Asilo e migrazioni: serve un quadro chiaro

Ottobre 2021

Valutazione dell’Ue un anno dopo la proposta di un Patto su migrazione e asilo

Sono trascorsi otto anni dal 3 ottobre 2013, quando un tragico naufragio di migranti al largo di Lampedusa provocò 368 vittime, tra cui 83 donne e 9 bambini. Nel loro ricordo e di tutti coloro che hanno perso la vita cercando di trovare sicurezza e protezione in Europa, è stata istituita la Giornata nazionale della memoria e dell’accoglienza, occasione per riaffermare che «salvare le vite in mare resta un imperativo umanitario», come sottolineato congiuntamente dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim-Iom), l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur-Unhcr) e il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (Unicef). Le tre agenzie internazionali hanno inoltre ribadito l’urgenza di ripristinare operazioni europee efficaci di ricerca e soccorso nel Mediterraneo, oggi attuate solo dalle Ong, di promuovere procedure di sbarco strutturate e condivise, di individuare alternative più sicure agli attraversamenti in mare promuovendo canali regolari di migrazione, di garantire adeguata protezione e accoglienza a chi fugge da violenza, persecuzioni e povertà e di attuare un meccanismo di redistribuzione di migranti negli Stati membri dell’Ue.

Non senza qualche contraddizione, come avvenuto con le dichiarazioni del responsabile Unhcr per il Mediterraneo, Vincent Cochetel, che ha commentato l’arrivo a Lapedusa di 686 persone definendole «in gran parte migranti economici che non avranno diritto a risiedere in Europa». Secondo l’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), tali affermazioni promuovono «una retorica della protezione internazionale e del diritto a risiedere in Ue superficiale e scorretta», dal momento che la definizione di “migranti economici” «è giuridicamente irrilevante e non è possibile assimilarla in maniera automatica all’assenza di requisiti per risiedere legalmente nell’Ue». Esprimere una valutazione a priori sul diritto al soggiorno regolare «non è solo privo di fondamento giuridico, ma contribuisce anche alla violazione dei diritti fondamentali dei cittadini stranieri in ingresso sul territorio europeo» ha aggiunto l’Asgi, chiedendo all’Unhcr di smentire tali affermazioni e ribadire il carattere universale e non selettivo delle procedure di riconoscimento della protezione internazionale.

Ancora molte questioni in sospeso

Ciò avviene anche per una non ancora ben definita politica migratoria da parte dell’Ue, che attraverso la Commissione europea ha da poco presentato una Relazione sul primo anno di adozione della proposta per un nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo. L’obiettivo è di «promuovere una gestione sostenibile e ordinata della migrazione», ma evidentemente la strada è ancora lunga anche perché situazioni migratorie in rapido mutamento possono creare nuove problematiche e tensioni tra i Paesi dell’Ue. Qualsiasi Stato membro infatti, sostiene la Commissione nella sua Relazione, indipendentemente dalla sua situazione geografica può trovarsi di fronte a complesse sfide migratorie. Ciò è dovuto prevalentemente a persone vulnerabili che lasciano i loro Paesi a causa di conflitti, cambiamenti climatici, demografia, violazioni dei diritti umani o mancanza di accesso a bisogni primari, ma può avvenire anche per altri motivi come ad esempio la recente migrazione sponsorizzata dal governo della Bielorussia che ha utilizzato il movimento delle persone «come strumento politico per destabilizzare l’Europa». C’è poi la difficile situazione dell’Afghanistan, che potrebbe aumentare ulteriormente il rischio di sfollamento forzato con flussi migratori nella regione e traffico di migranti verso l’Ue. Tutti eventi che evidenziano la necessità di un quadro europeo chiaro sull’asilo e la migrazione, ma sussistono «questioni in sospeso, sia internamente che esternamente» osserva la Commissione: «Mentre i progressi sul fronte esterno sono essenziali, questi devono essere integrati da progressi interni per completare la politica europea in materia di migrazione e asilo. Ciò significa soprattutto completare il lavoro legislativo».

Contrasto del traffico e del lavoro illegale

Proteggere le proprie frontiere, accogliendo «con umanità coloro che hanno diritto di entrare nell’Ue» e trattando «con dignità coloro che non godono di tale diritto, in linea con i valori e i principi dell’Unione» è l’obiettivo del Patto, che nella sua valutazione la Commissione considera basato su due priorità.

Innanzitutto prevenire e contrastare il traffico di migranti, per cui l’Ue intende: sviluppare «partenariati globali, equilibrati, su misura e reciprocamente vantaggiosi in materia di migrazione»; ampliare tutti gli strumenti operativi, giuridici, diplomatici e finanziari per rispondere alla strumentalizzazione della migrazione irregolare da parte degli attori statali (vedi caso Bielorussia); migliorare l’attuazione del quadro giuridico per sanzionare i trafficanti e per la protezione dallo sfruttamento; rafforzare la cooperazione operativa e lo scambio di informazioni nonché aumentare la raccolta di dati per una migliore comprensione delle tendenze migratorie.

L’altra priorità riguarda il lavoro illegale, che «rappresenta un incentivo all’immigrazione irregolare e crea danni umani ed economici, espone le persone a rischi di sfruttamento, causa perdite nelle finanze pubbliche e limita i diritti individuali e sociali». Per attuare pienamente la direttiva sulle sanzioni nei confronti dei datori di lavoro che sfruttano manodopera illegale, la Commissione si impegna a: promuovere il dialogo con le autorità degli Stati membri e i portatori di interessi; sostenere la condivisione di buone prassi; monitorare l’attuazione della direttiva e la sua effettiva applicazione, avviando anche procedure di infrazione.

«Le proposte del Patto, se adottate, potrebbero migliorare notevolmente la capacità degli Stati membri di affrontare una vasta gamma di problematiche attualmente presenti» ha dichiarato la vicepresidente della Commissione, Margaritis Schinas, aggiungendo: «Se c’è qualcosa che abbiamo imparato negli ultimi anni è che in tali situazioni agire individualmente non è un’opzione praticabile. È giunto il momento di unire le forze per trovare soluzioni».

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