Diritti e flessibilità

Gennaio 2021

L’agenzia Eurofound chiede più attenzione alle nuove forme di occupazione

L’occupazione tradizionale, cioè a tempo pieno e indeterminato, è ancora la forma più diffusa nell’Unione europea, tuttavia i mercati del lavoro europei sono sempre più caratterizzati da una varietà di forme occupazionali diverse, create e accelerate dalla doppia transizione verso l’era digitale e un’economia a basso impatto ambientale, oltre che dalle nuove modalità di lavoro rese necessarie nell’ultimo anno dalle conseguenze della pandemia da Covid-19.

Si tratta di nuove forme di occupazione sempre più diversificate che presentano allo stesso tempo grandi potenzialità e forti rischi, perché implicano nuovi rapporti di lavoro e nuovi modelli, legati ad aspetti come il luogo di lavoro, l’orario e l’uso delle nuove tecnologie. Molte di queste nuove forme di impiego sono indotte dalla necessità di maggior flessibilità, sia da parte dei datori di lavoro che dei lavoratori, ma è necessario garantire che questa flessibilità non diminuisca la protezione e la sicurezza dei lavoratori, perché l’ambiguità delle nuove condizioni occupazionali potrebbe contribuire alla eccessiva segmentazione del mercato del lavoro.

È quanto sostiene un nuovo Rapporto dell’agenzia europea Eurofound, la Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, che prende in esame le nuove tipologie di impiego accomunate da fattori quali le nuove relazioni tra datore di lavoro e dipendente, una durata limitata del rapporto di lavoro, una maggiore flessibilità nell’organizzazione e un ruolo sempre più rilevante delle nuove tecnologie.

Nuove modalità di lavoro in tutti i Paesi dell’Ue

L’analisi condotta da Eurofound ha rilevato che nel 2020 la maggior parte delle nuove forme di lavoro analizzate esistono nella maggioranza degli Stati membri dell’Ue e che, tra queste, sono prevalenti in quasi tutti i Paesi le due forme delle piattaforme digitali (platform work) e del lavoro mobile basato sulle tecnologie dell’informazione e comunicazione (Tic).

In linea con la tendenza all’aumento del numero di lavoratori autonomi e liberi professionisti, in queste nuove forme occupazionali il coworking si trova in ben 24 Paesi, mentre un’altra forma di lavoro collaborativo, le cooperative di lavoro, esiste in 22 Paesi. In circa due terzi degli Stati membri esistono forme di lavoro occasionale, in particolare lavoro intermittente, e in oltre la metà si rilevano forme di condivisione dei dipendenti e gestione ad interim. Un terzo dei Paesi esaminati presenta poi forme di impiego basate sui voucher (una forma di lavoro collaborativo).

Nella maggior parte degli Stati membri dell’Ue e nel Regno Unito la maggior parte delle forme di lavoro individuate riguardano i lavoratori dipendenti; in Danimarca, Estonia, Lituania, Malta, Spagna, Svezia e Norvegia riguardano invece prevalentemente i lavoratori autonomi, mentre in Belgio, Cipro, Finlandia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo e Slovenia la distribuzione è simile tra lavoratori dipendenti e autonomi.

Bilanciare flessibilità e protezione dei lavoratori

In generale, osserva Eurofound, c’è una mancanza di chiarezza dei concetti relativi a queste forme dell’occupazione e mancano quasi totalmente definizioni formali, che sarebbe invece «un presupposto importante per stabilire quadri normativi e politiche basate su dati e ricerche armonizzate in materia di economia, occupazione e impatto sociale».

Si è di fatto in un’era di transizione, dove la maggior parte delle nuove forme di occupazione individuate è cresciuto negli ultimi anni e probabilmente continuerà a crescere in futuro. Oltre al passaggio verso la digitalizzazione e verso un’economia a basse emissioni, recentemente l’impatto del Covid-19 ha creato una «nuova normalità» in cui le tecnologie digitali «hanno giocato un ruolo sostanziale nel mantenere gli affari, la forza lavoro e la società a galla».

Ma, osserva Eurofound, è necessario bilanciare flessibilità, standard occupazionali e protezione dei lavoratori, perché se il desiderio di maggior flessibilità accomuna tutte le nuove forme di lavoro, il grado in cui i vantaggi si distribuiscono tra datori di lavoro e lavoratori differisce notevolmente. Ad esempio, nel lavoro in piattaforma, nel lavoro occasionale e nel lavoro con voucher le condizioni di lavoro e la protezione dei lavoratori sono meno favorevoli rispetto alle forme di lavoro standard, con un’eccessiva frammentazione e ambiguità delle condizioni di lavoro per carenze legislative e mancanza di contratti collettivi. In alcuni Paesi, lo status occupazionale ambiguo è utilizzato per limitare i diritti dei lavoratori, soprattutto quando questi non sono consapevoli della situazione e dei suoi effetti o sono involontariamente spinti a tale relazione di impiego. «È sorprendente che in tutti i Paesi e le forme di occupazione mappati in questo rapporto non sia stata individuata quasi nessuna misura di sostegno per incoraggiare un uso vantaggioso o per limitarne l’uso svantaggioso» sottolinea l’agenzia europea, secondo cui è invece importante sensibilizzare e introdurre misure di sostegno affinché questi nuovi modelli di lavoro costituiscano una forma vantaggiosa per tutti.

Nei casi in cui queste forme di lavoro sono in sviluppo e cambiamento, come nel lavoro su piattaforma, la legislazione da sola non sarà comunque sufficiente a risolvere le questioni emergenti, osserva Eurofound: «Serve piuttosto una combinazione di altre soluzioni che riescano ad avere un effetto più rapido, come quelle fornite dalle parti sociali o da organizzazioni di base». Così come le buone pratiche dovrebbero essere identificate e scambiate in tutta Europa, per «contribuire al bilanciamento tra flessibilità e protezione».

Inoltre, in particolar modo per il lavoro in piattaforma e il lavoro basato su voucher e collaborazione occupazione, secondo Eurofound «nuove forme e assetti istituzionali per la rappresentanza dei lavoratori potrebbero essere considerate, integrate o combinate con le strutture di rappresentanza esistenti».

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