L’Ue dalla parte dell’Ucraina

Febbraio 2022

Commissione e Parlamento europei confermano l’appoggio al popolo ucraino

Nell’ultimo anno e mezzo ci sono state almeno 111.768 violazioni del cessate il fuoco nelle regioni ucraine di Donetsk e di Luhansk (intensificatesi nelle ultime settimane), un centinaio di vittime civili e migliaia di profughi, a dimostrazione di quanto il livello di tensione nelle due regioni separatiste del Donbass sia elevato e il conflitto già in corso, seppur di “bassa” intensità rispetto a quello che rischia di esplodere. È quanto rilevato dalla Missione speciale di monitoraggio (Smm) in Ucraina dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce). Si tratta di una missione civile disarmata, dispiegata nel marzo 2014 a seguito di una richiesta del governo ucraino e di una decisione consensuale di tutti i 57 Stati membri dell’Osce, attiva quotidianamente in territorio ucraino per osservare e riferire in modo imparziale e per facilitare il dialogo tra le parti coinvolte nella crisi. La stessa Osce è impegnata nell’azione diplomatica attraverso il Gruppo di contatto trilaterale sull’Ucraina, che oltre agli alti rappresentanti dell’Organizzazione comprende autorità russe ed ucraine, al fine riportare le parti al dialogo e verso l’attuazione degli accordi di Minsk sottoscritti alla fine del 2014. «Siamo profondamente preoccupati per il segnalato aumento significativo della violenza armata nell’Ucraina orientale. Ribadiamo la necessità di astenersi dall’uso della forza e di ridurre una situazione già tesa. La moderazione, il dialogo e la responsabilità sono fondamentali» hanno dichiarato il presidente in esercizio dell’Osce e ministro degli Esteri polacco, Zbigniew Rau, e la segretaria generale dell’Organizzazione, Helga Maria Schmid, aggiungendo: «La retorica sempre più ostile e infiammata che abbiamo ascoltato di recente mina gli sforzi per promuovere la pace, la stabilità e la sicurezza e aumenta i rischi di ulteriore confronto ed escalation. Deve finire».

«Sfere di influenza sono fantasmi del secolo scorso»

Intanto anche l’assemblea plenaria del Parlamento europeo ha dibattuto della crisi in Ucraina. «Ci troviamo di fronte al più grande accumulo di truppe sul suolo europeo dai giorni più bui della Guerra Fredda. Il popolo ucraino sta coraggiosamente cercando di andare avanti con la propria vita, ma molti di loro tengono borse di emergenza vicino alla porta d’ingresso nel caso debbano scappare di casa di fretta, altri hanno accumulato cibo per prepararsi al peggio, alcuni hanno persino allestito dei rifugi nei loro scantinati. Queste non sono storie degli anni Quaranta, questa è l’Europa nel 2022» ha detto rivolgendosi agli europarlamentari la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, imputando la responsabilità alle autorità della Russia: «Questo sta accadendo a causa di una politica deliberata della leadership russa. L’Ucraina è un Paese sovrano. Sta facendo delle scelte sul proprio futuro. Ma al Cremlino questo non piace, e quindi minaccia la guerra. Questa è l’essenza dell’attuale escalation ed è qualcosa che semplicemente non possiamo accettare». Così come non è

accettabile «l’idea che il Cremlino debba decidere cosa possono o non possono desiderare gli ucraini» ha osservato, perché «le sfere di influenza sono fantasmi del secolo scorso» e questa crisi attiene a «cosa significa essere un Paese sovrano, indipendente e libero nel 21° secolo. Si tratta del diritto di tutti a vivere liberi dalla paura. Si tratta del diritto di ogni Paese di determinare il proprio futuro. Ed è questo il messaggio che la nostra Unione sta trasmettendo al Cremlino». Secondo von der Leyen «l’Ue e i suoi partner transatlantici sono uniti in questa crisi. E il nostro appello alla Russia è chiarissimo: non scegliere la guerra. (…) E se il Cremlino sceglierà la violenza contro l’Ucraina, la nostra risposta sarà forte e unita», attraverso «un pacchetto solido e completo di potenziali sanzioni» con «terribili conseguenze sull’economia russa e sulla sua prospettiva di modernizzazione». Ma, ha concluso la presidente della Commissione, «un altro futuro è possibile. Un futuro in cui Russia ed Europa cooperano sui loro interessi comuni. Un futuro in cui i Paesi liberi lavorano insieme in pace. Questa è la mia aspirazione e sono sicura anche del popolo russo. Ora spetta al Cremlino decidere. Qualunque sia il percorso che decidono di intraprendere l’Europa sarà unita, dalla parte dell’Ucraina, dalla parte della pace, dalla parte dei cittadini europei».

L’Europarlamento condanna le «politiche aggressive» russe

L’Europarlamento ha poi votato due risoluzioni inerenti la situazione ucraina. La prima ha stanziato 1,2 miliardi di euro di assistenza macrofinanziaria all’Ucraina, «al fine di sostenere la stabilizzazione economica e un programma sostanziale di riforme nel Paese». Un’assistenza che contribuirà a coprire il deficit da oltre 2 miliardi di euro identificato dal Fmi e che conferma l’attenzione verso l’Ucraina: dal 2014, l’Ue e le istituzioni finanziarie europee hanno stanziato oltre 17 miliardi di euro in sovvenzioni e prestiti al Paese.

Nella risoluzione adottata in merito all’attuazione della Politica estera e di sicurezza comune, poi, l’Europarlamento ha espresso la sua posizione sulla crisi ucraina, ribadendo la «forte condanna delle politiche aggressive della Russia nei confronti dell’Ucraina» e del «continuo sostegno finanziario e militare offerto alle formazioni armate illegali nel Donbass». Sottolineando che l’incremento delle forze militari russe «rappresenta una minaccia per la pace, la stabilità e la sicurezza in Europa», il Parlamento europeo ha invitato il governo russo a ritirare le sue forze dai confini ucraini e a porre fine alle minacce, precisando che un’ulteriore aggressione «porterà a gravi sanzioni politiche, economiche, finanziarie e personali nei confronti della Federazione russa, della sua economia e dei suoi decisori». L’Europarlamento ha poi ribadito che sia l’Ucraina che la Georgia «possono chiedere di diventare Stati membri dell’Ue», nel rispetto dei criteri di Copenaghen e dei principi della democrazia, invitando l’Ue e i suoi Stati membri a riconoscere la prospettiva europea dei due Paesi, «considerata di vitale importanza per la sicurezza e la stabilità, nonché un fattore che li spinge a continuare ad attuare le riforme interne». Mentre invece non potrà esserci un cambiamento sostanziale nelle relazioni con la Russia finché questa perseguirà politiche aggressive «nei confronti dell’Ue e dei suoi Paesi vicini».

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