Le preoccupazioni degli europei

Ottobre 2020

Priorità in tempi di pandemia secondo Eurobarometro e Parlamento europeo

La salute e l’economia sono le due maggiori preoccupazioni dei cittadini europei, sia a livello europeo che a livello nazionale. E non potrebbe essere altrimenti, dato che mai come in questa fase di epidemia e di tentativi per contrastarla i due ambiti sono strettamente legati e interconnesi. Secondo l’ultimo sondaggio Eurobarometro, svolto tra luglio e agosto e appena pubblicato, la situazione economica è la questione più urgente che l’Unione europea deve affrontare: lo sostiene oltre un terzo (35%) di tutti gli intervistati, una quota in aumento di ben 16 punti percentuali rispetto all’autunno 2019 che l’hanno fatta passare da terza a prima preoccupazione degli europei. È probabile che in questo mese di ottobre, caratterizzato in Europa dalla seconda forte ondata di pandemia da Covid-19, la questione sanitaria sia diventata prioritaria per i cittadini europei rispetto a quanto rilevato a fine estate, ma resta il fatto che un così elevato livello di preoccupazione per la situazione economica non si registrava nell’Ue dalla primavera del 2014, hanno sottolineato gli autori del sondaggio. A livello nazionale, poi, secondo l’Eurobarometro la situazione economica è passata dalla settima alla prima posizione tra le preoccupazioni dei cittadini, con un aumento di oltre 17 punti percentuali. Così, la percentuale di europei che ritiene che la situazione della propria economia nazionale sia “buona” è notevolmente diminuita (-13 punti percentuali), mentre la percentuale di intervistati che giudica “negativa” questa situazione è sensibilmente aumentata (+14 punti percentuali) e ha riguardato quasi i due terzi degli intervistati. Gli europei si sono mostrati invece piuttosto divisi sulla percezione delle misure adottate dalle istituzioni dell’Ue per combattere la pandemia, con un 45% che si è dichiarato “soddisfatto” contro un 44% “non soddisfatto”. I pareri più positivi sono stati rilevati in Irlanda (71% di soddisfatti), seguita da Ungheria, Romania e Polonia (tutti al 60%), mentre i più insoddisfatti sono stati i cittadini di Lussemburgo (63%), Italia (58%), Grecia e Repubblica Ceca (entrambe 55%) e Spagna (52%). Tuttavia, oltre sei europei su dieci confidano nell’Ue per prendere le decisioni giuste in prospettiva futura, soprattutto per stabilire una strategia comune efficace e sviluppare mezzi finanziari per trovare un trattamento o un vaccino (37% ciascuno), mentre un terzo circa degli intervistati pensa che lo sviluppo di una politica sanitaria europea dovrebbe essere una priorità.

Garantire il diritto a istruzione e formazione

Intanto il Parlamento europeo si è dedicato a un altro tema centrale in tempi di pandemia: l’istruzione. Gli eurodeputati hanno sottolineato in una risoluzione  alcuni punti cardine della questione. Intanto che, conformemente al pilastro europeo dei diritti sociali, l’accesso a un’istruzione di qualità e inclusiva e all’apprendimento permanente è un diritto fondamentale per l’acquisizione e il mantenimento delle competenze, una partecipazione piena e attiva alla società e l’accesso a un mercato del lavoro in evoluzione. Poi l’esistenza di gravi discrepanze a livello europeo, con quasi un terzo di alunni in alcune situazioni che non hanno avuto accesso all’istruzione durante i lockdown, questo per mancanza di attrezzature digitali, competenze inadeguate o svantaggi preesistenti; quando hanno avuto accesso all’istruzione digitale, spesso hanno dovuto imparare senza insegnante, senza sostegno da parte di coetanei e talvolta in ambienti domestici instabili. Va considerato, sostiene l’Europarlamento, che la pandemia in corso ha causato «forse la più grave perturbazione nella storia dei sistemi di istruzione e formazione del mondo, minacciando una perdita di apprendimento per un’intera generazione di studenti, e potrebbe cancellare decenni di progressi», che tale perdita «è suscettibile di ridurre i futuri livelli di reddito della generazione colpita e di produrre un impatto potenzialmente negativo anche sulla crescita della produttività del lavoro», con il problema dell’ingresso in un mercato del lavoro fortemente colpito dalla crisi economica. La crisi ha indubbiamente accelerato la transizione verso l’apprendimento digitale, stimolando l’innovazione nell’istruzione e il miglioramento delle opportunità di apprendimento online. Al tempo stesso però, osserva l’Europarlamento, il passaggio improvviso all’apprendimento online di massa e a distanza «ha messo a nudo enormi lacune nella concezione e nell’attuazione della politica dell’istruzione digitale all’interno dell’Ue e in tutti gli Stati membri», evidenziando la necessità di maggiori cooperazione e coordinamento sulle politiche di istruzione e formazione. L’improvvisa transizione digitale è infatti avvenuta in un contesto in cui il 43% degli europei non dispone di competenze digitali di base e che ciò è spesso influenzato da luogo in cui si vive, situazione socioeconomica, età, reddito, livello di istruzione e occupazione.

Colmare il divario digitale

Le lacune dell’istruzione digitale, sostengono i deputati europei, hanno cioè aggravato le disuguaglianze esistenti, sia tra gli Stati membri che al loro interno, e hanno avuto un impatto sproporzionato sulle persone con svantaggi sociali, economici o di altro tipo, su quelle con difficoltà di apprendimento e disabilità e su quelle appartenenti a gruppi vulnerabili o a minoranze. Ricordando il ruolo sociale fondamentale svolto dalla scuola, il Parlamento europeo ritiene quindi «priorità immediata» colmare il divario digitale e invita la Commissione ad investimenti mirati nelle infrastrutture per migliorare la connettività a livello europeo, in particolare nelle zone rurali e remote, e per aumentare l’accesso alle apparecchiature digitali. Inoltre, aggiunge l’Europarlamento, è necessario investire nelle opportunità di aggiornamento e di sviluppo professionale per gli insegnanti e i formatori. La crisi ha mostrato la necessità di un approccio multilaterale alle politiche di istruzione, «basato sulla co-creazione e che includa insegnanti e formatori, discenti, genitori, imprese, società civile, sindacati e autorità locali sia nella concezione che nella realizzazione» dichiara il Parlamento europeo, ritenendo che sia giunto il momento di ripensare e modernizzare i programmi di studio e i metodi di apprendimento e di accelerare il ritmo del cambiamento.

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