Rafforzare i diritti fondamentali

Gennaio 2021

In tempi di pandemia l’applicazione della Carta dei diritti dell’Ue va migliorata

Il 2020 appena concluso è stato un anno segnato dalla pandemia da Covid-19 che, oltre alle enormi conseguenze di tipo sanitario, sociale ed economico, ha avuto e continuerà ad avere un profondo impatto sui diritti fondamentali, colpendoli e limitandoli in molti ambiti della vita quotidiana come non si sarebbe mai immaginato. Lo stesso anno in cui ricorreva il ventesimo anniversario della proclamazione della Carta dei diritti fondamentali dell’Ue (7 dicembre 2000 a Nizza), poi divenuta giuridicamente vincolante con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona (1 dicembre 2009).

Le persistenti disuguaglianze, le molestie e i pregiudizi sono fortemente peggiorati, così i governi, oltre ad impegnarsi per contrastare l’epidemia e le sue conseguenze, devono «garantire che la “nuova normalità” conduca a una società giusta, che onori la dignità di tutti e assicuri che nessuno venga lasciato indietro» ha ricordato il direttore dell’Agenzia dell’Ue per i diritti fondamentali (Fra), Michael O’Flaherty.

Il Rapporto 2020 della Fra ha infatti evidenziato come la Carta dei diritti fondamentali dell’Ue abbia acquisito visibilità e dato vita a una nuova cultura dei diritti fondamentali a livello europeo, mentre a livello nazionale la consapevolezza e l’utilizzo della Carta stessa rimangono ancora piuttosto limitati. Così, per rafforzarne l’applicazione la Commissione europea ha presentato una nuova strategia che rinnova l’impegno dell’Ue sulla delicata e importante materia dei diritti fondamentali. «La pandemia di coronavirus e le relative restrizioni costituiscono un esempio lampante dei nuovi problemi sorti per quanto riguarda i diritti fondamentali. Gli sviluppi a cui abbiamo assistito nella società richiedono un rinnovato impegno per garantire che la Carta sia pienamente applicata dall’Ue e dai suoi Stati membri» ha dichiarato il commissario europeo alla Giustizia, Didier Reynders.

Responsabilizzare Stati membri e società civile

La strategia indicata dalla Commissione prevede quattro ambiti d’azione per migliorare l’attuazione della Carta nei prossimi 10 anni.

Innanzitutto l’applicazione da parte degli Stati membri, per i quali la Carta è vincolante nell’attuazione del diritto dell’Unione. I Paesi dell’Ue sono così invitati a designare un punto di riferimento per la Carta, al fine di agevolare il coordinamento e la condivisione delle informazioni. A partire da quest’anno, poi, la Commissione riferirà annualmente esaminando appunto l’applicazione della Carta negli Stati membri in specifici ambiti. La Relazione 2021, in particolare, si concentrerà sui diritti fondamentali nell’era digitale. In secondo luogo si intende responsabilizzare la società civile: alcuni Stati membri non dispongono ancora di istituzioni nazionali per i diritti umani pienamente funzionanti, che svolgano un collegamento tra il governo e la società civile. Gli Stati membri sono quindi

invitati a creare tali istituzioni e a garantire che queste dispongano dei mezzi necessari per operare in piena indipendenza.

La Carta deve poi essere intesa come “bussola” per le istituzioni dell’Ue, le quali devono rispettarla in tutte le loro azioni. A tale scopo la Commissione rafforzerà la sua capacità interna in materia di rispetto della Carta, anche attraverso l’e-learning, orientamenti aggiornati per il personale e piani di formazione, chiedendo a Parlamento e Consiglio di fare lo stesso.

Infine, va rafforzata la consapevolezza dei cittadini: una recente indagine Eurobarometro ha rilevato che sei intervistati su dieci desiderano saperne di più sui loro diritti e su chi rivolgersi in caso di violazioni. Sarà così avviata una campagna d’informazione a livello europeo, mentre gli Stati membri saranno incoraggiati a sviluppare proprie iniziative per informare e sensibilizzare i cittadini.

Ces: «La Carta da sola non basta»

«In un momento in cui i diritti fondamentali sono oggetto di attacchi senza precedenti in tutta Europa, i cittadini hanno bisogno che l’Ue applichi la Carta, non semplicemente ne accresca la consapevolezza. La Commissione riconosce le importanti sfide in materia di diritti umani derivanti dalla crisi del Covid-19, ma non le affronta adeguatamente» ha commentato a nome della Confederazione europea dei sindacati (Ces) la segretaria confederale Isabelle Schömann, ricordando che in qualità di difensori dei diritti umani le organizzazioni sindacali sono parti rilevanti nella catena di applicazione della Carta.

Secondo la Ces, il rispetto e la promozione dei diritti sociali devono essere al centro della ripresa europea: «La Carta dei diritti fondamentali non è un menu à la carte, ma una bussola giuridicamente vincolante che deve guidare tutte le azioni delle istituzioni dell’Ue e degli Stati membri» ha aggiunto la rappresentante della Ces, sottolineando come sia «necessario migliorare il monitoraggio della conformità e dell’applicazione degli Stati membri per garantire che i cittadini e i lavoratori godano effettivamente dei loro diritti ai sensi della Carta».

I sindacati europei ritengono pertanto che debba essere esteso il mandato dell’Agenzia dell’Ue per i diritti fondamentali, al fine di monitorare i diritti dei lavoratori e dei sindacati «che sono stati sotto attacco inesorabile con conseguenze disastrose per i livelli salariali e il tenore di vita». A tale proposito la Commissione dovrebbe avviare procedure di infrazione in caso di violazione dei diritti fondamentali ai sensi del diritto europeo, sostiene la Ces, secondo cui «la Carta da sola non basta. L’Ue ha urgente bisogno di procedere con la sua adesione alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e di impegnarsi ad aderire anche alla Carta sociale europea, garantendo così che il quadro giuridico europeo sia soggetto al controllo esterno dei diritti umani».

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