Recessione economica da pandemia

Maggio 2020

Previsioni inevitabilmente negative per il 2020, ripresa probabile entro fine 2021

«Una recessione di proporzioni storiche», queste le previsioni economiche per l’Ue in questo anno stravolto dalla pandemia di Covid-19 fatte dalla Commissione europea nel consueto appuntamento primaverile. Le proiezioni di crescita per l’Ue e la zona euro sono state riviste al ribasso di circa nove punti percentuali rispetto alle previsioni economiche dell’autunno scorso, quando lo shock della pandemia non aveva ancora colpito l’economia europea e mondiale con conseguenze devastanti. Nel corso del 2020, sostiene la Commissione, l’economia della zona euro subirà una contrazione record del 7,75%, per poi crescere del 6,25% nel 2021. Più o meno simile l’andamento economico a livello di Unione europea, che nel 2020 si contrarrà del 7,5% mentre l’anno prossimo dovrebbe crescere del 6% circa. La pandemia ha colpito tutti i Paesi e tutti i settori, dai consumi alla produzione industriale, le catene di approvvigionamento, gli scambi e i flussi di capitali. Ora, con l’inizio della cosiddetta Fase 2 e l’allentamento progressivo delle misure di contenimento, dovrebbe iniziare una lenta ripresa che però non si prevede possa portare l’economia dell’Ue a recuperare interamente le perdite prima della fine del 2021. Infatti, spiega la Commissione, gli investimenti resteranno contenuti e il mercato del lavoro non si riprenderà completamente.

«Le ricadute immediate per l’economia globale saranno molto più gravi di quelle della crisi finanziaria, ma la profondità dell’impatto dipenderà dall’evoluzione della pandemia e dalla nostra capacità di riprendere in sicurezza l’attività economica e di ricominciare a crescere successivamente» ha dichiarato il vicepresidente esecutivo per un’Economia al servizio delle persone, Valdis Dombrovskis, sottolineando che l’Ue e gli Stati membri «hanno già concordato misure straordinarie per attenuare l’impatto. La nostra ripresa collettiva dipenderà da risposte costanti, forti e coordinate a livello nazionale e dell’Ue».

Economie dell’Ue interdipendenti

Lo shock della pandemia per l’economia europea è «simmetrico», sostiene la Commissione, cioè tutti i Paesi dell’Ue ne sono colpiti e quest’anno saranno tutti in recessione. Secondo le previsioni, però, sia il calo della produzione nel 2020 (dal -4,25% in Polonia al -9,75% in Grecia) che l’ampiezza della ripresa nel 2021 saranno profondamente diversi. Infatti, la ripresa economica di ciascuno Stato membro «dipenderà non solo dall’evoluzione della pandemia in quel determinato Paese, ma anche dalla struttura di ciascuna economia e dalla capacità di ognuna di rispondere con politiche di stabilizzazione» osserva la Commissione, secondo cui l’interdipendenza delle economie dell’Ue farà sì che la dinamica della ripresa in ciascuno Stato membro inciderà anche sul vigore della ripresa degli altri Stati membri.

Per quanto concerne le evidenti ripercussioni della crisi sull’occupazione, anche se i regimi di riduzione dell’orario lavorativo, le integrazioni salariali e il sostegno alle imprese «dovrebbero contribuire a limitare la perdita di posti di lavoro», le conseguenze sui mercati del lavoro saranno comunque inevitabilmente gravi. La Commissione prevede che il tasso di disoccupazione nella zona euro passerà dal 7,5% del 2019 al 9,5% nel 2020, per poi scendere nuovamente all’8,5% nel 2021, mentre nell’intera Unione aumenterà dal 6,7% del 2019 al 9% nel 2020, per poi calare all’8% circa nel 2021. Secondo le previsioni alcuni Stati membri vedranno aumentare la disoccupazione in misura maggiore rispetto ad altri, sostiene la Commissione: «Quelli con una percentuale elevata di lavoratori con contratti a breve termine e quelli in cui gran parte della forza lavoro dipende dal turismo sono particolarmente vulnerabili». Anche i giovani che stanno entrando nel mercato del lavoro avranno maggiori difficoltà a trovare il loro primo impiego.

Ces: «Serve un ambizioso piano di ripresa»

Le previsioni economiche di primavera della Commissione europea «confermano che l’Europa sta affrontando la recessione più profonda della sua storia, il che significa che l’unica risposta logica è lanciare il più ambizioso piano di ripresa economica» ha dichiarato il segretario generale della Confederazione europea dei sindacati (Ces), Luca Visentini, commentando lo studio dell’esecutivo europeo. Secondo la Ces, l’Europa dovrebbe attuare quanto appreso in seguito alla crisi finanziaria del 2008 e non ripeterne gli errori, sostenendo cioè gli investimenti pubblici per creare la domanda economica necessaria per una rinnovata crescita piuttosto che perseguire un’austerità che impedirebbe la ripresa. «La crisi del coronavirus ha temporaneamente messo in disoccupazione 40 milioni di lavoratori, non possiamo permetterci di perdere questi posti di lavoro in modo permanente – ha osservato Visentini –. Il sostegno deve raggiungere i lavoratori e le aziende il più presto possibile e lo schema Sure deve essere eseguito per il tempo necessario a salvare questi lavori».

I sindacati europei ritengono che il piano di risanamento debba essere focalizzato sulla creazione di posti di lavoro di qualità, investimenti in attività sostenibili dal punto di vista ambientale e sociale, nonché su sistemi di protezione sociale e servizi pubblici universalmente accessibili. «Le previsioni economiche chiariscono che questa recessione colpirà tutti gli Stati membri, sottolineando la necessità di un approccio unitario per finanziare la ripresa attraverso obbligazioni comuni dell’Ue. La solidarietà è stata fondamentale per la nostra risposta alla crisi del coronavirus e deve essere al centro della nostra risposta alle sue conseguenze economiche e sociali» ha concluso il segretario generale della Ces, la quale sostiene che la prevista ripresa non sarà uniforme e che solo pochi Stati membri recupereranno completamente i loro livelli di Pil del 2019 entro la fine del 2021, cioè lo scenario più ottimistico previsto dalla Commissione europea. Per questo i sindacati europei considerano necessario supportare il finanziamento della ripresa, oltre che con sostegni fiscali, anche  attraverso uno strumento di debito europeo comune sostenuto da un più ampio quadro finanziario pluriennale.

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