generazionali, ampliando le disparità di genere e gli squilibri territoriali. Pur a fronte di un 2022 nero sui mercati, a non restare scalfito è il destino di chi occupa posizioni sociali apicali, favoriti anche da decenni di tagli alle tasse che ne hanno consolidato le posizioni di privilegio» sostiene Oxfam, secondo cui un sistema fiscale più equo potrebbe contrastare le disuguaglianze: «Un’imposta del 5% sui grandi patrimoni potrebbe generare per i Paesi riscossori risorse da riallocare per obiettivi di lotta alla povertà affrancando fino a 2 miliardi di persone».

Ricchezza in aumento per pochi

I dati raccolti da Oxfam mostrano come la ricchezza sia sempre più esclusiva di pochi. Negli ultimi 10 anni, i miliardari hanno raddoppiato la propria ricchezza registrando un incremento superiore di quasi sei volte a quello registrato dal 50% più povero della popolazione. Nello stesso periodo, per ogni 100 dollari di incremento della ricchezza netta 54,40 dollari sono andati all’1% più ricco e solo 0,70 dollari al 50% più povero. Nel periodo 2012-2022 l’1% più ricco ha accumulato ricchezza 74 volte superiore a quella del 50% più povero. Negli anni più recenti, poi, la pandemia e l’impennata dei prezzi dei beni alimentari ed energetici hanno ulteriormente acuito le disparità. Così, nel biennio 2020-2021 per ogni dollaro di aumento della ricchezza di una persona collocata nel 90% più povero del mondo, un miliardario ha guadagnato mediamente 1,7 milioni. Tra la fine del 2019 e la fine del 2021, per ogni 100 dollari di incremento della ricchezza globale 63 dollari sono andati all’1% più ricco e appena 10 dollari al 90% più povero. Dal 2020 la ricchezza dei miliardari è cresciuta al ritmo di 2,7 miliardi di dollari al giorno. Secondo la Banca Mondiale, riporta Oxfam, nel primo anno della pandemia le perdite di reddito del 40% più povero dell’umanità sono state il doppio di quelle registrate dal 40% più ricco e la disuguaglianza di reddito globale è aumentata per la prima volta da decenni. Nel corso del 2022 la ricchezza dei miliardari nei settori energetico e agro-alimentare è aumentata in concomitanza con la rapida crescita dei profitti delle imprese che controllano: lo scorso anno, 95 aziende, tra i big dell’energia e le multinazionali del cibo, hanno più che raddoppiato i propri profitti rispetto alla media del quadriennio 2018-2021, versando 257 miliardi di dollari (l’84% degli extraprofitti realizzati) a ricchi azionisti.

Conseguenze delle crisi sui più poveri

Se da un lato le persone e le imprese più ricche continuano a prosperare, dall’altro il susseguirsi di crisi ha di fatto bloccato la lotta alla povertà, con tagli ai posti di lavoro e ai salari e una stretta fiscale che minaccia la sussistenza dei più poveri. Mentre negli ultimi 25 anni si era registrata una diminuzione della povertà estrema, ora tale progresso si è arrestato. Nel 2020, oltre 70 milioni di persone in più sono finite al di sotto della la soglia dei 2,15 dollari al giorno, facendo registrare un aumento dell’11% dell’incidenza della povertà estrema. «Le strozzature nelle catene di fornitura a causa della pandemia e della guerra in Ucraina, il comportamento predatorio delle grandi aziende e il cambiamento climatico sono fattori che hanno concorso a spingere i prezzi alimentari ed energetici ai massimi storici, con un aumento dei prezzi del cibo nel 2022 del 18% rispetto al 2021 (+59% per quanto riguarda i prezzi dell’energia)» osserva Oxfam, segnalando che il programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp) stima circa 71 milioni di nuovi poveri tra marzo e giugno 2022 a causa dell’aumento dell’inflazione.

Già prima della recente impennata dei costi del cibo, quasi 3,1 miliardi di persone non potevano permettersi una dieta sana e questa cifra è in aumento. «Le persone che vivono in condizioni di estrema povertà sono maggiormente colpite dall’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari perché spendono circa i due terzi delle loro risorse per il cibo» spiega il Rapporto, riportando una stima secondo cui nel 2021 quasi un decimo della popolazione mondiale (tra 702 e 828 milioni di persone) abbia sofferto la fame. Durante le crisi economiche, inoltre, i lavoratori subiscono gravi conseguenze in termini di perdita di posti di lavoro e contrazioni salariali. Nel 2020 la pandemia ha provocato un rallentamento economico globale senza precedenti che ha portato a una perdita di ore lavorate circa quattro volte superiore rispetto agli anni della crisi finanziaria. Il recente aumento dell’inflazione ha poi determinato cali dei salari reali per molti lavoratori. L’analisi di Oxfam sui dati delle retribuzioni in 96 Paesi ha rilevato come nel 2022 almeno 1,7 miliardi di lavoratori vivevano in Paesi in cui l’inflazione ha superato la crescita dei salari, mentre in base a dati dell’Ilo Oxfam stima che i lavoratori in 81 Paesi affrontino la prospettiva di un taglio salariale (in termini reali) di 337 miliardi di dollari.