Obiettivo “inquinamento zero”

Maggio 2021

Settimana verde e un piano d’azione per rendere effettivo il Green Deal europeo

Azzerare l’inquinamento è il tema della Settimana europea verde 2021, in corso dal 31 maggio al 4 giugno. «L’inquinamento riguarda tutti noi», sostengono i rappresentanti dell’Ue presentando l’iniziativa, spiegando che «è nell’aria che respiriamo, nell’acqua che beviamo, nella terra in cui coltiviamo gli alimenti. È la principale causa ambientale di diverse malattie mentali e fisiche e di morti premature, specialmente tra i bambini, le persone affette da alcune patologie e gli anziani». Inoltre, l’inquinamento è una delle maggiori cause della perdita di biodiversità, problema centrale nella sostenibilità del pianeta e anche nella comprensione delle origini di emergenze devastanti come la pandemia da Covid-19 che affligge la popolazione mondiale. La perdita di biodiversità e un uso non sostenibile delle risorse naturali, infatti, causano molteplici rischi per la salute umana, animale e dell’ecosistema, incluse malattie infettive, resistenza agli antimicrobici e scarsità d’acqua, oltre a patologie quali cancro, cardiopatia ischemica, malattie polmonari, ictus, diabete e implicazioni mentali e neurologiche. Nonostante i progressi registrati negli anni recenti, le statistiche hanno rilevato ancora circa 9 milioni di morti premature in tutto il mondo (16% di tutti i decessi) nel 2015 imputabili all’inquinamento, il che equivale a tre volte le morti per Aids, tubercolosi e malaria insieme e 15 volte di più rispetto alle vittime di guerre e altre forme di violenza. Tutto ciò senza ancora poter provare le connessioni, inevitabili, tra l’inquinamento e le origini e diffusione del Covid-19. Nei Paesi dell’Ue, ad esempio, si stima che ogni anno l’inquinamento provochi un decesso su 86. La lotta all’inquinamento poi, sostiene l’Ue, è anche una lotta per l’equità e l’uguaglianza, dato che gli impatti più dannosi sulla salute umana sono generalmente sostenuti dai gruppi più vulnerabili, cioè bambini che possono subire gravi danni sul loro sviluppo, persone con problemi sanitari, persone anziane, persone con disabilità e coloro che vivono in condizioni socio-economiche più povere. I Paesi a basso reddito sopportano l’urto maggiore dell’inquinamento, con quasi il 92% dei decessi correlati.

Esistono anche ragioni economiche per agire sull’inquinamento, perché i benefici superano ampiamente i costi, mentre i costi dell’inazione superano enormemente i costi dell’azione. Secondo le stime dell’Ue, infatti, il solo inquinamento dell’aria costa alla salute e alle attività economiche da 330 a 940 miliardi di euro all’anno, compresi i giorni di lavoro persi, i costi sanitari, la perdita di raccolto e i danni agli edifici, mentre tutte le misure per migliorare la qualità dell’aria nell’Ue hanno un costo combinato stimato in 70-80 miliardi di euro all’anno.

L’inquinamento non si ferma alle frontiere

Ecco allora la necessità di azioni nel breve e medio periodo per ridurre e soprattutto prevenire l’inquinamento. Con la strategia del Green Deal europeo l’Ue intende diventare un’economia moderna e sostenibile, efficiente sotto il profilo delle risorse e competitiva, in cui entro il 2050 non siano più generate emissioni nette di gas a effetto serra, la crescita economica sia dissociata dall’uso delle risorse e sia data grande attenzione alle persone e ai luoghi. L’obiettivo “inquinamento zero” è un’azione chiave del Green Deal europeo e ad essa è stato dedicato uno specifico piano d’azione reso noto lo scorso 12 maggio, al fine di trasformare le problematiche climatiche e le sfide ambientali in opportunità in tutti i settori, promuovendo l’uso efficiente delle risorse col passaggio a un’economia pulita e circolare e ripristinando la biodiversità. La consultazione pubblica aperta su questo piano d’azione ha espresso la convinzione che gli attori sociali e politici interessati non stiano facendo abbastanza e che governi nazionali e istituzioni europee debbano agire urgentemente.

Innanzitutto rafforzando l’azione internazionale, attuando meglio la legislazione correlata all’inquinamento, promuovendo formazione e informazione così da influenzare un cambiamento nei comportamenti individuali e collettivi. Anche perché, osservano gli estensori del piano d’azione, «l’inquinamento non si ferma alle frontiere: entra nell’Ue attraverso oceani, fiumi, venti o merci importate, mentre l’Ue causa anche un inquinamento significativo in altre parti del mondo attraverso i suoi modelli di produzione e consumo, nonché i suoi rifiuti». Allo stesso tempo, però, l’Ue dispone di potenti strumenti per contribuire agli sforzi di mitigazione dell’inquinamento in tutto il mondo, attraverso le sue politiche e i suoi fondi, la diplomazia verde, la possibilità di stimolare l’innovazione, produzioni più pulite e consumi sostenibili di beni e servizi.

Gli obiettivi per il 2030

L’ambizione di azzerare l’inquinamento è un obiettivo trasversale che contribuisce all’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile, integrando in sinergia l’obiettivo di neutralità climatica al 2050 con l’economia pulita e circolare e il ripristino della biodiversità. Il piano d’azione intende quindi dare un orientamento affinchè l’azione di prevenzione dell’inquinamento sia inclusa in tutte le politiche dell’Ue pertinenti.

Al fine di guidare verso la visione 2050 di un pianeta sano, questo piano d’azione fissa obiettivi intermedi per il 2030, anno entro cui l’Ue dovrebbe: migliorare la qualità dell’aria in modo da ridurre del 55% il numero di morti premature causate dall’inquinamento atmosferico; migliorare la qualità dell’acqua riducendo i rifiuti, i rifiuti di plastica in mare (del 50%) e le microplastiche rilasciate nell’ambiente (del 30%); migliorare la qualità del suolo riducendo del 50% le perdite di nutrienti e l’uso di pesticidi chimici; ridurre del 25% gli ecosistemi europei in cui l’inquinamento atmosferico minaccia la biodiversità; ridurre del 30% la percentuale di persone che soffrono di disturbi cronici dovuti al rumore dei trasporti; ridurre in modo significativo la produzione di rifiuti e del 50% i rifiuti urbani residui.

Per raggiungere questi obiettivi il piano delinea una serie di iniziative e azioni, compreso il riesame della legislazione dell’Ue in modo da individuare le lacune ancora esistenti e gli aspetti che necessitano di una migliore attuazione.

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