Nuova Commissione europea in funzione

Presieduta per la prima volta da una donna e improntata sulla parità di genere

Con l’approvazione a larga maggioranza del Parlamento europeo (461 voti favorevoli, 157 contrari, 89 astensioni), il 1° dicembre è iniziato il mandato della nuova Commissione europea che resterà in carica per 5 anni. Presieduta da Ursula von der Leyen, prima donna a rivestire questo ruolo, la nuova Commissione europea presenta la rappresentanza femminile più alta di sempre: oltre alla presidente, comprende 11 donne e 15 uomini e ogni membro ha un gabinetto in cui uomini e donne sono rappresentati in modo equilibrato. «Per i prossimi cinque anni la nostra Unione ci vedrà impegnati, tutti assieme, in una trasformazione che riguarderà ogni parte della nostra società e della nostra economia. Lo faremo perché è la cosa giusta da fare. Non perché sia facile» ha detto la neopresidente all’aula europarlamentare, in un discorso che ha sottolineato le due priorità del nuovo esecutivo dell’Ue. La prima riguarda la protezione del clima: «È una questione di vita o di morte per l’Europa e per il mondo intero» ha detto von der Leyen, ricordando come nella lotta ai cambiamenti climatici non ci sia «un minuto da perdere» e quanto il Green Deal europeo, «imprescindibile per la salute del nostro pianeta e della nostra popolazione, ma anche per la nostra economia», rappresenti la nuova strategia di crescita, perché «contribuirà a ridurre le emissioni e al tempo stesso creerà occupazione». L’altra priorità è rappresentata dalle migrazioni, «fenomeno destinato a durare» e per il quale «un’Europa orgogliosa dei propri valori, orgogliosa dello Stato di diritto debba essere in grado di trovare una risposta umana e allo stesso tempo efficace» ha dichiarato la neopresidente della Commissione. Sottolineando che «l’Europa offrirà sempre rifugio a coloro che necessitano di protezione internazionale, ed è nel nostro interesse che chi rimane sia integrato nella nostra società», von der Leyen ha però espresso la necessità di garantire il ritorno al Paese d’origine per chi «non ha il diritto di restare», di «sconfiggere i trafficanti e smantellare il loro crudele modello economico» e di riformare il sistema di asilo, «senza mai dimenticare i valori della solidarietà e della responsabilità».

Le richieste della Ces al nuovo esecutivo dell’Ue

Alla nuova Commissione europea si è rivolta la Confederazione europea dei sindacati (Ces), con un documento  in cui ha illustrato quelli che dovrebbero essere a suo avviso i pilastri dell’agenda strategica per i prossimi 5 anni, in modo da «costruire una cooperazione su un futuro più equo per l’Europa, basato su democrazia e giustizia sociale, posti di lavoro di qualità, migliori condizioni di lavoro e salari più elevati». La Ces ritiene importante mirare a raggiungere un «rinnovato contratto sociale europeo», con un più forte dialogo sociale e democrazia sul lavoro a tutti i livelli, garantendo che tutte le politiche dell’Ue rispettino la sostenibilità sociale e ambientale. In materia di governance economica i sindacati europei chiedono di promuovere maggiori investimenti pubblici e privati, raggiungere la convergenza economica verso l’alto tra gli Stati membri e aumentare la coesione economica e sociale nel perseguimento degli obiettivi climatici. Vanno così migliorati il patto di stabilità e crescita, la governance dell’Uem, il processo del semestre europeo e il bilancio dell’Ue, per renderli «più sociali e rispettosi dell’ambiente» anche detraendo dai calcoli del deficit i nuovi investimenti pubblici che vanno in questa direzione. Inoltre, l’introduzione di condizionalità sociali e ambientali nell’uso dei fondi europei e di un sistema europeo di riassicurazione della disoccupazione, per affrontare gli shock macroeconomici sui mercati del lavoro. La Ces auspica poi una convergenza salariale verso l’alto in Europa, per colmare le lacune salariali tra e all’interno dei Paesi, nonché un aumento della quota salariale nell’economia e un partenariato tripartito su salari e contrattazione collettiva, che coinvolga le parti sociali e le istituzioni europee e nazionali. Deve essere garantita la piena attuazione del principio della parità di retribuzione per parità di lavoro, sostiene la Ces, e introdotta una direttiva europea per colmare il divario retributivo di genere. In tema di democrazia al lavoro, i sindacati europei chiedono la riforma del quadro giuridico dell’Ue sulla partecipazione dei lavoratori e sui Comitati aziendali europei (Cae), «verso un approccio più inclusivo e solido ai diritti dei lavoratori in materia di informazione, consultazione e partecipazione». Per quanto concerne la cosiddetta due diligence, la Ces considera necessaria una direttiva incentrata sui diritti umani e sulla condotta responsabile delle imprese, che includa i diritti dei lavoratori e dei sindacati, contenente misure giuridicamente vincolanti per le società multinazionali, comprese le catene di approvvigionamento, e un rafforzamento della prevenzione alla responsabilità e ai rimedi per la violazione dei diritti umani e il danno ambientale. Va inoltre elaborato un piano d’azione per l’attuazione del Pilastro europeo dei diritti sociali, «attraverso il pieno coinvolgimento delle parti sociali e una serie di strumenti, tra cui la legislazione, le misure politiche, gli obiettivi e le norme, il semestre europeo, il quadro di valutazione sociale e il quadro finanziario pluriennale». A ciò, sostiene la Ces, si devono aggiungere iniziative specifiche nei settori dei diritti dei lavoratori e dei sindacati, istruzione e formazione, non discriminazione dei giovani e uguaglianza di genere, servizi pubblici, protezione sociale e sistemi pensionistici, regimi di reddito minimo, protezione dei minori, lotta alla povertà, lavoro non dichiarato, dumping sociale e salariale. Richiedendo infine un pieno coinvolgimento sindacale nel Green Deal europeo, la Ces auspica anche un’agenda globale su migrazione e asilo basata sulla solidarietà, la responsabilità e il pieno rispetto dei diritti umani, stabilendo inoltre canali sicuri e legali per la migrazione economica e una politica di integrazione e inclusione basata sulla parità di trattamento dei migranti nel mercato del lavoro.