Paesi dell’Ue divisi sui “Covid- bonds”

Marzo 2020

Contrasti sugli strumenti per finanziare le economie più colpite dalla pandemia.”

Generale unità sulla risposta europea per affrontare la pandemia da Covid-19, sull’importanza di un maggior coordinamento soprattutto in termini medico-sanitari e logistici, ma ancora una volta gli Stati membri dell’Ue si dividono sulle questioni economico-finanziarie. Nonostante la situazione richieda decisioni unitarie urgenti per supportare economicamente i Paesi dell’Ue in questa crisi senza precedenti, le visioni differenti tra i leader dell’Ue hanno prodotto solo un rinvio di quindici giorni: «Faremo tutto il necessario per affrontare questa sfida in uno spirito di solidarietà. Invitiamo l’Eurogruppo a presentarci proposte entro due settimane. Queste proposte dovrebbero tener conto della natura senza precedenti dello shock Covid-19 che colpisce tutti i nostri Paesi e la nostra risposta verrà intensificata, se necessario, con ulteriori azioni in modo inclusivo, alla luce degli sviluppi, e al fine di fornire una risposta globale». Questo hanno deciso i leader dell’Ue riuniti in videoconferenza nel Consiglio europeo svoltosi il 26 marzo: rinviare di due settimane per dare tempo ai ministri economico-finanziari dell’Ue di trovare un accordo. La divisione principale è tra i 9 Paesi, compresa l’Italia, che hanno preso posizione ufficiale nel richiedere «uno strumento di debito comune emesso da un’istituzione dell’Unione europea», denominato semplificando “Corona-bonds” o “Covid-bonds”, e alcuni Paesi nordeuropei, tra i quali la Germania, che non sono d’accordo preferendo adottare lo strumento del Meccanismo europeo di stabilità (Mes). La questione, tecnica all’apparenza, in realtà mostra la scarsa fiducia che gli Stati membri in linea con i parametri economici dell’Ue riservano verso i Paesi con i conti pubblici meno ordinati. Il Mes, infatti, permetterebbe prestiti di denaro agli Stati membri solo a certe condizioni ed eventualmente con un programma economico concordato, condizionalità rifiutata però da Paesi come Italia, Francia e Spagna.

La richiesta di bonds contro la crisi pandemica

La questione è giunta al Consiglio europeo dopo che il giorno precedente un gruppo di 9 Paesi, costituito da Belgio, Francia, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Portogallo, Slovenia e Spagna, aveva inviato una lettera aperta congiunta al presidente del Consiglio europeo, Charles Michel. «La pandemia del Coronavirus è uno shock senza precedenti e richiede misure eccezionali per contenere la diffusione del contagio all’interno dei confini nazionali e tra Paesi, per rafforzare i nostri sistemi sanitari, per salvaguardare la produzione e la distribuzione di beni e servizi essenziali e, non ultimo, per limitare gli effetti negativi che lo shock produce sulle economie europee» sostengono i leader dei 9 Paesi dell’Ue, aggiungendo: «Le misure straordinarie che stiamo adottando per contenere il virus hanno ricadute negative sulle nostre economie nel breve termine. Abbiamo pertanto bisogno di intraprendere azioni straordinarie che limitino i danni economici e ci preparino a compiere i passi successivi». Nel richiedere l’attivazione di tutti gli strumenti fiscali a sostegno degli sforzi nazionali e a garanzia della solidarietà finanziaria, i leader dei 9 Paesi europei sostengono la necessità di «lavorare su uno strumento di debito comune emesso da una Istituzione dell’Ue per raccogliere risorse sul mercato sulle stesse basi e a beneficio di tutti gli Stati membri, garantendo in questo modo il finanziamento stabile e a lungo termine delle politiche utili a contrastare i danni causati da questa pandemia».

La richiesta è dunque di uno strumento di debito comune, di dimensioni sufficienti e a lunga scadenza in modo da essere pienamente efficace e da evitare rischi di rifinanziamento: «I fondi raccolti saranno destinati a finanziare, in tutti gli Stati membri, i necessari investimenti nei sistemi sanitari e le politiche temporanee volte a proteggere le nostre economie e il nostro modello sociale» sostengono i Paesi promotori della proposta, nella convinzione che, «dando un chiaro messaggio di voler affrontare tutti assieme questo shock unico, rafforzeremmo l’Unione economica e monetaria e, soprattutto, invieremmo un fortissimo segnale ai nostri cittadini circa la cooperazione determinata e risoluta con la quale l’Ue è impegnata a fornire una risposta efficace ed unitaria».

Una strategia di uscita europea coordinata

Ma mentre c’è stata totale unità al Consiglio europeo sul fatto che la pandemia di Covid-19 costituisca una sfida senza precedenti, richieda un’azione urgente, decisiva e globale a livello dell’Ue, nazionale, regionale e locale, quindi sulla necessità di collaborazione e coordinamento sulla fornitura di attrezzature mediche e sulla ricerca, per quando riguarda lo strumento di debito proposto dai 9 Paesi dell’Ue c’è stato un fermo diniego di alcuni Paesi, soprattutto Austria, Finlandia, Olanda e Germania, preoccupati che i “Covid-bonds” possano avere come conseguenza una mutualizzazione a livello europeo degli elevati debiti pubblici di alcuni Stati membri. Dal canto loro, i promotori hanno precisato come questi bond sarebbero in realtà dei titoli europei vincolati alla crisi pandemica e non al resto del debito pubblico, cioè semplicemente uno strumento per permettere ai Paesi più fragili l’accesso ai fondi necessari per rilanciare l’economia ed evitare il fallimento. L’incompatibilità è però evidente, così per evitare la definitiva rottura è stato rimandato tutto di due settimane.

Convergenza è stata espressa invece dal Consiglio europeo sulla necessità di una «strategia di uscita coordinata», al fine di preparare le misure necessarie per tornare al normale funzionamento delle società e delle economie europee una volta terminata l’emergenza. Per quello che è stato definito «un piano di risanamento completo e investimenti senza precedenti», i leader degli Stati membri hanno invitato Commissione, Consiglio e Banca centrale a proporre una tabella di marcia accompagnata da un piano d’azione. Inoltre, hanno sottolineato i partecipanti al Consiglio europeo, «dobbiamo anche trarre tutti gli insegnamenti dalla crisi attuale e iniziare a riflettere sulla resilienza delle nostre società di fronte a tali eventi», proponendo la messa in atto di un sistema di gestione delle crisi «più ambizioso e di ampia portata all’interno dell’Ue».

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