Parità di genere: effetti negativi della pandemia

Marzo 2021

La crisi del Covid ha colpito di più le donne, aumentando le disuguaglianze

La pandemia da Covid-19 ha colpito in modo sproporzionato la vita delle donne, aggravando in quasi tutti gli ambiti le disparità di genere esistenti e segnando un arretramento rispetto alle faticose conquiste del passato, tanto che, si prevede, ci vorranno anni o addirittura decenni per superare questa forte battuta d’arresto sulla via dell’uguaglianza di genere.

Questo il quadro che caratterizza la Giornata internazionale della donna 2021, appena un anno dopo l’adozione della strategia per la parità di genere da parte della Commissione europea. Per questo l’Ue intende mettere ancor di più le donne al centro della ripresa e sta quindi forzando gli Stati membri a includere la dimensione della parità di genere negli investimenti finanziati dal Piano per la ripresa e la resilienza. «L’uguaglianza di genere è una necessità per lo sviluppo nell’Ue, per un approccio inclusivo della ripresa post-pandemia e per società prospere, resilienti ed eque» sottolinea nella Relazione 2021 sulla parità di genere la Commissione europea, che per meglio monitorare l’applicazione della strategia e fare il punto della situazione negli Stati membri dell’Ue ha inaugurato un portale web dedicato.

Le donne, nell’Ue e non solo, sono state colpite maggiormente dalla pandemia su più fronti. Intanto perché è costituito da donne il 76% del personale dei servizi sanitari e sociali e l’86% del personale che presta assistenza alle persone, il che ha significato in questo anno per le donne maggiori rischi di salute, un aumento senza precedenti dei carichi di lavoro e grossi problemi di conciliazione tra vita professionale e privata/familiare. Secondo recenti stime, infatti, durante le varie chiusure introdotte per contrastare la pandemia le donne hanno dedicato in media 62 ore a settimana alla cura dei figli, rispetto alle 36 ore degli uomini, e 23 ore a settimana ai lavori domestici a differenza delle 15 ore dedicate dagli uomini.

Oltre alle forti ripercussioni subite dalle donne nel mercato del lavoro, colpisce la loro clamorosa assenza all’interno degli organismi decisionali creati per rispondere alla pandemia: delle 115 task force nazionali dedicate al Covid-19 in 87 Paesi, tra cui 17 Stati membri dell’Ue, l’85,2% era costituito principalmente da uomini, l’11,4% principalmente da donne e solo il 3,5% caratterizzato da una parità di genere. Si è poi ulteriormente aggravata l’inaccettabile piaga della violenza di genere domestica, con aumenti di segnalazioni, denunce e richieste di intervento in quasi tutti i Paesi.

Tra le donne persi 2,2 milioni di posti di lavoro

Secondo un’analisi svolta dall’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (Eige), agenzia dell’Ue dedicata esclusivamente alla parità di genere, durante la prima ondata di pandemia l’occupazione femminile nei Paesi dell’Ue si è ridotta di 2,2 milioni, soprattutto per la perdita di posti di lavoro in settori a occupazione prevalentemente femminile quali la vendita al dettaglio, l’assistenza residenziale, il lavoro domestico e la produzione di abbigliamento. Inoltre, osserva l’Eige, il massiccio ricorso al telelavoro ha anche accentuato i conflitti sull’equilibrio tra lavoro e vita privata, soprattutto per le donne con bambini di età compresa tra 0 e 5 anni: «La scuola online rappresenta una nuova forma di assistenza gratuita per i genitori, soprattutto per le donne che sono più coinvolte nell’aula virtuale con i bambini» sostiene l’istituto europeo, secondo cui le distrazioni costanti e le responsabilità di assistenza extra per le donne riducono la loro produttività e potrebbero ridurre la loro progressione di carriera e la retribuzione.

Per quanto concerne invece la violenza domestica di genere, l’Eige ritiene che servizi di supporto quali rifugi e hotline di consulenza necessitino di maggiori finanziamenti da parte degli Stati membri, al fine di garantire accesso gratuito e full time all’assistenza, mentre il dichiarare “essenziali” questi servizi consente loro di continuare a funzionare anche durante blocchi e chiusure.

Ces: con la pandemia più minacce per le donne al lavoro

A differenza di quanto avvenuto nelle precedenti crisi finanziarie, durante la crisi economica derivante dalla pandemia il settore più colpito è stato il terziario, soprattutto nei servizi alla persona che impiegano principalmente donne. Circa un quarto delle donne occupate nell’Ue lavora infatti in settori ad alto rischio e ha maggior probabilità di perdere il lavoro quando i posti di lavoro scompaiono sulla scia della crisi. Questo rafforza le disuguaglianze di genere nel mercato del lavoro e accresce per le donne il rischio di povertà ed esclusione sociale.

I dati sulle tendenze del mercato del lavoro mostrano che l’impatto della prima ondata di pandemia è stato più significativo per le donne che per uomini e come le donne abbiano avuto maggiori difficoltà a reinserirsi nel mercato del lavoro durante la ripresa parziale dell’estate scorsa. Secondo i dati europei, inoltre, durante la pandemia le donne hanno maggiori probabilità di ridurre l’orario di lavoro o di lasciarlo del tutto per fornire assistenza familiare, cosa che ha rafforzato i ruoli di genere tradizionali a scapito della parità di genere.

Per molte donne che durante la pandemia hanno mantenuto il loro posto di lavoro è però aumentato il rischio di violenze e molestie, una realtà inaccettabile che secondo la Confederazione europea dei sindacati (Ces) deve responsabilizzare a un maggior impegno i datori di lavoro, i legislatori e gli organismi preposti all’applicazione della legge. «La pandemia ha creato ulteriori minacce per le donne al lavoro, sia che si tratti di violenza da parte di clienti e clienti che si rifiutano di rispettare le norme di sicurezza anti Covid, nuove forme di molestie sessuali online o l’aumento della violenza domestica quando si lavora da casa. È una crisi nascosta di cui le lavoratrici hanno paura di parlare perché ora tutti temono per il proprio lavoro» ha dichiarato la vicesegretaria generale della Ces, Esther Lynch, esortando i governi a ratificare la Convenzione Ilo 190, che dovrebbe fornire nuove protezioni alle donne ovunque lavorino, anche a casa, e chiedendo ai datori di lavoro di collaborare con i sindacati per aggiornare le pratiche tenendo conto delle nuove realtà Covid al fine di prevenire la violenza e le molestie sul lavoro.

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