Dibattito europeo sul certificato Covid-19

Maggio 2021

Come favorire la circolazione evitando discriminazioni e proteggendo i dati

È in via di definizione a livello europeo la certificazione relativa allo stato dei cittadini europei rispetto alla pandemia da Covid-19. Definito in un primo momento certificato verde digitale dalla Commissione europea, nell’ambito della proposta avanzata lo scorso marzo, ora la nuova denominazione dovrebbe essere certificato Covid-19 dell’Ue secondo la risoluzione approvata il 29 aprile dal Parlamento europeo. Il documento di certificazione, che dovrebbe essere disponibile in formato digitale o cartaceo e avere una validità di 12 mesi, attesterà se una persona è guarita dall’infezione, oppure se è stata vaccinata contro il coronavirus o, in alternativa, se ha effettuato recentemente un test con risultato negativo. Obiettivo primario dell’iniziativa europea è di ritornare il prima possibile a una situazione di normalità, per un’Unione europea basata sul diritto di libera circolazione che nell’ultimo anno ha registrato limitazioni e restrizioni di vario genere al fine di limitare la diffusione del virus. Allo stesso tempo, però, la non discriminazione e la protezione dei dati sono due questioni molto rilevanti da considerare attentamente nella definizione della proposta di certificazione. Con il testo approvato l’Europarlamento è pronto a iniziare il negoziato con il Consiglio, al fine di raggiungere un accordo entro fine giugno e un’attuazione per la stagione turistica estiva.

Certificato e test devono essere gratuiti

Secondo gli europarlamentari il certificato deve essere omogeneo e unitario per tutti i Paesi dell’Ue, in modo che possa porre fine all’attuale varietà di misure nazionali che impediscono la libera circolazione. Soprattutto, dichiara il Parlamento europeo, certificato e test devono essere gratuiti. Alcuni deputati europei, durante il dibattito, hanno precisato che non si tratta di un passaporto, non obbliga alla vaccinazione, non è obbligatorio utilizzarlo e non limita gli spostamenti di nessuno, anzi li agevola perché si tratta di uno strumento che servirà ad omogeneizzare le norme per gli spostamenti all’interno dell’Ue evitando le incertezza vissute oggi da chi viaggia, ricordando che il settore dei trasporti e del turismo pesa per il 10% sul Pil europeo. Rispetto alla proposta della Commissione è stata rafforzata la tutela dei dati personali e sono stati invitati gli Stati membri a rendere i tamponi gratuiti e disponibili ovunque per evitare discriminazioni, oltre ad inserire una precisa data di scadenza. Vari eurodeputati hanno osservato come il sistema debba avere un giusto equilibrio tra la riduzione del rischio sanitario e la garanzia delle libertà personali. Il certificato, è stato sottolineato, non è un visto o un lasciapassare ma semplicemente la fotografia di un momento, legato esclusivamente all’emergenza Covid-19 e che «sarà solo un brutto ricordo» quando questa sarà terminata. Non avere il certificato non può essere motivo valido per negare l’accesso, il certificato deve invece contenere le garanzie che non saranno imposte ulteriori restrizioni. Inoltre, hanno osservato gli eurodeputati, non si è ancora riusciti a rispondere alle domande di tipo medico-scientifico: essere vaccinati o essere guariti non dà totale garanzia di non trasmettere il virus, come dichiarato anche dall’Oms, per cui anche i possessori di certificato dovranno attenersi alle misure di protezione. Alcuni eurodeputati hanno poi espresso perplessità per uno strumento che, secondo loro, creerà comunque discriminazione di fatto negli spostamenti e nell’accesso alle strutture tra chi avrà la certificazione e chi no. A questo proposito la risoluzione adottata è chiara, almeno per quanto concerne le distinzioni tra vaccinati e non: «È necessario evitare qualsiasi tipo di discriminazione (diretta o indiretta) di persone che non sono vaccinate, ad esempio per motivi medici, perché non rientrano nel gruppo di destinatari per cui il vaccino è attualmente somministrato, o perché non hanno ancora avuto l’opportunità di essere vaccinate, o nel caso in cui non vi siano ancora vaccini disponibili per alcune fasce di età». Il possesso di un certificato di vaccinazione, ha aggiunto l’Europarlamento, «non dovrebbe costituire una condizione preliminare per esercitare i diritti di libera circolazione e non può essere una condizione preliminare per la libera circolazione all’interno dell’Unione e per usare servizi di trasporto passeggeri transfrontalieri quali linee aeree, treni, pullman, traghetti o qualsiasi altro mezzo di trasporto».

Rendere omogenea la situazione europea

Dall’inizio della pandemia di coronavirus, gli Stati membri dell’Ue hanno adottato varie misure per contenere la diffusione del virus, alcune delle quali hanno avuto un impatto significativo sul diritto di circolazione dei cittadini all’interno dell’Ue, ad esempio restrizioni all’ingresso o requisiti per sottoporsi a quarantena o test Covid-19, restrizioni che hanno avuto anche un impatto drammatico sul turismo e sui trasporti. Alcuni Stati membri, ha osservato il Garante europeo per la protezione dei dati (Gepd), hanno già allentato le restrizioni alla libera circolazione per le persone che presentano la prova della vaccinazione, per cui «un certificato verde digitale standardizzerebbe e digitalizzerebbe tali prove». Stabilire tali certificati e collegarli alla libertà di circolazione, però, «solleva una serie di importanti preoccupazioni», ha aggiunto il Gepd, ricordando che l’Oms ha osservato come non sia ancora noto quanto sia efficace la vaccinazione nel ridurre la trasmissione e che, dato che i vaccini non sono disponibili per tutti, potrebbe verificarsi una vaccinazione preferenziale dei viaggiatori con carenza di forniture di vaccini per le popolazioni prioritarie. Altri studi hanno inoltre richiamato l’attenzione su un numero di rischi, ad esempio che alcuni gruppi della società potrebbero essere svantaggiati. «Abbiamo bisogno di mettere in atto il certificato Covid-19 Eu per ristabilire la fiducia delle persone nell’area Schengen, mentre continuiamo a combattere la pandemia» ha dichiarato il relatore della risoluzione europarlamentare e presidente della commissione per le libertà civili (Libe), Juan Fernando López Aguilar. I vaccini e i test, ha aggiunto, «devono essere accessibili e gratuiti per tutti i cittadini. Gli Stati membri devono coordinare la loro risposta in modo sicuro, garantire la libera circolazione dei cittadini all’interno dell’Ue e non devono introdurre ulteriori restrizioni una volta che il certificato è in vigore».

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