Uno strumento per proteggere i posti di lavoro

Aprile 2020

“Sure” fornirà assistenza finanziaria per 100 miliardi di euro agli Stati membri

La Commissione europea ha presentato il 2 aprile scorso una nuova serie di misure dell’Ue per preservare la forza lavoro europea in questa fase di emergenza sanitaria ed economico-sociale. Una proposta consiste nella creazione di uno strumento di solidarietà del valore di 100 miliardi di euro, denominato Sure, per aiutare i lavoratori a mantenere il proprio reddito e le imprese a resistere alla paralisi dei mercati. «Sure è un intervento di breve durata sostenuto dall’Europa. Può mitigare gli effetti della recessione, mantiene le persone al lavoro, consente alle aziende di tornare sul mercato con rinnovato vigore» ha spiegato la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, aggiungendo che la Commissione fornirà prestiti agli Stati membri che ne hanno bisogno e proponendo di reindirizzare all’emergenza tutti i fondi strutturali disponibili. «Ogni regola verrà semplificata per consentire ai finanziamenti di fluire rapidamente ed efficacemente» ha aggiunto von der Leyen, nella convinzione che l’unica risposta efficace alla crisi che l’Europa sta vivendo debba basarsi sulla cooperazione, la flessibilità e, soprattutto, la solidarietà.

Cos’è Sure e come funziona

Il nuovo strumento europeo di sostegno temporaneo per attenuare i rischi di disoccupazione in emergenza (Support to mitigate unemployment risks in emergencySure) è proposto per aiutare a proteggere i posti di lavoro e i lavoratori che risentono della pandemia da Covid-19. Fornirà assistenza finanziaria per 100 miliardi di euro sotto forma di prestiti, concessi dall’Ue a condizioni favorevoli agli Stati membri che ne faranno domanda. In pratica, la Commissione contrarrà prestiti sui mercati finanziari per finanziare a sua volta quelli agli Stati membri, i quali beneficerebbero del buon rating di credito dell’Ue e di bassi costi di finanziamento. Tali prestiti si baseranno su un sistema di garanzie volontarie su cui gli Stati membri si dovranno impegnare nei confronti dell’Ue.

L’Obiettivo dei prestiti è di aiutare i Paese dell’Ue ad affrontare aumenti repentini della spesa pubblica per il mantenimento dell’occupazione: concorreranno cioè a coprire i costi direttamente connessi all’istituzione o all’estensione di regimi nazionali di riduzione dell’orario lavorativo, e di altre misure analoghe per i lavoratori autonomi, introdotte da tutti gli Stati membri in risposta alla pandemia. Regimi di riduzione dell’orario lavorativo possono infatti impedire che uno shock temporaneo abbia ripercussioni negative più gravi e durature sull’economia e sul mercato del lavoro negli Stati membri, contribuendo a sostenere i redditi delle famiglie e a preservare la capacità produttiva e il capitale umano delle imprese.

Lo strumento Sure, che dovrà essere approvato dal Consiglio, «non preclude in alcun modo la futura istituzione di un regime permanente di riassicurazione contro la disoccupazione» ha spiegato la Commissione.

Ces: «Accolta la nostra richiesta. Ora va resa operativa»

«Siamo molto lieti che la Commissione europea abbia ascoltato la nostra richiesta di accelerare l’avvio di un sistema di riassicurazione della disoccupazione e di sostegno di misure temporanee per la riduzione dell’oraio di lavoro» ha reso noto la Confederazione europea dei sindacati (Ces), sottolinenando che «la situazione dei lavoratori colpiti dalla crisi del Covid-19 si sta deteriorando ogni ora e le ultime cose di cui l’Europa ha bisogno nel mezzo di questa emergenza sanitaria sono la disoccupazione di massa e un’altra crisi economica». I sindacati europei sollecitano dunque i ministri delle Finanze e il Consiglio dell’Ue ad approvare la proposta della Commissione sul sistema Sure, invitando gli Stati membri a mettere rapidamente a disposizione della Commissione le garanzie necessarie per rendere operativo il sistema il più presto possibile. La Ces chiede alla Commissione di pubblicare «chiari orientamenti per raccomandare agli Stati membri di istituire regimi di riduzioni di orario o programmi simili in ogni Paese, per garantire che coprano tutti i lavoratori e le aziende e che le parti sociali siano coinvolte nella loro progettazione e realizzazione». Il segretario generale della Ces, Luca Visentini, ha ricordato che «ogni giorno si perdono sempre più posti di lavoro, quindi misure ambiziose per prevenire la perdita di lavoro e proteggere i salari non possono attendere». Ha inoltre sottolineato i vantaggi derivanti dal fatto che sia la Commissione europea stessa a raccogliere fondi sui mercati per finanziare Sure, che così «si applicherà a tutti i Paesi dell’Ue e non presenterà condizioni controproducenti del tipo che hanno arrecato tanti danni alla Grecia e agli altri Paesi interessati dalla Troika dopo l’ultima crisi».

Il 30 marzo la Ces aveva inviato ai rappresentanti delle istituzioni dell’Ue una lettera chiedendo appunto misure di emergenza per salvare posti di lavoro e proteggere i diritti dei lavoratori. Nonostante le iniziative emergenziali adottate finora infatti, sottolineava la Ces, «i lavoratori continuano a subire licenziamenti su vasta scala, salari non pagati e perdite di reddito, ambienti di lavoro non sicuri e violazioni di diritti e tutele. (…) Si sta creando una drammatica crisi sociale che molto presto si trasformerà in una crisi economica dalla quale sarà molto difficile per l’Europa riprendersi». Per questo, le parti sociali europee hanno fatto pressione sulle istituzioni dell’Ue al fine di rendere possibili accordi sulla riduzione dell’orario di lavoro e sulla compensazione del reddito, «unica misura che può mantenere le persone nel loro posto di lavoro ed evitare la disoccupazione e la recessione di massa».

Chiedendo agli Stati membri di «astenersi da qualsiasi iniziativa volta a ridurre i salari, i diritti e le tutele dei lavoratori o di minare il dialogo sociale» e invece di fornire accesso alle indennità di disoccupazione «senza restrizioni o periodi di attesa», la Ces proponeva così alla Commissione europea l’urgente istituzione di un regime europeo “Sure”, com’è poi stato fatto, e a Consiglio ed Eurogruppo di «garantire finanziamenti sufficienti, attraverso la creazione di uno strumento di debito comune», cosa che si attende diventi effettiva.

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