La crisi ambientale resta prioritaria

Relazione della Commissione sull’attuazione delle norme ambientali nell’Ue

«Le accresciute tensioni geopolitiche non devono farci perdere di vista l’odierna crisi ambientale» ha affermato la Commissione europea presentando il terzo riesame dell’attuazione delle politiche ambientali nell’Ue, una comunicazione che sostiene l’applicazione delle norme ambientali e sensibilizza alla loro attuazione. «La guerra in Ucraina non sminuisce la portata delle sfide poste dai cambiamenti climatici, dall’inquinamento e dalla perdita di biodiversità» sottolinea l’esecutivo dell’Ue, evidenziano alcune conseguenze dell’attuale situazione ambientale europea. Ogni anno, infatti, eventi meteorologici e climatici estremi provocano vittime e ingenti perdite economiche, mentre gli effetti dei cambiamenti climatici sono già apparenti negli incendi che devastano il sud dell’Europa, nei casi di siccità che colpiscono sempre più l’Europa centrale e settentrionale e nelle alluvioni sempre più gravi e frequenti. La pressione sulle risorse idriche e sulla produzione alimentare è destinata a crescere e alcune zone dell’Ue sono già soggette a «livelli di stress idrico medio-alti, circostanza questa che si prevede peggiorerà nel tempo». Un decesso su otto in Europa può essere ricollegato all’inquinamento, che colpisce soprattutto le fasce più svantaggiate e vulnerabili della popolazione, «aggravando le discriminazioni e il rischio di conflitti». L’inquinamento, inoltre, costituisce uno dei cinque principali fattori di perdita di biodiversità, che attualmente mette in pericolo la sopravvivenza di oltre un milione di specie animali e vegetali (degli 8 milioni stimati sul pianeta).

Ricordando come «un ambiente in buona salute è intrinsecamente legato ai nostri valori democratici», la Commissione afferma che «le generazioni future hanno diritto a un ambiente pulito e sta a noi plasmare un modello socioeconomico che rispetti i limiti del pianeta». In quest’ottica, la Relazione sul riesame dell’attuazione delle politiche ambientali intende contribuire a una governance ambientale più solida e a una migliore conformità negli Stati membri, perché «obiettivi strategici e obblighi giuridici non resteranno altro che buoni propositi se non vengono concretizzati».

Il riesame definisce così le tendenze a livello europeo sulla base di 27 relazioni sui singoli Paesi, che illustrano lo stato di avanzamento dell’applicazione del diritto ambientale dell’Ue. Contiene poi molte informazioni sul livello di protezione della qualità dell’aria, dell’acqua e della natura che i governi dell’Ue offrono ai loro cittadini, definendo le azioni prioritarie per migliorare l’attuazione delle politiche ambientali in ciascuno Stato membro.

Rifiuti, biodiversità e inquinamento atmosferico

La questione dei rifiuti rimane un problema da affrontare in tutti gli Stati membri, anche in quelli con tassi di riciclaggio elevati. La tendenza si muove infatti nella direzione sbagliata, dato che nell’Ue la produzione di rifiuti urbani è aumentata dal 2014, passando da una media di 478 kg. a 505 kg. pro capite, e solo cinque Stati membri hanno registrato una riduzione. Il conseguimento dell’obiettivo per il 2020 del 50% di preparazione per il riutilizzo/riciclaggio dei rifiuti urbani resta dunque problematico.

Anche la biodiversità è in peggioramento nell’Ue. Tra gli habitat più precari vi sono prati seminaturali, torbiere e paludi. Nonostante una riduzione nell’ultimo decennio, tra il 2012 e il 2018 il consumo netto di suolo era ancora pari a 83,8 m²/km² nell’Ue. Le foreste sono soggette a una pressione enorme: del 27% della superficie forestale protetta a norma delle direttive europee in materia di natura, meno del 15% presenta uno stato di conservazione favorevole. È invece aumentato il numero di habitat forestali che presentano un cattivo stato di conservazione.

L’inquinamento atmosferico, poi, continua a rappresentare una delle principali preoccupazioni per la salute nei Paesi europei. Gli Stati membri devono monitorare la qualità dell’aria in modo sistematico, ma le carenze sono varie e oggetto di procedure di infrazione. Servono sforzi soprattutto per la riduzione delle emissioni di ammoniaca provenienti dall’agricoltura, uno dei cinque inquinanti oggetto della direttiva sugli impegni nazionali di riduzione delle emissioni: oltre il 70% degli Stati membri è ad alto rischio di mancato rispetto degli impegni per il periodo 2020-2029. Circa la metà degli Stati membri è inoltre considerata ad alto rischio di mancato rispetto dal 2030 in poi della riduzione delle emissioni di ossidi di azoto, di particolato con diametro pari o inferiore a 2,5 µm (PM2,5) e di composti organici volatili non metanici.

Buona attuazione delle norme sul clima

Per quanto concerne l’acqua, risultano essere lenti i progressi verso un buono stato dei corpi idrici e alcuni Stati membri non hanno ancora adottato i piani di gestione dei bacini idrografici, mentre tutti i Paesi dell’Ue devono adottare tempestivamente i piani di gestione del rischio di alluvioni. L’attuazione delle norme sull’acqua potabile continua inoltre a destare preoccupazione e, nonostante la disponibilità di fondi europei, il trattamento dei nitrati e delle acque reflue urbane secondo i paramentri europei ha proceduto lentamente a causa di una pianificazione e di infrastrutture inadeguate, spiega la Commissione.

Qualche nota positiva giunge invece dall’attuazione della legislazione sul clima, che risulta «buona in tutta l’Ue» e, si ricorda, ha l’obiettivo di conseguire la neutralità climatica entro il 2050 e di ridurre le emissioni nette di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto al 1990. Nel 2020 le emissioni di gas a effetto serra dell’Ue, comprese quelle prodotte dal trasporto aereo internazionale, sono diminuite del 31% rispetto al 1990, raggiungendo il livello più basso degli ultimi 30 anni e il 34% di riduzioni nette comprendendo il settore dei crediti forestali, così che l’Ue ha ampiamente superato l’obiettivo Unfcc di ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 20% entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990.

Si registra infine una carenza di finanziamento degli investimenti ambientali, dal momento che nel periodo 2021-2027 è previsto nell’ordine dello 0,6-0,8% del Pil dell’Ue a fronte di un fabbisogno stimato tra lo 0,9% e l’1,5% del Pil.