Asilo e migrazione: non ripetere gli errori

Aprile 2021

A cinque anni dall’accordo Ue-Turchia le Ong chiedono un cambio di approccio

Sono trascorsi cinque anni da quando Unione europea e Turchia siglarono un accordo per il rimpatrio di tutti i profughi, i migranti e anche i richiedenti asilo che giungono senza permesso sulle isole egee della Grecia. Nell’ambito dell’accordo, la Turchia si è impegnata a evitare che le persone lascino il suo territorio per raggiungere l’Europa, ricevendo in cambio miliardi di euro. Dal canto suo, la Grecia ha introdotto misure che obbligano le persone che entrano nel Paese attraverso le isole a restare in centri di accoglienza e identificazione in attesa di conoscere l’esito delle domande di asilo presentate, in caso di diniego è prevista l’espulsione in territorio turco. Nei centri greci le condizioni sono tali per cui il direttore dell’Agenzia europea per i diritti fondamentali (Fra), Michael O’Flaherty, ha descritto l’Hotspot Moria di Lesbo come «la questione dei diritti fondamentali più preoccupante con cui dobbiamo confrontarci in tutta l’Ue».

Ora, in base all’esperienza maturata in questi cinque anni e in prospettiva di un nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, alcune grandi organizzazioni per i diritti umani, tra le quali Amnesty International, Caritas Europa, Human Rights Watch e Oxfam, hanno chiesto alle istituzioni dell’Ue di porre fine alle pratiche di contenimento alle frontiere esterne. Il nuovo Patto propone infatti una «fase di pre-ingresso composta da screening e procedure di frontiera per asilo e rimpatrio», in modo che i richiedenti asilo non siano autorizzati ad entrare nel territorio dell’Ue. I negoziati continuano, osservano le organizzazioni, indipendentemente dalle «prove crescenti delle gravi conseguenze sui diritti umani di questo approccio, comprese le spaventose condizioni di accoglienza, il contenimento e le pratiche violente di controllo delle frontiere». In Grecia, sottolineano le Ong, le conseguenze sono state un grave sovraffollamento, condizioni di accoglienza inferiori agli standard e procedure di asilo ritardate, mentre le comunità locali inizialmente accoglienti sono sempre più frustrate dal deterioramento della situazione e dalla mancanza di solidarietà dell’Ue. «Dopo cinque anni di gestione dell’asilo e della migrazione all’ombra della dichiarazione Ue-Turchia, è tempo che l’Unione europea riconosca i fallimenti passati e garantisca che non si ripetano» scrivono le Ong in una lettera aperta inviata alle istituzioni dell’Ue.

Basta limitazioni di diritti e libertà

Quattro le richieste principali avanzate dalle organizzazioni per i diritti umani. La prima riguarda i centri di accoglienza, che devono essere progettati e gestiti come strutture aperte senza limitare la libertà di circolazione dei residenti. Dopo un breve processo di identificazione e controlli medici, poi, tutti i richiedenti asilo dovrebbero essere trasferiti in sistemazioni adeguate. I centri di accoglienza alle frontiere esterne, sottolineano le Ong, non consentono accesso sufficiente alle necessarie infrastrutture e ai servizi di cui le persone hanno bisogno, mentre «condizioni simili alla detenzione non possono fornire un ambiente sicuro e limitare l’accesso ai servizi non fa che esacerbare le vulnerabilità esistenti».

La seconda richiesta riguarda il trattamento delle persone che giungono nell’Ue, alle quali dovrebbero essere garantiti diritti fondamentali e condizioni dignitose, in conformità con la Carta dei diritti fondamentali. In particolare, i richiedenti asilo dovrebbero godere dell’accoglienza dal momento in cui esprimono il desiderio di cercare protezione internazionale. Le procedure d’asilo sono al centro della terza richiesta delle organizzazioni, secondo le quali essendo complicate richiedono l’accesso dei richiedenti asilo all’assistenza legale e al sostegno delle varie organizzazioni. Tentativi di “procedure di frontiera” accelerate, soprattutto se condotte in condizioni simili alla detenzione, complicano poi ulteriormente il processo e ostacolano il diritto legale dei richiedenti di chiedere asilo in linea con le garanzie procedurali dell’Ue e internazionali. Infine, le organizzazioni per i diritti umani chiedono che i centri di accoglienza siano soggetti a supervisione efficace e indipendente e dove l’Ue è coinvolta nella progettazione, gestione o finanziamento dei centri, la responsabilità deve includere gli eurodeputati e gli organi di vigilanza dell’Ue. I membri delle Ong, i deputati del Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali devono avere accesso illimitato e capacità di monitoraggio all’interno dei centri di accoglienza nonché la possibilità di riferire pubblicamente i loro risultati. La Commissione europea dovrebbe inoltre riferire regolarmente e affrontare qualsiasi accusa di violazione del diritto o dei diritti fondamentali.

Amnesty: «Accordo Ue-Turchia un misero fallimento»

Dopo aver denunciato le drammatiche condizioni dei migranti in Libia e la grave crisi umanitaria delle migliaia di profughi bloccati in Bosnia Erzegovina, in occasione dell’anniversario dell’accordo con la Turchia Amnesty International ha chiesto all’Ue di «abbandonare i cinque anni di politiche fallimentari che hanno costretto decine di migliaia di persone a vivere in condizioni disumane sulle isole greche e hanno messo in pericolo i rifugiati, costringendoli a stare in Turchia». La direttrice dell’Ufficio europeo di Amnesty, Eve Geddie, ha aggiunto: «L’accordo Ue-Turchia è stato un misero fallimento. L’Ue e gli Stati membri non sono riusciti a farsi carico delle persone in cerca di salvezza in Europa. Non sono riusciti a rispettare i diritti di rifugiati e migranti e non sono riusciti a offrire alle persone in cerca di protezione un percorso alternativo sicuro per raggiungere l’Europa. Le scandalose politiche come l’accordo Ue-Turchia e la sciagurata cooperazione dell’Ue con la Libia non possono rappresentare un modello da seguire per accordi futuri con altri Paesi in materia d’immigrazione». Questo accordo, secondo Amnesty, è stato «deleterio per la storia dei diritti umani dell’Ue e ha messo in luce la volontà europea di sottoscrivere patti di limitazione dell’immigrazione con scarso interesse per l’inevitabile costo umano». I leader dell’Ue, auspica Amnesty, «devono intensificare il proprio impegno in materia di solidarietà, aumentare i posti per la ricollocazione in altri Stati membri e seguire gli esempi di solidarietà da parte di attivisti e comunità accoglienti in tutta Europa».

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