Dai fatti alle parole per fermare la guerra

Marzo 2022

Servirebbe un’azione diplomatica internazionale, ma Onu e Ue finora latitano

«Quante altre bombe devono cadere? Quanti altri ucraini e russi verranno uccisi prima che tutti si rendano conto che questa guerra non ha vincitori, solo vinti? (…) Continuare i combattimenti è moralmente inaccettabile, politicamente indifendibile e militarmente privo di senso». Parole pienamente condivisibili, il problema è che sono state pronunciate dal segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, che dovrebbe svolgere in prima persona un ruolo diplomatico e di mediatore globale. Invece, l’Onu continua a muoversi in modo prevalentemente burocratico, bloccata di fatto dal potere di veto di un membro permanente del Consiglio di Sicurezza, la Russia, che è anche uno dei diretti protagonisti della guerra in corso. «È ora di porre fine a questa guerra assurda» ha aggiunto il segretario generale dell’Onu, osservando che «il popolo ucraino sta vivendo un inferno vivente e il riverbero si fa sentire in tutto il mondo, con l’aumento vertiginoso dei prezzi di cibo, energia e fertilizzanti che minaccia di degenerare in una crisi della fame globale», tutte ragioni per cui «è tempo di fermare i combattimenti e dare una possibilità alla pace». Ma più che un auspicio dovrebbe essere il primo obiettivo per la comunità internazionale, perché intanto si è già superato il mese di guerra, con migliaia di morti e oltre 3,5 milioni di profughi.

Creare un “nucleo forte” di negoziatori

Se il Consiglio di Sicurezza è stato bloccato finora dal veto russo, ha però assunto la decisione straordinaria di convocare una sessione di emergenza dell’Assemblea Generale, la quale si è espressa con una raccomandazione di condanna dell’“Aggressione contro l’Ucraina” con 141 voti favorevoli (5 contrari e 35 astenuti) sui 193 Stati membri. Una proclamazione a larga maggioranza che dovrebbe impegnare la segreteria generale a proporre un’azione determinata per il cessate il fuoco e non delegare alle iniziative di singoli Stati, come avvenuto finora con le autorità israeliane, turche e in parte quelle cinesi. «È bene che questi attori non rimangano soli e che la mediazione confluisca piuttosto in un formato allargato ad un “nucleo forte” di negoziatori, tra cui potrebbero figurare India, Giappone, Arabia Saudita, Regno Unito, Francia, Germania, Italia e Unione europea. Si avrebbe così un giusto bilanciamento degli equilibri strategici, e una rappresentanza autorevole della comunità degli Stati. Di fronte ad essa per Putin sarebbe difficile sottrarsi al confronto e sostenere le sue pretese con la guerra» scrive su “MicroMega” lo studioso di diritto internazionale Maurizio Delli Santi. La storia del diritto internazionale poi, osserva il giurista, «è fortemente caratterizzata da momenti innovativi che nascono anche dal maturare di una profonda coscienza collettiva». Per fermare il conflitto, dunque, il segretario generale e le diplomazie dei Paesi dell’Onu avrebbero la possibilità di avviare iniziative “nuove”, che «i rischi di una Terza guerra mondiale e la minaccia nucleare giustificano ampiamente».

Scarsa azione diplomatica dell’Ue

Nulla di questo genere traspare invece dai vari vertici internazionali svoltisi nei giorni scorsi a Bruxelles. Mentre dalla Nato era legittimo non attendersi iniziative di pacificazione, dai G7 e soprattutto dal Consiglio europeo ci si aspetta molto di più. La dichiarazione conclusiva dei capi di Stato e di governo dell’Ue non lascia infatti alcuno spazio alla mediazione, necessaria per porre fine alla guerra: ovvia condanna dell’aggressione militare russa, inasprimento delle sanzioni, accoglienza semplificata per i profughi ucraini e aiuti per la ricostruzione del Paese sono iniziative importanti, ma che non incidono sull’immediato cessate il fuoco; l’invio di armamenti (che paradossalmente avviene tramite un Fondo denominato Strumento europeo per la pace), se non affiancato da un’adeguata azione diplomatica, potrebbe addirittura inasprire il conflitto. A ciò si aggiunge l’ampio capitolo che il Consiglio europeo ha dedicato a Sicurezza e difesa con l’approvazione della nuova “bussola strategica”, «che fornisce la guida per il prossimo decennio e definisce un insieme coerente di azioni, modi e mezzi, e obiettivi chiari richiesti per questo nuovo slancio». I leader dell’Ue si impegnano per «maggiori e migliori investimenti» in armamenti, utilizzando «il pieno potenziale degli strumenti e delle iniziative di finanziamento dell’Unione europea, in particolare il Fondo europeo per la Difesa e la Cooperazione strutturata permanente», comprese misure per «promuovere e facilitare l’accesso ai finanziamenti privati per l’industria della difesa».

Movimento Ucraino per la Pace: «Parlare invece di sparare»

Eppure una via negoziale per raggiungere la pace dovrebbe essere l’obiettivo di tutti. Anche in Ucraina, come in Russia, al di là della propaganda bellica e nazionalista esistono forze sociali che lavorano per la pace. È il caso del Movimento Ucraino per la Pace, il cui segretario Yurii Sheliazhenko è stato intervistato telefonicamente dall’organizzazione internazionale Intal, come riportato dalla piattaforma PeaceLink. «La pace non si vince, bisogna costruirla» dice, con tutte le difficoltà dell’esprimere opinioni pacifiste in un Paese sotto assedio: «Non è facile parlare pubblicamente di pace o scrivere sui social network che dobbiamo impegnarci attivamente in negoziati e soluzioni pacifiche». Secondo Sheliazhenko «investiamo troppo nella guerra e troppo poco nella diplomazia. Gli Stati Uniti spendono 700 miliardi di dollari per la difesa, che è dieci volte più che per la diplomazia, gli aiuti esteri, ecc. In Russia è 20 volte più che per la diplomazia, in Ucraina 24 volte di più». La polarizzazione militare tra Est e Ovest «è andata troppo oltre, con operazioni militari sconsiderate, espansione della Nato, minacce nucleari, militarizzazione dell’Ucraina, esclusione della Russia dalle istituzioni internazionali e ora l’invasione russa». Questa crisi, osserva, «deve essere disinnescata, non alimentata», ad esempio attuando gli accordi di Minsk raggiunti nel 2014-2015 e continuamente violati. La verità, sostiene l’esponente del Movimento pacifista ucraino, è che «non ci sono buoni e cattivi. Questo conflitto non è iniziato il 24 febbraio, ha una storia. C’è un cattivo comportamento e un’escalation da entrambe le parti. Dobbiamo fermare l’escalation. Dobbiamo parlare invece di sparare».

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