Verso le elezioni europee

Maggio 2019

Iniziative per garantire una corretta comunicazione e contrastare la xenofobia

Sembra funzionare il piano d’azione dell’Ue contro la disinformazione per garantire elezioni libere, corrette e sicure del Parlamento europeo il prossimo 26 maggio.

Nel dicembre scorso era stato adottato su base volontaria un Codice di condotta per sviluppare capacità e rafforzare la cooperazione tra gli Stati membri e le istituzioni europee al fine di affrontare le minacce della disinformazione. Le misure introdotte comprendevano una maggiore trasparenza nella pubblicità politica online e la possibilità di imporre sanzioni per l’uso illegale di dati personali atti ad influenzare l’esito delle elezioni europee.

Ebbene, il 17 maggio scorso la Commissione europea ha pubblicato relazioni positive sui progressi compiuti nei mesi preelettorali del 2019 da Facebook, Google e Twitter, le tre piattaforme online che avevano sottoscritto il Codice di condotta e si erano impegnate a riferire mensilmente sulle misure adottate prima delle elezioni. La Commissione ha riconosciuto loro «continui progressi» per aumentare la trasparenza e proteggere l’integrità delle prossime elezioni, accogliendo con favore «le misure rigorose adottate da tutte e tre le piattaforme contro i comportamenti manipolativi sui loro servizi, comprese le operazioni di disinformazione coordinate». Certo, occorre fare di più per rafforzare l’integrità dei servizi, compresi quelli pubblicitari, nota la Commissione: «Ci rammarichiamo che Google e Twitter non siano stati in grado di sviluppare e attuare politiche per l’identificazione e la divulgazione pubblica di annunci basati su problemi, che possono essere fonte di discussioni pubbliche frammentarie durante le elezioni e inclini alla disinformazione». Si osserva però come tutte e tre le piattaforme abbiano creato librerie di annunci politici accessibili pubblicamente e abilitato le ricerche, il che rappresenta un «chiaro miglioramento».

Di fronte all’intenzione espressa anche da Microsoft di sottoscrivere il Codice, la Commissione incoraggia un’ampia adesione tra le piattaforme online auspicando un’estensione di tali pratiche al di là delle elezioni europee: «Le piattaforme online devono impegnarsi con i media tradizionali per sviluppare indicatori di trasparenza e affidabilità delle fonti di informazione, per offrire agli utenti una scelta di informazioni pertinenti e verificate».

Attivato da Amnesty il “Barometro dell’odio”

La rete, come dimostrato anche dalle ultime elezioni presidenziali statunitensi, ha ormai un ruolo centrale nell’influenzare l’opinione pubblica in campagna elettorale, soprattutto per l’uso strumentale che ne fanno molti candidati enfatizzando alcuni temi a fini elettorali.

La materia è monitorata in Italia in questa fase preelettorale da Amnesty International, che sta analizzando quotidianamente i contenuti pubblicati su pagine Facebook e account Twitter dai candidati italiani alle elezioni europee, per verificare quanto i politici contribuiscono alla propagazione dell’odio nella rete, quali reazioni e sentimenti generano nel pubblico raggiunto sui social network e quali temi e target scatenano più di altri l’incitamento all’odio.

Dall’analisi svolta finora per circa 3.000 ore e su oltre 33.000 contenuti da 150 attivisti dell’organizzazione tra il 26 aprile e il 5 maggio, il tono generale del dibattito online fortemente negativo caratterizza quasi la metà (il 48%) di ciò che è pubblicato sui feed dei candidati ai seggi italiani presso il Parlamento europeo.

Il tema che ha scatenato la maggiore incidenza di polemiche sui social media è quello dei “Rom”, osserva Amnesty, con l’80% (4 su 5) di contenuti negativi. Al secondo posto c’è l’“immigrazione”, col 77% di contenuti negativi, seguono i temi “donne” (76%), “minoranze religiose” (75%) e “solidarietà” (66%). A spostare l’odio online verso le donne sono gli utenti generici, con il 78% dei commenti negativi, incidenza che scende al 23% nel caso dei candidati. Il tema Europa, affrontato solo nel 2% dei contenuti valutati, è trattato in modo negativo in oltre il 50% dei casi. Ne parlano soprattutto i candidati (con il 13% di incidenza per loro è il primo tema, seguito da “immigrazione” e “solidarietà”) e lo fanno in modo negativo solo nel 14% dei casi, costituendo così il tema più spesso affrontano in modo neutro o positivo, «un dato che, tuttavia, va letto in considerazione del fatto che il candidato solo di rado va oltre il mero annuncio elettorale» osserva Amnesty.

Facebook sembra essere la piattaforma egemone per questa campagna: quasi la totalità dei candidati dispone di una pagina Facebook, mentre una ristretta parte dispone di un profilo Twitter. Gli ambiti a rischio hate speech (incitamento all’odio) risultano essere la sicurezza e il degrado urbano, con possibili attacchi nei confronti delle minoranze (rom e migranti).

Messa al bando dei gruppi neofascisti e neonazisti

E dato che il razzismo e la xenofobia sono ad uso prevalente di esponenti e gruppi di estrema destra, va ricordato che nell’ottobre scorso il Parlamento europeo aveva adottato una risoluzione in cui chiedeva ai Paesi dell’Ue di interdire i gruppi neofascisti e neonazisti. Preoccupato per la crescente normalizzazione di fascismo, razzismo e xenofobia, infatti, l’Europarlamento ha imputato l’attuale ondata xenofoba alla mancanza di azioni efficaci, sostenendo che l’impunità di cui godono le organizzazioni di estrema destra in alcuni Stati membri è una delle ragioni dell’aumento delle azioni violente, «che colpiscono la società nel suo complesso e si rivolgono a particolari minoranze come i cittadini europei di colore e le persone di origine africana, gli ebrei, i musulmani, i rom, i cittadini di Paesi terzi, le persone Lgbti e le persone con disabilità».

In reazione alle notizie su possibili collusioni tra leader politici, partiti e forze dell’ordine con neofascisti e neonazisti in alcuni Stati membri, il Parlamento europeo ha così invitato i Paesi dell’Ue a condannare e sanzionare i crimini motivati dall’odio e i discorsi di odio da parte di politici e funzionari pubblici, «in quanto normalizzano e rafforzano direttamente l’odio e la violenza». Chiedendo inoltre misure per contrastare la diffusione del razzismo, del fascismo e della xenofobia su Internet, in collaborazione con le aziende di social media.

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