Con la pandemia aumento di razzismo e discriminazione

La denuncia delle Agenzie internazionali in occasione della Giornata mondiale

La pandemia di Covid-19 e le misure adottate per contrastarla non hanno solo fatto emergere le disuguaglianze strutturali e le discriminazioni esistenti nelle nostre società, ma le ha addirittura peggiorate. Si osservano nuove forme di disuguaglianza e discriminazione, in particolare nell’accesso all’assistenza sanitaria, e si sono verificati attacchi contro minoranze etniche e religiose che hanno terrorizzato intere comunità. Inoltre, l’incitamento all’odio online si è diffuso ampiamente e ha avuto come obiettivo principale alcuni gruppi specifici, come i migranti, mentre le ricadute economiche della pandemia hanno aggravato le disuguaglianze, la stigmatizzazione e l’odio.

In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale, il 21 marzo, i responsabili delle maggiori istituzioni per i diritti umani hanno lanciato l’allarme su come la pandemia ponga sfide senza precedenti per i governi, i sistemi sanitari e le società in generale, sostenendo che «per invertire la tendenza nel circolo vizioso del razzismo, della discriminazione e della povertà, sono fondamentali maggiori sforzi e una più stretta cooperazione». Secondo il direttore dell’Agenzia europea per i diritti fondamentali (Fra), Michael O’Flaherty, «anche prima della pandemia il razzismo e l’intolleranza persistenti hanno rovinato la vita di molte persone in tutta Europa. Il Covid-19 ha però ulteriormente esposto le divisioni nelle nostre società». Sottolineando come nessuna persona sia definita da un singolo tratto e che genere, età, posizione economica e sociale si combinino per moltiplicare l’impatto della discriminazione e dell’esclusione, il direttore dell’Agenzia dell’Ue per i diritti ha affermato: «Dobbiamo lavorare insieme alle persone colpite nella costruzione di società che si sforzano di rispettare i diritti umani di tutti in tutta la loro diversità. Solo con misure mirate possiamo affrontare il razzismo in tutta la sua complessità».

Colpiti maggiormente i gruppi più vulnerabili

A oltre un anno dalla sua comparsa, il Covid-19 rimane una seria sfida globale per la salute e i diritti umani, che ha toccato tutti i Paesi ed esacerbato le disuguaglianze già affrontate da molte minoranze e gruppi vulnerabili, come popolazioni indigene, migranti, rifugiati e richiedenti asilo. «Le sue conseguenze hanno avuto un impatto sui più vulnerabili a cui dovremmo prestare maggiore attenzione. Gli Stati dovrebbero proseguire i loro sforzi per affrontare i disparati effetti su minoranze e gruppi vulnerabili per quanto riguarda l’accesso a istruzione, servizi sanitari, occupazione, alloggio» ha affermato Yanduan Li, presidente del Comitato delle Nazioni Unite per l’eliminazione della discriminazione razziale (Cerd). In un recente Rapporto, il Cerd ha riportato le prove di come la pandemia colpisca in modo sproporzionato individui e gruppi emarginati e più vulnerabili alla discriminazione razziale, in particolare persone appartenenti a comunità nazionali o etniche, a minoranze linguistiche e religiose, a popolazioni indigene, migranti, rifugiati e richiedenti asilo, rom, apolidi. In tutto il mondo, osserva il Cerd, le persone appartenenti a minoranze e gruppi emarginati sono più vulnerabili alla pandemia innanzitutto per la maggiore esposizione al virus, perché spesso si trovano in condizioni di vita inadeguate, con accesso limitato ad acqua pulita e alle strutture igienico-sanitarie, all’assistenza sanitaria, ai farmaci, a servizi medici, sicurezza sociale e servizi sociali, condizioni che possono portare a tassi più elevati di contagio e mortalità.

«La pandemia espone ulteriormente e approfondisce le disuguaglianze strutturali che colpiscono i gruppi vulnerabili, sulla base di strutture e pratiche radicate di discriminazione ed esclusione» sostiene il Cerd, sottolineando come abbia inoltre un impatto socio-economico notevole su tali gruppi e minoranze, in particolare per quanto riguarda l’alloggio, l’occupazione, l’istruzione e la sicurezza economica in generale. Oltretutto, aggiunge il Rapporto dell’Agenzia Onu, «sia la pandemia che le risposte ad essa hanno esacerbato la vulnerabilità specifica di donne e ragazze, bambini e persone con disabilità, portando a forme di discriminazione multiple o intersecanti». Per le donne, in particolare, si è registrato un aumento delle forme di violenza domestica, sessuale, psicologica e fisica, mentre il loro impiego elevato nei settori informali, a basso salario e nei servizi hanno spinto molte donne più lontano dal mercato del lavoro e dalle opportunità di lavoro.

Questa maggiore vulnerabilità alla pandemia delle persone appartenenti a gruppi emarginati è poi accompagnato da un «significativo aumento della stigmatizzazione, etichettatura a capro espiatorio, che spesso si traduce in atti discriminatori e persino violenza contro gruppi e minoranze, in particolare contro le persone di origine asiatica e africana, i migranti, i Rom e coloro che sono considerati appartenenti a caste minori». Nel complesso, sostiene il Cerd, con la pandemia c’è stato un aumento della xenofobia, assimilando la diffusione del virus al comportamento di alcuni gruppi già soggetti a discriminazione razziale, anche attraverso l’uso di un linguaggio dispregiativo nella sfera pubblica diffuso attraverso i media.

Nuove varianti di razzismo

«Come il coronavirus, anche il razzismo è mutato e nuove varianti si sono sviluppate durante la pandemia. Tutti gli attori, politici e non, hanno bisogno di approfondire le sfide attuali per costruire un’Europa libera dal razzismo e un mondo libero dal razzismo. Devono affrontare con urgenza i nuovi rischi» ha dichiarato la presidente della Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza (Ecri) del Consiglio d’Europa, Maria Marouda. «Molti credono – ha aggiunto – che l’attuale crisi sanitaria globale abbia fornito loro carta bianca per manifestare atteggiamenti ostili nei confronti di gruppi e individui specifici per diversi motivi, che rispecchiano profondamente la dimensione intersezionale della discriminazione. Ciò porta a una maggiore polarizzazione sociale. Dobbiamo combattere la battaglia raggiungendo le vittime del razzismo e della discriminazione razziale, proteggendo coloro che le assistono e stabilendo solide strutture legali e politiche per rendere la non discriminazione e l’inclusione una realtà».