Debolezza del mercato del lavoro

Ottobre 2020

Non solo disoccupazione, preoccupano anche inattività, assenze e ore lavorate

Il mercato del lavoro, in Europa così come a livello mondiale, è stato totalmente influenzato nel corso del 2020 dalle misure introdotte per la pandemia da Covid-19. In questa situazione particolare, l’occupazione e la disoccupazione definite dal concetto dell’Organizzazione internazionale del lavoro non sono sufficienti per descrivere tutti gli sviluppi in atto. Lo sostiene Eurostat in alcuni studi dedicati recentemente al mercato del lavoro, secondo cui le misure per contenere le perdite di occupazione hanno portato ad assenze dal lavoro piuttosto che a licenziamenti e le persone non hanno potuto cercare lavoro o non erano disponibili a causa delle misure di contenimento, quindi non conteggiate come disoccupate. Pertanto, osserva l’ Ufficio statistico dell’Ue , «dovremmo considerare la debolezza totale del mercato del lavoro, che comprende tutte le persone che hanno un bisogno insoddisfatto di occupazione, le assenze dal lavoro, nonché la variazione delle ore effettive lavorate nel lavoro principale». Così, osservando il secondo trimestre del 2020, il tasso di disoccupazione nell’Ue è stato del 6,5%, in aumento dal 6,3% del primo trimestre, mentre la debolezza del mercato del lavoro, consistente in una domanda insoddisfatta di lavoro, ammontava al 14% della forza lavoro, in aumento rispetto al 12,8% nel primo trimestre. «Si tratta del più alto aumento trimestre su trimestre dall’inizio delle serie temporali nel 2008» sottolinea Eurostat , aggiungendo che tra il primo e il secondo trimestre ha trovato lavoro un numero minimo record di 1,9 milioni di persone nell’Ue (il 15,4% di tutti i disoccupati nel primo trimestre), mentre un numero record di 3,1 milioni di lavoratori occupati è diventato disoccupato. Complessivamente, dunque, tra il primo e il secondo trimestre di quest’anno secondo Eurostat 6,1 milioni di persone sono rimaste disoccupate e un numero record di 5,4 milioni di persone è diventato economicamente inattivo.

Forte aumento dell’inattività

L’aumento significativo dell’inattività, evidenziato da Eurostat, è confernato dall’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil-Ilo) che, nella sesta edizione dell’analisi mensile su Covid-19 e mercato del lavoro, pubblicata il 23 settembre, evidenzia come nel secondo trimestre 2020 il calo dell’occupazione sia stato accompagnato da un aumento maggiore dell’inattività rispetto alla disoccupazione in tutti i Paesi, ad eccezione di Canada e Stati Uniti. In altre parole, sostiene l’Ilo, «il calo dell’occupazione nella maggior parte dei Paesi ha portato a un sostanziale aumento dell’inattività, mentre le variazioni della disoccupazione sono minori. I cambiamenti per uomini e donne sono sostanzialmente simili». I dati dunque confermano che «concentrarsi solo sui cambiamenti della disoccupazione può essere fuorviante» osserva l’Ilo, secondo cui questo aumento dell’inattività ha importanti implicazioni per le politiche: «L’esperienza delle crisi precedenti dimostra che supportare gli inattivi nell’accesso al mercato del lavoro è ancora più difficile che riassumere i disoccupati, quindi tassi di inattività più elevati renderanno probabilmente più difficile la ripresa del lavoro. Inoltre, i giovani e gli anziani sono stati maggiormente colpiti dalla crisi causata dal Covid-19: poiché questi due gruppi hanno normalmente un rischio maggiore di diventare inattivi, c’è il pericolo che si trovino ad affrontare svantaggi sul mercato del lavoro a lungo termine».

Un ristagno totale del mercato del lavoro

In un comunicato dell’8 ottobre, poi, Eurostat ha pubblicato una serie di indicatori trimestrali che aiutano a cogliere i movimenti più recenti sul mercato del lavoro nell’Ue. Questi includono la debolezza totale del mercato del lavoro, che comprende tutte le persone che hanno un insoddisfatto fabbisogno di occupazione, assenze dal lavoro e indice delle ore effettive totali lavorate. Nel secondo trimestre del 2020 erano occupate 187,3 milioni di persone nell’Ue, con un tasso di occupazione al 72% in calo di un punto rispetto al precedente trimestre, il che corrisponde al calo più netto su base trimestrale dall’inizio della serie temporale nel 2000. Il tasso di disoccupazione è stato del 6,5%, dal 6,3% del primo trimestre 2020, per un totale di 13,1 milioni di persone disoccupate. Allo stesso tempo, il ristagno totale del mercato del lavoro, consistente nelle domande di lavoro insoddisfatte, è stato pari a 29,6 milioni di persone, equivalente al 14% della forza lavoro rispetto al 12,8% del primo trimestre: l’aumento più alto trimestre su trimestre dall’inizio delle serie storiche nel 2008. Altro dato significativo del secondo trimestre 2020 riguarda i 40,9 milioni di persone che erano assenti dal lavoro nell’Ue, con un aumento di 18,6 milioni rispetto al precedente trimestre. Tale aumento, nota Eurostat, è quasi esclusivamente dovuto al forte aumento dei licenziamenti temporanei, passati da 2,4 milioni a 19,3 milioni. Inoltre, il numero di persone assenti dal lavoro per motivi che non includono cassa integrazione, ferie o malattia, è passato da 4,9 milioni a 7,8 milioni tra i due trimestri. Diminuite drasticamente tra primo e secondo trimestre 2020 anche le ore lavorate, complessivamente a livello di Ue scese al di sotto dei valori osservati durante la crisi del debito. I livelli del totale effettivo delle ore lavorate sono influenzati dal numero totale di persone che lavorano, oltre che naturalmente dal numero di ore lavorate da ciascuna di queste persone. Nel secondo trimestre del 2020, il totale delle ore effettive lavorate ha toccato minimi record sia per le donne che per gli uomini. Le donne però sono state colpite più duramente, con un calo dell’indice da 103 a 90 punti, rispetto a un calo da 93 a 83 per gli uomini. Tale diminuzione delle ore lavorate ha riguardato sostanzialmente tutti gli Stati membri per i quali sono disponibili dati.

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