Il diritto alla disconnessione

Gennaio 2021

L’essere “sempre connesso” crea rischi per un numero crescente di lavoratori

Essere sempre connessi è una condizione che riguarda e interessa ormai la stragrande maggioranza delle persone, per l’utilizzo continuo del web, delle chat, dei social network, ma sta diventando anche una caratteristica di varie attività lavorative, soprattutto con la diffusione pandemica del Covid e la necessità di limitare gli spostamenti delle persone.

Recenti rilevazioni riportate su una Relazione curata dalla Commissione per l’occupazione e gli affari sociali del Parlamento europeo evidenziano il forte incremento del lavoro svolto da casa attraverso le connessioni di rete, passato dal 5,4% degli occupati nel 2019 al 37% di un sondaggio effettuato nella primavera 2020, da cui è emerso anche che il 27% ha lavorato nel proprio tempo libero per soddisfare le esigenze lavorative.

«La digitalizzazione e l’utilizzo adeguato degli strumenti digitali hanno portato numerosi vantaggi e benefici economici e sociali ai datori di lavoro e ai lavoratori, come una flessibilità e un’autonomia maggiori, la possibilità di migliorare l’equilibrio tra vita professionale e vita privata e la riduzione dei tempi di spostamento», ma allo stesso tempo hanno anche causato «svantaggi comportanti sfide etiche, legali e connesse all’occupazione, quali l’intensificazione del lavoro e l’estensione dell’orario di lavoro, rendendo così meno netti i confini tra attività lavorativa e vita privata». È quanto affermato in una risoluzione sul “Diritto alla disconnessione” approvata il 21 gennaio scorso dal Parlamento europeo, in cui preso atto di tale situazione chiede una normativa europea per stabilire requisiti minimi che regolino il lavoro a distanza.

L’utilizzo sempre maggiore degli strumenti digitali a scopi lavorativi ha sviluppato una cultura del “sempre connesso”, osservano gli eurodeputati, «che può andare a scapito dei diritti fondamentali dei lavoratori e di condizioni di lavoro eque, tra cui una retribuzione equa, la limitazione dell’orario di lavoro e l’equilibrio tra attività lavorativa e vita privata, la salute fisica e mentale, la sicurezza sul lavoro e il benessere, nonché della parità tra uomini e donne, dato l’impatto sproporzionato di tali strumenti sui lavoratori con responsabilità di assistenza, che generalmente sono donne». Per questo,  la transizione digitale dovrebbe essere guidata dal rispetto dei diritti umani, dei diritti e dei valori fondamentali dell’Ue e avere un impatto positivo sui lavoratori e sulle condizioni di lavoro, afferma l’Europarlamento chiedendo alla Commissione di formulare una proposta sul diritto alla disconnessione.

Limitare le connessioni agli orari di lavoro

Il lavoro a distanza e il telelavoro, sensibilmente aumentati durante la crisi da Covid-19, secondo le previsioni resteranno a un livello più alto rispetto a quelli precedenti alla crisi o addirittura aumenteranno ulteriormente. Il diritto alla disconnessione però, sottolinea l’Europarlamento, è un diritto fondamentale che costituisce una parte inseparabile dei nuovi modelli di lavoro della nuova era digitale, un diritto che «dovrebbe essere considerato un importante strumento della politica sociale a livello dell’Unione al fine di garantire la tutela dei diritti di tutti i lavoratori, (…) particolarmente importante per i lavoratori più vulnerabili e per quelli con responsabilità di assistenza». La nuova normativa, richiesta dai parlamentari europei, dovrebbe quindi stabilire requisiti minimi per il telelavoro e fare chiarezza su condizioni e orari di lavoro e sui periodi di riposo.

Secondo la Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro Eurofound, mentre in passato era eccezionale contattare un dipendente al di fuori dell’orario di lavoro, e ancor di più durante i fine settimana o le vacanze, oggi molti dipendenti o colleghi sono contattati tramite e-mail o telefono al di fuori degli orari di lavoro previsti, cosa in alcuni casi prevista dai contratti di lavoro. «Essere tempestivi è associato a una maggiore produttività e considerata condizione necessaria per l’avanzamento di carriera» osserva l’agenzia europea. Per questo l’Europarlamento ritiene che il diritto alla disconnessione dovrebbe essere riconosciuto quale diritto fondamentale, così da consentire ai lavoratori di astenersi dallo svolgere mansioni lavorative, come telefonate, email e altre comunicazioni digitali, al di fuori del loro orario di lavoro. I Paesi dell’Ue sono quindi incoraggiati ad adottare le misure necessarie per consentire ai lavoratori di esercitare questo diritto, anche attraverso accordi collettivi tra le parti sociali.

Ces: urgenti standard minimi per il lavoro a distanza

«Le restrizioni Covid hanno costretto milioni di persone a lavorare da casa, il che può offuscare il confine tra il tempo professionale e quello personale e rende più urgente la necessità di un diritto applicabile alla disconnessione» ha dichiarato la Confederazione europea dei sindacati (Ces), soprattutto alla luce del fatto che anche dopo la pandemia molte più persone lavoreranno da casa rispetto a prima. «Ora ci aspettiamo che la Commissione europea presenti una legislazione in modo che i lavoratori possano far valere il loro diritto di disconnettersi dal lavoro al di fuori dell’orario di lavoro» ha commentato la vicesegretaria generale della Ces, Esther Lynch.

L’indagine sulle condizioni di lavoro nell’Ue del 2019 ha evidenziato che le persone che lavorano regolarmente da casa hanno il doppio delle probabilità di lavorare più di 48 ore a settimana rispetto a chi lavora presso la sede del proprio datore di lavoro, sei volte più di lavorare nel tempo libero, nonché maggiori probabilità di svegliarsi ripetutamente durante il sonno.

La risoluzione del Parlamento europeo «apre la strada alla legislazione dell’Ue, chiede standard legali minimi per il lavoro a distanza e consente azioni per proteggere la salute mentale, il benessere e la vita privata e familiare dei lavoratori» ha dichiarato la segretaria confederale della Ces, Isabelle Schömann, aggiungendo: «Non vediamo l’ora di lavorare con la Commissione europea e gli eurodeputati su una necessaria direttiva europea sul diritto di disconnettersi per fornire una migliore protezione per i lavoratori in tutti i settori».

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