L’impatto del COVID-19 sulla povertà

Settembre 2020

Conseguenze peggiori tra le persone più povere e vulnerabili secondo l’Eapn

«Come un terremoto che espone una faglia», questo l’effetto che la pandemia da Covid-19 ha avuto su sistemi sanitari e di protezione sociale europei insufficienti, mettendone in luce le carenze strutturali. «Le disuguaglianze già esistenti e le debolezze strutturali hanno fatto sì che la diffusione del virus e la valanga di conseguenze sociali negative abbiano colpito in modo sproporzionato coloro che sono già poveri o ad alto rischio di diventare poveri e vulnerabili». È quanto sostiene l’European anti-poverty network (Eapn) la più grande rete europea di Ong nazionali, regionali e locali attive nella lotta alla povertà e all’esclusione sociale, fondata nel 1990 e attualmente costituita da 31 reti nazionali di organizzazioni e gruppi e 13 organizzazioni europee. In un Rapporto pubblicato recentemente l’Eapn ha analizzato la situazione della salute, della protezione sociale e dei sistemi di reddito minimo in Europa prima della pandemia, i cambiamenti prodotti a seguito della diffusione del virus e le misure adottate dai governi per affrontare la situazione. Il tutto concentrando l’attenzione sull’impatto che questa crisi ha avuto e ha sulle persone in condizioni di povertà e vulnerabilità. Una sezione speciale è anche dedicata al preoccupante aumento del controllo e della sorveglianza della popolazione, effettuati da alcuni governi durante i primi mesi della pandemia e le loro possibili minacce alla democrazia e alle libertà civiche. La Rete europea rivolge poi una serie di raccomandazioni alle autorità nazionali ed europee, al fine di non lasciare indietro nessuno e ricostruire «un’Europa basata sui diritti e con un’anima sociale, impegnata a porre fine alla povertà e ridurre la disuguaglianza».

Problemi già prima della pandemia

Secondo le informazioni raccolte dalle 25 reti nazionali e le 3 organizzazioni europee che hanno collaborato al Rapporto, i sistemi sanitari di 20 dei Paesi europei esaminati erano già problematici prima della pandemia e mostravano carenze significative nel fornire copertura e servizi di qualità per tutti, in particolare per i gruppi poveri e vulnerabili. Investimenti insufficienti nella fornitura di assistenza sanitaria, carenze strutturali di personale medico qualificato, strutture e attrezzature causavano disagi e lunghe liste di attesa per servizi medici specializzati. Le regioni a basso reddito, rurali e periferiche avevano forniture peggiori rispetto alle aree urbane, i gruppi a basso reddito avevano più esigenze di cure mediche insoddisfatte rispetto al resto della popolazione, mentre le persone senzatetto e alcune categorie di utenti dei servizi sociali e sanitari non erano coperte. In molti Paesi, poi, migranti privi di documenti e richiedenti asilo non hanno potuto accedere all’assistenza sanitaria standard. L’alto prezzo dei medicinali e dei servizi medici hanno inoltre avuto un impatto negativo sulla salute delle persone in povertà. Anche i sistemi di protezione sociale erano sottofinanziati in metà dei Paesi esaminati e quasi tutti presentavano seri problemi di copertura nonché livelli inadeguati, mentre la complessità di molti sistemi impediva alle persone in condizioni di povertà ed esclusione di usufruire dei benefici a cui hanno diritto. Carenti anche i sistemi di reddito minimo: a causa dell’inadeguatezza degli importi la maggior parte dei beneficiari si collocava al di sotto della soglia di povertà.

L’impatto del Covid-19

Su una situazione socio-sanitaria già diseguale si è poi abbattuta la pandemia. Il Rapporto dell’Eapn esprime un’opinione diffusa secondo cui le varie azioni intraprese dai governi in ambito sanitario durante la pandemia abbiano avuto un impatto negativo sulle persone in povertà e vulnerabilità sociale, che partivano da una situazione di svantaggio in termini di malattie, disabilità, stato di salute fisica e mentale e benessere. Così come a livello economico le persone più colpite sono state quelle in situazioni di indebitamento, mancanza di risparmi, con lavori e alloggi precari, se presenti. Sebbene gli sforzi in generale siano stati considerati buoni e rapidi, la preoccupazione è che la risposta sia stata non sufficiente a prevenire la povertà e che i gruppi più esclusi non siano stati raggiunti da tali misure. Le precedenti condizioni di povertà ed esclusione sociale sono state decisive per aumentare l’esposizione, poiché persone senzatetto, immigrati e Rom collocati in insediamenti o case al di sotto degli standard, non sono stati in grado di evitare il contagio o, se malati, di riprendersi in isolamento. Inoltre, il razzismo strutturale e le disuguaglianze nel mercato del lavoro, in quello degli alloggi o in istituzioni come la polizia, ha fatto sì che le minoranze etniche siano state colpite più duramente. In tale situazione, le organizzazioni della società civile hanno dimostrato un ruolo cruciale nel sostenere le persone in povertà ed esclusione, ma sono state gravemente colpite e limitate perché costrette a sospendere attività pianificate o a spostare il loro lavoro online, sperimentando in molti casi riduzioni dei livelli di finanziamento.

Raccomandazioni di breve, medio e lungo termine

Varie le raccomandazioni formulate dall’Eapn per rimediare alla situazione. A livello nazionale si richiedono la promozione dei diritti e la protezione dei gruppi vulnerabili, l’aumento della “generosità” dei regimi di sostegno al reddito, ma soprattutto sistemi e strategie sociali più efficaci a lungo termine per combattere la povertà. A livello europeo, nel breve termine si sollecitano azioni sanitarie a tutela dei più vulnerabili, azioni per proteggere i lavoratori e le persone a rischio povertà, azioni per mitigare l’impatto sociale delle misure di contenimento sull’isolamento sociale e la solitudine. Nel medio termine si chiede di incorporare la valutazione dell’impatto sociale, rafforzare i servizi di sanità pubblica e l’assistenza sociale di qualità, sistemi adeguati di reddito minimo e protezione sociale, proteggere l’occupazione e prevenire il lavoro precario. Nel lungo termine l’Eapn sollecita invece una strategia sociale e sostenibile globale dell’Ue, ponendo fine alla povertà come prerequisito, nonché una valutazione dell’impatto del Covid-19 sulla povertà e l’uguaglianza nell’Ue.

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