Una strategia europea per la parità di genere

La Commissione europea intende tutelare pienamente i diritti delle donne

La parità di genere è progredita costantemente negli ultimi decenni in Europa, ma persistono stereotipi e resta grave la piaga della violenza. Così, nei Paesi dell’Ue una donna su tre ha subito violenze fisiche e/o sessuali; le laureate superano numericamente i laureati, ma guadagnano in media il 16% in meno; il tasso di occupazione femminile, pur in aumento, rimane mediamente inferiore a quello degli uomini di 12 punti percentuali, il tasso di disoccupazione femminile è di quasi un punto superiore a quello maschile e circa un terzo delle donne occupate lavora a tempo parziale, quasi quattro volte più degli uomini; inoltre, sebbene rappresentino circa la metà di tutti i lavoratori subordinati nell’Ue, le donne continuano a essere sottorappresentate: il 37% delle posizioni dirigenziali, poco più di un quarto dei membri dei consigli di amministrazione di società quotate in borsa, meno di un quinto dei dirigenti senior e appena l’8% degli amministratori delegati nelle principali imprese dell’Ue.

Per colmare questi divari e per consentire all’Europa di sviluppare il suo pieno potenziale nelle imprese, nella politica e nella società, la Commissione europea ha presentato una strategia per la parità di genere 2020-2025, la prima della Commissione in questo settore dell’uguaglianza che adempie gli impegni assunti dalla presidente von der Leyen nei suoi orientamenti politici. La strategia impegna a garantire che la Commissione includa una prospettiva di uguaglianza in tutti i settori di azione dell’Ue e delinea le azioni principali da intraprendere nei prossimi 5 anni, tra cui porre fine alla violenza e agli stereotipi di genere, garantire una parità di partecipazione e di opportunità nel mercato del lavoro, compresa la parità retributiva, e conseguire un equilibrio di genere a livello decisionale e politico.

«Vogliamo far sì che le donne non debbano superare ostacoli supplementari per raggiungere ciò che è scontato per gli uomini e siano invece in grado di esprimere appieno il loro potenziale» ha dichiarato la commissaria per l’Uguaglianza, Helena Dalli, sottolineando che «per ottenere l’uguaglianza non occorre togliere a qualcuno per dare a qualcun altro: l’uguaglianza è una risorsa infinita e ce n’è per tutti. La discriminazione, invece, costa cara a chi la subisce e alla società nel suo complesso, in termini di mancanza di riconoscimento personale, assenza di meritocrazia e perdita di talenti e innovazione».

Le priorità della strategia europea

Nell’Ue il 33% delle donne ha subito violenze fisiche e/o sessuali e il 55% ha subito molestie sessuali: la strategia invoca misure giuridiche per qualificare come reato la violenza contro le donne ed estendere le sfere di criminalità in cui è possibile introdurre un’armonizzazione europea a forme specifiche di violenza contro le donne, tra cui le molestie sessuali, gli abusi e le mutilazioni genitali. Inoltre, sarà proposta una legge per contrastare le attività illegali online, compresa la violenza online contro le donne.

Le donne nell’Ue guadagnano mediamente il 16% in meno degli uomini e continuano a incontrare ostacoli all’accesso e alla permanenza nel mercato del lavoro. La Commissione ha così avviato una consultazione pubblica sulla trasparenza retributiva e intende proporre misure vincolanti entro la fine dell’anno. Inoltre, intende mettere in atto le norme sull’equilibrio tra vita professionale e vita privata, mentre la parità di genere nel mercato del lavoro, così come in materia di inclusione sociale e di istruzione, continuerà a essere monitorata nell’ambito del semestre europeo.

Per quanto concerne la sottorappresentazione nelle posizioni dirigenziali, la Commissione rende noto che insisterà per l’adozione della proposta del 2012 sull’equilibrio di genere nei consigli di amministrazione. Promuoverà inoltre la partecipazione delle donne all’attività politica, anche tramite finanziamenti e condivisione delle migliori pratiche, e cercherà di raggiungere un equilibrio di genere del 50% nell’ambito del suo personale entro la fine del 2024.

La Ces richiede un intervento «audace, forte e veloce»

«In un momento in cui stiamo assistendo a una reazione contro l’uguaglianza di genere, è necessaria un’azione europea che spinga gli Stati membri a rinnovare la lotta per porre fine alla discriminazione che le donne affrontano ogni giorno al lavoro. Esortiamo la presidente von der Leyen a essere più audace, più forte e più veloce» ha dichiarato la vicesegretaria generale della Confederazione europea dei sindacati (Ces), Esther Lynch, commentando la pubblicazione da parte delle Commissione europea della strategia per l’uguaglianza di genere.

Secondo i sindacati europei, la consultazione sulla trasparenza salariale deve avvenire il più presto possibile così da poter iniziare a vedere azioni sul divario retributivo di genere, come il divieto delle clausole di segretezza salariale, gli audit obbligatori annuali e il diritto dei lavoratori di richiedere informazioni sulla retribuzione di genere ai loro datori di lavoro. La Ces ritiene che la direttiva dovrà inoltre autorizzare le lavoratrici e i loro sindacati a negoziare le modifiche necessarie per garantire la parità di retribuzione sul posto di lavoro.

«I sindacati hanno guidato la lotta per l’equilibrio di genere nei consigli di amministrazione delle aziende – ha sottolineato Lynch – quindi accogliamo con favore l’impegno che dovrebbe portare ad almeno il 40% dei posti nei consigli di amministrazione per le donne, così da rappresentare tutte le donne di ogni estrazione ed esperienza di vita piuttosto che una piccola élite».

La Ces condivide poi la decisione della Commissione di spingere gli Stati membri a sostenere l’adesione alla Convenzione di Istanbul e alla Convenzione Ilo sulla violenza e le molestie, comprese le molestie sessuali contro le donne sul lavoro, esortando a lavorare con i sindacati per raggiungere la ratifica.