Intervenire contro la povertà

Febbraio 2021

Lo chiede la rete europea Eapn denunciando l’aumento delle diseguaglianze  

Con 125-130 milioni di persone a rischio di povertà, l’Unione europea si trova a un punto di svolta: dare priorità alle misure europee e nazionali per ridurre le diseguaglianze ed evitare che la povertà cresca ulteriormente, oppure restare a guardare consentendo alla povertà di raggiungere livelli inaccettabili e finora inimmaginabili. È quanto afferma nel Poverty Watch Report 2020 l’European anti-poverty network (Eapn), il più grande coordinamento sociale europeo costituito da 32 reti nazionali e 13 organizzazioni europee impegnate nel contrasto della povertà, secondo cui «è giunto il momento di eliminare la povertà nel modo giusto».

La crisi pandemica dell’ultimo anno, che ha colpito duramente anche a livello economico e sociale, ha infatti aggravato le strutturali disparità di reddito e ricchezza e messo in luce le disuguaglianze nell’accesso a cure, servizi sanitari e sociali, osserva l’Eapn. E sono proprio le persone vulnerabili ad affrontare il rischio maggiore: lavoratori poveri, intrappolati in lavori precari, costretti nell’economia sommersa, persone con sussidi minimi o senza alcun reddito mentre i costi vari sono in aumento. Le disuguaglianze stanno così aumentando, denuncia la rete europea: tra i più poveri e i gruppi vulnerabili, ma anche tra regioni e aree, rurali e urbane, con quartieri più poveri e svantaggiati anche nelle città ricche. La mancanza di alloggi a prezzi accessibili, l’aumento dei costi di beni essenziali, la perdita di lavoro, la disuguaglianza nell’istruzione e nell’apprendimento permanente «sovraccaricano la povertà» sostiene l’Eapn. L’attuale crisi evidenzia inoltre il declino dei sistemi di welfare già attaccati durante la precedente crisi economica, quando le politiche di austerità sono state utilizzate come mezzo per cercare di sanare grandi deficit e debito pubblico, minando però i servizi sanitari e sociali universali, così come la protezione sociale e la protezione del reddito minimo. L’impatto a lungo termine di tali politiche, osserva l’Eapn, esaspera non solo l’economia ma anche la salute e l’inclusione sociale delle persone in povertà, causando crescente isolamento, depressione, così come discriminazione, razzismo ed esclusione sociale. Una risposta efficace a questa crisi dovrebbe quindi combinare rimedi a breve termine, per garantire redditi adeguati e accesso ai servizi, con una strategia anti-povertà a lungo termine. L’impatto sociale e il contrasto della povertà devono essere inseriti all’interno dei Piani di ripresa e resilienza che l’Ue si appresta ad adottare, afferma la rete europea anti-povertà: «Questo dovrebbe garantire che la ripresa economica e sociale metta la lotta alla povertà al centro, senza lasciare indietro nessuno, soprattutto le persone più vulnerabili».

Povertà in aumento durante la pandemia

Nel Poverty Watch Report 2020 la rete europea lancia alcuni messaggi chiave sulla situazione della povertà in Europa. Secondo l’Eapn «la povertà è una violazione dei diritti umani causata dalla disuguaglianza. È una scelta politica». Per contrastarla è quindi necessaria un’attuazione vincolante del pilastro europeo dei diritti sociali combinata con politiche fiscali e benefici progressivi. Le diseguaglianze esistenti sono esacerbate dalla pandemia Covid-19, spingendo nuove persone in condizioni di povertà: donne, bambini e giovani, genitori single e famiglie numerose, persone con disabilità e problemi di salute cronici, migranti, minoranze etniche e persone senza dimora. Inoltre, sta aumentando il divario ricchi/poveri tra Paesi, regioni e aree. In un simile contesto, sostiene l’Eapn, i governi stanno dando la priorità agli affari piuttosto che a proteggere le persone e garantire un reddito adeguato per tutti: «Il maggiore sostegno al reddito è temporaneo, inadeguato e non garantisce tutti, famiglie, donne e uomini, indipendentemente dall’età, persone dentro o fuori dal mercato del lavoro, con conseguenti disagi ed esclusione a lungo termine».

Lavoratori poveri e precari

I lavoratori precari sono tra le principali vittime, mentre la maggior parte dei lavoratori essenziali è comunque pagata in modo inadeguato: «Un numero crescente di lavoratori poveri non rientra nelle misure di sostegno, a causa della precarietà dei contratti o dei lavori occasionali. Le donne e le minoranze sono sproporzionatamente rappresentate in posti di lavoro essenziali nella vendita al dettaglio, nei servizi alla salute e sociali, che sono generalmente mal pagati». Secondo la rete europea anti-povertà servono dunque investimenti a lungo termine in posti di lavoro dignitosi e salari adeguati, garantendo l’accesso ai gruppi più lontani dal mercato del lavoro. Anche perché i sistemi di reddito minimo e protezione sociale non riescono ancora a proteggere le persone dalla povertà e, nonostante gli aumenti temporanei dei livelli e della copertura, troppi sono rimasti senza reddito. Per questo l’Eapn ritiene che le misure per ridurre la condizionalità punitiva attivate durante la crisi debbano essere estese e combinate con un adeguato supporto per lavori dignitosi.

Valutare l’impatto sociale del Recovery Plan

Il Covid-19 ha poi messo in luce le disuguaglianze nell’ambito della salute e nell’accesso ai servizi sanitari, rendendo evidente l’importanza di un’estensione della copertura gratuita ai servizi sanitari e sociali, con accesso a servizi aggiuntivi mirati per i gruppi vulnerabili. La carenza di alloggi sociali e a prezzi accessibili, a fronte di un aumento generalizzato dei prezzi di energia e altri costi essenziali, ha portato molte persone all’indebitamento ma anche a disconnessioni dall’approvvigionamento energetico, a sfratti, a condizioni senza dimora. Durante la crisi pandemica è inoltre aumentata la disuguaglianza nell’istruzione e nell’apprendimento permanente, cosa che contribuisce a una maggiore trasmissione intergenerazionale della povertà. La situazione attuale, conclude l’analisi dell’Eapn, evidenzia la necessità che tutte le proposte politiche abbiano una chiara valutazione dell’impatto sociale, soprattutto gli investimenti previsti nell’ambito del Recovery Plan, mentre le Ong che svolgono un ruolo essenziale di supporto alle persone nel contrasto alla povertà devono essere ascoltate e tutelate nei finanziamenti.

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