Le “montagne russe” dell’economia europea

Maggio 2021

Dopo il crollo la ripresa, secondo le previsioni economiche di primavera 2021

Un andamento da “montagne russe” quello dell’economia europea in pandemia, secondo il quadro delineato dalle previsioni di primavera 2021 presentato dalla Commissione europea.

La contrazione economica del 2020 dovuta alle chusure e alle limitazioni imposte per contrastare la diffusione del Covid-19 è stata molto pesante, con un Pil in diminuzione del 6,6% nell’area dell’euro e del 6,1% nell’intera Ue; con imprese, attività economiche e commerciali e consumatori che hanno cercato di affrontare in qualche modo le varie misure di contenimento, più o meno supportati dai governi, ma che hanno patito gravi conseguenze. Il miglioramento della situazione pandemica della scorsa estate e il conseguente rilancio economico sono stati poi travolti dalla nuova ondata di contagi e dalla crisi autunnale, protrattasi fino a questa primavera 2021. Intanto si è però estesa la campagna vaccinale accompagnata da graduali riaperture delle attività, cosa che fa prevedere alla Commissione europea una ripresa anche grazie al supporto fornito dal Recovery Fund. Così, secondo la Commissione, l’economia dell’Ue crescerà del 4,2% quest’anno e del 4,4% l’anno prossimo, con un andamento simile per l’area dell’euro la cui crescita economica dovrebbe essere del 4,3% nel 2021 e del 4,4% nel 2022. Una previsione migliorativa rispetto a quella invernale dello scorso febbraio, che indicava una crescita del 3,7% nel 2021 e del 3,9% nel 2022 per l’intera Unione e del 3,8% sia nel 2021 che nel 2022 nella zona euro. Inoltre, sostiene l’esecutivo dell’Ue, i tassi di crescita continueranno a variare tra gli Stati membri ma le economie di tutti i Paesi dell’Ue dovrebbero tornare ai livelli pre-crisi entro la fine del 2022.

Rischi ancora elevati

Naturalmente si tratta di previsioni e non di certezze, quindi soggette a possibili variazioni in un senso o nell’altro a seconda di quanto la pandemia continuerà a incidere sulla vita sociale ed economica dell’Ue e non solo. I rischi in prospettiva restano pertanto elevati, in quanto «l’evoluzione della situazione epidemiologica nonché l’efficienza e l’efficacia dei programmi di vaccinazione potrebbero risultare migliori o peggiori di quanto ipotizzato nello scenario centrale di queste previsioni» osserva la Commissione, secondo cui «potrebbero sottostimare la propensione delle famiglie a spendere, oppure il desiderio dei consumatori di mantenere livelli elevati di risparmio precauzionale».

Così come, trattandosi di pandemia, potrebbe incidere sensibilmente anche la situazione a livello globale. Ad esempio, nota la Commissione, una crescita mondiale più forte, in particolare negli Stati Uniti, potrebbe produrre sull’economia europea effetti più positivi di quanto previsto, ma la stessa crescita statunitense potrebbe spingere verso l’alto i rendimenti dei titoli di Stato Usa, con conseguenti aggiustamenti disordinati nei mercati finanziari a scapito soprattutto delle economie di mercato emergenti fortemente indebitate.

«Il dispositivo per la ripresa e la resilienza contribuirà alla ripresa e segnerà una vera e propria svolta nel 2022, quando porterà gli investimenti pubblici al massimo livello registrato da oltre un decennio» ha dichiarato il vicepresidente esecutivo della Commissione per Un’economia al servizio delle persone, Valdis Dombrovskis, mentre il commissario europeo per l’Economia, Paolo Gentiloni, ha sottolineato che «gli effetti di Next Generation Eu inizieranno a farsi sentire quest’anno e il prossimo, ma il lavoro che ci aspetta è considerevole se vogliamo sfruttare al meglio questa opportunità storica».

Conti pubblici e disoccupazione

Un sostegno finanziario fondamentale per uscire dalla crisi quello dato dall’Ue agli Stati membri, che però ha inevitabilmente innalzato i livelli di indebitamento. Il disavanzo aggregato delle amministrazioni pubbliche dovrebbe infatti raggiungere quest’anno il 7,5% del Pil nell’Ue e l’8% nella zona euro, con tutti gli Stati membri, tranne Danimarca e Lussemburgo, a registrare un disavanzo superiore al parametro del 3% del Pil. Situazione che dovrebbe poi migliorare nel 2022, quando si prevede un dimezzamento del disavanzo di bilancio per i Paesi dell’Ue. Anche il rapporto tra debito pubblico e Pil è destinato ad aumentare fino a toccare quest’anno il picco del 94% nell’Ue e del 102% nell’area dell’euro.

Per quanto concerne invece il mercato del lavoro, la Commissione prevede un lento miglioramento dopo il drammatico impatto della pandemia, con tassi di disoccupazione in calo nel 2022 anche se rimarranno superiori ai livelli pre-crisi: dal 7,6% del 2021 al 7% nel 2022 per l’Ue e dall’8,4% del 2021 al 7,8% nel 2022 per la zona euro.

Ces: mantenere le misure di sostegno al lavoro

«Livelli senza precedenti di investimenti pubblici stanno restituendo la crescita all’economia europea e prevenendo la disoccupazione di massa, cosa in netto contrasto con le ricadute decennali delle misure di austerità adottate dopo l’ultima crisi. Tuttavia, con i livelli di disoccupazione che non dovrebbero riprendersi fino al prossimo anno, è chiaro che le misure di sostegno al lavoro devono essere mantenute fino a quando la ripresa non avrà pienamente preso piede, soprattutto nei settori più colpiti» ha dichiarato la segretaria confederale della Confederazione europea dei sindacati (Ces), Liina Carr, commentando le previsioni economiche della Commissione. Secondo la Ces, il successo di una ripresa basata sugli investimenti mostra la «necessità di un ripensamento permanente delle politiche economiche europee basate sul controllo del debito, che ha messo una camicia di forza alla crescita». A fronte di previsioni positive, ammoniscono però i sindacati europei, l’incertezza rimane elevata e «un improvviso ritiro del sostegno fiscale e delle politiche monetarie accomodanti da parte della Bce sarebbe disastroso per la ripresa», per questo «l’Europa deve rimanere sulla strada che offre una crescita economica crescente e una riduzione della disoccupazione».

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